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Il Sè frammentato: la dissociazione

Le recenti teorie circa i meccanismi coinvolti nell'eziologia della dissociazione hanno enfatizzato il ruolo del Sè, specificatamente la vulnerabilità causata da modelli multipli del Sé o dell'identità come concettualizzato da Bowlby e Main.

sè dissociazione psicologiCon il termine dissociazione si fa riferimento ad un'ampia varietà di comportamenti che determinano uno squilibrio tra i processi cognitivi e psico-biologici.

Recenti tipologie di dissociazione hanno identificato tre categorie principali di comportamento: amnesia, assorbimento immaginativo e depersonalizzazione.

L'amnesia dissociativa è caratterizzata da uno o più episodi di incapacità a ricordare dati personali importanti, di solito di natura traumatica o stressogena, che risulta troppo estesa per poter essere spiegata come banale tendenza a dimenticare.

L'assorbimento emotivo consiste nel divenire così impegnati in un'attività che non si riesce a riconoscere completamente il proprio ambiente.

Infine, la depersonalizzazione si riferisce all'esperire gli eventi come se fossero vissuti in terza persona, una sorta di osservatore esterno, in cui è presente la disconnessione dal proprio corpo e dai sentimenti.

La dissociazione può essere letta attraverso un continuum di comportamenti che, ad un estremo includono esperienze innocue quali i sogni ad occhi aperti, e all'altro estremo invece è presente il disturbo dissociativo di identità.

La dissociazione psicopatologica può essere sia un fattore dirompente nello sviluppo del Sè, sia una conseguenza dei disturbi del Sè.

Così, entrambi influenzano e sono influenzati dall'organizzazione del Sè.

La dissociazione patologica rappresenta una profonda distorsione del processo centrale del Sé.

Il Sè, infatti, si riferisce all'integrazione e organizzazione di diversi aspetti legati all'esperienza, e la dissociazione può essere definita come un fallimento dell'integrazione dell'esperienza.

In un certo senso, secondo Breger, la dissociazione e l'esperienza divengono opzioni antagoniste.

Quando l'esperienza è dissociata, l'integrazione non è possibile, e nella misura in cui la dissociazione prevale, si assiste alla frammentazione del Sè o dell'identità.

Un Sè coerente e organizzato dipende dalla capacità di integrare l'esperienza, e la dissociazione psicopatologia rappresenta pertanto una minaccia per lo sviluppo ottimale del Sè.

Eziologia della dissociazione nel trauma

Mentre l'associazione tra gravi traumi infantili e la dissociazione furono già notati dai pionieri della psicologia quali Freud e Janet, le ricerche recenti hanno invece cercato di tracciare i possibili meccanismi sottostanti tale relazione.

Terr ipotizza che la dissociazione assolve la funzione di meccanismo di difesa per l'individuo quando sovrastato da esperienze negative ingestibili.

Se l'esperienza negativa ricorre spesso, questi pattern di comportamenti tendono a rinforzarsi nel tempo, divenendo così un repertorio automatico di risposta allo stress.

Questa teoria ha ricevuto un supporto generale dalle ricerche empiriche in cui i livelli di dissociazione sono consistentemente correlati sia alla cronicità e che alla severità del trauma.

Successivamente Spiegel ha teorizzato che la dissociazione è il risultato di un paradosso o doppio-legame in cui il bambino che cerca il caregiver per ottenere amore e protezione, in realtà si rivela invece la fonte dell'abuso.

Molti studi hanno dimostrato la relazione tra un abuso sessuale precoce e successiva dissociazione. Recenti ricerche hanno inoltre esaminato la relazione tra l'abuso fisico e la dissociazione.

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Chu e Dill hanno riscontrato chiare evidenze in cui l'abuso fisico è correlato alla dissociazione, soprattutto quando l'abuso sessuale avviene simultaneamente.

Altri studi hanno invece delineato una relazione tra elevati livelli di dissociazione e fattori che vanno oltre una storia di abuso.

Ad esempio, Irwin ha riscontrato che le esperienze dissociative negli adulti erano correlate a perdite familiari durante l'infanzia; Malinosky-Rummel e Hoier hanno visto che i livelli di dissociazione erano correlati positivamente con una misura del rischio familiare che includeva aspetti come portare via il bambino dalla proprio casa, assenza della madre naturale in casa, e presenza del patrigno in casa.

Traiettorie di sviluppo della dissociazione

Molti autori hanno notato una similarità tra la dissociazione e l'ipnosi e hanno teorizzato che l'autoipnosi potrebbe essere il meccanismo comportamentale sottostante il comportamento dissociativo.

Essi hanno osservato che la vulnerabilità al trauma dal quale origina la dissociazione è massima nell'infanzia.

I supporti empirici per questa ipotesi sono confermati da diversi studi retrospettivi, i quali hanno sottolineato che la gravità della dissociazione nell'adulto è correlata all'età in cui si è manifestato il trauma.

È importante notare che i comportamenti dissociativi possono non avere lo stesso significato in età differenti.

Sroufe ha tracciato una linea di sviluppo secondo il quale uno stesso comportamento potrebbe rappresentare differenti costrutti a differenti età.

Il Sè e la dissociazione

Le recenti teorie circa i meccanismi coinvolti nell'eziologia della dissociazione hanno enfatizzato il ruolo del Sè, specificatamente la vulnerabilità causata da modelli multipli del Sé o dell'identità come concettualizzato da Bowlby e Main.

Rifacendosi alle teorie della coscienza e attraverso una visione della psicologia cognitiva, Liotti ha presentato un meccanismo esplicito che lega i modelli multipli del Sè ad altri che nascono a partire dalla classificazione degli stili di attaccamento infantili disorganizzati/disorientati nel comportamento dissociativo.

Main e Hesse hanno ipotizzato che un bambino il cui genitore si comporta in modo spaventoso o spaventato, svilupperebbe un modello disorganizzato di comportamento in quelle situazioni stressanti che coinvolgono il genitore.

Questa disorganizzazione del comportamento prenderebbe vita a partire dall'esistenza di due modelli incompatibili di Sè e/o dell'altro.

In accorto con la teoria dell'attaccamento, i bambini ricercano la prossimità con il proprio genitore quando nell'ambiente viene percepita una minaccia.

Quando un genitore si comporta in modo spaventoso, ad esempio abusando del bambino, quest'ultimo può sviluppare un modello del genitore come minaccioso che è inconciliabile con il modello del genitore come fonte di calore e di cura.

Questa teoria è stata ovviamente supportata dalla ricerca effettuata sia nel contesto dell'attaccamento che nel maltrattamento infantile.

Main e Hesse hanno inoltre suggerito che i genitori che presentano dei traumi irrisolti o perdite infantili creano situazioni paradossali ponendosi nei confronti del bambino in modo ambivalente.

Il neonato, quando si trova di fronte un genitore con un'espressione facciale spaventata, in una situazione stressante, tende a introiettare simultaneamente le due diverse reazioni.

La prima conclusione è che il genitore è spaventato per un pericolo ambientale che costituisce una minaccia anche per il neonato.

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La seconda conclusione riguarda invece il bambino; sarebbe l'infante stesso a rappresentare la minaccia e di conseguenza il genitore è spaventato dal bambino.

Se ripetute, queste esperienze determinano la formazione di modelli gravi e incompatibili di Sè e dell'altro come spaventato e spaventoso.

Liotti ipotizza che il bambino con modelli multipli e incompatibili del Sè e dell'altro oscilla rapidamente, avanti e indietro, tra tali modelli in tutte quelle situazioni stressanti in cui è coinvolto il genitore.

Egli sottolinea che in un sistema cognitivo immaturo, sia i modelli incompatibili che l'oscillazione rapida tra essi possono sopraffare i normali processi coscienti e lasciare il bambino in uno stato primitivo di coscienza.

Questo stato primitivo consentirebbe sia l'azione simultanea dei suddetti modelli, e sia l'instaurazione di pattern dissociativi come manifestazione della disorganizzazione del bambino.

Liotti sottolinea che i bambini che sono classificati come disorganizzati sono vulnerabili alle esperienze di vita successive a causa di questi modelli incompatibili e presenterebbero tre differenti traiettorie di sviluppo.

Se l'esperienza successiva con il genitore diviene più stabile, sia in senso positivo o negativo, il bambino diviene più abile nel ricorrere ad uno dei modelli ambivalenti del Sè o dell'altro, e sviluppare processi cognitivi associati a quel modello.

Se l'esperienza successiva è meno stabile, il bambino mantiene una predisposizione latente per un successivo comportamento dissociativo che subentrerà in un momento acuto di stress.

Se invece l'esperienza successiva è fortemente traumatica e cronica, la vulnerabilità disorganizzativa tende a cristallizzarsi in pattern dissociativi di comportamento, che possono poi determinare un vero e proprio disturbo dissociativo di identità.

Il modello di Liotti ha quindi evidenziato il ruolo della gravità, cronicità ed età di insorgenza del trauma.

I percorsi dissociativi coinvolgono l'età precoce di insorgenza e si intersecano con l'attaccamento disorganizzato.

A tal proposito, Main e Hesse hanno sottolineato che tali interazioni subentrano nell'infanzia quando i modelli operativi interni si stanno formando.

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Se esperienze simili dovessero accadere più tardi nello sviluppo del bambino, sarebbero probabilmente assimilate in modo più maturo, in quando i modelli operativi interni sono maggiormente sviluppati e hanno stabilito processi difensivi più forti e una certa quantità di controllo interpretativo sull'esperienza.

Volendo concludere, saperne di più sui meccanismi ed i processi che sottendono la genesi e lo sviluppo del comportamento dissociativo, ci consente di apprendere qualcosa in più sul ruolo dei meccanismi protettivi, l'organizzazione dei modelli di sé e degli altri, le reazioni comportamentali alle condizioni ambientali, al fine di riuscire ad avere una visione integrata di un Sè che, nel contesto del trauma, anziché integrato appare come frammentato.

 

Tratto dalla rivista “Devolopment and Psychopathology”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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