Pubblicità

Il terapeuta deve raccontarsi al proprio cliente?

Prima che il terapeuta scelga di rivelare informazioni su di sé al cliente deve considerare attentamente la problematica del cliente, la storia, il sesso, la cultura, l'età, l'orientamento sessuale, l'abilità mentale e i fattori socio-ambientali di appartenenza.

terapeuta paziente self disclosureQuando si parla di “Self-disclosure” ossia auto-divulgazione si fa riferimento alla rivelazioni di informazioni personali piuttosto che professionali, da parte del terapeuta al paziente.

Quando la rivelazione o divulgazione del terapeuta supera quella professionale del nome, delle credenziali, indirizzo di ufficio, tariffario e politiche terapeutiche, automaticamente si può parlare di Self-Disclosure.

Quando la divulgazione è adeguata e correlata alla clinica, nel senso che viene eseguita per il beneficio del cliente, o l'auto-divulgazione inevitabile (non danneggiata) che si svolge all'interno di una comunità, vengono considerate attraversamenti di confine.

Quando la divulgazione è invece inadeguata, come ad esempio una rivelazione che viene effettuata a beneficio del terapeuta, clinicamente controindicata, incombono sul cliente informazioni inutili che possono creare un'inversione di ruolo in cui il cliente, in modo inappropriato, si occupa del terapeuta, è considerata una violazione dei confini professionali.

Esistono quattro diversi tipi di Self-disclosure: deliberata, inevitabile, accidentale e avviata dal cliente.

Di seguito verranno descritte nel dettaglio:

Auto-rivelazione deliberata: si riferisce alla divulgazione intenzionale, verbale e non delle informazioni personali del terapeuta. Si applica ad azioni deliberate, come la collocazione di una foto di famiglia all'interno dello studio, quadri particolari o un gesto empatico, come un tocco o un certo suono. Esistono due tipi di self-disclosure deliberata: la prima è l'auto-rivelazione, ossia la divulgazione di informazioni da parte dei terapeuti su sé stessi; il secondo tipo è chiamato auto-coinvolgimento, e comprendere le reazioni personali del terapeuta rispetto al paziente nonché gli avvenimenti che si verificano durante le sessioni.

Auto-rivelazione inevitabile: include un'ampia gamma di possibilità, come il sesso, l'età e la fisicità del terapeuta. Questa riguarda anche altri aspetti quale il luogo in cui avvengono le sedute, il tono di voce, la gravidanza, un accento straniero, balbuzie, tatuaggi visibili, obesità e molte forme di disabilità come la paralisi, la cecità, la sordità e via dicendo.

I terapeuti si rivelano anche per il loro modo di vestire, per l'acconciatura, il trucco, l'uso di gioielli, profumo e dopobarba, anelli di fidanzamento o fede nuziale, indossare un rosario e qualsiasi altro simbolo. Quando l'ufficio del terapeuta si trova presso la propria casa, questo coinvolge un'estesa quantità di informazione quali l'auto, lo stato economico, informazioni sulla famiglia o presenza di animali domestici, informazioni sull'orientamento sessuale, hobby, abitudini, vicini, comunità e molto altro ancora.

I terapeuti che praticano in comunità piccole o rurali, spirituali, etniche e così via, devono saper gestire con estremo autocontrollo la propria vita personale, in quanto molti aspetti sono immediatamente disponibili agli utenti.

In molte di queste piccole situazioni di comunità, i clienti possono immediatamente dedurre lo stato civile, il nucleo famigliare, la religione o l'affiliazione politica, l'orientamento sessuale e altre informazioni personali.

Le indicazioni non verbali o il linguaggio del corpo sono anche fonti di auto-dichiarazione che non sempre possono essere tenute sotto controllo da parte del terapeuta.

I clienti, come le persone in generale, sono spesso più colpite da suggerimenti non verbali, piuttosto che dalla semplice comunicazione verbale. Anche per gli analisti che cercano di ridurre al minimo la self-disclosure, ogni intervento nasconde alcune cose sull'analista rivelandone però delle altre.

La self-disclosure accidentale: si verifica quando subentrano incontri accidentali (non pianificati) al di fuori dell'ufficio, reazioni spontanee verbali o non verbali o altri eventi pianificati e non pianificati che rivelano le informazioni personali del terapeuta ai propri clienti.

L'auto-rivelazione avviata dal cliente: rappresenta una fonte potenziale dalla quale possono trapelare informazioni personali sui terapeuti. I clienti possono infatti fare delle domande dirette o cercare il terapeuta su internet. Tali ricerche possono così rivelare un'ampia gamma di informazioni professionali e personali, quali la storia familiare, l'albero genealogico, l'attività di volontariato, la partecipazione al divertimento o alla comunità, le affiliazioni politiche e altro ancora.

I terapeuti non hanno sempre il controllo su ciò che viene pubblicato online su di loro, il che significa che non possono avere il controllo o anche la conoscenza di ciò che i clienti possono sapere di loro.

Psicologi in evidenza
Dottoressa Paola Grasso
Via Monte Senario, 43 - ROMA
Cell.: 338 7897667
Dottoressa Paola Liscia
Via Gaspare Gozzi, 89 - ROMA
Cell: 347 2948154

Le biografie dei terapeuti o i curricula professionali possono anche rivelare importanti informazioni. Il monitoraggio deliberato da parte di un cliente, spiando o stalkerizzando il proprio terapeuta, può rivelare una notevole quantità di informazioni private e personali.

Contesto storico

I dibattiti scientifici sulla self-disclosure del terapeuti risalgono ai primi anni della psicoterapia.

Già nel 1912, coerentemente con la cultura puritana del suo tempo, Freud sottolineava che “il medico deve essere impenetrabile per il paziente e, come uno specchio, non deve riflettere altro che quello che gli viene mostrato”.

L'aumento del movimento umanistico negli anni '60 ha avanzato l'ipotesi che la self-disclosure potrebbe essere preziosa e terapeutica.

Nel 1971 Jourard ha pubblicato l'opera “Self-disclosure: An Experimental Analysis of the Transparent Self”, divenendo molto popolare tra gli psicoterapeuti umanistici.

Il movimento femminista degli anni '70-'80 ha aggiunto una dimensione politica, in cui la self-disclosure nel contesto della psicoterapia è stata valutata per la sua capacità di modellare e promuovere un rapporto più egualitario tra terapeuta e cliente.

Contemporaneamente, il programma dei 12 passi utilizzati in molti gruppi di sostegno, basati sull'auto-rivelazione mutuale, sono proliferati sin dagli anni '80 e '90.

Gli anni '90 sono stati testimoni di un grande cambiamento culturale in cui celebrità e politici, come Oprah Winfrey, Kitty Dukakis, Elizabeth Taylor e Patty e Michael Reagan, hanno abituato il pubblico a confessioni intime e dettagliate attraverso la televisione nazionale.

Nel nuovo millennio si sono poi sviluppati i cosiddetti reality show, i quali promuovono un “voyeurismo incensurato” e auto-rivelazione senza freni.

Il cambiamento sociale dell'atteggiamento si è anche manifestato in medicina e nei servizi di cura per la salute mentale.

Nell'era di cura degli anni '90, i pazienti o clienti sono diventati consumatori e medici e psicologi fornitori.

I consumatori potevano ricerca informazioni e mettere in discussione l'esperienza e le competenze dei loro fornitori. I consumatori moderni hanno il diritto di accedere a tutti i tipi di informazioni sui loro assistenti medici, e possono anche rivolgersi a tribunali, banche dati, agenzie per la loro protezione, e una vasta gamma di imprese private e no-profit che sono pronte a fornire informazioni.

Infine, internet ha portato alla più significativa rivoluzione delle informazioni.

In linea con le richieste di informazioni dei consumatori, sempre più psicoterapeuti stanno costruendo siti web friendly e personalizzati, che non solo forniscono dati professionali, ma anche quantità significative di informazioni personali.

Sul fronte professionale che si sta armonizzando con i movimenti umanistici, femministi e di auto-aiuto, molti nuovi approcci all'autodisciplina terapeutica sono emersi verso la fine del XX° secolo e gli inizi del XXI°.

Gli autori dei diversi orientamenti, quali comportamentali, cognitivi e cognitivi-comportamentali, hanno discusso i vantaggi terapeutici della self-disclosure. Anche la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio ha visto una discussione sempre più aperta sulla flessibilità dei confini terapeutici in generale ed un aumento della self-disclosure in particolare.

Pubblicità

Allo stesso modo, il codice etico dell'American Psychological Association (APA) del 2002, ha introdotto la necessità di una chiarezza sul tema quando affermava che gli interventi terapeutici dovrebbero essere valutati a partire dal “giudizio professionale degli psicologi che svolgono attività analoghe in circostanze 'analoghe', da certi orientamenti teorici e non da regole arbitrarie”.

Considerati tutti insieme, si rende chiaro che una visione positiva degli atteggiamenti professionali nei confronti della self-disclosure si è co-evoluta con gli atteggiamenti culturali dell'epoca.

Orientamenti terapeutici e self-disclosure

L'atteggiamento verso la self-disclosure terapeutica è strettamente correlato all'orientamento teorico del terapeuta.

In generale, i terapeuti altamente divulgativi convogliano l'attenzione per il processo di psicoterapia come un'interconnessione tra il terapeuta ed il paziente, mentre quelli meno divulgativi si concentrano sul lavoro attraverso le proiezioni dei pazienti.

Gli analisti tradizionali hanno seguito le istruzioni di Freud nel fungere da specchio e schermo vuoto per il cliente, liberandolo dalla proiezione dei propri sentimenti e pensieri sul terapeuta in modo assolutamente neutrale.

Neutralità, astinenza e anonimato, secondo la terapia analitica tradizionale, rappresentano le basi per l'analisi del transfert. Si ritiene che la self-disclosure all'interno della tradizione analitica comporti una gratificazione dei desideri dei pazienti anziché analizzarli.

Al contrario, l'attenzione interpersonale di varie psicoterapie psicodinamiche moderne ha sottolineato l'importanza dell'auto-divulgazione secondo prospettive relazionali e intersoggettive.

La psicoterapia umanistica ed esistenziale hanno sempre sottolineato l'importanza della trasparenza dei terapeuti nel valorizzare l'autentica alleanza terapeutica, il fattore più importante per la previsione dell'esito clinico.

I terapeuti umanistici affermano che l'auto-divulgazione del terapeuta consente ai pazienti di riconoscere che tutte le persone dispongono di mancanze e questioni irrisolte nella loro vita, e che tra psicoterapeuta e pazienti non esiste una differenza essenziale.

La psicoterapia di gruppo è un altro orientamento che sottolinea l'importanza dell'auto-rivelazione.

Yalom afferma: “gli psicoterapeuti di gruppo possono, come gli altri membri del gruppo, condividere apertamente i propri pensieri e sentimenti in modo giudizioso e responsabile, rispondendo agli altri autenticamente e riconoscendo o confutando motivi e sentimenti attribuiti a loro”.

La terapia comportamentale, cognitiva e cognitiva-comportamentale hanno sottolineato l'importanza di modellare e rinforzare la terapia e vedere l'auto-rivelazione come un veicolo efficace per migliorare queste tecniche.

Lazarus, uno dei fondatori della terapia comportamentale, descrive l'importanza da parte dei terapeuti di rispondere appropriatamente alle domande consone dei clienti.

Psicologi in evidenza
Dottor Marco Zanghì
Via Scite, 3 - MESSINA
Cell: 334 2717738
Dottoressa Giuseppina Grazioso
V.le Papa Giovanni XXIII, 33 - BARI
Cell: 338 7780330

Inoltre esamina la potenziale perturbazione del processo clinico che può derivare da terapisti che rispondono sempre alle domande dei clienti con domande del tipo “Mi può dire perchè vuole saperlo”, piuttosto che rispondere direttamente alla domanda.

Le terapie basate invece sul principio dell'auto-aiuto utilizzano ampiamente la self-disclosure; la terapia narrativa pone anche un valore elevato su quello che definisce la trasparenza dei terapeuti.

Infine, la terapia familiare, Ericksoniana e la terapia Adleriana la utilizzano per modellare e rinforzare l'alleanza terapeutica.

Da un punto di vista etico, tra i diversi autori persiste un certo numero di preoccupazioni che sono associate alla self-disclosure.

Quello più comunemente citata è che l'auto-divulgazione non venga spesso utilizzata per scopi clinici-terapeutici o per il bene del cliente, ma piuttosto per il terapeuta.

Così l'intento del terapeuta è estremamente importante, in quanto dovrebbe essere concentrato saldamente sul benessere del cliente e non dovrebbe essere alimentato dalla gratificazione dei bisogni o dei desideri del terapeuta.

Molti autori hanno sollevato la preoccupazione che l'auto-divulgazione del terapeuta non dovrebbe né determinare un onere per il cliente, né essere eccessiva, né creare una situazione in cui il cliente deve prendersi cura del terapeuta.

La maggior parte degli studiosi e degli etici concordano, in genere, che i terapeuti non dovrebbero condividere le proprie fantasie sessuali con i propri clienti.

Come per qualsiasi decisione riguardante l'attraversamento dei confini, la decisione di auto-svelarsi si basa innanzitutto sul benessere del cliente.

La self-dislcosure intenzionale e deliberata è fatta seguendo i principi generali, morali ed etici di beneficenza e non-maleficenza, nel senso che i terapeuti intervengono in modalità destinate a promuovere benessere e non ad arrecare un danno al cliente.

Applicare questi principi al concetto di self-disclosure significa che, quando fatta in modo intenzionale, dev'essere clinicamente guidata e focalizzata sul cliente, e non destinata a soddisfare le esigenze del terapeuta.

La problematica del cliente, la storia, il sesso, la cultura, l'età, l'orientamento sessuale, l'abilità mentale e altri fattori dell'utente devono essere attentamente considerati prima che il terapeuta scelga di svelarsi.

L'orientamento teorico e il senso di agio nel rivelarsi da parte del terapeuta è spesso determinato dalla sua cultura, sesso e struttura di personalità.

Questi sono fattori evidenti che determinano la portata della loro auto-divulgazione.

I terapeuti che lavorano fuori dalle proprie case dovrebbero anche essere consapevoli del fatto che questa impostazione più personale contiene un'abbondante auto-rivelazione che può assumere svariati significati per i clienti.

 

Tratto dalla rivista “ Clinical Psychology Review”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

Bibliografia

  • American Psychological Association. (2016). Ethical principles of psychologists and code of conduct. American Psychologist, 57, 1060–1073
  • Audet, C. T. (2011). Client perspectives of therapist self-disclosure: Violating boundaries or removing barriers?. Counselling Psychology Quarterly, 24(2), 85-100.
  • Barrett, M. S., & Berman, J. S. (2001). Is psychotherapy more effective when therapists disclose information about themselves? Journal of Consulting and Clinical Psychology, 69, 597–603.
  • Bloomgarden, A. & Mennuti, R. X. (Eds.). (2009). Psychotherapist revealed: Therapists speak About self-disclosure in psychotherapy. New York, NY: Routledge.
  • Edelstein, L.N., & Waehler, C.A. (2011). What do I say? The therapist’s guide to answering client questions. Hoboken, NJ: John Wiley & Sons Inc.
  • Fisher, C. D. (2004). Ethical issues in therapy: Therapist self-disclosure of sexual feelings. Ethics and Behavior, 12, 105–121.
  • Henretty, J. R., & Levitt, H. M. (2010). The role of therapist self-disclosure in psychotherapy: A qualitative review. Clinical Psychology Review, 30, 63–77.
  • Lazarus, A. A. (1994). How certain boundaries and ethics diminish therapeutic effectiveness. Ethics and Behavior, 4, 255–261.
  • Pinto-Coelho, K. G., Hill, C. E., & Kivlighan Jr, D. M. (2016). Therapist self-disclosure in psychodynamic psychotherapy: A mixed methods investigation. Counselling Psychology Quarterly, 29(1), 29-52
  • Volkova, S., & Bachrach, Y. (2015). On predicting sociodemographic traits and emotions from communications in social networks and their implications to online self-disclosure. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 18(12), 726-736.
  • Way, W., & Vosloo, J. (2016). Practical considerations for self-disclosure in applied sport psychology. Journal of Sport Psychology in Action, 7(1), 23-32. 
  |   Letto: 1725 volte
Pin it


Potrebbero interessarti anche....

Il Sè sessuale

Il concetto di Sè sessuale fa riferimento alle modalità con cui si pensa a sé stessi come esseri sessuali e si sviluppa sia in risposta alle interpretazioni soggettive delle esperienze sessuali che dai feedack provenienti dal mondo esterno. L'individualità sessuale è defini...

Il Sé nell'altro: la paranoia

Le sfumature della paranoia: Persecuzione, megalomania ed erotomania. Nancy McWilliams e la concezione psicoanalitica. Una nuova comprensione della paranoia come sindrome psichiatrica è stata acquisita negli ultimi anni, grazie anche al pensiero psicoanalitico contemporaneo. Il manuale diagnostico e ...

Disturbo bipolare: sintomi e opzioni di trattamento

Il disturbo bipolare è un disordine caratterizzato da spostamenti insoliti nell'umore, nell'energia, nei livelli di attività e nella capacità di svolgere compiti quotidiani. I sintomi del disturbo bipolare sono abbastanza gravi; oscillano da livelli bassi ad alti, e la sintomatologia pu&...

La teoria della separazione

La teoria della separazione integra i sistemi psicoanalitici ed esistenziali del pensiero, mostrando quanto il dolore interpersonale precoce e l'ansia di separazione, e in seguito, l'ansia di morte, portino alla formazione di forti difese psicologiche. “La teoria della separazione è integrativa ...

Copyright © 2018 Psicologi Italiani. Tutti i diritti riservati. Psiconline srl. - P.IVA 01925060699 - web design - web agency -

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Accedendo acconsenti all'utilizzo dei cookies in accordo con la politica e regolamentazione vigente in materia di cookies e privacy. - ULTERIORI INFORMAZIONI

Cookie e relative funzionalità

A seconda dei singoli obiettivi, si utilizzano cookie differenti.
Di seguito viene fornito un elenco dei tipi di cookie più diffusi e degli scopi per cui vengono utilizzati.

Cookie di sessione
I cookie di sessione vengono archiviati temporaneamente nella memoria del computer durante l'esplorazione di un sito, ad esempio, per tenere traccia della lingua scelta. I cookie di sessione rimangono memorizzati nel computer per un breve periodo di tempo. Vengono infatti eliminati non appena l'utente chiude il browser Web.

Cookie permanenti o traccianti
I cookie permanenti salvano un file sul computer per un lungo periodo di tempo. Questo tipo di cookie possiede una data di scadenza. I cookie permanenti consentono ai siti Web di ricordare informazioni e impostazioni alle successive visite degli utenti, rendendo così l'esplorazione più pratica e rapida, poiché, ad esempio, non è più necessario effettuare l'accesso.
Alla data di scadenza, il cookie viene automaticamente eliminato quando si effettua il primo accesso al sito Web che lo ha creato.

Cookie di prime parti
Questi cookie vengono impostati dai siti Web stessi (con dominio uguale a quello indicato nella barra degli indirizzi del browser) e possono essere letti solo da tali siti. Vengono comunemente utilizzati per archiviare informazioni quali le preferenze, da utilizzare alle successive visite al sito.

Cookie di terze parti
Questi cookie vengono impostati da domini diversi da quello indicato nella barra degli indirizzi del browser, ovvero da organizzazioni che non corrispondono ai proprietari dei siti Web.
I cookie utilizzati, ad esempio, per raccogliere informazioni a fini pubblicitari e di personalizzazione dei contenuti, oltre che per elaborare statistiche Web, possono essere "cookie di terze parti".
I cookie di terze parti consentono di ottenere sondaggi più completi delle abitudini di esplorazione degli utenti e si ritiene che siano più sensibili dal punto di vista dell'integrità. Per questo motivo, la maggior parte dei browser Web permette di modificare le impostazioni in modo che tali cookie non vengano accettati.

Di seguito un elenco dei servizi utilizzati sul sito Psicologi Italiani che impostano cookie di terze parti:

Google Analytics (Google)
Google Anayltics è un servizio di analisi web fornito da Google, Inc. ("Google") che utilizza dei "cookie" mediante i quali raccoglie Dati Personali dell'Utente che vengono trasmessi a, e depositati presso i server di Google negli Stati Uniti. Google utilizza queste informazioni allo scopo di tracciare e esaminare il vostro utilizzo del sito web, compilare report sulle attività del sito web per gli operatori del sito web e fornire altri servizi relativi alle attività del sito web e all'utilizzo di Internet. Google non associa l'indirizzo IP dell'utente a nessun altro dato posseduto da Google. L'eventuale rifiuto di utilizzare i cookies, selezionando l'impostazione appropriata sul vostro browser, può impedire di utilizzare tutte le funzionalità di questo sito web.

Social Widgets/Buttons
Servizi che consentono agli utenti di interagire con i social network direttamente all'interno di altri siti web.

Facebook social buttons/widgets (Facebook)
Servizio gestito da Facebook Inc. società che aderisce all'iniziativa Safe Harbor Privacy Policy Framework, garantendo un trattamento dei Dati Personali in linea con gli standard di sicurezza europei. Il servizio consente all'Utente di interagire con il social network tramite questo sito web. Facebook, grazie al click dell'Utente, acquisisce i dati relativi alla visita dello stesso sul Sito. Facebook non condivide alcuna informazione o dato in suo possesso con il Sito o il Titolare del Trattamento. Per maggiori informazioni sull'utilizzo dei Dati Personali da parte di Facebook Inc. si prega di consultare il seguente link: www.facebook.com/privacy/explanation.php

Twitter social buttons/widgets (Twitter)
Servizio gestito da Twitter, società che aderisce all'iniziativa Safe Harbor Privacy Policy Framework, garantendo un trattamento dei Dati Personali in linea con gli standard di sicurezza europei. Il servizio consente all'Utente di interagire con il social network tramite questo sito web. Twitter, grazie al click dell'Utente, acquisisce i dati relativi alla visita dello stesso sul Sito. Twitter non condivide alcuna informazione o dato in suo possesso con il Sito o il Titolare del Trattamento. Per maggiori informazioni sull'utilizzo dei Dati Personali da parte di Twitter si prega di consultare il seguente link: twitter.com/privacy

Gestione dei cookie

Poiché i cookie sono normali file di testo, è possibile accedervi utilizzando la maggior parte degli editor di testo o dei programmi di elaborazione testi. Per aprirli, è sufficiente fare clic su di essi. Di seguito è riportato un elenco di collegamenti che spiegano come visualizzare i cookie all'interno dei vari browser. Se il vostro browser non è presente, fate riferimento alle informazioni sui cookie fornite dal browser stesso. Se utilizzate un telefono cellulare, consultate il relativo manuale per reperire ulteriori informazioni.

Firefox
https://support.mozilla.org/en-US/kb/cookies-information-websites-store-on-your-computer

Chrome
https://support.google.com/chrome/bin/answer.py?hl=en&answer=95647&topic=14666&ctx=topic

Internet Explorer
http://windows.microsoft.com/en-US/internet-explorer/delete-manage-cookies

Safari
http://support.apple.com/kb/PH17191?viewlocale=it_IT

Disattivazione/attivazione o eliminazione dei cookie

I cookie possono essere limitati o bloccati mediante le impostazioni del browser.

Se preferite che i siti Web non memorizzino alcun cookie nel vostro computer, impostate il browser in modo da ricevere una notifica prima dell'archiviazione di ogni cookie. In alternativa, potete impostare il browser in modo che rifiuti tutti i cookie o solo i cookie di terze parti. Potete anche eliminare tutti i cookie già presenti nel sistema. È importante sottolineare che le impostazioni devono essere modificate separatamente in ogni browser e computer utilizzato.

Se impostate il blocco della memorizzazione dei cookie, Psicologi Italiani non può garantire un corretto funzionamento del sito Web. Alcune funzioni del sito potrebbero risultare non disponibili e potrebbe non essere più possibile visualizzare determinati siti Web. Inoltre, il blocco dei cookie non elimina la visualizzazione degli annunci pubblicitari. Semplicemente, questi non saranno più personalizzati in base ai vostri interessi e verranno riproposti con maggiore frequenza.

In ogni browser le impostazioni vengono modificate seguendo una diversa procedura. Se necessario, per definire impostazioni corrette utilizzate la funzione di Guida del browser.

Per disattivare i cookie su un telefono cellulare, consultate il relativo manuale per reperire ulteriori informazioni.

Informazioni più dettagliate relative ai cookie su Internet sono disponibili all'indirizzo http://www.aboutcookies.org/

Altri cookie/cookie imprevisti

Considerando il funzionamento di Internet e dei siti Web, non sempre siamo in grado di controllare i cookie che vengono memorizzati da terze parti attraverso il nostro sito Web. Questo vale soprattutto nei casi in cui la pagina Web contenga i cosiddetti elementi incorporati: testi, documenti, immagini o brevi filmati che sono archiviati altrove, ma vengono visualizzati nel o attraverso il nostro sito Web.
Di conseguenza, qualora nel sito Web venisse rilevato un cookie non imputabile ad uno dei servizi di terze parti elencato, vi preghiamo di comunicarcelo. In alternativa, potete contattare direttamente le terze parti interessate e chiedere informazioni sui cookie che inviano, a quali scopi, qual è la loro durata e come garantiscono la privacy degli utenti.