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La neurobiologia dell'attaccamento

In un articolo pubblicato sul British Journal of Psychotherapy si è cercato di promuovere un incontro tra il modello psicoanalitico della teoria dell'attaccamento con i modelli psicobiologici

Neurobiologia attaccamentoComprendere la neurobiologia dell'attaccamento nasce dall'esigenza di ricercare un connubio tra discipline apparentemente contrapposte; in un articolo pubblicato sul British Journal of Psychotherapy si è cercato di promuovere un incontro tra il modello psicoanalitico della teoria dell'attaccamento con i modelli psicobiologici, al fine di utilizzare e individuare come le transazioni emozionali precoci con l'oggetto primario influenzano lo sviluppo della struttura psichica.

La proposta di questo studio è quello di presentare le basi neurobiologiche inerenti alle cure materne, al fine di comprendere meglio quanto queste siano fondamentali per la crescita del bambino.

L'abbandono e la negligenza nei confronti del bambino costituiscono un problema di salute pubblica in costante aumento; ogni anno negli Stati Uniti, circa 700.000 bambini riportano casi di maltrattamento infantile, e nello specifico, circa il 60%, riporta un caso di abbandono.

Questa forma di maltrattamento, come il ritiro fisico ed emotivo dal bambino, produce un progressivo declino del funzionamento cognitivo, con difficoltà a sviluppare un linguaggio corretto per l’età del soggetto, minori competenze sociali e funzionamento scolastico, e infine un rischio maggiore di sviluppare un comportamento aggressivo.

Un’indagine nazionale effettuata negli Stati Uniti ha evidenziato che il genitore maggiormente negligente è di solito la madre biologica, e che l’atteggiamento di abbandono fisico o emotivo si riscontra nell’ 80% dei casi.

I cambiamenti ormonali associati alla gravidanza possono indurre modificazioni neurali all’interno dell’ippocampo che facilitano i vari aspetti della cura materna, come l’apprendimento, la memoria spaziale e i processi emotivi legati alle espressioni facciali.

Comprendere i processi biologici sottostanti le cure materne può quindi favorire un inquadramento su come la distruzione di tali processi possono contribuire alla negligenza materna.

In questa revisione della letteratura si cercherà pertanto di descrivere e definire l’abbandono materno con il suo impatto sia sull’attaccamento che lo sviluppo infantile; la comprensione dei meccanismi biologici si avvarrà di studi condotti sia su animali da laboratorio che modelli umani, focalizzandosi nello specifico sui sistemi dopaminergici e ossitocinergici; infine si farà riferimento ai recenti studi di neuroimmagine sulle risposte endocrine nel cervello “materno”, al fine di fornire ulteriori indizi rispetto al neglect materno.

Ad un livello elementare, la negligenza o trascuratezza infantile è definita come l’incapacità di rispondere ai bisogni del bambino, sia essa fisica o emotiva.

Nella trascuratezza fisica è incluso il fallimento nel fornire un’adeguata nutrizione, igiene, cure mediche e modelli educativi. Nella trascuratezza o abbandono emotivo (o psicologico) si assiste ad una mancanza di calore emotivo, affetto fisico e nutrimento, ignorando i bisogni di cui necessita il bambino.

Molte esperienze infantile di trascuratezza appaiono come una combinazione tra l’abbandono fisico ed emotivo, che spesso si manifesta in famiglie caotiche, in crisi o multi-problematiche, in cui le risposte materne appaiono imprevedibili.

Mentre molti clinici e ricercatori hanno definito la trascuratezza infantile in termini di fallimento delle risposte materne ai bisogni del bambino, altri hanno concettualizzato il problema in termini di elaborazione dell’informazione sensoriale cerebrale del caregiver, associandolo alle differenze nelle strategie di attaccamento adulte. È stato quindi ipotizzato che il ritiro emotivo è il risultato di deficit nella capacità materna di elaborare informazioni affettive, con un focalizzazione mirata ai processi cognitivi.

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La trascuratezza fisica può essere invece il risultato finale di deficit nell’elaborazione delle informazioni cognitive. Pertanto, per comprendere meglio il ritiro fisico ed emotivo verranno prese in considerazione sia le differenze nei processi di attaccamento madre-bambino e sia come il cervello delle madri elabora le informazioni cognitive e sensoriali affettive.

L’abbandono materno rappresenta una rottura fondamentale nell’ instaurarsi delle prime relazioni umane, compromettendo molteplici meccanismi biologici destinati a garantire lo sviluppo ottimale della prole.

Bowlby fu il primo a sottolineare che l’attaccamento tra madre e bambino è regolato da meccanismi biologici che possono, tuttavia, essere adattati o modificati dall’esperienza.

Rispetto a tale osservazione, numerosi studi hanno confermato che il comportamento sociale e parentale dipende da meccanismi biologici programmati geneticamente - come il sistema neuroendocrino dopaminergico e ossitocinergico - ma, allo stesso tempo, questo risulta influenzato da fattori ambientali, come lo stress durante la gravidanza, esperienze e relazioni vissute durante tutto l’arco di vita.

Secondo una prospettiva epigenetica, si inizia a pensare che l’ambiente di cura in cui è inserito il bambino può influenzare lo sviluppo dei sistemi biologici e dei fenotipi comportamentali, attraverso delle modifiche stabili nella regolazione dell’espressione genetica.

Per esempio, studi condotti su modelli animali come i topi, hanno evidenziato che livelli inferiori di comportamenti di cura come la toelettatura o il fornire calore ai cuccioli, determina un incremento della metilazione del DNA, ossia una modificazione epigenetica, che in questo caso riguarda il recettore-α estrogenico, che a sua volta inibisce lo sviluppo del sistema ossitocinergico.

In aggiunta a questo, lo stress durante la gravidanza può ridurre il legame tra il recettore dell’ossitocina e l’area cerebrale che influenza il comportamento materno, con un associato incremento di ansia e decremento dei comportamenti di cura.

Un arricchimento ambientale nei successivi anni di vita può compensare, ma non invertire nella prole, alcuni di questi effetti legati allo stress. Dal punto di vista neurobiologico i sistemi dopaminergico ed ossitocinergico sono i due sistemi neuroendocrini maggiormente coinvolti nell’ influenzare il comportamento associato alle cure materne.

Il sistema ossitocinergico è importante per la formazione della memoria sociale e spaziale, comportamenti di affiliazione e regolazione delle emozioni.

Il sistema dopaminergico è invece coinvolto nel rinforzare l’apprendimento stimolo-risposta e il processo decisionale di predizioni future di ricompensa.

Più nel dettaglio, l’ossitocina è un ormone neuropeptidico sintetizzato nel nucleo paraventricolare e sopraottico dell’ipotalamo che proietta alla ghiandola posteriore pituitaria, per essere poi rilasciato nel flusso sanguigno.

Le azioni periferiche dell’ossitocina sono anche fondamentali per la contrazione uterina al momento del parto e per l’espulsione del latte durante l’allattamento.

Inoltre, i neuroni ossitocinergici proiettano a quelle regioni cerebrali centrali che sono coinvolte nella manifestazione di comportamenti sociali e materni, come l’area preottica mediale, il letto del nucleo della stria terminale, lo striato ventrale e l’area tegmentale ventrale.

Mentre l’ossitocina svolge un ruolo nello stimolare l’insorgenza e il mantenimento dei comportamenti materni, il comportamento materno può anche programmare lo sviluppo del sistema ossitocinergico nella prole femminile, determinando così la qualità del comportamento materno durante l’età adulta.

Allo stesso modo, donne che hanno riportato una storia di ritiro emotivo del genitore durante l’infanzia, mostrava una significativa riduzione dei livelli di ossitocina nel liquido cerebrospinale; lo stesso risultato si presentava anche per le altre forme di maltrattamento ad eccezione di quello fisico.

Le concentrazioni di liquido cerebrospinale erano inversamente correlate con i punteggi della trascuratezza emotiva nel Childhood Trauma Questionnaire.

La dopamina, invece, è una neurotrasmettitore associato al comportamento di motivazione sia nella madre che nella prole. La produzione di dopamina nel nucleo accumbens dello striato ventrale consente la stimolazione e messa in atto di atteggiamenti di cura responsivi nei topi.

Vi è un’evidenza scientifica che suggerisce che lo sviluppo dei circuiti dopaminergici sia influenzato dalle stimolazioni ricevute durante l’infanzia. Ad esempio, una prolungata separazione materna o isolamento determina nei ratti una riduzione del trasportatore di dopamina nello striato ventrale.

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Attraverso l’utilizzo della Tomografia ad emissione di positroni (PET) negli umani, si è evidenziato che una storia di scarse cure materne infantili era associata con elevati livelli di dopamina nello striato ventrale in risposta allo stress.

Pertanto, le cure materne precoci sono fondamentali per la programmazione dei sistemi neuroendocrini dopaminergici e ossitocinergici del bambino, che a loro volta influenzeranno il comportamento materno adulto.

Una distruzione o interruzione in questi sistemi può predisporre ad atteggiamenti di abbandono o maltrattamento materno.

In conclusione, l’adattamento dei sistemi dopaminergici e ossitocinergici - sia per mezzo di esperienze infantili stressanti, o per lo stress legato alla gravidanza o all’esperienza di allattamento - possono determinare una variazione nell’infanzia e attaccamento adulto, così come risposte cerebrali ed endocrine differenti.

La comprensione di questo ciclo negli esseri umani potrebbe favorire una migliore definizione prevenzione del maltrattamento infantile. Si rendono inoltre necessari altri studi per esplorare il ruolo dell’ossitocina nel promuovere l’attaccamento sicuro tra madre e bambino.

In virtù del fatto che il maltrattamento infantile è un grande problema di salute pubblica con gravi conseguenze a lungo termine per lo sviluppo del bambino e dei comportamenti sociali, la ricerca deve quindi indagare maggiormente al fine di strutturare interventi comportamentali e psicosociali per quelle popolazioni cliniche a rischio.

Tratto dalla Rivista “J Neuroendocrinol”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

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