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La mente psicoanalitica

Le persone sono in conflitto tra desideri e impulsi che la società ritiene inaccettabili, e il nostro comportamento riflette le modalità attraverso cui la nostra mente ci protegge da tali desideri proibiti.

mente psicoanaliticaFreud è comunemente rappresentato dai media, dalle riviste scientifiche e perfino da alcuni professori di psicologia come il grande “sessualizzatore” del comportamento umano.

All'interno della sua teoria, egli ha proposto che la prima forma di gratificazione derivi dalle fissazioni orali, poi dalle zone erogene, culminando in delle fantasie sessuali che coinvolgono uno dei genitori.

Di conseguenza, la psicoanalisi è comunemente associata a questa caricatura dell'infanzia psicosessuale, una manciata di speculazioni arcane che Freud fece oltre 100 anni fa.

Infatti, le idee storiche della psicoanalisi - prima proposte da Freud e poi raffinate da generazioni di pensatori psicoanalitici – sono state empiricamente convalidate e illustrate da esperimenti scientifici.

L'eredità più preziosa di Freud riguarda il concetto di conflitto dinamico, ossia l'insieme di pensieri, sentimenti e impulsi che sono bloccati dalla coscienza con l'obiettivo di proteggersi da emozioni spiacevoli e dai meccanismi di difesa con cui si verifica tale blocco mentale.

In uno dei primi studi che hanno dimostrato l'influenza di questi processi inconsci, Jonathan Shedler e i suoi colleghi, si sono focalizzati su quelle persone descritte come aventi una “salute mentale illusoria”: hanno riferito di essere felici nella loro vita, ma hanno mostrato di soffrire di stress nel momento in cui ricordavano episodi dell'infanzia segnati da emozioni spiacevoli.

All'interno della ricerca, seguendo le alterazioni neurofisiologiche, si è osservato che queste persone mostravano un'eccitazione crescente: le loro frequenze cardiache e pressione sanguigna aumentavano significativamente mentre ricordavano alcuni episodi infantili.

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Essi hanno anche mostrato molti segni di ansia, anche se hanno riferito di non aver sperimentato alcuna ansia; in una chiara illustrazione del conflitto dinamico, si può osservare che i soggetti sperimentano una forma di stress inconscia, mentre la parte cosciente delle loro menti afferma contemporaneamente di stare bene.

Studi di follow-up hanno scoperto che tale negazione, determina uno squilibrio fisiologico, tale per cui il sistema cardiovascolare e quello immunitario entrano in difficoltà.

Come ha concluso Drew Westen in un'analisi storica della ricerca psicoanalitica: “Freud sarà anche morto, ma le sue teorie si stanno dimostrando sempre più utili e attuali”.

I concetti di conflitto e difesa sembra che si pongano alla base dei cosiddetti pregiudizi; prima che l'omosessualità fosse integrata nella coscienza nazionale, Henry Adams e colleghi hanno dimostrato come il conflitto dinamico fosse alla base dell'omofobia.

Hanno identificato un gruppo di persone omofobe ed un gruppo di controllo non omofobo, e somministrato un questionario che valuta gli atteggiamenti relativi agli omosessuali.

 

Poi hanno chiesto a questi partecipanti di fare un compito interessante; hanno guardato un film pornografico gay mentre i ricercatori misuravano la loro eccitazione sessuale, ossia l'afflusso sanguigno ai loro peni.

Ironia della sorte,il gruppo omofobo ha mostrato un aumento significativo del flusso sanguigno mentre osservavano il film, al contrario del gruppo non omofobo.

Tuttavia, il gruppo omofobo asseriva di non essersi eccitato, suggerendo così di essere in conflitto con le loro risposte omo-erotiche.

Adams e colleghi hanno concluso che gli atteggiamenti omofobi dei partecipanti - la loro oppressione degli omosessuali - rappresentavano invece una repressione dei propri desideri sessuali inaccettabili, ossia il meccanismo di difesa noto come proiezione.

Conflitto e difesa sono emersi anche nello studio del razzismo, attualmente un argomento vivo nella psicologia sociale.

Molti studi hanno dimostrato che le credenze coscienti razziste e il comportamento razzista inconscio non sono interconnessi.

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Le persone che negano di detenere tali credenze, tuttavia, mostrano comportamenti razzisti anche quando vengono osservati nei laboratori, in quanto i ricercatori misurano tale comportamento attraverso modalità intelligenti che la gente non può controllare consapevolmente.

Ad esempio, Russel Fazio e colleghi, hanno scoperto che tali persone ricorrono più velocemente ad aggettivi negativi dopo aver osservato, su un display, una faccia nero rispetto ad una bianca.

Queste persone mostrano inoltre correlazioni significative negative rispetto alla presenza di afroamericani se posti in un ambiente naturale; tuttavia, ciò non avviene quando sono seduti nella stessa sala d'attesa.

Pertanto, le credenze coscienti rispetto al razzismo spazzano gli impulsi più profondi e opposti, proteggendo così il sé della colpa.

Questi sono solo dei piccoli esempi di studi in una letteratura che è sempre in crescita. Secondo gli autori “Freud ci sorride dalla sua tomba”.

La scienza moderna sostiene ciò che ha proposto; le persone sono in conflitto tra desideri e impulsi che la società ritiene inaccettabili, e il nostro comportamento riflette le modalità attraverso cui la nostra mente ci protegge da tali desideri proibiti.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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