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La gruppoanalisi

Siegfrier Heinrich Foulkes e la nascita della gruppoanalisi: diversamente da Freud che attribuiva primaria importanza al mondo pulsionale, Foulkes asserisce che i processi interni non sono altro che interiorizzazioni delle forze che operano nel gruppo al quale egli appartiene.

gruppoanalisi foulkesLa gruppoanalisi è un paradigma psicoterapeutico di gruppo ad orientamento psicodinamico, che affonda le sue radici nel lavoro clinico di Wilfred Bion e Siegfrier Heinrich Foulkes negli anni '40.

Quando si parla di gruppoanalisi è bene prendere in considerazione i quattro concetti cardini su cui il gruppo si regge.

Innanzitutto l'aspetto della “relazione” costituisce la dimensione più rilevante del gruppo; il gruppo funge cioè da canale relazionale attraverso il quale si dipana il processo di cura.

Per la promozione di un lavoro analitico di tipo gruppale, l'aspetto relazionale è quello che consente di fare emergere, nel setting terapeutico di gruppo, fenomeni importanti quali la matrice dinamica, il campo controtransferale ed i diversi livelli di comunicazione consci ed inconsci.

Il secondo elemento riguarda invece la “circolarità”, intesa come un coinvolgimento, in una certa misura, di tutti i partecipanti al gruppo, analista compreso, rispetto ad un determinato fenomeno.

Da qui, prende vita il terzo elemento, ossia la “trasformazione”, intesa come il passaggio da semplici narrazioni ad esperienze donate e dotate di senso.

Infine, la “molteplicità” fa riferimento al fatto che ogni situazione gruppale innesca il coinvolgimento dei diversi soggetti aventi, ognuno, le proprie caratteristiche e storie che complessificano i diversi livelli presenti.

Considerata tale complessità, si potrebbe osservare e leggere la gruppoanalisi da tre vertici differenti.

In primis la soggettività plurale, in cui la mente assume caratteristiche storicistiche e relazionali.

Questo aspetto vuole sottolineare come in gruppoanalisi, a differenza della psicoanalisi, l'individuo è concepito come facente parte di una rete collettiva che lo preconcepisce, lo attraversa e lo intenziona.

Freud affermava che l'Io non è padrone in casa propria poiché subisce le pressioni dell'Es, del Super-Io e della realtà esterna.

Nella prospettiva gruppoanalitica questa casa è molto affollata e popolata, e la psicopatologia insorge quando la casa è talmente popolata da non lasciare alcuna autonomia al proprietario nel ri-concepire gli spazi e pensare i possibili ri-ammodernamenti.

Un secondo punto di vista che si potrebbe adottare è quello clinico, in cui l'individuo può essere concettualizzato come espressione dei suoi molteplici contesti di appartenenza.

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In tal senso, l'attenzione del clinico non si focalizza solo sul contesto psicologico dell'utente, ma anche su quello sociale ed i suoi effetti.

Ogni evento, sintomo e comportamento vanno quindi letti come una comunicazione il cui messaggio si inscrive nelle reti relazionali di cui il soggetto fa parte e ne è parte.

Colui che conduce il gruppo, che prende il nome di conduttore, dev'essere il garante dello spazio relazionale del gruppo oltre ad essere, come direbbe Siegfried Heinrich Foulkes, il primo paziente.

Una terza prospettiva richiama gli aspetti sociali e politici, in quanto qualsiasi gruppo è collocato in un tempo e in uno spazio; è cioè inserito in un processo storico.

Automaticamente non è possibile capire gli eventi senza contestualizzarli, cioè senza collocarli nello spazio e nel tempo.

Un allargamento di prospettiva di questo tipo ha fatto sì che l'inconscio, da semplice luogo del rimosso, è divenuto un inconscio sociale, ossia una sede in cui sono presenti i condizionamenti esterni, le disposizioni sociali, culturali e relazionali dei quali si è inconsapevoli, ma che esercitano profonde influenze sull'esistenza dell'individuo.

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Con l'avvento della gruppoanalisi si è assistito così ad un mutamento di prospettiva che ha portato a spostare l'asse teorico dal mondo pulsionale a quello soggettuale.

Secondo i gruppoanalisti, l'aspetto relazionale non è solo fondamentale in quanto la mamma diviene contenitore degli oggetti psichici proiettati, ma ritengono che non sia il solo oggetto o individuo ad essere interiorizzato, quanto l'intera relazione con esso.

Il paradigma delle relazioni soggettuali, i cui pionieri sono Giannone e Lo Verso, è andato strutturandosi a partire dal paradigma della complessità, in cui il rapporto del soggetto con il mondo esterno e la relazione terapeutica sono intesi come fenomeni complessi.

Decadono cioè le dicotomie tra innato e acquisito, tra mente e corpo, individuale e gruppale. Ciò che viene sottolineato è che l'interiorizzazione delle relazioni non si limiti al solo contesto familiare, ma coinvolga l'intero ambito sociale e culturale.

L'autore al quale va riconosciuto il grande merito di aver elaborato per primo la teoria gruppoanalitica è Siegfried Heinrich Foulkes.

Il gruppo è da lui inteso come “matrice” mentale dell'individuo: le relazioni fondano radicalmente l'esperienza psichica in una matrice, intesa come una “rete di tutti i processi mentali individuali, il mezzo psicologico in cui essi si incontrano, comunicano e interagiscono”.

Il rapporto tra due persone non diviene più una relazione tra due individualità, ma il rapporto tra i reciproci gruppi interni, storie, miti e fantasie, facendo sì che si inserisca un terzo agente, ossia la relazione tra di essi.

Foulkes viene particolarmente ricordato per aver sostenuto con forza le potenzialità terapeutiche del gruppo in un momento storico in cui non era semplice promuovere i setting gruppali.

Durante la sua specializzazione in neurologia, nel 1898, incontrò Kurt Goldstein, la cui influenza fu da lui stesso definita come “formativa”.

L'approccio derivato da Goldstein gli consentì di adottare termini quali “network”per riferirsi alla rete sociale, e quello di “nodal point”, per ciò che concerne l'individuo.

La rete diventa quindi il sistema di relazione che connette gli individui, e ogni individuo, in quanto punto nodale della rete, è un luogo sociale e mentale di convergenza e divergenza di relazioni transpersonali con altri nodi.

Foulkes sentì pertanto la necessità di dar vita ad un nuovo orientamento teorico-clinico che avesse l'ambizioso scopo di affrontare lo studio psicodinamico dell'uomo, delle relazioni e della psicopatologia.

Iniziò, in primo luogo, ad occuparsi di quelle differenze tra il modello psicoanalitico e quello gruppale.

Sin da subito, in virtù del modello strutturale che suddivideva la mente in Io, Es e Super-Io, Foulkes si rese conto che vi era una sempre maggiore sensibilità degli psicoanalisti alle influenze sociali.

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Il sociale non può essere pensato solo come un qualcosa di esterno con cui l'individuo interagisce, poiché ciò che è all'interno è anche all'esterno.

Il concetto di rete (network) mutuato da Goldstein gli consentì di paragonare il rapporto che sussiste tra l'individuo ed il gruppo a quello tra il singolo neurone e l'intricata rete neuronale nel suo complesso.

L'estensione della rete, se rapportata all'individuo, è pertanto infinita, in quanto comprende l'intera umanità.

Naturalmente, gli individui, ossia i singoli “nodal point”, saranno maggiormente influenzati da quelle porzioni di rete che, nel tempo e nello spazio, sono a loro più vicini.

La comunità insieme al suo sistema di valori, credenze e linguaggio consente la formazione di un “humus” culturale determinante per la formazione dell'individuo.

Queste dimensioni non influiscono direttamente sull'individuo ma su quelle parti della rete che sono connesse con lui e a cui Foulkes diede il nome di “rete primaria” in riferimento alla famiglia di origine, e di “complexus o plexus” per le reti dinamiche che riguardano la sfera centrale della vita delle persone.

Foulkes prese quindi atto del fatto che, sin dalla nascita, ogni essere umano appartiene ad una gran varietà di gruppi, le cui funzioni sono diverse a seconda dei casi.

È proprio la vita di questi gruppi che rappresenta il mezzo ideale di osservazione, il cosiddetto “campo di lavoro”.

Se fosse possibile, nella pratica psichiatrica, secondo Foulkes, bisognerebbe studiare e trattare l'individuo all'interno del suo gruppo naturale, in particolare nella famiglia.

Lo psichiatra”, dice Foulkes, “dovrebbe entrare nella vita privata dei pazienti, in famiglia, a lavoro e così via. Scoprirebbe che i problemi del paziente sono solo un singolo elemento di un problema di gruppo ben più complesso”.

Foulkes denomina questo fenomeno “localizzazione del disturbo”: la causa precipua del problema del paziente non sta in sé stesso, ma in qualche altro membro del suo Plexus, vale a dire la moglie, il padre, la suocera e così via.

Diversamente da Freud che attribuiva primaria importanza al mondo pulsionale, Foulkes asserisce che i processi interni non sono altro che interiorizzazioni delle forze che operano nel gruppo al quale egli appartiene.

Per Foulkes, contrariamente alla Klein, il movimento non è dall'interno all'esterno, ma viceversa; è il neonato che introietta (non proietta) il mondo esterno nel quale vive.

Foulkes ha quindi inaugurato un diverso modo di considerare il ruolo del sociale e del mondo esterno; quello che è dentro è fuori, il “sociale” non è esterno bensì anche molto interno e penetra l'essenza più interna della personalità individuale.

 

Tratto da “Fondamenti di gruppoanalisi”

 

(Adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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