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Gambling e masochismo

Per alcuni giocatori d'azzardo, è il rischio di danneggiarsi o di perdere tutto che li eccita. Sono proprio questi tipi di situazioni che, in termini di masochismo, possono così essere sessualizzate.

masochismo gambling psicologiChe i giocatori patologici abbiano un “desiderio inconscio di perdere” è un'idea che possiamo rintracciare già negli scritti Freudiani del 1928 e di Bergler (1936, 1943, 1958).

Le due più importanti figure contemporanee nel campo del gioco d'azzardo patologico sono Robert Custer e Henrly Lesieur, i quali rifiutano la nozione del “giocatore masochista”.

Gli autori ritengono che molti giocatori patologici vivono un iniziale periodo di vincita, e che i loro sforzi nel non giocare possono anche avere successo.

Fatta eccezione per questa singola osservazione, il soggetto del masochismo è stato ignorato nella letteratura contemporanea del gioco d'azzardo patologico. Il masochismo è ad oggi un concetto alquanto confusivo.

All'interno del presente articolo si chiarirà perchè è stato confuso, e verrà illustrata la sua applicabilità alla comprensione ed al trattamento di alcuni giocatori patologici.

Nel versante psicoanalitico, gli analisti furono tra i primi a tentare di capire e trattare i giocatori d'azzardo patologici.

Erano cioè intrigati dal problema di questa forma di auto-lesionismo deliberato, come esemplificato da quei giocatori che non sembravano apprendere dall'esperienza, ma che ripetutamente tornavano a sperimentare il fallimento e la perdita.

L'analista sottolineava la presenza di fantasie narcisistiche che implicavano grandiosità e senso del diritto, pseudo-indipendenza, e un bisogno continuo di negare sentimenti di piccolezza e di impotenza.

Freud è stato il primo a suggerire che il giocare può inconsciamente desiderare di perdere; credeva che questo aspetto fosse radicato nella giovane ambivalenza verso suo padre.

Amava il padre ma lo considerava come un rivale e quindi voleva liberarsi di lui. Perdere era quindi un modo per punire sé stesso e per espiare la colpa di tali sentimenti. Freud chiamò questo come “masochismo morale”.

Successivamente, ha proposto un secondo tipo di masochismo, definito “femminile”, in quanto basato su un'identificazione con la madre.

Questo rappresentava un complesso di Edipo negativo. Qui, la perdita era pensata come modalità di essere amato e accettato dal padre (sofferenza=amore); ciò che legava i due tipi di masochismo era l'urgenza di sottomettersi ai dettami della coscienza da un lato e ad una passiva relazione femminile con il padre dall'altro.

Più recentemente, le prospettive psicodinamiche contemporanee hanno preso in prestito dal trattamento dell'abuso di sostanze l'assunzione secondo cui i giocatori patologici vogliono sfuggire dai loro problemi, e utilizzano il gioco per auto-medicarsi da affetti intollerabili.

Esistono molti autori che credono che tutti i comportamenti auto-distruttivi rientrino nella sfera del masochismo.

Per esempio, Forrest (1984, p.16) sosteneva: “l'alcolismo è una forma di masochismo; gli alcolisti infliggono dolore su se stessi attraverso lotte, lesioni fisiche, incidenti automobilistici, divorzi, arresti, perdite del posto di lavoro, suicidi, problemi emotivi e problemi familiari. L'alcool provoca malattie del fegato, problemi neurologici, problemi gastrointestinali e altri disturbi del sistema corporeo. Tutto questo è un esempio eccellente di masochismo e auto-distruzione”.

Forrest aveva confuso il risultato di un comportamento con il suo intento, estendendo in tal modo il significato del masochismo come includente tutti i comportamenti auto-distruttivi. Ma, tutti i disturbi mentali, in un certo senso, possono essere auto-distruttivi.

Da ciò, dovremmo quindi dedurre che tutti i pazienti siano masochisti? Questa è una delle modalità con cui il concetto è stato ampliato al punto di perderne il reale significato.

Purtroppo non esiste una definizione precisa o concordata del masochismo; il termine è utilizzato in una varietà di situazioni e ha molteplici significati e spiegazioni.

Come ha rilevato Maleson (1984, p. 354): “il termine è usato con poca coerenza e con vari livelli di astrazione. Non è sempre esplicito quale significato è inteso.”

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Il masochismo descrive originariamente una perversione sessuale specifica; il termine è stato coniato da Krafft-Ebing (1895), che lo ha nominato dopo che Leopold Von Sacher-Masoch, un romanziere popolare il cui lavoro più conosciuto è “Venere in pelliccia”, ha descritto le vicissitudini di sottomissione e tortura subite dal protagonista per mano di una donna voluttuosa ma gelida.

Nel corso di un periodo di 20 anni, Freud scrisse una serie di documenti in cui continuava a tornare sul problema; solo nel 1905 iniziò a notare le osservazioni di Krafft-Ebing sul “piacere nel dolore”, nel senso del dolore fisico come meno importante della sottomissione e umiliazione in congiunzione all'eccitazione sessuale che si presenta nelle mani di un'autorità o oggetto d'amore idealizzato.

Una spiegazione per il rapporto tra perversione e gioco d'azzardo ha a che fare con l'emozione comune di entrambi; nel suo libro sulla perversione, Stoller (1975), ha dichiarato: “per creare la più grande emozione, la perversione deve anche rappresentarsi come un atto in cui ci si assume dei rischi” (p.4).

Egli ha osservato che maggiore è il pericolo, maggiore è l'eccitazione. A tal proposito verrà presentata una vignetta clinica.

Il Signor M. è un giocatore patologico di 40 anni in cui è presente una co-occorrenza di masochismo sessuale e carattere masochista. Gioca a poker da 26 anni e lavora come rivenditore, soprattutto in club cinesi sotterranei.

Durante la crescita, veniva sempre preso in giro e maltrattato dalla sorella maggiore.

È stato anche vessato a scuola in modo regolare, in quanto era l'unico ebreo e si distingueva per la sua carnagione leggermente scura. Si è sempre identificato con le minoranze, soprattutto quelle asiatiche, e si sentiva non desiderato dai suoi genitori.

Nessuno nella famiglia gli ha mai dimostrato affetto. “Se ho detto a mio padre che lo amavo, in qualche modo sarebbe stato usato contro di me”.

Il padre del paziente aveva vissuto all'ombra di una mamma famosa e di un fratello maggiore che ebbe molto successo, e per tale motivo era il preferito dalla mamma.

Disse il Signor M. “tutto è andato al fratello; la famiglia ha trattato mio padre come spazzatura”, identificandosi con suo padre. Ha perseguito la stessa carriera di suo padre e della nonna paterna, ma come suo padre, fallì.

Il fallimento era quindi sicuro e familiare; non si è mai sentito comodo in situazioni di successo. Il Signor M. è inoltre un suicida passivo: “Ho provato tutta la mia vita ad uccidermi”; questo è dimostrato dai suoi viaggi in Medio Oriente, le sue esperienze lavorative per organizzazioni criminali e così via.

Le sue prime esperienze sessuali fallirono: fu impotente fin quando non imparò a concentrarsi sulle fantasie masochiste. Le sue relazioni preferite erano con donne che amano infliggere dolore.

Vuole che la donna sia crudele e dominante; se non lo è, fantastica affinchè lo sia. Quando non si trova in una relazione, si masturba compulsivamente finchè non raggiunge l'orgasmo che però gli provoca delle ferite.

Rispetto al gioco d'azzardo, il Signor M. non ha mai vissuto una fase iniziale di vincita. Dopo ogni grave perdita tornava a casa e faceva un sesso “incredibile”, accompagnato in particolare da immagini masochiste.

Il Signor M. ha riferito di essere stato sessualmente eccitato e di aver raggiunto degli orgasmi durante le sue giocate.

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La vignetta appena presentata raffigura un soggetto masochista con organizzazione borderline di personalità.

Rispetto a tali aspetti, secondo Kernberg, le sue fantasie masochiste non sono scenari specifici agiti con un partner sicuro, ma sono aperte.

Il suo comportamento è in contrasto con un masochismo sessuale nevrotico. Per il masochista nevrotico, che teme l'intimità, lo scenario agito con una dominatrice o una prostituta è un modo per dominare una situazione spaventosa.

Solo il fatto di pagare per il sesso può essere sufficiente a facilitare la loro ansia, e alleviarli da aspettative terribili e pressioni per eseguire degli ordini.

Il gioco si pone anche come modalità per controllare una situazione incontrollabile e spaventosa.

Un paziente ha riferito che la sola cosa che amava più del masochismo sessuale era il gioco d'azzardo.

Quando gli fu chiesto cosa amasse, rispose: “immagino che sia la sensazione di controllo. Posso decidere quali tavole giocare e quando scommettere”.

I giocatori masochisti, in particolare quelli che combinano il masochismo sessuale con un carattere masochista, difficilmente descrivono le loro vittorie, perchè amano raccontare i dettagli di una “grande perdita” memorabile.

Un giovane ha attribuito il suo successo al gioco d'azzardo quando, in un pomeriggio, ha investito tutte le sue baseball cards, fino a perdere l'intera collezione.

Era devastato, ma ricorda quell'esperienza come la prima volta che si rese conto di essere riuscito a punire se stesso. Aveva otto o nove anni.

Vincere, come nel caso del Signor M., può essere scomodo. Un giocatore masochista ha detto che solo quando ha perso tutto, ha sentito sollievo. Era l'unica volta in cui riusciva a dormire bene e aveva un appetito normale.

Un altro ha detto “se vincevo mi sentivo colpevole, se perdevo mi sentivo comunque colpevole, ma la colpa per la perdita era più facile da tollerare.”

Per alcuni giocatori d'azzardo, non è vincere che è importante, ma non perdere tutto. Essi vivono al limite e flirtano con la possibilità di cadere. È il rischio di danneggiarsi o di perdere tutto che li eccita. Questi tipi di situazioni possono così essere sessualizzate.

Conclusioni

Il gioco d'azzardo offre una fuga dai problemi e funge da auto-medicazione contro affetti intollerabili. Esistono fantasie compensative.

Una “grande vittoria” può dimostrare a se stessi di essere amati o di avere valore per gli altri.

Gli individui assegnano i propri significati alla vittorie e alla perdita; giocano con il rischio e l'incertezza, impostati arbitrariamente al fine di provare e provocare delle risposte; l'esito immediato, tutto o niente, può essere utilizzato per determinare dove il giocatore si trova in relazione a qualsiasi cosa è più importante.

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Oltre a motivazioni positive, l'attività del gioco d'azzardo può servire coma un'agenda masochista in cui il dolore, la perdita, la sofferenza o l'umiliazione sono ritenuti essenziali per espiare la colpa; per ottenere il controllo su un senso di impotenza, o per ottenere amore, attaccamento, potere e validazione.

La vignetta clinica presentata ha consentito di tracciare alcune caratteristiche distintive del giocatore masochista.

Questi possono includere un'inversione di atteggiamenti normali sulla vittoria o sulla perdita; i giocatori possono sabotare le opportunità di successo o creare ostacoli volontariamente.

Perdere può essere più comodo del vincere e potrebbe essere sessualizzato. Il masochismo dei giocatori d'azzardo non è difficile da riconoscere, tuttavia, un paio di suggerimento possono aiutare la valutazione di tali pazienti.

Quando si chiede loro il perchè di tale atteggiamento, delle loro scommesse e di cosa vogliono, molti risponderanno con una sola parola “azione, eccitazione”.

Rosenthal e Rugle sottolineano l'importanza di ripetere e riformulare la domanda fino a quando non si ottiene una risposta più significativa.

Per quanto riguarda gli strumenti di valutazione si può utilizzare il Gambler's Self-Report Inventory (GSRI), per analizzare la varie risposte fisiche ed emotive connesse al gioco. Esso include anche domande inerenti l'eccitazione sessuale.

Rispetto al trattamento, quello psicoanalitico, o la psicoterapia psicodinamica sono i più appropriati, altrimenti i pazienti rischiano di non “funzionare” bene.

Possono smettere di giocare ma trovare che l'astinenza non porta sollievo; diventano più consapevoli dei loro altri problemi e di un senso di futilità che li spinge a giocare di nuovo.

Essendo la maggior parte uomini e sposati, non possono discutere il loro masochismo sessuale, e nemmeno il modo in cui il gioco, forse soprattutto il loro atteggiamento di vincere e perdere, li fa sentire diversi da altre persone.

Essi sentono un forte senso di vergogna e si identificano come “più malati” degli altri. La patologia masochista è sotto-diagnosticata nei programmi di trattamento del gioco d'azzardo, ma è bene ricordare che questi pazienti “cadono attraverso le crepe”.

Difficilmente discuteranno le loro fantasie e comportamenti in gruppo o persino con terapeuti individuali, a meno che non avvertano un senso di agio e hanno ragione di credere che la terapia li aiuterà.

Pertanto, la psicoanalisi e la psicoterapia psicodinamica sono i trattamenti di elezione, in quanto favorenti una comprensione del reale scopo e significato del loro comportamento.

 

Tratto dalla rivista Psychodynamic Psychiatry”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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