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Psoriasi e disturbi dell’umore

Una prospettiva psicosomatica della psoriasi: come e quanto i fattori psicopatologici svolgono un ruolo eziologico nello sviluppo dei disturbi della pelle.

psoriasi disturbi dell umoreIl disturbo psicosomatico può essere considerato come una malattia vera e propria che va ad arrecare danni a livello organico che sono però causati o aggravati da fattori emozionali.

La psicosomatica è infatti una disciplina che ha lo scopo di rilevare e comprendere gli effetti negativi che la psiche produce sul soma.

La sintomatologia correlata al disturbo psicosomatico coinvolge il sistema nervoso autonomo e determina una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o stress.

Il termine “stress” è stato coniato da Hans Selye sottolineando l’importanza del coinvolgimento del sistema adrenocorticale come apparato fisiologico di vitale importanza per lo stress.

La medicina psicocutanea valuta l’impatto dell’interazione tra la mente, il cervello e la pelle; questi ultimi due provengono dallo stesso strato di germe, ossia l’ectoderma embrionale e sono influenzati dagli stessi ormoni e neurotrasmettitori.

Si effettua pertanto una distinzione tra una valutazione di tipo psichiatrico o psicologica, incentrata sul disturbo interno al paziente, e una valutazione, in questo caso di tipo dermatologica, in cui ci si concentra sulla parte più esterna e visibile del corpo, quale appunto la pelle.

La letteratura a tal proposito, evidenzia, come fattori di natura psicopatologia tendono a giocare un ruolo eziologico nello sviluppo dei disturbi della pelle, sia perché aggravano disturbi cutanei preesistenti e sia per il peso psicologico vissuto dai pazienti che soffrono di tali disturbi.

La psoriasi, dal greco ψωρίασις – psōríasis, (scabbia o condizione di prurito), rappresenta pertanto il punto chiave dei disturbi psicosomatici, in virtù della forte interazione tra i fattori psicosociali e la malattia stessa.

Da un’analisi della letteratura emerge che i fattori psicosomatici sono presenti in almeno un terzo dei pazienti con condizioni dermatologiche così come vi sia una complessa e reciproca relazione tra fattori psicosociali e malattie dermatologiche, come la psoriasi vulgaris, la dermatite atopica, alopecia areata, vitiligine e acne vulgaris.

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Entrando più nel dettaglio, la psoriasi vulgaris è una malattia cronica, autoimmune e infiammatoria della pelle, al cui sviluppo concorrono sia fattori genetici che ambientali, con coinvolgimento del sistema immunitario.

La maggior parte degli studiosi ritiene che la psoriasi dipenda da un’attivazione anomala del sistema immunitario che determina un’accelerazione del turnover delle cellule epidermiche, in seguito alla quale si assiste ad una iperproliferazione cellulare.

Per una corretta comprensione della malattia è bene sottolineare che l’epidermide è formata da 5 strati di cellule, chiamate cheratinociti.

In caso di psoriasi la cellula epidermica (cheratinocita) si accumula formando la tipica lesione cutanea della psoriasi.

È considerata una malattia immuno-mediata, in quanto si assiste ad un aumento e ad una maggiore attivazione dei linfociti T e delle cellule dendritiche, che scatenano l’iperproliferazione dei cheratinociti e che rilasciano alcuni dei più importanti mediatori dei processi infiammatori: le interleuchine, interferone gamma e il fattore di Necrosi Tumorale-α (alpha).

I cheratinociti si accumulano senza spargimento, con conseguente addensamento fino a rendere la pelle squamosa.

Sebbene tale malattia sia spesso sottovalutata, da un punto di vista psicologico determina una notevole disabilità nei pazienti affetti, tale da essere paragonata ad altre malattie importanti come insufficienza cardiaca cronica, malattia polmonare ostruttiva cronica, e cancro.

La psoriasi si presenta pertanto come una malattia multifattoriale associata a notevole disagio psicologico, stigmatizzazione sociale, comorbidità psichiatrica e altri fattori psicosociali.

I pazienti affetti riferiscono che la malattia porta a conseguenze psicologiche e psicosomatiche, come sensazione di rabbia, depressione, ansia e isolamento sociale.

Il grado di prurito è fortemente associato con l’insorgenza di un disturbo dell’umore quale la depressione.

Inoltre, l’onere psicosociale svolge un ruolo importante nella percezione della gravità della malattia, della qualità della vita e il decorso stesso della malattia.

La conoscenza delle interazioni mente-corpo-ambiente, può quindi contribuire a migliorare le condizione della pelle dei pazienti e, in ultima analisi, la loro qualità di vita.

Si potrebbe attribuire l’associazione tra la psoriasi e i disturbi dell’umore come il risultato del relativo imbarazzo, vergona e ansia sociale derivanti dalle manifestazioni fisiche della malattia; tuttavia, il fatto che la prevalenza dei sintomi connessi all’umore nella psoriasi siano superiori rispetto a quelli osservati per altre condizioni dermatologiche, determina un’indagine più approfondita dei meccanismi che collegano entrambe le condizioni.

Per fare questo gli autori hanno cercato di comprendere se esiste una relazione tra l’infiammazione organica e il disturbo depressivo maggiore.

A tal proposito, si è osservato che nel disturbo depressivo maggiore vi è un aumento delle citochine proinfiammatorie come la prostaglandina E2, proteina C-reattiva (CRP), Fattore di Necrosi Tumorale-α (TNF- α) e interleuchine (IL-1b, IL-2, IL-6).

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Questi risultati, tuttavia, non possono distinguere se sia la depressione a causare l’infiammazione o il contrario.

Un percorso plausibile prevede un’attivazione anormale dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), in quanto si è osservato che in soggetti affetti da depressione vi è un maggiore rilascio sia di corticotropina che di adrenocorticotropina, nonché di cortisolo: durante i periodi di stress acuto, i livelli di cortisolo possono aumentare di 100 volte.

Sia l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che il sistema nervoso autonomo producono degli effetti sulla pelle e sui processi infiammatori.

L’iperattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene non solo influenza l’umore, ma determina anche cambiamenti cutanei; un rilascio maggiore di corticotropina ha dimostrato infatti di stimolare sia la produzione cutanea locale delle citochine infiammatorie, e sia di amplificare l’espressione dei cheratinociti.

La corticotropina può quindi essere un componente chiave nell’asse “cervello-pelle”, in quanto mediatore dell’interazione tra il percorso centrale e periferico di risposta allo stress.

Il trattamento farmacologico per la depressione, attraverso l’utilizzo di farmaci quali fluoxetina, sembrerebbe esacerbare la psoriasi in alcuni pazienti, così come il litio, nei pazienti bipolari, peggiora la psoriasi o induce lesioni psoriasiche in soggetti sani.

In entrambi i casi pertanto i trattamenti farmacologici risultano inefficaci; per evitare l’aggravarsi di comorbidità in queste popolazioni sensibili, il trattamento cognitivo-comportamentale potrebbe essere un metodo alternativo, con l’eventuale supplemento di farmaci melatoninergici.

Nel complesso, psoriasi e disturbi dell’umore sono altamente associati e questa combinazione di comorbidità provoca disabilità nei pazienti.

È stato interessante notare come la fluttuazione dell’umore sembri influenzare la gravità della psoriasi e pertanto divenire un obiettivo potenziale dell’intervento.

La sovrapposizione infiammatoria in entrambe le condizioni potrebbe anche rappresentare un punto potenzialmente importante di intervento, e l’affrontare questo potrebbe teoricamente avere un effetto sinergico sul miglioramento della psoriasi andando a mitigare sia lo stato infiammatorio basale così come le esacerbazioni prodotte dall’ansia e dalla depressione.

 

Tratto da “Brain, Behavior, and Immunity”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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