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Didier Anzieu e l'Io-pelle

Didier Anzieu definisce l'Io-pelle come una rappresentazione mentale dell'esperienza della superficie del corpo usata dall'Io emergente del bambino per costruirsi come un contenitore capace di contenere contenuti psichici.

didier anzieu io pelleNell'opera “The Skin Ego, A Skin for Thought, anche Psychic Envelopes”, lo psicoanalista francese Didier Anzieu presenta un resoconto inedito della relazione tra mente e corpo. In questo approccio unico alla soggettività umana, Anzieu vede la superficie del corpo - la pelle – come un costituente cruciale delle strutture e delle funzioni della mente.

Didier Anzieu è una figura intrigante nella psicoanalisi francese contemporanea. Critico di alto profilo di Jacques Lacan, Anzieu è ricordato da molti come “il primo a confrontarsi con il maestro”.

Il lavoro del maestro era, secondo Anzieu, diventato un'ortodossia e, conseguentemente, dogmatico.

Determinato a resistere a questo dogmatismo, Anzieu inizò a confrontarsi pubblicamente con Lacan nel 1953 quandp, in una conferenza internazionale, sfidò uno dei primi documenti di Lacan sul ruolo del linguaggio nell'inconscio.

Alla fine del lavoro di Lacan, Anzieu lo condannò per aver presentato il linguaggio come “rappresentante della totalità del campo della psicoanalisi e della totalità della prassi umana”.

Quindici anni dopo, la condanna di Anzieu è proseguita in un articolo intitolato “Against Lacan”.

Nell'articolo, Anzieu sostiene che il lavoro di Lacan è “un'eresia fondata su postulati più filosofici che psicoanalitici”, caratterizzata da una “tripla deviazione di pensiero, parola e pratica”.

La psicoanalisi della pelle

Dal Rinascimento”, osserva Didier Anzieu, “il pensiero occidentale è ossessionato da una particolare concezione epistemologica, in cui l'acquisizione della conoscenza è vista come un processo di rottura attraverso un involucro esterno per raggiungere un nucleo interiore”.

In questa osservazione, egli sta indicando una tradizione di lunga data nella produzione di conoscenza occidentale: quella di privilegiare dentro e fuori e sopra la superficie.

Per Anzieu, l'esteriorità somatica ha tutto il potere esplicativo dell'interiorità psichica e dovrebbe, quindi, essere presa sul serio.

La psicogenesi dell'Io-Pelle

Nei primi sei mesi di vita, il bambino si trova in uno stato di ciò che Freud chiama “Hilflosigkeit” o “impotenza”.

In questo stato, il bambino non ha ancora un Io completo; invece, ha ciò che è noto come Io-corporeo.

Secondo Anzieu, l'Io corporeo fornisce al bambino una serie di strumenti per andare oltre la sua dipendenza dall'ambiente di cura.

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Entrambi elementari ed essenziali, questi strumenti consistono in “una disposizione per integrare diversi dati sensoriali [nonché] una tendenza a spostarsi verso gli oggetti e sviluppare strategie verso di loro”.

In questo modo, l'io corporeo fornisce al bambino gli elementi costitutivi di un vero e proprio Io.

Anzieu sostiene che l'io del corpo è sempre già un io-pelle.

Per comprendere il motivo per cui egli procede in questa argomentazione, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a ciò che Freud chiama i “processi primari”, poiché è dentro e attraverso questi processi che funziona l'io corporeo, o anche l'io-pelle.

Secondo Freud, i processi primari si riferiscono al modo più primitivo di essere nel mondo – quello in cui le leggi dello spazio e del tempo non sono familiari e le distinzioni di dentro/ fuori, soggetto/oggetto, Sè/altro sono per la maggior parte sconosciuti.

Ancora più importante, tuttavia, i processi primari si riferiscono ad una modalità di funzionamento mentale che viene prima del pensiero; in effetti, perchè il pensiero abbia luogo, l'Io deve essere adattato alla realtà.

Senza un Io adattato alla realtà e, per estensione, la capacità di pensare, il bambino ha senso del mondo che lo circonda nel solo modo in cui può: attraverso il suo corpo.

Anzieu sostiene che molte delle funzioni del corpo nella fase pre-Io vengono riprodotte su e attraverso la pelle.

Prendendo le funzioni di contenimento, protezione ed iscrizione come i suoi tre primi esempi, egli mostra che la pelle funziona come un Io surrogato per il bambino, poiché è la pelle che svolge i compiti vitali che l'Io a tutti gli effetti alla fine eseguirà.

Come afferma uno degli psicoanalisti inglesi Esther Bick, uno dei colleghi di Anzieu:

Nella sua forma più primitiva, le parti della personalità non hanno alcuna forza vincolante tra loro e devono quindi essere tenute insieme in un modo che viene sperimentato passivamente dalla pelle - che funge da confine”.

La pelle del bambino può, quindi, essere vista come una sorta di modello corporeo per come si costruirà l'Io a tutti gli effetti.

Secondo Anzieu, l'Io-pelle è “un'immagine mentale di cui l'Io del bambino si avvale durante le prime fasi del suo sviluppo per rappresentarsi come un Io contenente contenuti psichici, sulla base della sua esperienza della superficie del corpo”.

In altre parole, Anzieu definisce l'Io-pelle come una rappresentazione mentale dell'esperienza della superficie del corpo usata dall'Io emergente del bambino per costruirsi come un contenitore capace di contenere contenuti psichici.

L'io-pelle non è, tuttavia, dato direttamente al bambino; deve essere raggiunto. Come una delle influenze chiave di Anzieu, lo psicoanalista britannico Donald Winnicott, sottolinea:

l'Io è basato su un Io corporeo, ma è solo quando tutta va bene che la persona del bambino inizia ad essere collegata con il corpo e e le funzioni corporee, con la pelle come la membrana limitante”.

Per capire come “la persona del bambino inizia ad essere collegata con il corpo, le funzioni del corpo, con la pelle come la membrana limitante”, dobbiamo guardare più da vicino le primitive esperienze della pelle del bambino.

Il neonato non ha che una comprensione rudimentale di dove finisce il proprio corpo e inizia il corpo dell'altro.

Detto questo, la pelle è significativa nella vita del neonato nella misura in cui è il sito su cui e attraverso cui sono state create le sue prime impressioni sia di se stesso che di chi lo circonda.

Per di più, poiché il bambino funziona secondo i processi primari, sperimenta la sua pelle e gli stimoli che vi colpiscono attraverso la fantasia.

Come spiega Anzieu, le fantasie del bambino si riferiscono non solo alla sua pelle, ma alla pelle del suo caregiver.

Cioè, in questi primi stadi di sviluppo, quando il bambino è per la maggior parte inconsapevole dei propri confini corporei, percepisce la pelle del caregiver come propria; in altre parole, sperimenta ciò che Anzieu chiama la fantasia di una “pelle comune”.

Il bambino quindi non capisce se stesso come un essere separato o singolare a questo punto della sut vita.

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Invece, sperimenta la propria pelle come fusa con quella del suo caregiver. Quando il bambino cresce e diventa mentalmente più maturo, sviluppa gradualmente il senso del proprio spazio corporeo - un senso che trae innanzitutto vantaggio dai suoi scambi tattili con il caregiver.

Questi scambi consentono al bambino di comprendere se stesso come un contenitore tridimensionale con interni ed esterni. Con questa comprensione arriva un senso di contenimento e, per estensione, l'individualità.

È quando il bambino inizia a dare un senso al proprio corpo in termini individuali e, in effetti, individuati, che la fantasia della pelle condivisa cede il passo.

Anzieu spiega:

il prossimo stadio richiede la soppressione di questa pelle comune ed il riconoscimento che ognuno ha la propria pelle ed il proprio Io, un riconoscimento che non avviene senza resistenza e dolore”.

L'acquisizione immaginata da parte del bambino di una singola pelle è, quindi, accompagnata dall'immaginazione di una pelle condivisa.

Per Anzieu, questo imbroglio immaginario è vissuto come una sorta di scuoiaménto fantasmatico poiché il bambino ha, fino a questo punto, sperimentato la pelle del caregiver come se fosse sua.

Lo 'strappo' della pelle condivisa è un momento chiave per il bambino. È in questo momento, quando il bambino si rende conto di avere la propria pelle e, per estensione i suoi interni ed esterni – che segna la transizione del bambino dal regno della pelle condivisa al regno dell'Io-pelle.

Più specificamente, l'acquisizione dell'Io-pelle segna il punto in cui il bambino sviluppa la capacità di immaginare se stesso come un essere tridimensionale legato e contenuto dalla superficie della sua pelle.

In altre parole, l'acquisizione dell'Io-pelle segna il punto in cui il bambino è in grado di trasporre le sue esperienze somatiche della pelle sul piano psichico e di immaginarle in modo psichico.

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Anzieu spiega:

il bambino ha una rappresentazione di questo involucro che gli viene fornito da qualcosa di cui ha esperienza sensoriale frequente ( un'esperienza sensoriale mescolata con fantasie) – la sua pelle. Sono queste fantasie cutanee che vestono il suo Io nascente con una rappresentazione figurativa, certamente immaginaria, ma che mobilita […] ciò che è più profondo in noi, la nostra superficie”.

In breve, l'Io-pelle è una figurazione fantasmatica che, data la sua natura primitiva, può essere vista come un pittogramma interiore delle sensazioni superficiali del corpo.

Una volta che il bambino è in grado di evocare questa figurazione fantasmatica o un pittogramma interiore, la pelle comune è stata lasciata indietro e l'Io-pelle è stato raggiunto.

Acquisire un Io-pelle significa acquisire una pelle sia fisica che mentale propria - un'acquisizione che non ha luogo, tuttavia, senza la perdita traumatica della pelle condivisa.

Infatti, se Freud collega i traumi di sviluppo più formativi ad una castrazione genitale fantasmatica, allora Anzieu li collega ad uno squilibrio fantasmatico della pelle comune.

Collegando i traumi più formativi del bambino alle esperienze primitive del corpo e, più specificamente, la pelle, Anzieu può essere visto come il teorico che sposta la centralità del complesso edipico.

Questo spostamento non solo apre modi interessanti ed innovativi di pensare a come il trauma primitivo possa modellare la relazione dell'essere umano con la sua pelle per tutta la vita, ma consente anche un modello evolutivo che evita gli essenzialismi sessuati e di genere associati ad approcci freudiani e, per estensione, lacaniani.

Il modello psicogenetico di Anzieu è quindi di grande rilevanza per i teorici della cultura contemporanea.

In primo luogo, sottolinea il fatto che il bambino deve imparare a 'fare' la propria pelle.

In questo modo, il suo approccio ci fornisce una struttura sistematica per comprendere come gli esseri umani sono esseri corporei attivi e agenziali fin dall'inizio della vita.

In secondo luogo, Anzieu sottolinea il fatto che la relazione del bambino con il corpo del caregiver è fondamentalmente costitutiva della sua relazione con il proprio corpo.

Di conseguenza, il suo lavoro fornisce un approccio evolutivo che sottolinea la natura radicalmente relazionale dell'esperienza incorporata.

Terzo, Anzieu sottolinea il fatto che gli impegni del bambino con il proprio corpo ed il corpo dell'altro sono completamente legati ad una fantasia inconscia.

Di conseguenza, il suo approccio ci offre un modo rigoroso di pensare alle parti ed ai processi del corpo come al tempo stesso concretamente somatico e astrattamente psichico.

La teoria dell'Io-pelle di Anzieu pone quindi enfasi sull'agire, sulla relazionalità e sulla fantasia facendola così corrispondere non solo alla richiesta di Grosz di un qualche tipo di comprensione della soggettività incarnata o corporeità psichica”, ma anche alla richiesta di Fausto-Sterling di un approccio sistemico duale che vede i termini di mente/corpo, sé/altro e natura/cultura come entrambi prodotti e produttivi l'uno dell'altro.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

Bibliografia

  • Anzieu, D., 1989. The Skin Ego. New Haven: Yale University Press.
  • Anzieu, D., and G. Tarrab (eds), 1990. A Skin for Thought: Interviews with Gilbert Tarrab on Psychology and Psychoanalysis. London: Karnac Books.
  • Bick, E., 2002. ‘Further Considerations on the Function of the Skin in Early Object Relations’, in Surviving Space: Papers on Infant Observation, ed. A. Briggs. London: Karnac, pp. 60-71.
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