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Eating Disorder Voice: la voce interiore di chi soffre di disturbi alimentari

Un nuovo studio, condotta da Matthew Pugh, Psicologo clinico presso il Vincent Square Eating Disorder Service di Londra, esplora l'associazione tra la presenza di una “voce” relativa al disturbo alimentare ed esperienze traumatiche infantili.

eating disorder voiceI risultati dello studio, pubblicato su Child Abuse & Neglect, indicano che l'abuso emotivo nell'infanzia è associato all'esperienza di una voce correlata ad un disturbo alimentare interno, e che la dissociazione media tale relazione.

Inoltre, gli individui possono sperimentare pensieri e comportamenti negativi più forti legati al mangiare quando la voce interna viene vissuta come benevola.

Complessivamente, questi risultati si aggiungono alla crescente evidenza che le prime avversità potrebbero essere collegate allo sviluppo di esperienze legate alla voce tra le popolazioni cliniche”, scrivono i ricercatori.

Inoltre, forniscono supporto all'ipotesi che le voci interne derivino dal distacco dagli eventi interni relativi a traumi precoci, che sono vissuti come estranei a causa di processi dissociativi”.

È comune per le persone con disturbi dell'alimentazione segnalare una “voce” interna, che gli autori hanno descritto in un precedente articolo come “un commento in seconda o terza persona sulle azioni e le conseguenze relative al mangiare, al peso e alla forma.”

La ricerca suggerisce che il 33% di individui con diagnosi di anoressia nervosa e fino al 96% di individui con disordini alimentari misti sperimentano l'Eating disorder voice (EDV).

Gli studi qualitativi suggeriscono che l'EDV segue una progressione tipica: inizialmente una presenza positiva che aiuta la persona nel prendere decisioni, ma diventa sempre più critica, portando l'individuo a sentirsi intrappolato.

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Gli individui possono iniziare a resistere o ribellarsi alla voce e reclamare la propria autonomia. Gli autori collegano l'EDV al modello trauma-dissociazione del sentire le voci, nel quale:

le voci interne possono rappresentare materiale cognitivo decontestualizzato derivante da eventi traumatici precoci che invadono la consapevolezza cosciente a causa di processi dissociativi. In questo modo, le voci interne possono rappresentare incarnazioni significative di eventi traumatici relativi ai primi conflitti interpersonali-emotivi”.

La ricerca suggerisce una connessione tra il mangiare disordinato ed il trauma infantile, tra cui abuso sessuale, fisico e soprattutto emotivo.

Nel presente studio, i ricercatori hanno cercato di “stabilire se modelli cognitivi e di trauma correlati all'udito si applicano alle esperienze di EDV su sottotipi di disturbi alimentari”.

I ricercatori hanno condotto uno studio trasversale che ha coinvolto 85 partecipanti che hanno soddisfatto i criteri per un disturbo alimentare (anoressia nervosa, bulimia nervosa, altri disturbi alimentari o disturbi da alimentazione incontrollata).

Il 92% dei partecipanti erano donne ed il 74% bianchi. I partecipanti hanno compilato diversi questionari self-report sui sintomi del disturbo alimentare, il potere della voce relativo al potere del Sè, le credenze sulle voci, le esperienze dissociative, i traumi infantili e la frequenza e l'angoscia della voce.

I risultati suggeriscono che maggiori livelli di potere della voce, benevolenza e onnipotenza sono associati a livelli più alti di consumo disordinato.

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Una scoperta significativa è che le storie di abuso infantile emotivo erano associate a presenza più forti delle voci, mentre le storie di abuso sessuale o fisico infantile non lo erano.

I risultati indicano anche che la dissociazione è un mediatore parziale della relazione tra l'abuso emotivo infantile e una voce più potente. Il presente studio è il primo a stabilire una connessione tra trauma infantile, dissociazione e disturbi alimentari.

I ricercatori sottolineano che una voce più benevola era paradossalmente associata a pensieri più negativi rispetto al mangiare.

Essi ipotizzano che molte persone coinvolte in un'alimentazione disordinata considerino i loro comportamenti come positivi, e quindi una voce benevola è coerente con la loro prospettiva.

Sulla base delle loro scoperte, gli autori suggeriscono che le voci legate al disordine alimentare deve essere compresa attraverso l'analisi del quadro evolutivo interpersonale.

Fanno una serie di raccomandazioni per il trattamento. In primo luogo, i clinici che lavorano con individui che descrivono la presenza di una voce dovrebbero valutare il trauma infantile, concentrandosi specificamente sull'abuso emotivo infantile.

Inoltre, le persone con diagnosi di disturbi alimentari possono beneficiare di approcci dialogici che funzionano con la loro voce interna e interventi focalizzati sulla famiglia per affrontare l'abuso emotivo.

Infine, nella fase conclusiva, gli autori suggeriscono:

Lo sviluppo di collegamenti esplicativi tra avversità infantili ed EDV può aiutare a contestualizzare le esperienze legate alla voce, sostenere il processo di costruzione del significato e rafforzare l'empowerment personale”.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

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