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Asma e alessitimia: una prospettiva psicosomatica

Il presente studio conferma la presenza di tratti alessitimici in pazienti con asma, nonchè l'impatto dello stress ed emozioni forti sull'occorrenza delle manifestazioni del disturbo.

asma alessitimia psicosomaticaL’obiettivo del presente studio è stato quello di valutare la frequenza e la coesistenza tra l’asma e altri disturbi considerati di origine psicosomatica, attraverso una valutazione dell’impatto dello stress e di emozioni forti sulle esacerbazioni acute dell’asma, con l’obiettivo ultimo di misurare i livelli di alessitimia in tali pazienti.

L’asma è stata per molto tempo oggetto di studio da parte della psicosomatica e, negli ultimi anni, sono emerse due correnti differenti: una presume un’eziologia psicogena dell’asma, mentre l’altra si focalizza sul chiarire e cercare le basi biologiche della malattia.

I ricercatori sono attualmente impegnati nella valutazione della relazione degli stati emotivi associati all’asma, basandosi su un modello in cui lo stress e le emozioni negative attivano il sistema immunitario incrementando l’attività dei marker infiammatori nel sangue, con conseguente depressione, sonnolenza, ritiro sociale, e perdita dell’appetito.

È stata mostrata una relazione tra la manifestazione di asma e l’attivazione dell’insula e giro cingolato anteriore, ossia di quelle aree del sistema nervoso centrale responsabili anche dei processi cognitivi ed emotivi.

In accordo con il Global Initiative for Asthma (GINA), l’asma è definita come un disturbo infiammatorio cronico delle vie aeree associato con iperreattività bronchiale, che può produrre ricorrenti episodi di respiro sibilante, dispnea, senso di costrizione toracica, e tosse, soprattutto di notte o mattina presto.

Questi episodi sono usualmente associati con una compromissione del flusso d’aria a causa di una restrizione bronchiale, che però tende a scomparire con il trattamento.

I fattori che contribuiscono a sviluppare l’asma sono: fattori genetici, obesità, sesso maschile, e fattori ambientali (allergeni, infezione ai tratti respiratori, fattori occupazionali, fumo di sigaretta, inquinamento ambientale, dieta e così via).

In accordo con le linee guida del Global Initiative for Asthma, lo stress emotivo non è considerato come un fattore legato all’asma, ma spesso è considerato un fattore che esacerba il decorso del disturbo.

Dall’altra parte, in accordo con la decima edizione dell’International Statistical Classification of Disease and Related Health Problems (ICD-10), in alcuni casi, l’asma viene classificata con il codice J45+F54, per indicare la presenza di fattori psicologici e comportamentali, che sembrano svolgere un ruolo di mantenimento nell’eziologia di tale disturbo somatico.

Il problema dell’alessitimia

Un fattore psicologico che può causare o esacerbare l’asma, è una sindrome riferita con il nome di alessitimia; l’alessitimia è un costrutto che prende in considerazione la regolazione delle emozioni e dei cambiamenti della personalità nella patogenesi di disturbi somatici multipli.

Questa si configura come l’incapacità di comprendere e identificare le emozioni, così come l’incapacità di descriverle o esprimerle a parole. La maggior parte dei ricercatori ritiene che l’alessitimia presenti diverse componenti:

- difficoltà a identificare e descrivere i sentimenti;

- difficoltà a distinguere tra sentimenti ed eccitazione emotiva;

- fantasie limitate;

- tendenza a descrivere situazioni associate con le emozioni in maniera eccessivamente dettagliata (pensiero operazionale).

Gli studi hanno evidenziato come soggetti alessitimici trovano veramente difficile descrivere i propri stati emotivi; la questione è alquanto complessa, anche in virtù del fatto che tali soggetti hanno anche difficoltà nel descrivere le esperienze emotive altrui.

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Trovano infatti molto difficile identificare gli stati emotivi delle altre persone, così come interpretare le emozioni simboliche a partire da un’immagine che si sta guardando o un film.

Tuttavia, sono abili nel descrivere accuratamente il sentimento o esprimere una semplice emozione appartenente agli altri, proprio come i soggetti non alessitimici.

In aggiunta, in situazioni tipiche, in cui esistono modelli emotivi “standard”, i soggetti alessitimici funzionano nello stesso modo degli altri, senza esperire un maggiore livello di alessitimia.

La sindrome è inoltre associata con una minore espressione emotiva (gesti, espressioni facciali e mimiche) e uno scarso sviluppo dei meccanismi di regolazione emotiva.

La compromissione di tali meccanismi determina un uso frequente dei meccanismi di difesa primitivi, non adattivi, come la proiezione o il diniego.

I ricercatori rappresentanti l’approccio psicoanalitico sottolineano l’influenza delle esperienze precoci infantili con particolare enfasi sulla relazione madre bambino; i rappresentanti dell’approccio cognitivo invece, individuano la causa dell’alessitimia nel disturbo post-traumatico da stress, introducendo una definizione duale di tale sindrome: alessitimia come tratto permanente della personalità, e alessitimia come condizione che può essere causata da situazioni estremamente stressanti.

Non conoscendo pertanto la direzione dell’associazione tra alessitimia e disturbi psicosomatici, i ricercatori del presente articolo, ipotizzano che l’alessitimia potrebbe essere considerata un fattore di rischio per l’insorgenza di tali disturbi. Potrebbe anche svilupparsi come conseguenza di un improvviso peggioramento della salute, inteso come metodo di coping; o è anche possibile che queste diverse circostanze influenzino il suo sviluppo.

La psiche e il soma

L’elenco delle malattie considerate psicosomatiche iniziò a formarsi circa 2000 anni fa, ad opera del filosofo Greek, ma quello più conosciuto è stato redatto nel 1952, da Franz Alexander.

Attraverso i suoi studi e le sue osservazioni, egli includeva tra i disturbi psicosomatici l’asma, l’ulcera peptica, la colite ulcerosa, la dermatite atopica, l’artrite reumatoide, l’ipertensione e l’ipertiroidismo.

Oggi, anche grazie al progresso della medicina, le cause di queste condizioni vengono ricercate sia nei fattori genetici che ambientali, piuttosto che nelle anormalità psicosomatiche.

Seguendo un’altra prospettiva, l’ICD-10 riconosce invece i fattori psicologici e comportamentali come un fattore chiave nell’eziologia dei disturbi somatici, e riconosce manifestazioni come tosse, diarrea, dispepsia, sindrome dell’intestino irritabile, iperventilazione, e altre anomalie dello stato vegetativo che non sono da intendersi come manifestazioni di un disturbo somatico dell’organo o dell’intero sistema.

Considerando entrambe le opinioni, ogni disturbo potrebbe essere trattato come una combinazione di fattori genetici, ambientali, psicologici e comportamenti, e il significato di ognuno di questi fattori dovrebbe essere valutato separatamente.

Ovviamente per poter far questo, sono necessari strumenti standardizzati, ossia questionari per la valutazione del livello di alessitimia per ogni singolo caso.

I dati ricavati sull’asma sono abbastanza variabili; in pazienti con episodi di asma tali da richiedere un’ospedalizzazione, l’alessitimia si presenta in misura maggiore (24%), rispetto a soggetti che non sono ospedalizzati (12%) o rispetto a soggetti sani (12%).

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In un altro studio con un campione composto da 25 pazienti con l’asma, l’alessitimia si presentava ad un livello elevato nel 12% dei pazienti. Questi risultati non differiscono significativamente da quanto riscontrato nella popolazione generale, in cui la prevalenza dell’alessitimia varia in un range che va dall’8,2-8,9% nelle donne e dall’11,1-12,8% negli uomini.

Alla luce di tali risultati, l’obiettivo del presente studio è stato quello di valutare la coesistenza dell’asma e di altri disturbi considerati originariamente come psicosomatici; valutare l’impatto dello stress e di forti emozioni sull’occorrenza dell’esacerbazione acuta dell’asma; misurare il livello di alessitimia in pazienti asmatici, e verificare l’eventuale associazione tra il livello di alessitimia e l’esacerbazione acuta mediata dallo stress ed emozioni forti.

Il livello di alessitimia è stato inoltre valutata in termini di controllo dell’asma.

Materiali e metodi

All’interno dello studio sono stati inseriti pazienti con una diagnosi di asma, ospedalizzati tra il Novembre 2009 e Febbraio 2010, presso il Department of Pneumonology and Allergy della Medical University of Warsaw, Polonia.

Sono state raccolte le storie mediche e personali dei pazienti, nonché somministrato un questionario per la valutazione del livello di alessitimia. Sono stati inclusi nello studio un totale di 54 pazienti, di cui il 75,9% erano donne.

La storia personale includeva informazioni circa l’età, il sesso, l’educazione, l’occupazione, età della diagnosi di asma, e informazioni circa la presenza di una storia medica familiare di asma.

Tale raccolta di dati includeva anche domande inerenti all’eventuale comorbidità segnalata dal medico, in cui fattori psicologici e comportamentali potrebbero aver svolto un ruolo, o anche la comorbidità associata allo stress che poteva manifestarsi mediante disturbi somatici.

Le comorbidità segnalate erano: sindrome da intestino irritabile, dermatite atopica, depressione, disturbo di panico, e anoressia nervosa. Nel procedere della stesura del presente articolo, tali disturbi verranno denominati “disturbi psicosomatici”.

La seconda parte dello studio riguardava la somministrazione di un questionario, composto da tre parti distinte: una lista di item inerenti gli attacchi d’asma, l’Asthma Control Test (ACT), e la Toronto Alexithymia Scale (TAS-26).

Tra i fattori connessi agli attacchi d’asma sono stati inclusi: allergeni presenti nell’aria, agenti inquinanti presenti nell’aria, infezione ai tratti respiratori, esercizio fisico, cambiamenti climatici, emozioni forti, stress, cibo, droga, fumo di tabacco, e irritanti come prodotti di pulizia, spray, vernici e deodoranti.

Rispetto a tale lista, i pazienti selezionavano tutti i fattori che avevano innescato l’attacco d’asma.

La seconda parte del questionario era composta dal Asthma Control Test, consistente in cinque domande: la frequenza dei sintomi, il bisogno di richiedere un consulto medico, l’impatto del disturbo sull’attività quotidiana, e la valutazione soggettiva del controllo dell’asma.

La presenza dell’alessitimia è stata valutata attraverso la Toronto Alexithymia Scale, caratterizzata da 26 dichiarazioni riflettenti i tratti alessitimici.

Risultati e discussioni

Nel campione composto da 54 pazienti, la metà dei partecipanti ha riportato almeno una malattia considerata come psicosomatica.

Nello specifico, i ricercatori hanno riscontrato: 8 casi di sindrome da colon irritabile, 7 casi di dermatite atopica, 13 casi di depressione e 9 casi di disturbo di panico.

L’alessitimia è stata invece confermata in 11 casi (21,6%), e lo stress/emozioni forti sono risultati essere fattori innescanti gli attacchi d’ansia nel 61,1% dei casi (33 soggetti).

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Nessuna associazione è stata riscontrata tra l’alessitimia e lo stress/forti emozioni, come fattori scatenanti gli attacchi d’asma.

Il presente studio conferma la presenza di tratti alessitimici in pazienti con asma e l’impatto dello stress/emozioni forti sull’occorrenza delle manifestazioni del disturbo.

La ricerca di una relazione tra asma e alessitimia si è basata su diversi studi, confermando l’associazione tra questi disturbi e il fatto che l’alessitimia coesiste con altri disturbi psicosomatici, come l’asma.

Il motivo che ha spinto i ricercatori nel promuovere tale studio, riguardava la generale tendenza medica a gestire tali pazienti esclusivamente con un trattamento farmacologico, senza fornire nessun supporto psicologico, e quindi non considerando i fattori psicologici e comportamentali che sono intrinsecamente legati al disturbo.

La mancanza di un sostegno psicologico professionale potrebbe inoltre portare al fallimento del trattamento.

I risultati del presente studio dimostrano un’elevata prevalenza di problemi psicologici in soggetti con asma, spesso celati sotto forma di alessitimia. Considerando che la diagnosi di tale sindrome può essere effettuata mediante un questionario specifico, non disponibile ai medici, il loro compito è anche quello di osservare attentamente il comportamento del paziente, il suo modo di rispondere alle emozioni e raccogliere una storia dettagliata (per determinare la presenza di comorbidità che potrebbe derivare da problemi di regolazione delle emozioni), e in caso di eventuali problematiche, il personale medico dovrebbe richiedere un consulto psicologico.

In ogni caso, bisognerebbe promuovere un programma di educazione al paziente, al fine di informarlo sulla gestione generale nonché trattamento farmacologico dell’asma.

Il presente studio ha mostrato che lo stress e le emozioni forti innescano un’esacerbazione acuta in più della metà dei pazienti, con successivo incremento di ansia, che va a creare un circolo vizioso che peggiora la condizione del paziente.

Il promuovere informazioni circa la gestione di tale circolo vizioso, la comprensione di tale processo da parte del paziente e un apprendimento di stili di coping efficaci in tali situazioni, possono facilitare il controllo della malattia migliorando così anche la qualità della vita.

La relazione tra l’asma e un incremento dei livelli di alessitimia, come dimostrato dai diversi studi citati, dovrebbe incoraggiare il personale medico a considerare il paziente nella sua globalità, valutando anche la presenza di eventuali problemi psicologici che influenzano il decorso della malattia.

Questo risulta necessario anche alla luce dei dati forniti dalla letteratura; un percorso psicoterapeutico riduce infatti i livelli di alessitimia e gli attacchi di panico, promuovendo anche nel paziente le strategie utili alla gestione della malattia.

L’elevato livello di alessitimia in pazienti con asma, la concomitante presenza di disturbi psicologici, e il grande impatto dello stress ed emozioni forti sull’occorrenza di esacerbazioni acute dell’asma, dimostrano come l’asma possa essere considerato un disturbo psicosomatico.

Il supporto psicologico risulta pertanto efficace nella riduzione dell’alessitimia, disturbo di panico e altri disturbi psicosomatici; bisognerebbe quindi considerare il coinvolgimento degli psicologi nei reparti ospedalieri e nelle strutture ambulatoriali, con l’obiettivo non solo di fornire supporto, ma anche informare i pazienti circa la possibilità di usufruire della presenza di un altro specialista.

Un chiaro segnale di cambiamento rispetto a quanto appena esposto, è stato dato dalla Commissione delle Malattie Respiratorie dell’Accademia Polacca del Comitato di Scienze Cliniche e Fisiopatologiche:

“ Un piano di gestione completo dell’asma dovrebbe includere anche la figura dello psicoterapeuta, in quanto può offrire modalità e strumenti efficaci per risolvere i problemi di salute di pazienti affetti da asma”.

Tale approccio multidisciplinare viene inoltre testato negli Stati Uniti, in cui nel programma di gestione sono coinvolti, medici, psicologici, infermieri e insegnanti di educazione fisica, con l’obiettivo di ridurre l’impatto negativo dell’asma sulla salute dei bambini, migliorandone così la qualità della vita.

Articolo tratto dalla rivista “PneumolAlergolPol”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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