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La dissociazione come difesa dal trauma

Estraniarsi da sé stessi, dal mondo esterno e dal proprio corpo nel tentativo di difendersi da un trauma.
dissociazione trauma

I sintomi di dissociazione, depersonalizzazione e derealizzazione sono spesso associati a traumi fisici e mentali che si manifestano solitamente durante l’infanzia.

Molti di questi segni clinici sono stati riscontrati in pazienti con una varietà di disordini, come il Disturbo Post-traumatico da Stress, disturbo Dissociativo, disturbo da conversione e infine disturbi di personalità, specialmente il Disturbo Borderline.

All’interno del DSM-IV-TR (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) la sindrome depersonalizzazione-derealizzazione è classificata nella categoria dei disturbi dissociativi e intesa come una manifestazione della dissociazione strutturale della personalità, sottostante al medesimo meccanismo (sentimenti di estraneità e distacco da se stessi e dal mondo).

Con l’avvento del DSM-5 la derealizzazione è stata inclusa nel nome e nei sintomi di ciò che precedentemente era definito Disturbo di Depersonalizzazione e che ora si chiama invece Disturbo di Depersonalizzazione\Derealizzazione.

Uno dei concetti teorici utili a comprende la dissociazione è il modello BASK (Behaviour, Affect, Sensation, Knowledge) di Bennett G. Braun, che la descrive come un’interruzione su uno o più dei quattro livelli che caratterizzano il continuum rappresentante la salute mentale: comportamento, affettività, sensazione, conoscenza.
Secondo Braun è possibile dissociare: il comportamento, come nel caso di una paralisi o di un’automutilazione in stato di trance; l’affetto, come accade nel ricordo di un trauma senza nessun sentimento associato; la sensazione come nelle anestesie di conversione e nei ‘ricordi corporei’ dell’esperienza subita; e infine la conoscenza, come negli stati di assenza o amnesia.

Nell’eziologia dei disordini di depersonalizzazione-derealizzazione molto fattori sono chiamati in causa, come quello neurologico, endocrino e psicologico.

A proposito di quest’ultimo si possono evidenziare una varietà di disturbi che si manifestano a partire dall’infanzia, come la presenza di un’esperienza violenta e traumatica, la repressione e dissociazione dalle emozioni provate, la capacità dei caregiver di prendersi cura del bambino, un senso alterato di sicurezza, scarsa autostima, ed esposizioni ad eventi sconvolgenti.

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Secondo molti ricercatori e clinici il trauma e la dissociazione sono interdipendenti, in quanto il primo di questi fenomeni è collegato ad una mancanza di coerenza tra il mondo interno e la realtà esterna, che va a determinare automaticamente la perdita dell’equilibrio mentale che si esprime attraverso la dissociazione.

Insieme al disturbo di somatizzazione e difficoltà nella regolazione emotiva, i disturbi dissociativi appaiono probabilmente come una modalità per adattarsi alle esperienze traumatiche.

Inoltre, il rifiuto emotivo da parte dei genitori e soprattutto la minimizzazione dell’esperienza traumatica e difficile che il bambino sta vivendo aumenta la probabilità del verificarsi di stati dissociativi in età adulta.

Soprattutto le donne che sono state vittime di abusi sessuali, possono sperimentare maggiori difficoltà nell’approcciarsi in maniera adeguata alle proprie caratteristiche fisiche, manifestando maggiori preoccupazioni per l’aspetto e il proprio peso.

Le vittime di abusi presentano una modalità errata di percepire le singole parti del proprio corpo o del corpo intero, giudicandolo spesso come deforme o alieno, ed essere così cronicamente insoddisfatti del proprio aspetto.

A tal proposito, le rappresentazioni della relazione di attaccamento, incluse l’esperienza di un trauma emozionale, colpisce diversi aspetti della percezione della propria corporeità.

Più è forte l’evento traumatico, più gravi sono i disturbi circa il modo di vivere e vedere il proprio corpo.

Gli eventi con un maggiore impatto emotivo traumatico sono lo stupro e la violenza fisica, tentativi di stupro o contatti sessuali durante l’infanzia.

L’esposizione alla situazione traumatica durante l’infanzia o l’adolescenza può anche determinare l’insorgenza di malattie psicosomatiche, che sono accompagnate da episodi di depersonalizzazione-derealizzazione o altri disturbi nel campo della dissociazione.

Questo meccanismo può essere spiegato in quanto la vittima sacrifica il proprio corpo, negando inconsciamente i propri sentimenti che non vengono espressi verbalmente, e questi si manifestano così attraverso il corpo.

Il risultato finale di questo processo è la conversione del dolore mentale nella sofferenza del corpo.

Un altro approccio più contemporaneo vede i disturbi dissociativi come un sistema psicobiologico di protezione del corpo che si attiva nel momento in cui questo è esposto a ripetute minacce durante situazioni di vario genere.

Per quanto riguarda la relazione tra situazioni familiari difficili e sintomi di dissociazione, questa può essere vista come un tentativo di difendersi da circostanze traumatiche della vita.

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Sulla base dell’esperienza clinica, sembra che il sintomo di depersonalizzazione in donne i cui i padri abusano di alcool, si presenti a causa del timore di una maggiore impulsività sessuale e aggressiva del genitore, che determina così una dissociazione dal proprio corpo, o essere connessa a una maggiore identificazione con una madre passiva e sottomessa.

Secondo una vasta revisione della letteratura il sintomo che determina una significativa correlazione con i disturbi dissociativi, esperienze di depersonalizzazione o derealizzazione, è l’essere state abusate sessualmente nell’infanzia, così come lo stupro.

In questo caso i disordini suddetti possono verificarsi come reazione al trauma nel tentativo di difendere se stessi estraniandosi dal mondo e dal proprio corpo.

Volendo concludere, la presenza durante l’infanzia, l’adolescenza e la giovane età adulta di un evento traumatico come abuso psicologico, trascuratezza, contesto familiare problematico, tentativi o episodi di incesto, sono associati ad una prevalenza significativamente più alta di disordini dissociativi, depersonalizzazione e derealizzazione.

Tratto da "J. Trauma. Stress"

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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