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Apertura, autenticità ed efficacia terapeutica

Le ricercatrici Galbusera e Kyselo sostengono che l'apertura e l'autenticità sono le “condizioni necessarie e sufficienti per un atteggiamento dialogico” che mira a rafforzare l'efficacia terapeutica.

apertura autenticità efficacia terapeuticaI ricercatori, la Dottoressa Laura Galbusera e la Dottoressa Miriam Kyselo dell'Università di Berlino, hanno recentemente presentato un documento concettuale sull'approccio Finnish Open Dialogue (OD) alla psicoterapia.

Il loro nuovo articolo evidenzia i concetti di apertura e autenticità come centrale per l'efficacia terapeutica.

Contrariamente alla psichiatria biologica, l'approccio OD non considera i disturbi psichiatrici come malattie cerebrali, ma considera invece ogni sintomo del disagio psicologico di una persona come una reazione adattiva e significativa ad una specifica situazione o contesto di vita difficile”, scrivono le autrici.

L'approccio OD è stato sviluppato all'inizio degli anni '80 come continuazione del progetto nazionale finlandese sulla schizofrenia.

Piuttosto che concentrarsi sull'eliminazione dei sintomi, l'approccio OD intende innanzitutto comprendere il loro significato attraverso la partecipazione attiva del cliente, nonché di quelli appartenenti al proprio background sociale.

Lo sfondo di questo approccio deriva dall'intenzione di riorganizzare radicalmente i sistemi di trattamento nel complesso per rispondere più strettamente ai bisogni del cliente.

In questo modo, la modalità preferita di trattamento proposta da tale approccio è la psicoterapia. Galbusera e Kyselo argomentano che questo approccio è promettente, evidenziando studi che ne delineano l'efficacia nel rispondere alle esperienze di psicosi, contrassegnate da esiti come il ritorno al lavoro o la scuola o la riduzione dei sintomi.

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Gli autori delineano i principi fondamentali dell'OD, tra cui:

  • aiuto immediato per il cliente e ciò comporta entrare in contatto con il cliente non più tardi di un giorno dopo averlo ricevuto;
  • adottare una prospettiva di rete: questo principio implica non solo il contatto individuale con un cliente, ma richiede anche l'invito a tutte le persone rilevanti nella loro vita a partecipare alle riunioni del team di trattamento. Inoltre, tutte le riunioni e tutte le decisioni vengono prese in presenza e con l'accordo del cliente;
  • flessibilità e mobilità: questo pone l'accento su 'approcci sartoriali' alle esigenze individuali del cliente, compresi i dettagli logistici come l'ubicazione e la frequenza delle riunioni;
  • garantire la responsabilità: questo principio è collegato all'idea di continuità psicologica e afferma che i professionisti che organizzano i dettagli del trattamento dovrebbero rimanere coerenti per tutta la sua durata.

Galbusera e Kyselo si concentrano molto sul processo dialogico dell'OD. Sottolineando il ruolo cruciale che questa posizione assume nella psicoterapia, scrivono:

I fautori dell'OD presumono che il cambiamento terapeutico avvenga attraverso interazioni dialogiche con il cliente invece di essere guidato unidirezionalmente dai professionisti. Un elemento importante di questo atteggiamento dialogico è che tutti i partecipanti sono incoraggiati a tollerare l'incertezza sul processo e sui risultati del trattamento, invece di cercare di predefinire e controllare la situazione. La tolleranza dell'incertezza è quindi l'ultimo principio di base dell'OD”.

Inoltre, questo processo dialogico si basa sull'idea che il processo della psicoterapia coinvolge più che le sole parole pronunciate in uno scambio, riconoscendo una “realtà pre-riflessiva in cui le cose che viviamo non possono essere sempre esplicitamente e linguisticamente afferrate”.

Richiede la capacità del terapeuta di essere presente ma anche spontaneo e aperto.

Mentre il processo stesso è dinamico ed interattivo, questi ricercatori sostengono che il terapeuta svolge un ruolo attivo nell'avviare il dialogo e creare le condizioni appropriate per facilitarlo.

Attingendo dalle opere di teorici come Bateson (1972), Buber (1987), Bakhtin (1984) e Rogers (1966), gli autori mirano a comprendere i fattori specifici che facilitano l'emergere di un processo dialogico di successo.

Seguendo Bateson, chiedono “qual è la differenza che fa la differenza?”.

Galbusera e Kyselo sostengono che l'apertura e l'autenticità sono le “condizioni necessarie e sufficienti per un atteggiamento dialogico”.

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L'apertura, come descritto in precedenza, richiede che i terapeuti accettino l'incertezza, riconoscendo sia che non possono né conoscere completamente la persone di fronte né durante il decorso specifico della terapia.

Ciò implica la presenza di abilità per rispondere in modo significativo alle contingenze che sorgono naturalmente nello scambio dialogico.

Una risposta significativa è definita dalla misura in cui è stata adattata al cliente. Elaborano, dicendo:

Ascolto attento, riconoscendo e accettando l'altro, rispettandolo e prendendo sul serio, adattando le proprie espressioni ed il proprio comportamento a quelli dell'altro - tutto ciò implica un atteggiamento fondamentale di apertura all'altro”.

Tuttavia, gli autori affermano che l'apertura in sé e per sé non è sufficiente. Solo l'essere aperti al rischio semplicemente invertendo la dinamica psicoterapeutica, posiziona il terapeuta come un testimone piuttosto che un partecipante attivo.

Questo, notano, elimina lo scambio della sua “intersoggettività”, riducendo la partecipazione del terapeuta come soggetto.

Pertanto, gli autori all'interno di tale discussione introducono il concetto di autenticità. La loro comprensione dell'autenticità è paragonata al concetto di genuinità di Carl Rogers, ad eccezione del fatto che integrano ed inquadrano la professionalità del terapeuta come una forza complementare piuttosto che una forza concorrente.

Questo implica che i terapeuti non agiscano solo sui pensieri e sentimenti personali, ma anche sulla loro “preoccupazione professionale e conoscenza”.

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L'autenticità è ulteriormente descritta dagli autori attraverso l'uso della nozione di Bakhtin di una “parola penetrante”. A tal proposito scrivono:

Anche quando ripetiamo letteralmente le parole di un'altra persona, aggiungiamo sempre qualcosa ad essa, ad esempio, un particolare tono. Una risposta implica quindi qualcosa di diverso da ciò a cui si riferisce, cioè è penetrato dalla voce del rispondente. Questo cattura l'idea di autenticità in quanto si riferisce alla proprietà sulla voce nel dialogo. Autenticità significa quindi che la persona che promuove la risposta esprime il suo contributo originale e attraverso la sua promulgazione, anche lei 'interferisce' con l'altra”.

Gli autori suggeriscono che mettere in scena apertura e autenticità in questo modo crea un ambiente terapeutico caratterizzato da trasparenza e indagine attiva infusa di risonanza personale e responsabilità professionale.

Concludono:

La duplice e circolare struttura di apertura e autenticità consente un processo intersoggettivo in cui entrambi i soggetti possono muoversi e vengono spostati. L'apertura implica una certa prontezza a 'essere turbati' dall'autoaffermazione dell'altro, mentre l'autenticità implica una certa volontà di 'perturbare' l'altro con la propria autoaffermazione. Ciò significa che il terapeuta riconosce e prende sul serio il cliente, subendone quindi l'influenza, e allo stesso tempo si assume la responsabilità della propria posizione e la afferma, influenzando così anche il cliente. Con questo movimento circolare di prendersi cura di sé e dell'altro, possiamo garantire che il cambiamento terapeutico non sia unidirezionale, bensì co-evolvente, e quindi interconnesso alla natura intrinseca della trasformazione del dialogo”.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

Galbusera, L., & Kyselo, M. (2017). The difference that makes the difference: a conceptual analysis of the open dialogue approach. Psychosis, 1-8.

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