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Oggetto

oggettoIl termine viene "usato correntemente nella psicoanalisi contemporanea per designare il modo di relazione del soggetto con il suo mondo, relazione che è il risultato complesso e totale di una certa organizzazione della personalità, di una apprensione più o meno fantastica degli oggetti e di alcuni tipi privilegiati di difesa"

L’oggetto è “ciò che costituisce la meta nella pulsione, nell’amore, nel desiderio. L’oggetto come tale non appare nel mondo sensibile”.

Freud afferma che è ciò: “in relazione a cui, o mediante cui, la pulsione raggiunge la sua meta. È l’elemento più variabile della pulsione, non è originariamente collegato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà di rendere possibile il soddisfacimento. Non è necessariamente un oggetto estraneo, ma può essere altresì una parte del corpo del soggetto. Può venire mutato infinite volte durante le vicissitudini che la pulsione subisce nel corso della sua esistenza. [...] Può accadere che lo stesso oggetto serva al soddisfacimento di più pulsioni [...]”.

Freud usa la parola oggetto compiendo una doppia distinzione: da un lato individua l’oggetto esterno, parte della realtà esteriore o del corpo del bambino, vissuta quale esterna a esso, e il suo corrispondente nella mente del soggetto che è l’oggetto interno, rappresentazione oggettuale della realtà esterna attraverso il processo di introiezione.

Dall’altro distingue l’oggetto totale, l’individuo colto come altro da Sé, con cui si rapporta concretizzando la possibilità di un rapporto psicologico, dall’oggetto parziale, “parti del corpo, reali o fantasmatiche (seno, feci, pene) e dei loro equivalenti simbolici; anche una persona può identificarsi o essere identificata con un oggetto parziale”.

Successivamente negli anni trenta, Melanie Klein, scrisse “la teoria delle relazioni oggettuali”.

In essa si parla della capacità, come funzione fondamentale dell’Io, di creare relazioni con l’oggetto reciprocamente soddisfacenti.

La Klein sottolinea l’essenzialità delle relazioni nello sviluppo del bambino, in cui l’oggetto a cui fa riferimento è sempre quello interno e trae origine dalla relazione affettiva che egli ha con le persone reali. Questi oggetti interni, però, non sono la replica di quelli esterni, ma vengono trasformati dal processo stesso dell’introiezione.

Secondo la Klein il bambino è in relazione ad oggetti parziali, cioè, non ha la percezione della madre come oggetto intero ma di lei percepisce solo il senso dell’oggetto parziale (quella con cui entra in contatto) il seno: seno buono e seno cattivo. Nel momento in cui questo è fonte di gratificazione si conferma l’aspetto libidico e positivo dell’immagine inconscia, nel momento in cui è assente o inadeguato al bisogno si conferma la connotazione negativa.

Le relazioni oggettuali reali costituiscono quindi delle impressioni volte a confermare o ‘disconfermare’ i contenuti innati di pensiero. Ne consegue che, ai fini di una crescita armonica, è necessario che le esperienze gratificanti superino quelle frustranti, in modo che le prime si sviluppino gradualmente in un’immagine interna positiva e rassicurante della figura materna.

Successivamente il termine fu analizzato da Winnicott, il quale, sì distacca dal modello strutturale delle pulsioni secondo il quale è la gratificazione pulsionale a costituire il fondamento delle relazioni oggettuali. Questo concetto è abbracciato anche dalla Klein per cui la gratificazione diventa essenziale per lo sviluppo delle relazioni oggettuali. La madre diventa «buona» attraverso un buon cibo, il bambino ama la madre inghiottendola e interiorizzandola, la madre diventa «cattiva» quando frustra il bambino. Di contro Winnicott, è convinto che la gratificazione di per sé non sia sufficiente, o perlomeno sia secondaria ai rifornimenti materni della «madre sufficientemente buona». Infatti, Winnicott, nei confronti della Klein muove diverse critiche prima fra tutte, quella rivolta alla troppa importanza che l'Autrice attribuisce agli oggetti interni, a spese delle relazioni reali con altri. Così, mentre Winnicott attribuisce l'origine delle relazioni oggettuali all'adempimento della madre alle funzioni di accudimento, e al suo carattere, la Klein l'attribuisce a sorgenti innate, costituzionali, come immagini di oggetti a priori e aggressività innata. In pratica quello che la Klein fa derivare dalla costituzione di ciascuno, Winnicott lo fa derivare dai rifornimenti e dai fallimenti ambientali.

Bibliografia

  • Laplanche, Pontalis, 1967, p.501.
  • Manlio Masci. Il concetto di relazione oggettuale in D. W. Winnicott
  • Mauro Maldonato. Dizionario di scienze psicologiche. Edizione Simone.
  • Teoria Delle Relazioni Oggettuali in Enciclopedia Treccani.

 

(Dottoressa Angela Chiara Leonino)

 

 

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