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Il pensiero di Michael Balint

Il lavoro di Michael Balint si è focalizzato sui cosiddetti Gruppi Balint il cui obiettivo principale è quello di esplorare il controtransfert del medico nei confronti del paziente usando una libera associazione all'interno di un gruppo.

Lo psicoanalista Michael BalintMichael Balint è nato a Bergmann Mihàly in Ungheria il 3 Dicembre 1896. Si affascina, sin da giovanissimo, al mondo della psicoanalisi, e già nel 1919, insieme ad Alice Szekely-Kovacs, partecipò ad una serie di conferenze inaugurali di Ferenczi come prima cattedra di psicoanalisi in Ungheria.

Dopo essersi sposato con la Kovacs, nel 1922, entrambi iniziarono un corso di formazione analitica con Hans Sachs a Berlino, sebbene Balint lo ritenesse troppo didattico. Ritornando a Budapest nel 1924, entrambi iniziarono a lavorare sul concetto di analisi con Ferenczi per i successivi due anni.

Fu nella sala d'aspetto di Ferenczi che Balint entrò per la prima volta a contatto con Melanie Klein. Nel 1935, due anni dopo la morte di Ferenczi, Balint divenne direttore dell'Istituto Psicoanalitico di Budapest.

Nel 1939, dopo pochi mesi dal loro arrivo a Manchester, Alice morì improvvisamente per aneurisma. Nel 1945, i genitori di Balint, che erano rimasti in Ungheria, si suicidarono per evitare di essere arrestati dai nazisti.

Quello stesso anno, Balint decise di trasferirsi a Londra conseguendo un Master in Psicologia, con una tesi intitolata “Individual Differences in Early Infancy”.

La vita di Balint potrebbe essere quindi descritta come avente un sfondo traumatico: aveva una mano deformata dalla guerra, rinunciò al nome di suo padre modificandolo, scappò due volte da casa, la morte improvvisa della moglie e di entrambi i genitori nel giro di pochi anni.

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Tutti questi aspetti traumatici coinvolgono il Sè, l'altro e l'ambiente, ossia tutti argomenti che sarebbero diventati oggetto di discussione profonda nei suoi scritti successivi, sviluppati in mezzo alla crescente influenza della teoria delle relazioni oggettuali precoci.

Più tardi, durante la sua pratica a Londra, Balint divenne un esponente di spicco del cosiddetto “Gruppo degli Indipendenti”.

Nel 1949 Balint incontrò la sua futura moglie Enid Flora Eicholz che lavorava al Tavistock Institute con un gruppo di operatori sociali e psicologi sui problemi relativi al matrimonio.

Balint ed Enid, la nuova moglie, iniziarono i loro seminari di ricerca negli anni '50.

Entrambi erano psicoanalisti ed erano molto interessati a ciò che accadeva nelle consultazioni gruppali, ed in particolare alla relazione tra medico e paziente, che ritenevano avesse un potenziale terapeutico considerevole al di là degli aspetti clinici dell'assistenza.

Hanno introdotto l'idea del “dottore come droga”. La teoria psicoanalitica include la premessa che comunichiamo sia consciamente che inconsciamente e che la comunicazione inconscia può essere sperimentata dal ricevente sotto forma di emozione e sensazione somatica.

Senza dubbio si riconoscerà l'effetto di essere in una società molto tetra o inebriata. Si pensa anche che la nostra prima esperienza relazionale abbia un'influenza significativa sul modo in cui continuiamo a relazionarci con gli altri.

In una consultazione con un paziente, possiamo sperimentare, o essere lasciati con, molti sentimenti diversi, sia positivi che negativi.

I Balint credevano che solo imparando a notare e ad essere curiosi sul significato di questi sentimenti, il clinico poteva approfondire la sua comprensione di quel particolare paziente e giungere ad una visione migliore dei suoi problemi.

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I loro seminari di gruppo hanno permesso ai medici partecipanti di portare descrizioni di casi di interazioni che hanno suscitato sentimenti forti, persistenti o bloccati da presentare ai loro colleghi.

Lo scopo della discussione di gruppo era quindi quello di condividere le risposte dei membri del gruppo alla storia, interrogarsi sul significato delle proprie e delle risposte degli altri e su questa particolare relazione tra medico e paziente.

L'insegnamento, la risoluzione dei problemi, la consulenza e l'interpretazione analitica venivano scoraggiate.

Naturalmente alcuni dei sentimenti sono di proprietà del clinico e possono o meno essere riconosciuti, ma Michael Balint pensava che col tempo il dottore potesse subire un “piccolo ma non trascurabile cambiamento di personalità”, riconoscendo internamente aspetti di sé che si intromettevano durante la relazione con il paziente.

Per alcuni, i gruppi Balint hanno un'aria di mistero e inducono timori di essere esposti emotivamente o di apparire ignoranti riguardo alla psicoanalisi. In effetti, i gruppi di Balint non usano il linguaggio analitico e non richiedono ai partecipanti di avere una conoscenze preliminare dei processi analitici.

Il gruppo Balint ideale è formato da 8-10 persone che si incontrano regolarmente, con uno o due conduttori. Nel corso del tempo, si spera che il gruppo crei sufficiente fiducia per fornire un luogo sicuro in cui discutere di argomenti difficili.

La regola che tutto ciò che è stato detto nel gruppo è confidenziale è utile. Il concetto di setting di gruppo significa che il conduttore può ascoltare le risposte degli altri alla storia, che possono essere molto diverse e spesso riflettono parti del caso.

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I conduttori, o facilitatori, sono lì per preparare la scena, tenere il tempo, occuparsi dei membri del gruppo e concentrarsi sul compito di discutere la relazione dottore-paziente. Potrebbero invitare il gruppo a pensare a qualcosa di importante che sembra mancare nelle discussioni, ma non sono lì per fornire risposte.

L'accettazione del paziente così com'è o il fatto che il medico non possa fare più di “esserci” può sembrare un piccolo guadagno, ma in realtà alleggerisce il carico di consultazioni altrimenti pesanti.

Ci possono essere anche realizzazioni più sorprendenti sul paziente o all'interno del medico, forse illuminando un punto cieco. Il lavoro di Balint è quindi per sua natura esperienziale.

Il cosiddetto Gruppo Balint non è altro che un'applicazione unica e radicale di comprendere la regressione nella pratica medica ordinaria.

L'obiettivo principale è quello di esplorare il controtransfert del medico nei confronti del paziente usando una libera associazione all'interno di un gruppo.

L'opera “The Doctor his Patient and the Illness” di Balint, che continua ad essere molto influente nella pratica medica in tutto il mondo, applica la teoria del “difetto di base” all'interazione tra medici e pazienti, come linee di faglia in comunicazione con l'affetto inconscio, permettendo così alla dinamica inconscia dell'interazione di emergere.

Michael Balint morì il 31 dicembre 1970 mentre serviva come presidente della British Psychoanalytical Society.

Le sue teorie sulla regressione sono supportate in modo utile dalla pubblicazione di Alice Balint del 1939 “Love for the Mother and Mother Love” e, mezzo secolo dopo, dal documento di Enid Balint nel 1989 su “Creative Life”, che aggiungono una dimensione chiave al suo lavoro e che ha tenuto viva e sviluppata la fiamma del pensiero psicoanalitico ungherese.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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