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Confabulazione

confabulazioneLa confabulazione è un sintomo frequente in alcune malattie psichiatriche, dovuto alla falsificazione dei ricordi.

Questa sintomatologia clinica è mostrata da alcuni pazienti che presentano danni a livello frontale in concomitanza ad un deficit di tipo amnesico: i pazienti in questione hanno la tendenza a raccontare storie che ad una prima analisi potrebbero apparire reali e coerenti, ma che, allo sguardo attento di un esaminatore, si mostrano per quello che realmente sono, e cioè resoconti erronei e fallaci di eventi spesso mai accaduti.

La caratteristica principale, è che i “menzogneri” in questione sono del tutto in buona fede, non credono infatti di mentire, e non hanno alcuna intenzione a farlo, in quanto solitamente sono totalmente incoscienti del proprio deficit (anosognosia).

La produzione di memorie errate, frutto di un’attività confabulatoria, può risultare sia da una completa invenzione del materiale utilizzato, sia da una “semplice” scorretta dislocazione temporale di memorie reali che, per qualche motivo, vengono però confuse come attuali, e recuperate in luogo di quelle che sarebbero più pertinenti alla realtà in corso.

La natura confabulatoria di alcuni racconti è ben evidenziabile, sia per l'anormalità del contesto in cui si trovano, sia per l'estrema variabilità dei contenuti, sia per la possibilità di provocare una confabulazione da parte dell'esaminatore.

Molti autori hanno evidenziato che alcuni pazienti inventano false storie in risposta a domande (confabulazione provocata), mentre altri manifestano il disturbo senza un'apparente motivazione (confabulazione spontanea)

Alcuni pazienti possono perfino agire in accordo con le loro credenze, dimostrando la genuinità della loro fiducia nelle loro memorie errate.

Alcuni studi hanno evidenziato che la confabulazione spontanea è associata a un'incapacità di riconoscere l'ordine temporale delle informazioni memorizzate, con conseguente ricordo errato degli elementi della memoria. In opposizione, la confabulazione provocata sembra dipendere da fenomeni di memoria carente. Maggiore è la volontà di negare il deficit cognitivo, più il paziente sarà incline a confabulare.

Generalmente le confabulazioni sono osservate in pazienti affetti dalla sindrome di Korsakoff, in pazienti che hanno ricevuto traumi cerebrali, o conseguenti ad un aneurisma dell’arteria di comunicazione anteriore.

La durata del disturbo è variabile: nella sindrome di Korsakoff, generalmente l’attività confabulatoria compare nella prima fase della malattia e scompare non appena la sindrome amnesica si stabilizza. (Esistono anche casi in cui le confabulazioni possono durare anche per periodi di vita più lunghi, addirittura degli anni.)

Generalmente i soggetti in questione hanno chiare disfunzioni a livello temporale e d’orientamento, sono infatti ignari delle ragioni della loro ospedalizzazione, al punto da negare addirittura qualsiasi problema e persino di trovarsi attualmente in un ospedale.

Quando i pazienti confabulanti sono messi di fronte alla realtà e confrontati con la nuda verità dell’incoerenza dei loro racconti, questi si mostrano sorpresi, meravigliati, e tentano di spiegare la situazione producendo altre spiegazioni surreali, fabbricando memorie addizionali nel tentativo di uscire dall'impasse in cui si trovano. Naturalmente i pazienti non desiderano ingannare i medici, quando si comportano in questo modo, non ne ricavano alcun guadagno, ma semplicemente non sono consci di quello che stanno facendo.

Una teoria: deficit a livello di monitoraggio della realtà.
Esiste una vasta letteratura che vede il problema confabulatorio come un deficit a livello di monitoraggio della realtà.

Ciaramelli e colleghi (2006), ad esempio, dimostrano come i soggetti amnesici non confabulanti hanno delle prestazioni migliori quando il materiale utilizzato è reso altamente memorizzabile (ad esempio fornendo liste di parole più brevi, e testandone immediatamente il ricordo), mentre invece i soggetti confabulanti non godono di alcun beneficio da quest’incremento di memorizzablità.

Nell’esperimento in questione i soggetti dovevano memorizzare delle parole che convergevano verso un pattern critico (paradigma DRM: Deese, 1959, Roediger and McDermott, 1995), e successivamente erano testati ad un compito di richiamo libero e di riconoscimento.

Quando le liste erano composte da molte parole, i due gruppi (amnesici confabulanti e non confabulanti) ottenevano gli stessi risultati, con un basso numero di parole rievocate e un numero alto di errori consistenti nel riconoscimento delle parole critiche come già viste (che in realtà non erano mai state presentate prima).

Quando invece la situazione veniva modificata, e le liste erano accorciate, in modo da rendere le parole più facilmente memorizzabili, i soggetti amnesici non confabulanti beneficiavano di questo, rievocando più parole e commettendo meno errori di riconoscimento.

I risultati al contrario non mutavano nei soggetti confabulanti, dimostrando che questi posseggono un disturbo differente da quello degli amnesici semplici, un disturbo che li porterebbe a non beneficiare di un guadagno di memoria, e ad emettere un alto numero di falsi positivi poiché non in grado di monitorare e controllare la realtà in corso, e quindi di inibire le informazioni irrilevanti, come pensieri fasulli, memorie passate, e false memorie.

Secondo Schnider questa incapacità ad inibire il passato o l’irrilevante, sarebbe la caratteristica primaria dell’attività confabulatoria spontanea, che porterebbe il soggetto a confondere le tracce passate con quelle presenti perché contrassegnate da una maggiore salienza rispetto a queste ultime.


Per approfondimenti

  • Confabulazione. Dizionario di Scienze Psicologiche De Simone.it
  • Il disturbo confabulatorio a cura di Jacopo Campidori

 

(A cura della dottoressa Angela Chiara Leonino)

 

 

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