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Storia della Psicoterapia Breve Corporea PBC

Secondo il modello della Psicoterapia Breve Caratteroanalitica di Xavier Serrano Hortelano

“La brevità è l’anima della saggezza”.
Shakespeare, Amleto (atto II, scena II)

1. Introduzione

storia della psicoterapia brevePrima di definire i contorni della Psicoterapia Breve Corporea – PBC Caratteroanalitica, secondo il modello di Xavier Serrano Hortelano, è importante definire correttamente cosa sia la psicoterapia e ciò che caratterizza l’approccio breve.

Psicoterapia è “ogni forma di trattamento di disturbi psicologici, emozionali o comportamentali in cui una persona specializzata stabilisce una relazione con uno o più pazienti allo scopo di modificare o rimuovere i sintomi esistenti e promuovere la crescita della personalità” (C.D. Claiborn - 'Psychotherapy' in Encyclopedia Britannica - 2013, www.britannica.com).

È inoltre importante chiarire la differenza tra tecnica terapeutica e psicoterapia, o processo psicoterapeutico.
Si utilizza una tecnica terapeutica quando un professionista della salute, al fine di aiutare o curare il paziente, impiega un mezzo esterno al paziente stesso (es. farmaco, massaggio, agopuntura, tecnica osteopatica, cranio sacrale, messaggi suggestivi, ecc.) con una modalità unilaterale e asimmetrica. In questo modo, il paziente si trova in una posizione passiva, esclusivamente di ricezione.

Possiamo parlare invece di psicoterapia, o di processo psicoterapeutico, quando:

  • c’è una relazione tra il professionista della salute e il paziente (relazione terapeutica);
  • la relazione è la base fondamentale del processo psicoterapeutico;
  • il professionista della salute utilizza tale relazione come mezzo terapeutico attraverso cui:
  • aiuta il paziente ad assumere una posizione attiva di fronte al proprio malessere;
  • comprende le cause della sofferenza del paziente e il processo di cambiamento necessario ad alleviare la sofferenza stessa.

All’interno di questo quadro, la Psicoterapia Breve si differenzia da un intervento psicoterapeutico profondo, di lungo periodo, almeno per tre elementi fondamentali:

  1. per la durata, che appunto risulta più breve;
  2. per gli obiettivi di cambiamento che si propone di raggiungere, (dato il tempo limitato saranno obiettivi focalizzati sul contenimento o sulla risoluzione del sintomo);
  3. per la peculiarità di lavorare su un elemento centrale, su un nucleo o focus, che rappresenta il “bersaglio” di tutto il lavoro terapeutico, spesso il sintomo o l’elemento del carattere della persona che maggiormente le procura sofferenza.

In particolare, la possibilità di lavorare su un focus specifico consente alle Psicoterapie Brevi di essere molto versatili e di riuscire, nella maggior parte dei casi, a contenere o risolvere la sintomatologia che genera sofferenza. Trattandosi di un percorso di breve durata focalizzato sul sintomo, non può lavorare sulle cause profonde del malessere e pertanto non rappresenta una psicoterapia del profondo.

2. Antecedenti storici della Psicoterapia Breve Corporea -PBC

Nei primi anni del ‘900, Freud si rende conto che sono solo le classi benestanti a poter beneficiare della psicoanalisi e lotta perché sia lo Stato ad assumersi i costi del trattamento. Parallelamente, perché ciò sia possibile, comprende anche che è necessario modificare la tecnica psicoanalitica al fine di rendere più breve il processo terapeutico, abbreviando l’analisi. Pur rimanendo convinto che la psicoanalisi debba essere prolungata e che abbreviarla significherebbe snaturarne i principi fondamentali, di fatto Freud dà il via anche allo sviluppo della psicoterapia breve.

Inoltre, attraverso l’osservazione delle importanti manifestazioni somatiche dell’isteria, Freud comprende che i sentimenti e le emozioni sono strettamente legati al corpo, tanto da avere tutti una espressione somatica e anche la capacità di alterare i processi corporei: l’alterazione della mimica facciale, della circolazione del sangue, della sudorazione, della muscolatura, ecc. Egli comprende quindi lo strettissimo legame esistente tra psiche e corpo.

In quello stesso periodo, S. Ferenczi sviluppa la sua “tecnica attiva”, basata su un intervento attivo dell’analista che fornisce consigli, divieti e sollecitazioni e, insieme a O. Rank, intuisce che nel corso di un’analisi è molto importante osservare e interpretare anche le reazioni corporee e i piccoli dettagli delle comunicazioni del paziente, come l’intonazione, i gesti o la mimica, cioè il “come ” il paziente comunica. Questi dati forniscono informazioni preziose sul vero “sentire” del paziente, sul reale e profondo senso delle sue parole, consentendo in questo modo di avere una comprensione più ampia e completa del paziente stesso e della sua sofferenza.

Negli stessi anni Wilhlem Reich, allievo di Freud, coerentemente con la propria visione psicosociale, comprende che è fondamentale rendere disponibile la psicoanalisi al maggior numero di persone possibile, per promuovere il benessere individuale e collettivo.

Approfondendo e ampliando la teoria freudiana dello sviluppo libidico, Reich sviluppa la Vegetoterapia Caratteroanalitica, elaborando il suo impianto teorico-metodologico alla base del quale troviamo alcuni principi fondamentali come:

  1. Espansione – Contrazione: ogni essere vivente è caratterizzato da un movimento bioenergetico alternato di espansione-apertura e di successiva contrazione-chiusura, che determina la pulsazione organica: pensiamo al cuore, ai polmoni, alle cellule, ecc. A fronte di pericoli e frustrazioni provenienti dall’ambiente, per garantirsi la sopravvivenza e per difendersi dal dolore, tutti gli organismi reagiscono con una azione di contrazione e chiusura. Anche l’essere umano non fa eccezione: per difendersi da frustrazioni e dolore, reagisce con la chiusura a livello emozionale, psichico e comportamentale e con la contrazione a livello muscolare, somatico ed energetico. Al contrario, il piacere produce apertura ed espansione.
  2. Identità funzionale psiche-corpo: i processi psichici e quelli somatici hanno la stessa funzione. In questo modo, si definisce l’identità funzionale psiche-corpo, superando l’antica dicotomia mente-corpo. Infatti, psiche e corpo sono strettamente interconnessi e rappresentano una unità integrata, che definisce il funzionamento dell’intero organismo umano. Quindi, a livello psichico il carattere, o armatura caratteriale, che si esprime in atteggiamenti, comportamenti, modi tipici di pensare, comunicare, relazionarsi, ecc. ha la precisa funzione di difendere la persona dagli attacchi esterni e dai pericoli che provengono dal suo interno, come emozioni e pulsioni rimosse che, se non controllate, potrebbero affiorare alla coscienza. A livello somatico, questa armatura difensiva si manifesta attraverso la peculiare corporeità (postura, forma di spalle, bacino, gambe, ecc.) di ciascun individuo e si esprime attraverso delle contrazioni muscolari croniche. L’armatura muscolare rappresenta l’equivalente somatico del carattere e quindi si può dire che i meccanismi di difesa sono psicosomatici o, più precisamente, somatopsichici come affermava F. Navarro . In questa ottica, nel momento in cui l’armatura difensiva somato-psichica non riesce più a fronteggiare i pericoli e gli attacchi dell’ambiente (esterno e/o interno), si destabilizza e compare il sintomo che, quindi, è la manifestazione di allarme del corpo.
  3. Memoria corporea: il carattere si è formato nel corso del tempo, come conseguenza della stratificazione e della interrelazione delle esperienze di vita e delle emozioni provate. Poiché il corpo è l’equivalente somatico del carattere e insieme costituiscono una unità integrata, ne consegue che anche il corpo ha una sua memoria (la memoria periferica o implicita), che per lo più è inconscia e non cognitivo-razionale. Questo significa che il corpo conserva dentro di sé le tracce delle esperienze passate, delle emozioni vissute, dei desideri frustrati, delle sensazioni e percezioni che lo hanno attraversato.
  4. Mancanza di contatto: con questo concetto Reich si riferisce sia alla carenza di contatto affettivo-emozionale-corporeo tra il bambino e i genitori sia alla conseguente assenza di contatto della persona adulta con le sue emozioni e il suo corpo. A causa della mancanza di contatto affettivo-emozionale-corporeo, nella persona si “spezza” il senso di interezza e di integrazione di sé, si crea una profonda scissione tra la parte corporea e quella psichica, perdendo il senso profondo della propria identità.

Con lo sviluppo della Vegetoterapia Caratteroanalitica, W. Reich trasforma profondamente la metodologia psicoanalitica: all’analisi del carattere, delle sue resistenze e manifestazioni comportamentali, associa degli specifici movimenti corporei (detti acting) che attivano la muscolatura, contrastando la contrazione (chiusura) cronica. Attraverso questi movimenti, la muscolatura si ammorbidisce, si “apre”, favorisce l’insight , che libera e lascia “uscire” le emozioni e i traumi che hanno causato la contrazione cronica, portandoli alla consapevolezza della persona, ripristinando il contatto tra le sue emozioni e il suo corpo e restituendole la possibilità di sentirsi integrata e “intera”.

Nel 1946 Alexander e French identificano e sistematizzano alcune caratteristiche fondamentali della psicoterapia breve, ponendo l’accento sia sulle capacità del terapeuta (che deve saper individuare il conflitto centrale su cui lavorare, saper fornire interpretazioni precise, saper creare il clima emozionale adatto per rivelare al paziente i conflitti inconsci), sia sulle capacità del paziente (che deve avere capacità intuitiva e di insight, fiducia nel terapeuta). Inoltre, Alexander sviluppa la tecnica della "esperienza emozionale correttiva": durante l’analisi il paziente ricorda e rivive un’esperienza traumatica del passato e, attraverso l’esperienza emozionale vissuta nell’analisi, riesce a "smuovere" il materiale inconscio e a integrarlo a livello cosciente.

Alcuni anni dopo Bellak e Small, relativamente agli interventi sulla crisi, analizzano anch’essi gli aspetti base della psicoterapia breve, ponendo l’accento sull’importanza di lavorare sull’elemento centrale del problema, il focus, di proporre nel modo giusto le interpretazioni per favorire l’insight, di predisporre una specifica organizzazione dell’ambiente e strutturazione del processo per questa forma di lavoro clinico.

Ma è intorno al 1950 a Londra che Balint e Malan, all’interno della corrente psicoanalitica, pongono le basi per la pratica clinica della psicoterapia breve. In particolare, Malan sviluppa la Brief Dynamic Psychotherapy (BDP), che si pone come una tecnica focale e che prevede la diagnosi, la successiva identificazione del focus terapeutico, un numero fisso di sedute (tra 20 e 30), la tempestiva interpretazione del transfert del paziente, soprattutto se negativo. Malan insiste molto sulla necessità di identificare un focus terapeutico chiaro, perché questo consentirà al terapeuta di non perdersi nei molteplici “focus patogeni” del paziente e di concentrare su di esso l’attenzione della terapia, facilitando il miglioramento. Un altro apporto di Malan consiste nella descrizione del triangolo del conflitto (angoscia – difesa –sentimenti nascosti / impulso) e del triangolo delle persone (relazione con l’altro – relazione con i genitori – relazione transferenziale).

Sempre nel 1950, il medico e psicoanalista norvegese Ola Raknes si rende conto che sarebbe necessario sviluppare un modello di vegetoterapia caratteroanalitica breve, in quanto comprende che ci sono dei casi in cui non è possibile effettuare un trattamento completo ma è comunque necessario fornire un aiuto alla persona. In alcune particolari circostanze Raknes si trova ad avere la necessità di realizzare un intervento breve e, modulando diversamente la relazione terapeutica, raggiunge gli obiettivi clinici di eliminazione del sintomo e di miglioramento della capacità di gestione della vita dei pazienti trattati.

Negli anni ’70 del secolo XX, negli Stati Uniti, Sifneos propone il modello della Short Term Anxiety Provoking Psychotherapy (STAPP). Il modello prevede sessioni di 45 minuti, faccia a faccia, e la durata varia da un minimo di 6 a un massimo di 20 sessioni. Il modello prevede l’attenta selezione dei pazienti, il lavoro sull’alleanza terapeutica, la funzione attiva del terapeuta e il mantenere il focus terapeutico fino alla fine della terapia.

Un altro autore che ha dato importanti contributi allo sviluppo della psicoterapia breve è stato Davanloo. La principale caratteristica del modello di Davanloo è quella di effettuare una puntuale e sistematica analisi delle resistenze al fine di “sbloccare l’inconscio” e di consentire alle pulsioni distruttive di emergere attraverso l’elaborazione del transfert negativo. In questo modo, l’autore mira all’obiettivo di aiutare il paziente a sperimentare le sue autentiche emozioni il più velocemente possibile e con la maggiore intensità di cui il paziente è capace. Poiché l’attacco alle difese del paziente risulta molto forte, questo tipo di terapia può essere rischioso per quei pazienti che presentano una debole strutturazione dell’Io.
Ferreira-Santos è un autore brasiliano che ha portato il gruppo di psicodramma all’interno di una psicoterapia breve. Il suo contributo è importante per due aspetti principali:

  1. introducendo il gruppo, introduce la dimensione sociale nel processo terapeutico individuale;
  2. perché considera la psicoterapia breve anche come uno spazio di transizione che accompagna la persona verso una terapia del profondo.

Frankl introduce due tecniche di “trattamento del sintomo” di grande rilievo: l’intenzione paradossale e la dereflessione. Anche se da utilizzare con molta attenzione soprattutto con pazienti ossessivi, masochisti e con ideazioni di suicidio, l’intenzione paradossale consiste nel portare il sintomo che genera sofferenza alle sue estreme conseguenze. In questo modo, contro le “estreme conseguenze” del sintomo, nel paziente si attiva un meccanismo di difesa che richiede un dispiegamento di energie minore rispetto a quello necessario per mantenere in vita il sintomo stesso. Così, l’intenzione paradossale consente al paziente di avere una posizione più attiva, di riuscire a controllare da solo il sintomo e di assumersi maggiore impegno e responsabilità rispetto al processo terapeutico. Con la dereflessione il paziente impara a slegare l’attenzione dal proprio sintomo per canalizzarla verso qualcosa di concreto, che possa coinvolgerlo anima e corpo e di cui gliene sia affidata l’esecuzione. Inoltre, l’autore sottolinea l’importanza, da parte del terapeuta, di avere profonda fiducia nella parte affettivo-emozionale inconscia del paziente, piuttosto che nella sua parte razionale e intellettiva, aiutando il paziente a nutrire anch’egli la stessa fiducia.

Anche Braier (tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80 del XX secolo), come Ferreira-Santos, afferma che la psicoterapia breve può essere il primo passo che conduce e accompagna la persona verso una terapia più profonda. Inoltre, sostiene l’importanza di comunicare al paziente, fin dalla sessione di valutazione e diagnosi, una ipotesi psicodinamica iniziale che, collegando il sintomo attuale con una situazione di conflitto appartenente al passato del paziente, facilita l’alleanza di lavoro (alleanza terapeutica) e allo stesso tempo aiuta il paziente a essere maggiormente introspettivo. L’autore afferma anche che, diversamente dalla psicoanalisi, il terapeuta esprime una maggiore prossimità affettiva e ha un ruolo più attivo e direttivo, facendo domande, dando indicazioni e suggerimenti, offrendo informazioni.

Più recentemente (intorno al 1990) in Spagna, ci sono stati degli autori che hanno dato un importante contributo allo sviluppo della psicoterapia breve. Uno tra questi è J. Garcia Arroyo che, anche per i trattamenti brevi, introduce un modello di lavoro che prevede l’intervento di una equipe interdisciplinare composta da più professionisti: psichiatri, psicologi, assistenti sociali, medici specialisti, ecc., così da ampliare il livello di intervento terapeutico, assumendo una prospettiva psicosociale.

Negli stessi anni, A. Pérez Sanchez ha approfondito gli aspetti che riguardano l’interpretazione del transfert durante una psicoterapia breve. In generale, l’autore consiglia di evitarla o, nel caso fosse necessario, di fare tale interpretazione all’inizio della psicoterapia, per chiarire le paure, i timori o l’ansia che possono apparire a fronte di una nuova relazione, quella terapeutica. Nell’ultima tappa del processo, l’interpretazione del transfert viene utilizzata per aiutare il paziente a elaborare l’ansia di separazione. Inoltre, egli descrive le principali interpretazioni che si possono fare in un trattamento di psicoterapia breve:

  1. l’interpretazione del “passato remoto” del paziente va fatta con grande precauzione e solo se è necessaria per comprendere come questo passato sia la causa dei conflitti presenti nelle relazioni attuali, inclusa la relazione con il terapeuta;
  2. le relazioni attuali e quelle del passato più recente devono costituire il materiale principale per le interpretazioni e sono quindi le più abituali durante una psicoterapia breve;
  3. i conflitti interni costituiscono un importante materiale di interpretazione, ma non devono essere collegati a un livello profondo e riguardare il “passato remoto” del paziente e la sua storia antica.

Alla metà degli anni ’90 del secolo XX, Xavier Serrano Hortelano insieme ad altri colleghi della scuola ES.TE.R (Escuela Espanola de Terapia Reichiana), sviluppa la Psicoterapia Breve Caratteroanalitica – PBC, con l’obiettivo di rendere accessibile la psicoterapia al maggior numero di persone possibile. Serrano inizia a trattare casi di persone in crisi o la cui sintomatologia poteva essere trattata con un approccio breve e, nel tempo, sviluppa una sistematica e una metodologia, i cui principali elementi distintivi sono:

  • lo sviluppo di un modello alternativo di valutazione e diagnosi chiamato DIDE (Diagnosi Iniziale Differenziale Strutturale), che ha l’obiettivo di comprendere il funzionamento complessivo della persona, individuare il focus terapeutico e formulare l’Ipotesi Psicodinamica Iniziale.
  • L’inserimento del lavoro corporeo, gli acting, all’interno di un processo di psicoterapia breve, con l’obiettivo di conseguire il cambiamento attraverso una attivazione muscolare diretta che produce esperienza e non attraverso un processo solamente cognitivo, per sua natura indiretto.
  • L’utilizzo della psicoterapia di gruppo: prevista al termine delle sessioni individuali, ha l’obiettivo di inserire il fondamentale “fattore sociale” anche all’interno del processo di psicoterapia breve.
3. Conclusioni

L’approccio della Psicoterapia Breve Corporea, o Caratteroanalitica, ha una lunga storia ventennale. Affonda le sue radici storiche nella psicoterapia breve di orientamento psicoanalitico e dinamico, trae ispirazione dai maggiori e più importanti autori che si sono occupati di interventi psicoterapeutici brevi (alcuni tra i quali citati in precedenza) e applica, integrandola e sistematizzandola, la metodologia della Vegetoterapia Caratteroanalitica di Federico Navarro e di Wilhelm Reich.
Si pone quindi come un modello con una identità propria anche all’interno della psicoterapia corporea.
Recentemente, è giunto in Italia grazie alla volontà e alla collaborazione dell’Istituto Reich, che si è occupato di organizzare il training e costituire un gruppo di psicoterapeuti formati in interventi brevi ad orientamento psicocorporeo.
Nei prossimi articoli tratteremo più nel dettaglio la nascita, lo sviluppo e le caratteristiche di questo “nuovo” approccio di psicoterapia breve ed esporremo i risultati di uno studio scientifico spagnolo sugli effetti e i successi della PBC.

 

Bibliografia e sitografia
  • Carbonari F., “La psicoanalisi del corpo”, 2009, Spartacolibri
  • Carbonari F., “Psicoterapia corporea reichiana”, 2015, Edizioni Accademiche Italiane
  • Reich W., “La funzione dell’orgasmo”, 2000, Pratiche Editrice
  • Reich W., “Superimposizione cosmica”, 1988, SugarCo Edizioni
  • Serrano Hortelano X., “La Psicoterapia Breve Caratteroanalitica PBC”, xserrano@mac.com
  • Serrano Hortelano X., “La Psicoterapia Breve Caracteroanalìtica (PBC)”, 2007, Biblioteca Nueva, Madrid
  • Serrano Hortelano X., “La Psicoterapia Breve Caracteroanalitica PBC”, Conferenza del 21-22 febbraio 2014, Roma, fcarbonari.blogspot.it
  • Serrano Hortelano X., “La psicoterapia Breve Caratteroanalitica – PBC” in “La Psicoterapia Corporea Breve” a cura di Francesca Zoppi; quaderni dell’Istituto Reich, Febbraio 2014, Roma
  • Watzlawick P., Beavin Helmick J., Jackson D. D., “La pragmatica della comunicazione umana”, 1971, Astrolabio, Roma
  • http://www.esternet.org/xavierserrano/
  • www.istitutoreich.it
  • http://www.psicoterapiaecologia.com/

 

Articolo a cura della Dottoressa Désirée Renault

 

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