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Le persone ansiose si spaventano meno

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L’idea che chi è un tipo ansioso sia più facile a spaventarsi, sia più pauroso o ipersensibile, è comune – ed è anche comprensibile. Tuttavia, pare che dovremo ricrederci. Secondo un nuovo studio, infatti, le persone ansiose sono meno sensibili alle situazioni di reale minaccia, cosa che invece turba, o rende più vigili, le altre persone.

A fare chiarezza una volta per tutte sulla diversità dei processi cerebrali tra le persone ansiose e non-ansiose, è lo studio condotto dai ricercatori della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv (Israele) e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology.
Qui, il professor Yair Bar-Haim – che ha supervisionato la ricerca – insieme a Tahl Frenkel, ha reclutato due gruppi di volontari, suddivisi in ansiosi e non-ansiosi, a cui sono state mostrate delle immagini con i preciso intento di provocare paura e ansia.
Nel frattempo, ai partecipanti, veniva misurata l’attività elettrica cerebrale per mezzo di un EEG.

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I risultati delle misurazioni hanno, con sorpresa, rivelato che gli appartenenti al gruppo di persone ansiose erano in realtà meno stimolati dalle immagini rispetto ai membri del gruppo di non-ansiosi. Nello specifico, le persone ansiose hanno mostrato di essere fisiologicamente meno sensibili ai cambiamenti, anche sottili, nel proprio ambiente; cosa che invece capitava alle persone non-ansiose, le quali erano inconsciamente molto attente al minimo cambiamento, ancora prima di riconoscere un’eventuale minaccia.

Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato i risultati dello studio su Biological Psychology, le persone ansiose potrebbero essere soggette a un deficit nella capacità di valutazione della minaccia. Questo porterebbe a una minore reazione inconscia agli stimoli di potenziale pericolo imminente.
La capacità di valutare con efficacia e prontezza una potenziale minaccia è importante per la regolazione della paura e la risposta fisiologica ed emotiva a essa. Questo è anche il normale corso che sta alla base del processo decisionale, spiegano gli scienziati.

Di fronte a un potenziale pericolo, le persone non-ansiose notano i sottili cambiamenti nell’ambiente prima che consapevolmente riconoscano la minaccia, sottolinea Frenkel. Se invece manca questa premessa si tende a reagire con maggiore intensità, dato che in questo caso il pericolo può cogliere di sorpresa.
«I risultati dell’EEG ci dicono che quella che appare come ipersensibilità a livello comportamentale, è infatti il tentativo della persona ansiosa di compensare un deficit di sensibilità nella propria percezione», conclude Frenkel.

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