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I test proiettivi

La psicometria è l’insieme di metodi per misurare, con opportune trasformazioni quantitative, le differenze individuali nelle reazioni psichiche di soggetti diversi o di uno stesso soggetto in condizioni diverse. Uno di tali metodi è quello dei "reattivi mentali" ("test").

testLe prime applicazioni della psicometria furono quantitative e indirizzate verso le caratteristiche intellettive del soggetto, cercando di studiare e misurare l’elemento base dell’intelligenza.
I primi approcci in tal direzione furono di C.E. Spearman (1863-1945), che – attraverso metodi statistici – riuscì a correlare i voti scolastici col punteggio di test in alunni elementari londinesi. Poi, in Francia, su commissione del ministero della pubblica istruzione, A. Binet e T. Simon misero a punto (1905) un test normalizzato di intelligenza, le cui prove erano differenziate a seconda della fascia di età.

In seguito, la psicometria venne utilizzata anche per lo studio delle caratteristiche della personalità, attraverso i "test proiettivi".

Introduzione al Rorschach Comprehensive System

Articolo a cura del Dottor Piero Porcelli

rorschach-inkblot-testHermann Rorschach morì nel 1922, un anno dopo la travagliata pubblicazione della sua monografia Psychodiagnostik nel 1921 per i tipi della piccola casa editrice Bircher di Berna [1], prima di essere ripubblicato nel 1948 e diffuso nel mondo dalla Hans Huber Verlag di Berna, che ne detiene a tutt’oggi il copyright.

Fra le conseguenze di questo evento, ci fu anche quella per cui il test rimase incompleto per quanto riguarda lo sviluppo della metodologia. Nei successivi 50 anni, vari autori in Europa e negli Stati Uniti elaborarono una serie di sistemi di siglatura ed interpretazione, generando una estrema disparità di approcci e metodologie.

La situazione babelica che ne è derivata è tale da poter affermare che non esiste il test di Rorschach, ma tanti test di Rorschach quanti sono i sistemi in uso. Ne deriva, a livello pratico, l’opportunità, da parte dello psicologo, di indicare nel report consegnato al paziente sempre quale sistema ha usato nella siglatura e nell’interpretazione. Indicare i risultati come semplicemente “test di Rorschach” infatti non significa nulla visto che non esiste il test di Rorschach.

Le arti marziali e la psicosomatica

Articolo a cura della Dottoressa Maria Cristina Martini

artimarziali“Psicosomatica [psi - co -so - mà-ti -ca], un ramo della medicina che si occupa delle ripercussioni dei fenomeni psichici sull’organismo. (Dizionario Gabrielli)

L’etimologia di psicosomatico deriva dal greco psiche [ψυχή] “anima” e soma [Σώμα] “corpo”. I disturbi psicosomatici sono quindi dei malesseri della psiche che si riflettono sul “soma”, ovvero sul corpo.

Il pensiero orientale da sempre si fonda sul concetto dell’interazione (unicità, inscindibilità) mente-corpo e questa visione è la radice comune a tutte le arti marziali che uniscono l’attività fisica alla meditazione (concentrarsi con la mente, riflettere) scopo delle quali non è solo la difesa personale ma, principalmente l’autocoscienza, la consapevolezza di sé, dei propri limiti e abilità, la consapevolezza corporea, il riconoscimento della propria emotività, delle proprie modalità di azione e reazione, al fine di esercitare l’autocontrollo necessario a produrre risposte comportamentali adeguate alle situazioni.

Ansia

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Il termine ansia deriva dalla parola latina angere (stringere), e definisce sostanzialmente una risposta fisiologica ad una sollecitazione interna o esterna che il cervello riceve. La possiamo, quindi, inquadrare come una risorsa sviluppata e affinata nel corso dell’evoluzione nell’intento di proteggere l’individuo dalle minacce provenienti dal mondo esterno.

La funzione principale di questo sistema difensivo è di allertare una serie di circuiti che si sono andati perfezionando nei secoli, consentendoci di reagire in maniera appropriata alle diverse situazioni. Si pensa che i circuiti neurali che coinvolgono l’amigdala e l’ippocampo soggiacciano all’ansia; infatti, scansioni PET eseguite su soggetti sottoposti a stimoli spiacevoli e potenzialmente dannosi come odori o gusti ripugnanti hanno mostrato flussi sanguigni aumentati nell’amigdala (Zald & Pardo, 1997; Zald, Hagen & Pardo, 2002), oltre ad un’ansia moderata.

Feticismo

Articolo a cura della Dottoressa Mariagrazia Susanna

fetishIl feticismo è una fissazione su una parte del corpo o su un oggetto, con un bisogno di utilizzarlo per ricavare delle gratificazioni psicosessuali. E' caratterizzato da una supervalutazione psicologica dell’oggetto sessuale che diventa un sostituto dei genitali quali oggetti libidici primari.

Solitamente l’esito della sua attività sessuale è la masturbazione ed è largamente prevalente negli uomini. Gli oggetti utilizzati dai feticisti come oggetto di eccitazione sono solitamente scarpe, biancheria e abiti in cuoio, mentre le parti del corpo preferite sono gambe, piedi, natiche e mammelle.

Le equazioni sono arte all’interno del cervello di un matematico

 

equazione-diracQuando i matematici affermano che le equazioni sono belle non mentono. Le scansioni del cervello mostrano che le loro menti rispondo a equazioni "belle" allo stesso modo in cui le altre persone rispondono alla grande pittura o a musiche magistrali. La scoperta potrebbe portare i neuroscienziati un po' più vicino a capire le basi neurali della bellezza, un concetto che è sorprendentemente difficile da definire.

Nello studio, i ricercatori, guidati da Semir Zeki dello University College di Londra, hanno chiesto a 16 matematici di valutare 60 equazioni in una scala di giudizi da “brutta” a “bella”. Due settimane più tardi, i matematici hanno osservato di nuovo le stesse equazioni e le hanno valutate nuovamente mentre erano in uno scanner per la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Gli scienziati hanno trovato che quanto più un'equazione veniva giudicata bella, tanto più intensa era l'attività del cervello in un'area chiamata campo A1 della corteccia orbito frontale mediale.  

L'anoressia rabbiosa

Articolo a cura di Luciano Peirone ed Elena Gerardi

anoressia rabbiosaMalattia, disagio, e cos'altro? L'anoressia è una forma patologica con immediata prevalenza di tipo organico-fisiologico (eccessivo dimagrimento, talvolta con origine endrocrina, e vomiting behaviour), ma in effetti il più delle volte con componenti di ordine psicologico (distorsione percettiva e deformazione della propria immagine corporea; esasperazione del sintomo “rifiuto del cibo” in base a pensieri comportamenti di tipo ossessivo; disturbi della sfera emozionale-affettiva; conflitti interpersonali; disturbi della sessualità).

Considerata dal punto di vista psicologico, l'anoressia presenta non di rado la possibilità di venire inquadrata quale malattia/disagio (per lo più adolescenziale-giovanile) connessi a ribellione rivolta nei riguardi del mondo adulto (e familiare, in particolare), alla spasmodica ricerca di una identità di difficile e sofferta realizzazione.

La famiglia, tra isolamento e mancanza di autorevolezza

famigliaUno dei problemi della attuale famiglia è la messa in crisi del suo ruolo tradizionale e la riduzione della sua autorevolezza. Innanzi tutto è chiaro che sarebbe anacronistico riproporre modelli centrati su autorità e obbedienza presenti in un passato non recente.

Oggi la questione è che, superati questi modelli a vantaggio di una maggiore capacità di negoziazione e condivisione di valori, quello che entra in crisi è la definizione di ruoli e compiti che prima apparivano chiari ed oggi, in una visione più individualistica, sono lasciate alla discrezionalità e alla soggettività dei componenti.

Se il vantaggio è una effettiva apertura e democratizzazione, il rischio evidente può essere un eccessivo relativismo. Cioè la mancanza di regole fondanti che non possono essere messe in discussione pena la rottura e frammentazione del ruolo e significato culturale e biologico dell'istituzione famiglia. Si pensi – tanto per citare qualche esempio al di là delle posizioni personali– al recente e acceso dibattito sul riconocimento delle coppie di fatto, delle famiglie omosessuali, ecc.

Intelligenza: aiuta a vivere o a soffrire?

Intelligenza: in senso corrente può essere intesa come capacità di intendere, pensare, giudicare, come l'abilità di usare la propria mente, allo scopo di capire ciò che ci circonda e di dargli un senso.

Andando nello specifico, ci si riferisce a quel processo (mentale e comportamentale), che consente all'uomo o all'animale dotato di struttura cerebrale evoluta, di trovare soluzioni a problemi nuovi.

In un'accezione ancora più specifica ... si riferisce ad una serie di processi mentali assai complessi, tipicamente umani, che vanno dal ragionamento logico alla capacità di perseguire uno scopo anche a lunghissimo termine, dalla capacità di formulare valutazioni e giudizi di valore, alla capacità d'autocorrezione e autocritica.

Il gioco d'azzardo patologico

Articolo a cura della Dott.ssa Silvia Parisi

gioco azzardo patologicoIl gioco d'azzardo patologico è un disturbo del comportamento che, anche se rientra tuttora nella categoria diagnostica dei disturbi ossessivi-compulsivi ha in realtà una grande attinenza con la tossicodipendenza, tanto da rientrare nell'area delle cosiddette "dipendenze senza sostanze".
Il giocatore patologico, infatti, mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d’azzardo aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco.

La depressione infantile

Quando si parla di depressione nel bambino, bisogna fare sempre molta attenzione in quanto, pur esistendo una vasta letteratura, è abbastanza raro constatare nel bambino un quadro clinico simile a quello degli adulti.

bambini

Gli psicoanalisti a proposito non hanno alcun dubbio, basti pensare a M. Klein (1935) che fa chiaramente riferimento alla “posizione depressiva” nel bambino. Tutti sono più o meno d’accordo sull’importanza di questa fase, anche se il termine “depressivo” non sembra essere adeguato, in effetti molti ritengono che l’utilizzo di questa terminologia clinica presa in prestito dalla psicopatologia dell’adulto sembri piuttosto forzata per descrivere uno stadio normale dello sviluppo psicogenetico del bambino.



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