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Mentire al proprio psicoterapeuta: pro e contro

Secondo uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Counseling Psychology Quarterly, su 547 clienti adulti in psicoterapia, il 93% ha riferito di aver mentito al proprio psicoterapeuta ad un certo punto della terapia.

mentire al proprio psicoterapeuta pro e controPerché qualcuno dovrebbe mentire al proprio psicoterapeuta? Questo è totalmente controproducente?

Partiamo con la supposizione che mentire durante il percorso psicoterapeutico potrebbe avere a che fare con la natura della verità, che non è mai solo bianco o nero.

Infatti, in psicoterapia, la “verità” è qualcosa che emerge nel tempo, quando c'è una relazione di fiducia tra terapeuta e paziente.

Pertanto, perché le persone mentono al loro terapeuta? Per rispondere a questa domanda si andranno a delineare e scandagliare alcuni elementi che si possono riscontrare nella relazione terapeutica.

Vergogna e paura del giudizio

La ragione più comune per cui i pazienti mentono al terapeuta sono gli stessi motivi per cui le persone mentono a coloro che sono più familiari: vergogna e paura del giudizio.

Le bugie potrebbero riguardare l'uso di sostanze, gli incontri sessuali o romantici, persino i pensieri insoliti che stanno avendo.

Per rendere più esplicativa questa dinamica, la Dottoressa Susan Kolod, Presidente della Committee on Public Information of the American Psychoanalytic Association, presenta un caso clinico.

Dan, è un uomo sulla trentina, spesso attratto da uomini inaccessibili. Con tali partner, ha vissuto alcuni incontri eccitanti che non hanno però portato ad una relazione reale lasciandolo così svuotato e perso.

Quando ha iniziato una frequentazione con un uomo etero la cui famiglia molto religiosa, il suo terapeuta ha espresso alcune preoccupazioni; queste preoccupazioni sono state vissute da Dan come un giudizio.

Senza nemmeno rendersi conto di ciò che stava facendo, Dan smise di riferire i suoi incontri con quest'uomo alla sua terapeuta.

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Alla fine, è venuto fuori che aveva omesso questo argomento dalle loro sessioni e questo ha permesso così allo psicoterapeuta di esplorare i suoi sentimenti legati alla paura di essere giudicato.

La verità non emerge senza fiducia

Durante la psicoterapia terapia, i sentimenti ed i ricordi che emergono sono spesso dolorosi e sensibili. La “regola base” della psicoterapia è quella di “dire qualunque cosa venga in mente”. Questo è molto più difficile di quanto sembri, specialmente se il cliente presenta una storia di tradimento e difficoltà nel fidarsi delle persone.

È imperativo che la fiducia si stabilisca presto e quando ciò avviene, solitamente la percezione del paziente è quella di trovarsi di fronte ad una persona che lo rispetta e che è aperto anche a delle critiche.

A volte, il fondersi di diverse cariche emotive può portare il cliente a sperimentare sentimenti di amore o odio verso il proprio psicoterapeuta. Questi sentimenti intensi sono difficili da dichiarare apertamente. Lo psicoterapeuta dovrebbe quindi essere capace di ascoltare il paziente senza giudizio.

Qualora il cliente avverta diffidenza nei confronti del proprio psicoterapeuta, sarebbe proferibile rendere tale sensazione oggetto di conversazione.

Nel corso del tempo, qualora la sensazione dovesse persistere, probabilmente potrebbe essere opportuno rivolgersi ad un nuovo terapeuta. È solo attraverso una relazione di fiducia con il proprio psicoterapeuta che emergerà la verità.

Mentire a sé stessi

Spesso, un paziente può voler essere sincero ma non è pronto ad accettare la verità su se stesso o qualcuno vicino a loro.

Entrare in terapia significa anche portare una storia o narrativa su chi siamo.

Man mano che la psicoterapia progredisce, la narrativa inizia a cambiare e si cominciano ad apprendere cose nuove su noi stessi e sugli altri che potremmo non essere stati in grado o disposti a vedere.

Ecco un altro caso clinico esemplificativo di quanto appena esposto.

April entrò in terapia perché si era sentita depressa per diversi mesi e non sapeva perché. Ha presto rivelato una relazione tumultuosa con suo marito. Si lamentava che usciva tutte le sere e tornava a casa tardi senza alcuna spiegazione adeguata.

Un giorno trovò un preservativo usato in un cestino di casa. Quando ha affrontato il marito su questo argomento, lui si è giustificato dicendo che stava provando un nuovo marchio per vedere se andava bene.

April ha accettato questa spiegazione senza domande. Ha detto al suo terapeuta che suo marito era completamente degno di fiducia. Anche se la psicoterapeuta ha mostrato un po' di scetticismo, April la rassicurò.

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Per il terapeuta, era ovvio che il marito di April la tradiva, ma allo stesso tempo, sapeva che la paziente non era pronta ad ammetterlo a se stessa; in altre parole mentiva a se stessa.

Non collegare i punti

Alcuni pazienti possono non essere sinceri con il loro psicoterapeuta non perché intendano fuorviare o ingannare, ma perché non hanno elaborato traumi passati e sono disconnessi dai modi in cui questi traumi influenzano il loro comportamento.

Questo viene denominato dalla Dottoressa Kolod “non collegare i punti”.

Ad esempio, Misha, un'altra paziente, non è stato in grado di impegnarsi in una relazione perché non avrebbe mai potuto fidarsi di nessuno abbastanza da abbassare la guardia. Non rivelò al suo terapeuta che sua madre soffriva di alcolismo ed era inaffidabile ed emotivamente non disponibile, non perché voleva essere ingannevole ma semplicemente perché non vedeva alcuna connessione.

Questo non è mentire, di per sé, ma l'incapacità di collegare i punti. Misha è consapevole di avere difficoltà a fidarsi di qualcuno ed è anche consapevole del fatto che sua madre ha sofferto di alcolismo, ma mantiene questi fatti attentamente separati l'uno dall'altro.

La psicoterapia può essere efficace se il paziente mente?

Come affermato precedentemente, la verità spesso non è bianca o nera. Ci sono sempre cose nelle nostre vite da cui ci disconnettiamo, e alcune sono più importanti di altre. Potrebbero esserci cose che inducono alla vergogna, imbarazzanti o provocano ansia tanto da non riuscire a rivelare persino a se stessi, figuriamoci al terapeuta.

Se si è consapevoli che c'è qualcosa che si sta omettendo, è preferibile dire al terapeuta che ci sono alcune cose che non si possono rivelare in questo momento.

Il terapeuta e il cliente possono provare a capire perché qualcosa è così doloroso o difficile da dire. Alla fine, si può scoprire di avere la capacità di rivelare informazioni. Ma alcuni problemi richiedono tempo.

Come con April, lei e il suo terapeuta hanno lavorato insieme nel corso di diversi anni prima che emergesse la verità. Qualora ci si rende conto che sono tante le cose su cui si mente, è importante affrontare il problema con il proprio terapeuta.

In alcuni casi, si potrebbe valutare se un terapeuta è o meno adatto. Ma in altri casi, semplicemente aprendo l'argomento si potrebbero chiarire e alleviare gli ostacoli che impediscono un'apertura vera e autentica.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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