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Onicofagia

onicofagiaL'onicofagia, meglio conosciuta come il brutto vizio di mangiarsi le unghie, è un’impulso incontrollabile definito in ambito psicologico come disturbo del comportamento. Può esprimere ansia, tensione, insofferenza in soggetti con una generica labilità emotiva.

Nel DSM 5, l’onicofagia viene classificata tra i disturbi ossessivo-compulsivi, situazioni in cui il paziente soffre contemporaneamente di ossessioni, vale a dire pensieri indesiderati e continui e di compulsioni, cioè comportamenti dettati dalla necessità di compiere una particolare azione. 

In base alla classificazione ICD-10 (International Classification of Diseases, decima revisione), invece, il mangiarsi le unghie rientra tra i disturbi specifici del comportamento e delle emozioni che, classicamente, si presentano nel corso delle età infantile e adolescenziale.

Nei casi più gravi, l’onicofago (così viene definito il soggetto affetto da onicofagia), oltre alle unghie, mangia anche le pellicine e le cuticole circostanti.

Di norma il problema si manifesta in modo più eclatante quando il soggetto attraversa periodi particolari in cui è più nervoso, annoiato o comunque sottoposto a un determinato stress. Se in alcuni casi, il mangiarsi le unghie è sintomo di un lieve stato di ansia, in altri può essere spia di un disagio ben più marcato.

Chi è affetto dal disturbo in questione ha di norma un comportamento compulsivo e ripetitivo nel mordere cuticole e pellicine intorno alle lamine delle unghie; il soggetto compie il gesto in modo inconscio e, per buona parte del periodo in cui si morde le unghie e le parti circostanti, non ha la percezione di portarsi alla bocca le mani per rosicchiarne le unghie.

Il disturbo affligge soprattutto soggetti in età infantile e adolescenziale, ma in alcuni casi, se il problema viene trascurato dalle persone di riferimento del ragazzo (genitori, insegnanti ecc.) può protrarsi molto in avanti nel tempo.

In base alle teorie formulate da Freud, l’abitudine del mangiarsi le unghie è un sintomo che può essere ricondotto alla cosiddetta fase di fissazione orale. La bocca è la parte attraverso la quale il bambino entra in contatto con la madre attraverso il seno di quest’ultima; nella primissima età, in effetti, l’esigenza più importante che il piccolo ha con il mondo esterno è quella di tipo alimentare ed essa viene esplicata appunto attraverso il contatto con il seno materno. È tipico dei bambini molto piccoli portarsi tutto alla bocca, gli oggetti che destano in lui interesse, ecc. Tutte le fissazioni relative a questa particolare fase della vita vengono appunto dette fissazioni orali; queste ultime sembrano derivare dalla lunghezza eccessiva o troppo breve di questo particolare periodo. L’elemento che accomuna le diverse fissazioni orali è l’eccessiva inclinazione verso comportamenti che coinvolgono il cavo orale (mangiare, bere, fumare, succhiare ecc.). Si ritiene che un evento traumatico durante tale periodo o reiterate frustrazioni nel corso dello svezzamento possano rendere “orali” i tratti del carattere di un soggetto. Probabilmente, il portare qualcosa alla bocca richiama in un certo senso l’esperienza del seno materno e il mangiarsi le unghie ha la stessa efficacia calmante.

Diversi autori ritengono che alla base del mangiarsi le unghie vi siano problemi di natura psicologica (eccessive aspettative da parte dell’ambiente familiare, problematiche all’interno dello stesso ambiente, difficoltà nel gestire i propri stati ansiosi ecc.). Il problema ha la tendenza a scomparire in modo spontaneo nel momento in cui viene meno la causa che provoca il malessere, anche se può ripresentarsi qualora il soggetto attraversi un periodo per lui particolarmente stressante.

Se per molti l’onicofagia rimane un problema, nei casi più gravi, può essere necessario il ricorso a un trattamento psicoterapeutico al fine di individuare le cause alla base del disturbo e cercare di rimuoverle.
Bisogna però anche considerare che in moltissimi casi, il vizio di mangiarsi le unghie è il semplice risultato di una cattiva abitudine che si è protratta nel tempo e non vi sono altre cause sottostanti di carattere psicologico.

 

Per approfondimenti:

  • Il grande manuale di sessuologia in 2701 parole, Editore Rizzoli
  • albanesi.it
  • benessereblog.it

 

(A cura della Dottoressa Daniela Scipione)

 

 

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