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Allucinazioni

allucinazioni

L'allucinazione (dal latino alucinatio, derivato da alucinari, "vaneggiare, delirare") indica lo stato psichico in cui un individuo percepisce come reale ciò che è immaginario. L'Io, quindi, non è in grado di controllare le delimitazioni di quanto appartiene al corpo, oppure colloca le sue percezioni al di fuori di esso: questo processo induce a vivere il corpo come staccato da sé, oppure a sentire la realtà esterna come interna al proprio corpo.

Già Platone ed Aristotele avevano parlato di allucinazioni, rilevandone la stretta affinità con le immagini oniriche, mentre gli Scolastici le avevano attribuite ad uno stato crepuscolare, in cui immagini di fantasia appaiono come reali. La prima citazione come sintomi psichiatrici si deve a J.E. Esquirol nel suo trattato “Des Maladies Mentales” (1837). Jaspers, d’altro canto, le considerava come false percezioni con carattere di corporeità, che non sorgono dalla trasformazione di percezioni reali (a differenza delle illusioni), ma accanto o contemporaneamente ad esse (a differenza dei sogni). La definizione suggerita dal DSM-IV-R non si discosta da quella classica, poiché ne parla come di una percezione sensoriale che ha il senso impellente di oggettiva percezione, ma che si verifica in assenza di stimolazione sensoriale del relativo organo di senso. 

A seconda del livello di strutturazione della falsa percezione, sono distinte in:

  • Semplici;
  • Complesse, ovvero quando c’è uno schema significativo, identificabile con l’oggetto percepito;
  • Combinate, ovvero quando c’è l’associazione di più strutture percettive. 

Fenomeni allucinatori considerati, invece, normali sono le allucinazioni ipnagogiche (che si manifestano nella fase di addormentamento) ed ipnopompiche (nella fase di risveglio) e quelle che si presentano in condizioni di deprivazione prolungata di sonno e dopo stress intensi. 

Si presentano in: patologie degli organi di senso (pazienti con deprivazione sensoriale, sordastri, operati di cataratta); disturbi psicorganici (delirium ed alterazioni dello stato di coscienza, abuso di amfetaminici, cocaina, alcolismo cronico, epilessia temporale); psicosi funzionali (schizofrenia, depressione maggiore, episodi maniacali, disturbo post-traumatico da stress, disturbi dissociativi, disturbi di personalità).

Possono interessare tutte le aree sensoriali e sono così classificate:

  1. Allucinazioni uditive. Riguardano la percezione del suono; possono essere elementari (rumori, fischi, ronzii), ma più spesso sono voci. Sono le più frequenti nelle psicosi funzionali (soprattutto nella schizofrenia), ma possono esserci anche in quadri organici o tossici.
  2. Allucinazioni visive. Possono presentarsi come immagini elementari (fosfeni, fotopsie), parzialmente organizzate (scritte, disegni), ma anche ben organizzate, con caratteristiche tridimensionali. Se l’oggetto è proiettato fuori dal campo visivo si parla di allucinazioni extracampiche, se il soggetto vede se stesso o una parte del suo corpo sono dette autoscopiche. Sono tipiche dei disturbi su base organica e con compromissione dello stato di coscienza.
  3. Allucinazioni gustative ed olfattive. Il soggetto avverte odori e sapori inconsueti e, per lo più, spiacevoli; sono tipiche dei quadri organici.
  4. Allucinazioni somatiche. Possono essere suddivise in: tattili o termiche; chinestesiche o motrici; cenestesiche (la sensazione che riguarda il corpo in toto). 

Si ricordano, ancora, le allucinazioni riflesse (quando uno stimolo in un organo di senso innesca a in un altro organo di senso) e funzionali (scatenate da una particolare stimolazione dello stesso organo e tipiche della schizofrenia cronica). 

Sono state proposte numerose teorie sulla patogenesi delle allucinazioni:

  1. La teoria biologica sostiene l'esistenza di una “irritazione" di alcune zone del cervello, poiché, attivando degli elettrodi infissi in specifiche aree della corteccia cerebrale, si provocano allucinazioni, mentre le allucinazioni presenti in soggetti in stato confusionale (per esempio da astinenza acuta da alcol ovvero delirium tremens o da deliri febbrili) sarebbero causate da un'alterazione diffusa dell'attività elettrica dell'intero encefalo. 
  2. L'Ipotesi Dopaminergica sull'eziopatogenesi della schizofrenia, di cui le allucinazioni sono un sintomo estremamente frequente, sostiene che un iperfunzionamento dopaminergico delle vie mesolimbiche spiegherebbe l'esistenza di allucinazioni e deliri.
  3. La teoria, basata sull'osservazione di quanto avviene in condizioni di deprivazione sensoriale, attribuisce le allucinazioni ad una difesa dell'organismo dalla carenza di stimoli: non potendo rimanere inattivo, il cervello genera false percezioni.
  4. La teoria psicodinamica, infine, interpreta le allucinazioni come manifestazioni dell'inconscio, i cui contenuti vengono distorti. 

La terapia prevede:

  • Un intervento chirurgico e/o farmacologico, quando la causa sia da attribuire a patologie organiche, come, ad esempio, un tumore.
  • La disintossicazione, qualora all’origine delle allucinazioni vi sia l’abuso di alcol, farmaci, veleni o droghe (basta sospendere e ripulire il corpo da queste sostanze per far scomparire questi fenomeni).
  • Terapie individuali, familiare e/o di gruppo, a sostegno delle altre tipologie di intervento.

 

Bibliografia:

  • Maldonato M., Dizionario di Scienze Psicologiche, Edizioni Simone, 2008.


(Dott.ssa Alice Fusella)

 

 

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