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Neuropsicoanalisi

neuropsicoanalisiLa neuropsicoanalisi può essere considerata come un proseguimento e allargamento delle iniziali idee freudiane, il cui obiettivo è quello di delineare un collegamento tra i concetti psicoanalitici e i meccanismi neurali di specifiche aree del cervello.

Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, si è formato, accademicamente parlando, inizialmente come neurologo ed era interessato alle cellule nervose, così come alla localizzazione di lesioni annesse ai disturbi del linguaggio come l’afasia. L’interesse neuroscientifico iniziale è stato successivamente sostituito da una focalizzazione esclusiva della sua attenzione alle componenti psicodinamiche come l’Io, i sogni e soprattutto l’inconscio.

Vi è però un preciso punto nodale nei suoi scritti in cui la ricerca dei meccanismi psicodinamici converge con la ricerca dei corrispondenti meccanismi neuronali del cervello.

Questo è il famoso scritto intitolato “Project for a Scientific Psychology”, del 1895, in cui ha appunto cercato di delineare il collegamento tra meccanismi neurali e concetti psicodinamici.

Non riuscendo in tale intento, Freud considerò tale tentativo come un fallimento e di conseguenza non fece pubblicare il manoscritto durante la sua vita.

La neuropsicoanalisi attuale si basa fortemente sui recenti sviluppi nel campo delle Neuroscienze cognitive, affettive e sociali. Sulla base di tali evidenze la neuropsicoanalisi cerca di collegare specifici meccanismi psicodinamici all'attività neuronale in particolari regioni del cervello.

 

Uno dei primi e più importanti autori di questo approccio è Mark Solmsegli ha infatti osservato particolari cambiamenti psicodinamici nei suoi pazienti, sottoposti ad intervento neurochirurgico per specifiche lesioni cerebrali.

Le sue deduzioni dal patologico alla salute, gli hanno permesso di collegare i meccanismi psicodinamici a regioni specifiche del cervello.

Basandosi sulle osservazioni neurochirurgiche di questi pazienti, ha sostenuto, per esempio, che la corteccia prefrontale ventromediale possa essere cruciale nella strutturazione dell’Io, mentre la corteccia parietale può essere centrale nella strutturazione del proprio corpo come primo Oggetto-Sé.

 

Neuroscienze e psicoanalisi

Identificare i correlati neurali di specifici meccanismi psicodinamici potrebbe risultare utile nella pratica della psicoterapia così come per il trattamento di diversi disturbi psichiatrici.

La neuropsicoanalisi riconosce le profonde radici evolutive della mente umana e dei disturbi emotivi, allo scopo di favorire una comprensione dei processi primari dei meccanismi affettivi cerebrali.

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La prospettiva psicoanalitica sul funzionamento mentale può guidare la ricerca neuroscientifica per una maggiore comprensione dei concetti psicodinamici di base, come l’Io, i meccanismi di difesa, funzionamento del sogno, proiezione degli stati mentali, così come ampliare la conoscenza nel campo della memoria, del trauma, dell’attaccamento, dell’empatia e del Sé.

Teoricamente, la psicoanalisi ha anticipato l’approccio neuroscientifico postulando l’esistenza di sistemi gerarchici comprendenti complesse funzioni mentali risultanti dall’interazione tra regioni cerebrali interconnesse.

La neuroimaging funzionale fornisce una strada promettente per lo studio di questi network funzionali; a tal proposito, sono stati condotti numerosi studi neuropsicoanalitici al fine di promuovere il dialogo tra la psicoanalisi e le neuroscienze e per indagare la metapsicologia psicoanalitica con l’obiettivo di migliorare le teorie neuroscientifiche.

La letteratura analizzata suggerisce che anormalità nelle interazioni delle reti cerebrali giocano un ruolo vitale nei disturbi psichiatrici, e danni in specifiche aree di connettività funzionale possono risultare nella psicopatologia corrispondente.

Studi sulla connettività cerebrale nella schizofrenia e disturbi depressivi hanno fornito una maggiore conoscenza su quanto alterazioni complesse nel funzionamento cerebrale e nelle reti interattive neurali sono sottostanti a tali disturbi.

Mentre i modelli strutturali del funzionamento della mente appaiono insufficienti, la teoria psicoanalitica ha enunciato un modello organizzativo della mente più appropriato, che è maggiormente in linea con i risultati neuroscientifici.

Molte correlazioni tra neuroscienze e teorie psicoanalitiche sono state validate, e il progresso effettuato nell’identificare i correlati neurali del Sé nei differenti disturbi psichiatrici, rispetta e richiama le concettualizzazioni psicoanalitiche.

La “struttura psicologica” freudiana appare quindi consistente con l’approccio neuroscientifico basato sulla connettività cerebrale.

Le Strutture corticali mediane e le loro connessioni (insula posteriore destra, corteccia parietale inferiore destra, corteccia prefrontale ventromediale) possono rappresentare i correlati neurali del “core self”, definito come l’interazione continua tra stimoli intra-esterocettivi, che consentono una percezione del Sé come unità.

Tali aree sono attivate in condizioni di stato di riposo e disattivate durante compiti cognitivi.

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Il funzionamento dell’Io corrisponde all’attivazione dell’area fronto-parietale mesiale e dagli scambi reciproci con altri network cerebrali.

Un’alterata connettività funzionale tra la rete corticale e limbica dell’area fronto-parietale mesiale può predire i sintomi dei disturbi dell’io, come alterazioni dei processi primari di pensiero nella schizofrenia o l’attribuzione di emozioni negative a se stessi nei disturbi depressivi.

Queste evidenze suggeriscono che la ricerca della connettività cerebrale supporta la convergenza tra i risultati neuroscientifici e la psicoanalisi.

Una maggiore e approfondita comprensione delle connessioni di ogni network, e dell’interazioni tra di essi, potrebbe favorire lo sviluppo di una teoria completa della rappresentazione del Sé nel cervello.

Collegare i risultati neuroscientifici ai modelli teorici psicoanalitici può determinare un nuovo paradigma sperimentale e consentire indagini sui cambiamenti funzionali nel cervello successivi alla psicoterapia, e quindi, in ultima analisi, migliorare così i trattamenti.

Ovviamente c’è ancora molto da indagare per comprendere appieno il funzionamento mentale sia in condizioni fisiologiche che patologiche.

 

Tratto da "Frontiers Human in Neuroscience"

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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