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Narcisismo

narcisoLa parola "narcisismo" proviene dal mito greco di Narciso. Secondo il mito Narciso era un bel giovane che rifiutò l'amore della ninfa Eco. Come punizione, fu destinato ad innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell'acqua. Incapace di consumare il suo amore, Narciso "rivolge lo sguardo rapito nello specchio d'acqua, ora dopo ora" e infine viene mutato in un fiore che porta il suo nome, il narciso.

Secondo la teoria psicoanalitica il narcisismo è uno stadio psicologico necessario e universale, che si attraversa nell’infanzia. Si tratta di un investimento libidico (cioè degli istinti, delle passioni) sul proprio Io: il neonato prova una sensazione di narcisistica onnipotenza in quanto, non essendo capace di definire il confine tra io e non io, non si accorge della presenza della mamma, o meglio, non arriva a considerare quella presenza come altro da sé: avverte lo stesso piacere di Narciso, il piacere di bastare a se stessi.

Nell’utero materno si vive, in un beato stato di appagamento dove non c’è desiderio, in quanto la presenza del desiderio, come insegnavano i filosofi post-socratici, era essa stessa motivo di conflitto ed instabilità.

Attraverso l’esperienza della nascita però questo stato di beata pacificazione cessa ed il senso di autosufficienza narcisistica viene meno: il neonato comincia infatti a sperimentare la sensazione della fame e dell’abbandono.

Seppur i genitori facciano di tutto per restituirgli sicurezza ed appagamento, man mano che la vita procede, con essa avanza anche l’inesorabile dolore della separazione: come un crudele paradosso per raggiungere un buon funzionamento psichico il bambino deve avvertire se stesso come figura separata dagli altri, e più i confini tra io e non-io si fanno più chiari e netti, più il bambino comincia a sentire di essere solo al mondo, scoprendosi dipendente dagli altri e accorgendosi di essere impotente.

Secondo Freud questa rappresenta un’esperienza terrificante e angosciante, una delle cause di tutte le nostre possibili nevrosi future, anche perché inspiegabile per una psiche non ancora formata e protetta di un neonato che si ritrova, dall’essere cullato e dal fluttuare in uno stato di pace, all’essere esposto al freddo, alla fame ed alla minaccia dell’abbandono.

Questo meccanismo di indirizzare la libido per poter superare l’angoscia della solitudine, o nei casi estremi per ripararsi dall’interferenza del mondo, come osservò Freud, è una pratica comune anche nell’adulto che se ne serve di volta in volta per i suoi scopi.

Il riapparire in età adulta del narcisismo invece rappresenta una regressione della personalità, come accade ad esempio agli psicotici, che ritirano l’investimento libidico dagli oggetti esterni, per riportarlo sul proprio Io: essi rifiutano le cose, le persone, il mondo esterno in generale e sono concentrati solo su sé stessi. Questo può avvenire in caso di malattia o anche nell’ipocondria, quando un organo “eccitato” diventa erogeno in quanto suscettibile di investimento libidico.

Un eccesso di narcisismo è, secondo Freud, una delle cause dell’omosessualità, visto che l’oggetto amato rappresenta un’immagine di sé stessi. 

Freud differenzia il narcisismo in primario e secondario. Il narcisismo primario, i cui prototipi sono la condizione intrauterina e il sonno, è caratterizzato dalla mancanza di distinzione fra l’Io e l’Es e dalla mancanza di rapporti oggettuali, essendo tutta la libido ripiegata sull’individuo; esso viene a essere collocato in uno stadio intermedio fra la fase autoerotica e quella alloerotica, in quanto il bambino investe tutta la sua libido verso l’interno prima di rivolgerla agli oggetti esterni.

Il narcisismo secondario Secondo Freud, consiste nel ripiegamento sull'Io della libido sottratta ai suoi investimenti oggettuali. A questa 'quota' di narcisismo la psicoanalisi attribuisce una valenza positiva, fisiologica, da collocare fra gli aspetti che contribuiscono a delineare una personalità in grado di vivere in prima persona un sentimento autonomo di autostima, che può, per es., contrapporsi utilmente agli attacchi diretti e distruttivi del Super-Io oppure alla delusione di non corrispondere adeguatamente alle rigide esigenze di un Io-ideale.

Oggi il disturbo di personalità narcisistico (DNP) è un disturbo di personalità molto complesso, sia per la varietà delle caratteristiche cliniche e sintomatologiche sia per la difficoltà legata al trattamento.
Gli elementi distintivi del disturbo riguardano fondamentalmente tre temi:

  1. idea grandiosa di sé;
  2. costante bisogno di ammirazione;
  3. mancanza di empatia.

I narcisisti tendono a considerarsi migliori degli altri, ad esagerare le proprie capacità, ad esaltare i propri successi, apparendo spesso presuntuosi, e pensano di potersi permettere di avere o fare cose speciali che gli altri non possono permettersi.

Una conseguenza della considerazione di sé in termini di superiorità è la necessità di ammirazione da parte degli altri che vengono idealizzati o svalutati a seconda che riconoscano o meno il loro status di persone uniche e speciali.

Altra caratteristica basilare è la mancanza di empatia, ovvero della capacità di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità. Da questo deriva la convinzione dei narcisisti che le proprie esigenze vengono prima di tutto e che il loro modo di vedere le cose è l’unico giusto universalmente. Quello appena descritto è il lato cosiddetto overt (cioè visibile a tutti) del narcisismo, in cui prevalgono grandiosità, esibizionismo, ambizione, bisogno di ammirazione. Esiste poi il lato covert (sommerso) nel quale, invece, prevalgono sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità, paura del confronto, ipersensibilità alla critica. Spesso le due facce coesistono, ma molti narcisisti possono mostrare più spiccatamente una delle due dimensioni.

Il criterio diagnostico secondo il DSM-IV TR
La diagnosi secondo il criterio DSM IV TR richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse:

  • senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza;
  • è occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale;
  • crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto;
  • desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore;
  • ha un forte sentimento dei propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative;
  • approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso;
  • è carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri;
  • prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/ lei;
  • modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale; desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lo sia lui/lei).

La prevalenza è varierebbe tra l’1-2% nella popolazione generale e il 16% nella popolazione clinica. 

Esistono, in letteratura, varie ipotesi sulle cause di questo disturbo; possiamo ricordare brevemente il modello di Kohut. 

Secondo lo psicoanalista Kohut (1984) chi soffre di disturbo narcisistico di personalità rimane bloccato ad uno stadio in cui si dipende dalle risposte degli altri per mantenere un sé unito. In particolare i genitori che non hanno risposto con ammirazione alle manifestazioni di esibizionismo del bambino, normali ad una certa età, e non hanno fornito al bambino un modello da poter idealizzare. Gli adulti che in futuro presenteranno questo disturbo sembrano aver avuto relazioni caratterizzate principalmente da una visione di sé come bisognosi di cure e da una rappresentazione dei genitori come non disponibili a fornirle e quindi dalla paura di essere rifiutati. Questa paura porterebbe la persona a volere l’indipendenza assoluta, non riconoscendo e non esprimendo i propri bisogni, assumendo atteggiamenti di distacco e di superiorità verso gli altri. È possibile che le prime relazioni tra genitori e futuro narcisista siano così caratterizzate: il bambino viene visto dal genitore come un “mezzo” attraverso il quale ottenere questi riconoscimenti e quel valore che non si avevano, il piccolo quindi non verrebbe apprezzato per le proprie capacità e per i propri meriti. Il sistema familiare appare accogliente ma in realtà è privo di empatia e i genitori tendono a dare al figlio compito o ruoli non in linea con la loro età. La rabbia del narcisista verso i genitori sembra gettare le sue basi in questo precoce contesto di apprendimento.

Un’altra ipotesi è che le famiglie dei narcisisti siano talmente strane e isolate socialmente che il bambino cresce "diverso”, diventando oggetto di offese e umiliazioni, soprattutto da parte dei coetanei. Il soggetto risolverebbe la continua minaccia all’autostima sviluppando un senso di superiorità.

 

Bibliografia

  • DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.
  • Disturbo narcisistico di personalità Istituto A. T. Back
  • Il mito di Narciso, da Freud a Lowen di Luca Battiloni
  • Sigmund Freud (1914) “Introduzione al narcisismo. Newton. 
  • Dizionario di scienze psicologiche Mauro Maldonato. Edizione Simone.

 

(Dottoressa Angela Chiara Leonino)

 

 

 

 

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