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La personalità sadica

La psicoanalista Karen Horney riteneva che una personalità sadica fosse tipica di quell’individuo che traeva giovamento dalla sottomissione, deprecazione, disprezzo e umiliazione, come risultato di contenuti repressi autoritari e insoddisfatti.

personalità sadicaLa storia dei Disturbi di Personalità descritta nei Manuali diagnostici e Statistici dei Disturbi Mentali, dal DSM-1 al DSM-5, è affascinante, in particolare se concentriamo l’attenzione sui disturbi che sono stati eliminati.

Ad esempio, la storia del “Disturbo della personalità inadeguata” è durata dal DSM-I al DSM-II, per poi essere abbandonato nel DSM-III nel 1980.

Al contrario, è apparso per la prima volta nel DSM-III il “Disturbo Borderline di personalità”, così come quello Evitante e Narcisistico.

Passati sette anni, nel 1987, due disturbi furono inseriti nell’appendice con l’etichetta “Categorie diagnostiche proposte che necessitano di ulteriori studi”.

Tra questi, uno era il “Disturbo Sadistico della personalità”; il concetto presentava secondo alcuni molti punti critici, ma sia lo psicoanalista Erich Fromm, che Karen Horney, descrivevano invece molto nel dettaglio.

La Horney ad esempio credeva che gli aspetti sadici della personalità fossero caratteristici di quell’individuo che traeva giovamento dalla sottomissione, deprecazione, disprezzo e umiliazione, come risultato di contenuti repressi autoritari e insoddisfatti.

La domanda essenziale che ci si poneva all’epoca era se il disturbo sadistico della personalità poteva essere sufficientemente distinto dal disturbo antisociale di personalità; nell’incapacità di trovare una risposta esaustiva, si decise il destino per suddetto disturbo, eliminandolo.

Tuttavia, Millon nel suo lavoro sui disturbi di personalità accettava l’idea che potevano esistere delle caratteristiche specifiche per il disturbo sadistico di personalità, tanto da riuscire a distinguerne diversi tipi.

Il Sadico Esplosivo: sono conosciuti per essere imprevedibilmente violenti in quanto eccessivamente delusi dalla loro vita. Spesso perdono il controllo e cercano vendetta per il maltrattamento a cui si sentono sottoposti.

Si sentono spesso minacciati in una certa situazione e sconvolgono gli altri con i loro cambiamenti improvvisi; la loro violenza esplosiva serve principalmente come rilascio emotivo e modalità per “svuotarsi” da tutti quei sentimenti che stanno tenendo dentro di sé.

Il Sadico Tiranno, rappresenta invece una forma più spaventosa e crudele, in quanto minaccia e brutalizza costantemente gli altri.

Essi godono nel forzare le loro vittime a sottomettersi, in quanto fornisce un particolare senso di soddisfazione; di solito selezionano con attenzione le loro vittime, assicurandosi che a tale scelta non possano opporsi, e hanno generalmente una bassa autostima e profonde insicurezze che vengono nascoste agli altri.

Il Sadico Autoritario, è solitamente un soggetto che si trova in posizioni lavorative in cui sente di dover essere lui a controllare e punire le persone che ignorano le regole o le leggi.

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Essi vanno infatti alla ricerca di persone su cui esercitare le punizioni più severe; più dominano e puniscono gli altri, più accresce la soddisfazione e il senso del potere, rafforzando così la propria percezione di giustiziere e aumentando il proprio ego.

Il Sadico “smidollato”; paradossalmente sono profondamente insicuri e agiscono come dei veri e propri codardi.

Colpiscono per primi, nella speranza di prevenire l’arrivo dell’antagonista e porre le domande successivamente. Utilizzano un’ostilità aggressiva per inviare il messaggio agli altri che non sono intimiditi o spaventati, cercando così di controllare i loro sentimenti interni al fine di non mostrare l’esatto opposto.

Essi cercano anche e spesso dei capri espiatori per aggirare l’altro, e l’aggressività ha il solo scopo di padroneggiare ciò che non riescono ad accettare di sé stessi.

Qualunque sia e sia stato il dibattito psichiatrico sui diversi disturbi, questa attenta descrizione ci consente di accostare diverse caratteristiche a molte persone.

Gli individui con un eventuale disturbo sadistico della personalità sono infatti soggetti aggressivi, coraggiosi, che aspirano alla posizione di leader.

Avvertono la necessità di dominare e organizzare gli altri, quindi sono autocratici, dittatoriali e possono essere immorali.

Amano dare ordini, dettano regole e gestiscono lo spettacolo. A lavoro possono essere ambiziosi, vorrebbero avere il potere in mano, non sono sentimentali e possono essere molto duri.

Possono essere dei brillanti manager orientati all’obiettivo, organizzati o disciplinati, ma si concentrano sui risultati e non sui sentimenti.

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Richiedono la totale lealtà e il duro lavoro, e hanno poca pazienza se si sbaglia, si è inefficienti o si fallisce; inoltre non amano annoiarsi. La fonte più grave di stress per loro è perdere il potere, perché devono sempre sapere come manipolarlo al meglio.

Hanno emozioni forti, ma un forte controllo su di loro; tendono ad essere più astuti e scaltri che fisicamente aggressivi, ma in realtà sono dei bulli che feriscono ed umiliano i propri subordinati.

Allo stesso modo possono facilmente infliggere dolore e quindi essere molto malevoli.

Secondo Oldham e Morris, i criteri diagnostici per il disturbo sadistico di personalità rappresentano un modello pervasivo di comportamenti crudeli, degradanti e aggressivi, a partire dall’età adulta, come indicato dalla ripetuta presenza di almeno quattro dei seguenti aspetti:

  • Ha usato la crudeltà fisica o la violenza allo scopo di stabilire un dominio in un rapporto (non solo per raggiungere un obiettivo non interpersonale, come colpire qualcuno per rapinarlo).
  • Umilia o distrae la gente in presenza di altri.
  • Ha trattato o “disciplinato” duramente qualcuno sotto il suo controllo, ad esempio un bambino, uno studente, un dipendente o un paziente.
  • È divertito o mostra piacere nell’infliggere sofferenza psicologica o fisica agli altri (inclusi gli animali).
  • Ha mentito al fine di danneggiare o infliggere dolore ad altri (non solo per raggiungere un altro obiettivo).
  • Sottomette gli altri facendogli fare quello che vuole, spaventandoli o attraverso intimidazioni o forme di terrore.
  • Limita l’autonomia delle persone con cui ha una relazione stretta, per esempio permette al coniuge di uscire di casa senza di lui o di permettere alla figlia di avere relazioni sociali.

Gli stessi autori hanno poi specificato ulteriori sei criteri caratterizzanti ciò che loro hanno definito “Stile Aggressivo”:

  • Comando: i soggetti Aggressivi assumono il controllo e si sentono a loro agio in posizioni di potere, autorità e responsabilità.
  • Gerarchia: funzionano meglio in una struttura tradizionale di potere dove tutti conoscono il proprio posto e le linee di demarcazione delle autorità sono chiare.
  • Chiusura mentale: sono altamente disciplinati e impongono regole che gli altri devono seguire imprescindibilmente.
  • Convenienza: sia gli uomini che le donne con stile Aggressivo sono altamente diretti; ricorrono ad un approccio pratico e pragmatico per raggiungere i loro obiettivi, e fanno quello che è necessario per ottenere ciò che vogliono.
  • Avere fegato: non sono né schizzinosi né deboli; possono funzionare bene e coraggiosamente in situazioni difficili e pericolose senza essere distratti dalla paura o dall’orrore.
  • Ruvido e grezzo: amano l’azione e l’avventura; sono fisicamente assertivi e spesso partecipano o godono in sport competitivi, in particolare quelli di contatto.

Gli autori, a tal proposito, hanno anche fornito dei suggerimenti su come affrontare questi tipi di persone.

Innanzitutto, è importante prestare attenzione alla competizione con un sadico avente uno stile Aggressivo.

È bene evitare di minare l’autorità di questa persona o di smontarla, poiché se si pensa di ottenere il rispetto di questa persona, provando ad esercitare un maggiore potere, si rischia di sperimentare un fallimento.

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È importante mantenere la propria autostima, in quanto la presenza di un’altra persona che detiene il potere non significa necessariamente soffrire o sentirsi un debole.

Liddove dovesse presentarsi un conflitto nella vita personale con una persona di questo tipo, è bene provare a smorzare i toni, in quanto l’individuo Aggressivo non riesce a tollerare l’idea che l’altro pensi che stia sbagliando.

È quindi importante ricercare dei compromessi, perché solo così la persona aggressiva riesce a mantenere ancora la propria autostima.

È bene ricordare di appellarsi alla ragione e non ai sentimenti, perché il soggetto Aggressivo non dà importanza a come l’altro possa sentirsi.

Rispetto agli aspetti sadici e aggressivi, da un punto di vista terapeutico, è bene precisare come siano tante le difficoltà che si potrebbero incontrare.

Essendo degli attenti manipolatori, alla ricerca di situazioni in cui possono esercitare il proprio potere sull’altro, difficilmente accettano l’idea di farsi guidare da un terapeuta.

A questo si aggiunge, l’assenza di consapevolezza della propria problematica, pertanto è come se il problema non si ponesse alla base.

Possono a volte partecipare a delle sessioni di gruppo, ma con il solo obiettivo di rompere l’equilibrio e l’armonia del gruppo, distruggendo così i progressi raggiunti.

Bibliografia

  • Furnham, A. (2010). The elephant in the boardroom: The psychology of leadership derailment. Bracknell: Palgrave MacMillan.
  • Millon, T. (2000). Personality Disorders in Modern Life. New York: John Wiley and Sons
  • Millon, T (2011). Disorders of Personality: Introducing a DSM/ICD Spectrum from Normal to Abnormal. New York: Wiley
  • Oldham, J., & Morris, L. (2000). Personality Self-Portrait. New York: Bantam
  • Widiger, T., Frances, A., Spitzer, R., & Williams, J. (1988). The DSM-III-R Personality Disorders: An overview. American Journal of Psychiatry, 145, 786-795.

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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