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La dipendenza sessuale nelle New Addiction

La dipendenza sessuale comporta spesso gravi conseguenze di natura relazionale, lavorativa, economica e legale con un grado variabile di disabilità.

dipendenza sessuale new addiction“Brandon ha paura di questa intimità, fa sesso casuale o con prostitute, ma se deve davvero fare l’amore per lui è impossibile, perché lasciar entrare qualcuno è una cosa molto difficile, perché c’è la possibilità di essere feriti e a causa del suo passato Brandon non permette a nessuno di entrare. Abbiamo una persona che usa il corpo per lenire il dolore”, tratto dal film Shame.

La dipendenza sessuale comprende un insieme di caratteristiche psicopatologiche caratterizzate da pensieri e fantasie sessuali intrusive associate a perdita di controllo sui comportamenti sessuali.

Da un punto di vista storico, la prima ipotesi di sessualità come dipendenza fu formulata negli ultimi anni dell’Ottocento da Richard Krafft-Ebing, il quale sottolineava che “il sesso poteva essere intensificato in maniera enorme fino a influenzare tutti gli aspetti della vita di un individuo”.

Per una migliore chiarezza espositiva è bene prima comprendere cosa si intende con il termine “dipendenza”; a tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica la Dipendenza come quella “condizione psichica e talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”.

È importante cercare anche di comprendere cosa si intende per dipendenza patologica: “disturbo primario e cronico, determinato da fattori genetici, psicosociali e ambientali, caratterizzato principalmente da mancanza di controllo, compulsività, smisurato desiderio, relativo al ripetersi dell’uso di sostanze, di attività e di interazioni con altri individui, nonostante le conseguenze negative che ne derivano”.

Nonostante la dipendenza sessuale non sia ancora oggi riconosciuta dai sistemi nosografici ufficiali, un crescente interesse è stato rivolto a questa condizione in quanto interesserebbe il 3-6% della popolazione generale.

Da un punto di vista psicoanalitico, Sigmund Freud alcuni anni più tardi ipotizzò che la masturbazione rappresentasse la dipendenza principale e riteneva che altre dipendenze (morfina, tabacco o alcool) irrompevano nella vita delle persone allo scopo di sostituirla.

Un altro autore che nei suoi scritti iniziò a parlare di bramosie sessuali e di tossicomanie in assenza di sostanze, fu Otto Fenichel; tuttavia, nonostante queste osservazioni il termine “dipendenza” non fu facilmente accettato in ambito terapeutico da parte della comunità scientifica.

Il dibattito scientifico attuale ruota intorno alla constatazione che si dovrebbe definire dipendenza solo quell’attività che determina l’assunzione di una sostanza dalla quale poi scaturisce la dipendenza fisica.

A tal proposito la letteratura ha effettuato una distinzione importante, inserendo la Dipendenza sessuale nelle cosiddette New Addiction, ossia quelle dipendenze che sono annesse a dei comportamenti o attività socialmente accettate come il lavoro, internet, shopping, sesso e così via.

L’importanza di tale distinzione serve altresì a sottolineare come il progresso tecnologico e quindi la messa in atto e la reiterazione prolungata di comportamenti “apparentemente innocui” abbia determinato una modalità alternativa di espressione della patologia.

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Tra gli autori che maggiormente hanno offerto il proprio contributo sul questa tematica vi è sicuramente Aviel Goodman, il quale nel sul libro “La dipendenza sessuale”, sottolineava l’esistenza, clinicamente accertata, di una condizione per la quale il soggetto (uomo o donna che sia) è spinto irresistibilmente a impegnarsi in certe forme di comportamento sessuale ricorrente e incontrollate.

In qualità di psichiatra e psicoanalista, è stato il primo a definire scientificamente il fenomeno della dipendenza sessuale come una precisa condizione psicopatologica, individuandolo come categoria diagnostica a sé e pienamente determinata.

La caratteristica del pensiero di Goodman era quello di considerare gli aspetti psicologici di una dipendenza e non soltanto le alterazioni o stati fisiologici annessi all’assunzione di una sostanza, mettendo in evidenza che la dipendenza da sesso fosse un comportamento sia finalizzato al piacere che a placare il senso di disagio e i propri conflitti interiori.

Il comportamento ipersessuale produrrebbe in un primo tempo sollievo ed euforia e successivamente senso di colpa, vergogna e depressione: questi ultimi diventano così rinforzi negativi che determinano la dipendenza.

Goodman ha altresì identificato precisi criteri diagnostici della dipendenza sessuale:

1. tolleranza, che comprende il bisogno di aumentare la quantità e l’intensità per raggiungere l’effetto e la diminuzione dell’effetto a causa del continuo comportamento nello stesso livello d’intensità;

2. astinenza, la quale comporta aggressività e tendenza a limitare i sintomi di astinenza;

3. maggior quantità di comportamenti per periodo prolungati;

4. desiderio persistente con tentativi di controllare i comportamenti;

5. interruzione di attività sociali e lavorative;

6. uso continuativo del comportamento nonostante la consapevolezza di avere un problema.

Insieme a Goodman il vero pioniere nello studio e nella diagnosi della dipendenza sessuale è Patrick Carnes; nel 1983 pubblicò il libro “Out of the Shadows: understanding sexual addiction” (Fuori dalle ombre: capire la dipendenza sessuale), e si deve a lui la prima definizione completa di questa patologia:

la dipendenza sessuale è una relazione malata con il sesso, che ha lo scopo di permettere alla persona d’alleviare lo stress, fuggire dai sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non è capace di gestire. Questa relazione diviene bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto è sacrificato, comprese le persone che sono considerate solamente come oggetti da usare”.

In sostanza la relazione patologica con il sesso permette alla persona di rifugiarsi nella ricerca di un piacere che possa alleviare lo stress, permettere di fuggire da sentimenti negativi e dolorosi e dalle relazioni intime che non è capace di gestire.

A tal proposito Lambiase sottolineava come questa relazione conferisse l’illusione di controllare tutte queste difficoltà e quindi la vita stessa.

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L’aspetto della dipendenza è insito in questa modalità patologica che si impone come bisogno primario in cui tutto il resto(amici, famiglia, lavoro) viene sacrificato: si perde cioè la propria abilità di scegliere in quanto non si è più in grado di frenare quel comportamento.

Le principali caratteristiche comportamentali delle dipendenze sessuali sono atteggiamenti fuori dal controllo con gravi conseguenze dovute ai comportamenti sessuali; incapacità di smettere nonostante le gravi conseguenze; persistente conseguimento di comportamenti autodistruttivi e rischiosi; crescente desiderio e sforzo di controllare i comportamenti sessuali oscillando da Acting - out (ricerca del comportamento) ad Acting - in (anoressia sessuale); ossessioni sessuali e fantasie; gravi alterazioni dell’umore annessi al comportamento sessuale e via dicendo.

L’euforia del soggetto dipendente dura il tempo del rituale sessuale: cessato l’orgasmo si sperimentano sentimenti negativi di auto-svalutazione rispetto ai quali subentra un bisogno di sollievo e si alimenta così un circolo vizioso progressivo che rende il tutto impossibile da gestire.

Si assiste anche ad una perdita di contatto con le proprie emozioni tanto che, dopo l’atto sessuale, non si riesce più a provare emozioni che siano positive o negative: rimane il senso di vuoto emotivo e l’indifferenza.

Secondo Carnes ci sono tre livelli che classificano la gravità della dipendenza:

Il primo comprende comportamenti considerati come normali, accettabili o tollerabili; il secondo si estende fino a quei comportamenti che sono chiaramente vittimizzanti e per i quali sono previste sanzioni legali; il terzo abbraccia quei comportamenti che hanno gravi conseguenze per la vittima e legali per il dipendente.

Ad ognuno dei rispettivi livelli corrisponde una fase:

- nella prima fase si presenta una pratica di masturbazione ossessiva, promiscuità sessuale, uso di materiale pornografico e così via; comportamento sado/masochista; travestitismo e feticismo.

- nella seconda fase il comportamento sessuale è rivolto all’esterno, con espressioni sessuali in luoghi pubblici, telefonate oscene, fino a degenerare in esibizionismo, prostituzione, molestie sessuali.

- nella terza fase si arriva a mettere in atto abusi sessuali con e senza pedofilia: sesso con bambini o minorenni e adulti deboli o non coscienti, come individui sotto effetto di droghe o portatori di Handicap.

In tutti i pazienti affetti da questa sindrome, è tipico il mutamento del tono affettivo dovuto al discontrollo sessuale, per cui a un primo stadio di euforia segue immediatamente una fase depressiva caratterizzata da vergogna.

A livello fisico, in questi pazienti, si associano altre disfunzioni sessuali, insonnia, ipertensione e deficit del sistema immunologici.

A livello emotivo l’individuo può rendersi conto di essere malato, ma non avendo il coraggio di chiedere aiuto, si isola dal mondo circostante, sperimentando sentimenti di impotenza, pensieri paranoici e manie di persecuzione legate ad ossessioni e distrazioni.

Da un punto di vista clinico Coleman e Carnes furono i primi ad elaborare un modello completo per la comprensione dei fattori e dei processi sottostanti alla dipendenza sessuale, concentrandosi soprattutto sul vissuto di vergogna e di autosvalutazione.

Senza trascurare le componenti neurobiologiche e la vulnerabilità ad esse associate, secondo Carnes un elemento importante riguarda le dinamiche familiari patologiche, attraverso cui il bambino sviluppa modelli relazionali seduttivi per sentirsi “speciale” agli occhi del genitore.

L’apprendimento di tali modelli fa sì che questi vengano ripetuti nelle successive relazioni e determinerà il formarsi di una struttura di personalità narcisistica organizzata ad un livello borderline, in cui si ha bisogno della presenza dell’altro per confermare la propria esistenza, ma nello stesso tempo un allontanamento volontario da tali soggetti per la paura di essere fagocitati.

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Gli altri esisterebbero in funzione di oggetti-Sé che consentono al soggetto dipendente di mantenere il proprio Sé coeso.

In tal senso il sesso diviene il bisogno più importante e l’unico che potrà soddisfare le proprie esigenze.

Cantelmi e Lambiase attribuiscono ai comportamenti sessuali ritualizzati il ruolo di antidoto ai vissuti di umiliazione e di autosvalutazione sviluppati a seguito della mancata sintonizzazione affettiva del caregiver durante l’età infantile.

Il mancato sviluppo della “teoria della mente” rende impossibile la regolazione delle proprie emozioni e comportamenti, così come un senso di competenza e orientamento nella realizzazione di una vita significativa.

Goodman ha proposto invece un modello bio-psico-sociale ipotizzando che tutti i disturbi da dipendenza condividano un processo psicobiologico sottostante caratterizzato da una tendenza persistente e molto forte tale da intraprendere comportamenti che producono piacere, finalizzati a lenire affetti dolorosi o a regolare l’autostima.

La presenza durante il periodo infantile di meccanismi difensivi come la sessualizzazione ha portato Mc Dougall a introdurre il termine di “sessualità tossicodipendente” per descrivere quelle forme di relazione sessuale in cui è l’atto sessuale stesso ad essere investito e ricercato al fine di alleviare stati mentali intensi e dolorosi, così come ridurre l’aggressività diretta verso se stessi o verso le rappresentazioni interiorizzate dei genitori, dai quali i dipendenti sessuali erano concepiti nell’infanzia come un’estensione narcisistica di loro stessi o come un completamento sessuale.

Infine Kernberg, nel descrivere il continuum psicopatologico della “capacità di innamorarsi e restare innamorati”, riferisce di alcuni tipi di promiscuità sessuale contrassegnati dal bisogno di impossessarsi dell’altro e del suo corpo (ridotto ad oggetto di consumo e sostituto delle mancate esperienze gratificanti).

Il trattamento della dipendenza sessuale richiede un approccio multidisciplinare, che preveda l’impiego di interventi psicoeducativi, psicoterapeutici (cognitivo-comportamentale, psicodinamico, di coppia e di gruppo), farmacologico, gruppi di auto-aiuto, tutti combinati tra loro.

Tra le finalità terapeutiche è importante lo sviluppo di una sana capacità di intimità con sè stessi e con gli altri e l’acquisizione di adeguate abilità di gestione degli eventi problematici.

Il percorso inizia quindi con il motivare l’individuo al cambiamento e spezzare l’isolamento in cui si è chiuso, supportato da un cammino permeato da obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Bibliografia

  • Carnes P (1991), Don’t call it love. Recovery from sexual addiction. Bantam Books, New York.
  • Coleman E., Is your patient suffering from compulsive sexual behavior?,Psychiatric Ann 1992; 22: 320-5.
  • Goodman A., (2005), La dipendenza sessuale. Un approccio integrato. Trad. it. Astrolabio –Ubaldini Editore, Roma
  • Kernberg O.F., Impedimenti all’innamorarsi e al restare innamorati, In Bergmann M.S., Kernberg O.F., Capacità di amare., Torino: Bollati Boringhieri; 1996: 52-95.
  • McDougall J., Eros, le deviazioni del desiderio. Milano: Raffaello Cortina; 1997.
 

(Adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

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