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| Gli psicologi italiani lanciano un allarme: lo Stato non abdichi alla sua funzione di responsabile della salute dei cittadini |
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Lo scorso 17 aprile, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge (DDL) n. 3270, recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi. Il testo é ora all'esame della 10ma Commissione permanente del Senato della Repubblica, in attesa dell'approvazione definitiva. Alla luce del Ddl n. 3270/2012 chiunque eserciti una qualsiasi attività non organizzata in Ordini o Collegi può costituire «associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria», ciascuna dotata di una propria struttura, di propri requisiti di ammissione e di un proprio codice deontologico.
È immediatamente evidente come questa eventuale legge metterebbe seriamente a rischio - soprattutto nel campo delle professioni che si pongono una finalità sanitaria, come quella di psicologo - i princìpi fondamentali della qualità essenziale del servizio e della tutela dovuta ai cittadini. Queste professioni, infatti, sono state riconosciute e regolamentate dal Legislatore perché si potesse garantire ad ogni cittadino il pieno godimento di un diritto costituzionalmente garantito quale quello alla salute. Per quanto riguarda la professione di Psicologo, la Legge 18 febbraio 1989, n. 56, che l'ha istituita, non prevede, ad esempio, alcuna barriera di accesso, se non il perseguimento di un impegnativo percorso di studi ed esperienziale volto ad assicurare, nell'interesse collettivo, che gli psicologi acquisiscano principi, conoscenze, modelli e metodi condivisi dalla comunità scientifica internazionale e che li utilizzino in modo competente ed etico. Delegando ad associazioni private l'individuazione dei requisiti necessari allo svolgimento di una attività che non ha carattere professionale, il Ddl n. 3270/2012 disegna - di fatto - un sistema interamente fondato sull'autoreferenzialità e sull'autocertificazione, privo di organismi indipendenti cui affidare le opportune procedure di valutazione, controllo e accreditamento. Applicare questo principio anche in ambito sanitario, significa che lo Stato rinuncia, apertamente ed esplicitamente, a garantire un'adeguata formazione dei professionisti e abbandona ogni controllo sui livelli qualitativi delle loro prestazioni: abdica alla fondamentale funzione di responsabile della salute dei cittadini. Per tali ragioni, invitiamo a firmare e a diffondere questo appello, affinché il Ddl n. 3270/2012 escluda chiaramente dal novero delle associazioni a carattere professionale di natura privatistica tutte quelle che possano far riferimento allo specifico campo sanitario. Lo Stato deve garantire il diritto alla salute, intesa secondo il "modello "biopsicosociale" e deve garantire al cittadino chi ha le capacità e le competenze di difendere e promuovere l'interesse collettivo: non chi, invece, è portatore di meri interessi privati. Tratto da: www.psy.it |



Firma l'appello contro la norma che vorrebbe riconoscere le "associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria"