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Daniel Stern: i quattro sensi del sé nello sviluppo psichico del bambino

Daniel Stern è stato uno psichiatra e psicoanalista statunitense, il cui merito è stato quello di ampliare le teorie psicoanalitiche relativamente allo sviluppo psichico del bambino.

daniel stern i quattro sensi del sè nello sviluppo psichico del bambinoStern, a differenza dei suoi predecessori, ha usato l'osservazione diretta dei bambini come modalità principale del suo lavoro.

Questo uso dell'osservazione diretta rappresenta ciò che Stern definì il “bambino osservato”, opponendolo concettualmente al “bambino clinico”.

In precedenza la psicoanalisi si basava principalmente sulla clinica infantile per la costruzione della teoria. Il bambino clinico è quel bambino che “viene alla luce” ricostruendo le esperienze dei pazienti adulti in psicoanalisi.

Stern propose invece di costruire la sua teoria a partire dall'osservazione reale e diretta dei bambini.

Contrariamente agli psicoanalisti di prima generazione, Daniel Stern ha stipulato l'esistenza di un senso emergente del sé a partire dalla nascita.

Nel suo libro, “Il mondo interpersonale del bambino”, descrive lo sviluppo di quattro sensi del sé interrelati.

Questi senti del sé si sviluppano per tutta la vita, ma compiono importanti passi evolutivi durante periodi delicati, come ad esempio i primi due anni di vita.

La madre o altre figure di attaccamento primarie svolgono un ruolo fondamentale nell'aiutare il bambino in questo processo di sviluppo.

Queste non sono fasi di sviluppo separate: l'organizzazione del sé procede per tappe sovrapposte. Verranno adesso analizzate più nel dettaglio.

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Da 0 a 2 mesi: il Sè emergente

Alla nascita, secondo Stern, il bambino sperimenta il mondo come ricco di stimoli sensoriali non correlati, che gradualmente impara ad integrare insieme.

Stern chiama questo processo di integrazione e di organizzazione dell'esperienza “il senso emergente del Sè”.

Questo senso di sé servirà per tutta l'infanzia (e per tutta la vita) come “la base per la capacità del bambino di apprendere e creare”.

Da 2 a 6 mesi: il Sè centrale

Intorno ai due mesi, l'organizzazione dell'esperienza sensoriale del bambino raggiunge un punto in cui è in grado di organizzare sufficientemente l'esperienza per avere ricordi episodici integrati.

Ciò consente al bambino di iniziare a organizzare esperienze future, in quanto è in grado di discernere gli schemi degli eventi – quando piango, la mamma arriva e mi nutre/ripulisce – che lui/lei userà per arrivare a generalizzazioni su cosa lui/lei può aspettarsi in futuro dal suo ambiente.

In questo processo, il bambino diventa anche consapevole delle proprie caratteristiche (sè-invariate), conferendogli il senso di un sé centrale come entità distinta da altri oggetti/persone nel suo ambiente.

Il bambino sviluppa anche delle rappresentazioni generalizzate delle sue interazioni con il suo caregiver primario durante questo periodo (quando sorrido, la mamma sorride e sembra felice e mi coccola, così sorrido di nuovo … ), un concetto legato e fondato sulla teoria dell'attaccamento.

Il bambino impara se può dipendere dal suo caregiver per soddisfare i suoi bisogni e il tipo di risposte affettive e comportamentali che può aspettarsi in situazioni specifiche, che fungono da base per il suo futuro stile di attaccamento.

Un ruolo importante del caregiver in questo periodo è quello di aiutare il bambino a regolare i propri affetti/emozioni.

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La madre, o il caregiver primario, agisce come sistema di regolazione degli affetti esterni del bambino: quando il bambino piange la madre va in suo soccorso aiutandolo a calmarsi.

Alla fine, se tutto andrà bene, durante la prima infanzia, il bambino interiorizzerà queste esperienze con la figura di attaccamento primaria e sarà in grado di invocare questi “ricordi” (esperienze interiorizzate) per aiutarsi ad auto-regolare le proprie emozioni.

Da 7 a 15 mesi: il Sè soggettivo

Intorno ai sette mesi, il bambino inizia a rendersi conto che i suoi pensieri e le sue esperienze sono distinte da quelle di altre persone, che vi è un divario tra la sua realtà soggettiva e quella delle altre persone.

Tuttavia, con una corretta sintonizzazione da parte della figura di attaccamento primaria, il bambino diventa anche consapevole che questo gap può essere colmato attraverso esperienze intersoggettive, come la condivisione dell'affetto e il focus dell'attenzione.

Una mancanza di tale sintonizzazione, come potrebbe accadere, ad esempio se la madre soffre di depressione, può privare il bambino della capacità di connettersi ad altre persone in modo significativo; questo aspetto, secondo Stern può gettare le basi per un futuro disturbo narcisistico di personalità e disturbo antisociale di personalità.

Dai 15 mesi in poi: il Sè verbale

Intorno ai 15 mesi, il bambino sviluppa la capacità di rappresentazione simbolica e linguaggio, e diventa capace di creare complesse rappresentazioni mentali astratte di esperienze, facilitando l'intersoggettività ma spostando la sua attenzione verso quelle cose che possono essere rappresentate e comunicate nel linguaggio.

Psicoterapia e implicazioni cliniche

Le implicazioni cliniche della teoria di Stern sono piuttosto interessanti. Riguardo alla psicoterapia, Stern sottolinea l'importanza dei “momenti attuali” come potenziale di cambiamento e crescita sia nel cliente che nel terapeuta, ma anche nella relazione terapeutica.

Questi possono essere descritti come momenti di relazione emotiva intersoggettiva e sono, secondo Stern, necessari per un esito terapeutico positivo.

Se si è verificato un trauma durante il periodo di sviluppo del Sè, il bambino/adulto potrebbe avere difficoltà a regolare le sue emozioni.

La correlazione emotiva intersoggettiva all'interno della relazione terapeutica aiuterà la persona a regolare i suoi affetti proprio come le madri aiutano a regolare le emozioni dei loro bambini.

Il cervello del bambino si sviluppa effettivamente (le connessioni tra i neuroni vengono create) dalla nascita in poi, attraverso esperienze intersoggettive, come la condivisione dell'affetto e il focus dell'attenzione.

Nel corso della vita, la relazione emotiva intersoggettiva consentirà di riparare i traumi relazionali passati ed i legami di attaccamento spezzati e nel processo verranno create nuove connessioni neurali.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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