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Nuovi trattamenti per il Disturbo Post-Traumatico da Stress

Dai farmaci al mondo digitale: approcci innovativi per la gestione del Disturbo Post-Traumatico da Stress

disturbo post-traumatico da stressIn un’era in cui si assiste sempre più a disastri, incidenti, abusi e guerra, i sopravvissuti al trauma non sono sempre in grado di affrontare una serie di problemi emotivi come i ricordi intrusivi, incubi, insonnia, irritabilità, ipervigilanza e distacco emotivo.

I soggetti alle prese con sintomi tipici del Disturbo Post-Traumatico da Stress descrivono un’interruzione improvvisa e sostanziale nel loro benessere fisico, emotivo e sociale.

Essi trovano infatti difficile svolgere attività come l’andare a lavoro, trascorrere del tempo con la propria famiglia, o riuscire a riprendere il controllo sulla propria vita.

Nonostante il trattamento per il Disturbo post-traumatico da stress abbia raggiunto progressi significativi, circa la metà dei pazienti che intraprendono un trattamento vanno incontro a drop-out, ossia un abbandono della terapia stessa, o rimangono sintomatici.

Sulla base di tali osservazioni e considerando che sono sempre più i soldati che, rientrando da operazioni di combattimento all’estero, sperimentano tali sintomi, i ricercatori stanno lavorando per identificare nuovi e innovativi approcci terapeutici per il trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

Innanzitutto, da un punto di vista tecnologico, si sta pensando ad un’esposizione alla realtà virtuale. La credenza nel potere terapeutico di affrontare la fonte delle proprie ansie e paure è antica quanto la pratica della psicoterapia stessa.

Le nuove tecnologie, tuttavia, stanno cercando di promuovere un approccio decisamente moderno; se durante il trattamento terapeutico possono riproporsi le situazioni di ansia e paure temute, cercando così di destrutturarle mediante il lavoro clinico, il creare una reale opportunità per tali pazienti di confrontarsi e acquisire padronanza sulle loro esperienze sul campo di battaglia, non è ancora stato effettuato.

I ricercatori della Emory University insieme al Georgia Institute of Technology, sono stati i primi a creare un Vietnam Virtuale per il trattamento di veterani con Disturbo Post-Traumatico da Stress.

Nel corso degli anni, i ricercatori hanno sviluppato questa tecnologia con l’obiettivo di creare un ambiente digitale a 360°, completo di immagini e suoni, come rumori, spari, connessioni via radio e aerei che sorvolano la zona di conflitto digitale. È stata inoltre realizzata una sedia vibrante che simula la sensazione di esplosioni lontane.

Durante le sessioni terapeutiche, i veterani si mostravano abili nel coinvolgere i propri sensi in un modo più controllato e sicuro, mentre cercavano di ricorrere a nuove strategie attraverso il racconto delle proprie esperienze.

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Questo lavoro ha dimostrato alcuni risultati promettenti sia nel contesto di una semplice fobia, che in casi di Disturbo Post-Traumatico da Stress.

I programmi di realtà virtuale sono stati utilizzati anche con i sopravvissuti del World Trade Center o altri attacchi terroristici e anche per incidenti automobilistici gravemente traumatizzanti.

Per quanto concerne invece i giochi virtuali, i ricercatori della Orxford University sostengono che Tetris, il gioco in un cui si devono unire blocchi colorati, potrebbe fungere da “vaccino cognitivo” contro i ricordi traumatici intrusivi.

In una serie di esperimenti, i ricercatori hanno esposto soggetti asintomatici a scene di film fortemente traumatiche. Dopo la visione del film, i soggetti erano assegnati a diverse attività: giocare a Tetris, completare  il videogioco PubQuiz, o non fare nulla; successivamente chiedevano loro di registrare qualunque ricordo intrusivo delle immagini del film durante la settimana successiva.

I partecipanti che hanno giocato a Tetris mostravano il minor numero di ricordi intrusivi rispetto a quelli che avevano svolto le altre due attività. I ricercatori ipotizzano che il compito visuo-spaziale del raccordare i blocchi del Tetris in maniera crescente, “consuma” le risorse visive del cervello e interferisce con la sua capacità di codificare i ricordi visivi del trauma che sono, appunto, gli elementi costitutivi dei flashback.

Tali risultati sono ovviamente preliminari, pertanto i successivi studi dovranno essere replicati su soggetti sintomatici e sopravvissuti al trauma. Tuttavia, questa linea di ricerca innovativa potrebbe prefigurarsi come un approccio positivo nella prevenzione e riduzione del decorso del Disturbo Post-Traumatico da Stress.

“Vecchi Farmaci, nuove bottiglie”

Attualmente, ci sono solo due farmaci approvati dalla Food and Drug Administration per il trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress, ossia la sertralina (Zooloft) e la paroxetina (Paxil). L’evidenza sull’efficacia di tali antidepressivi e altri farmaci usati per il Disturbo post-traumatico da stress è limitata, e presentano spesso effetti collaterali problematici che molti utenti trovano sgradevoli.

I ricercatori stanno pertanto valutando un nuovo impiego di farmaci già noti:

-   D – cicloserina (DCS): è un antibiotico che è stato utilizzato in diversi studi clinici per migliorare l’apprendimento nei ratti e negli esseri umani. La DCS aiuta ad attivare i recettori NMDA (N-Metil-Diaspartato) nel cervello associati con l’apprendimento e la formazione della memoria. Ratti trattati con DCS sono in grato di imparare ad estinguere risposte connesse alla paura più rapidamente. Mentre le risposte allo stress in situazioni traumatiche come il combattimento siano appropriate e adattive, il problema è che risposte estremamente intensificate di paura continuano a verificarsi in situazioni che non espongono realmente ad un pericolo di vita. L’esposizione a situazioni non minacciose, ma ansiogene, offre la possibilità di regolare tali risposte e il DCS potrebbe accelerare tale processo. Quando viene utilizzato in sessioni di esposizione terapeutica o esposizione a realtà virtuale, il DCS sembra migliorare l’efficacia del trattamento per fobie, disturbo di panico e Disturbo post-traumatico da stress. Tuttavia i risultati sono ancora preliminari e pertanto difficili da generalizzare.

-     MDMA: il 3,4 metilenediossimetilanfetamina, è conosciuto per le strade come Ecstasy. Questo farmaco, conosciuto maggiormente come droga psichedelica tipica di eventi come i Rave, potrebbe possedere alcuni potenziali benefici terapeutici. Uno studio condotto dai ricercatori della Medical University of South Carolina, ha evidenziato che un gruppo di soggetti trattati con MDMA presentano una risposta sostanziale al trattamento (83%), rispetto al gruppo trattato con placebo (25%). Tuttavia i risultati non devono considerarsi conclusivi, ma semplicemente preliminari.

Opzioni terapeutiche

Terapia di tolleranza allo stress: un aspetto importante che differenzia il Disturbo post-traumatico da stress da altre reazioni legate ad esperienze traumatiche è la presenza di un distacco e/o dissociazione emotiva. Il sistema emozionale corporeo sembra disconnettersi o anestetizzarsi, nel tentativo di far fronte allo stress dell’evento traumatico. Terapie come la Terapia comportamentale dialettica, la Terapia dell’impegno e accettazione, o la Mindfulness sono approcci che si focalizzano sulla riduzione dell’evitamento emotivo, tolleranza degli affetti angoscianti, promuovendo abilità come il controllo e l’accettazione.

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Terapie interpersonali e familiari: non tutte le psicoterapie per il disturbo post-traumatico da stress si focalizzano esclusivamente sul trauma, in quanto tale disturbo si verifica in un contesto sociale e lede il funzionamento interpersonale di tali soggetti, causando sofferenza e disagio significativo.  I sintomi sono infatti legati a problemi che si ripercuotono nel rapporto intimo, si presenta distacco relazionale e aggressività interpersonale. Il sostegno sociale è pertanto una fonte di supporto importante nel “combattere” il trauma, e gli interventi orientati alle coppie e alla famiglia, possono aiutare tali soggetti a impegnarsi nel recuperare la loro funzione sociale. Questi trattamenti possono aiutare a riscrivere gli script familiari disfunzionali, generando fiducia e maggiore sicurezza. L’efficacia di questi approcci dimostra che le reazioni problematiche al trauma possono essere gestite con un minor focus sul passato traumatico, spingendo verso un maggior adattamento interpersonale nel presente post-traumatico.

Gli approcci che sono stati presentati suggeriscono quindi diverse potenzialità innovative e interessanti per il disturbo Post-Traumatico da Stress e dei problemi ad esso connessi. Per ora, tuttavia, questi trattamenti rimangono prevalentemente sperimentali e hanno quindi bisogno di ulteriori perfezionamenti e convalida scientifica.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

 

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