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Tra regole e carezze. Comunicare con gli adolescenti di oggi - Intervista al Dott. Alessandro Costantini

Costantini

Incontriamo il Dott. Alessandro Costantini in occasione dell'uscita del suo libro: "Tra regole e carezze - Comunicare con gli adolescenti di oggi", pubblicato da Carocci Editore.

Il Dott. Costantini collabora da ormai diverso tempo con Psiconline mettendo a disposizione dei nostri visitatori la sua competenza e la sua professionalità ed è con piacere che ci accingiamo a parlare con lui direttamente della sua ultima fatica personale e professionale così da poterne comprendere meglio il significato e le motivazioni di base.

Psiconline:
La prima domanda è d'obbligo, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Dott. Costantini:
Una considerazione semplice. Frequentando con il mio lavoro, un certo numero di educatori, insegnanti, genitori, ho ricevuto continue richieste sui temi che vengono proposti nel testo. Molti di loro si chiedono come mai è sempre più difficile comunicare con gli studenti….i figli….con i giovani in generale….oppure riscontrano con sempre maggiore frequenza l'aumento di una certa aggressività giovanile…fenomeno riscontrabile fin dalle elementari….verso la quale non sanno far fronte…alcuni poi non si capacitano della inefficacia di alcuni loro comportamenti educativi…e si interrogano su quali siano gli atteggiamenti che possono funzionare…infine c'è l'esigenza di molti di conoscere delle modalità e delle tecniche da utilizzare concretamente….che siano veramente incisive nel modificare in positivo la relazione con studenti e figli.

La solitudine: sofferenza e possibilità

essere soli

“La solitudine fa maturare l'originalità, la bellezza strana e inquietante, la poesia. Ma genera anche il contrario, lo sproporzionato, l'assurdo e l'illecito”.
Thomas Mann, 1912.

La solitudine dunque, come risorsa, come bisogno di ritrovare noi stessi, la nostra emotività, il nostro lato più artistico, ma anche al contempo, solitudine come fuga e distacco dalla realtà e dalle difficoltà.

Esiste dunque una solitudine sana, positiva e che va ricercata ed un’altra legata invece ad un condizione di profondo malessere, oggi purtroppo sempre più diffusa ad ogni fascia di età.
Bambini che hanno sempre più difficoltà a socializzare e giocare insieme, vittime del consumismo, dei giochi elettronici, cellulari ed altro. 
Adulti chiusi nel loro isolamento ed egoismo ed anziani sempre più soli. 

I dati ci confermano che è un fenomeno in continuo aumento. E’ una condizione umana che genera profonda sofferenza e si accompagna spesso a stati d’animo depressivi e di disperazione.

Anoressia e malattie organiche

Caratteristica principale dell’anoressia nervosa, secondo il criterio stabilito dal DSM-IV, è “il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale”.

Analizzerò in questa sede tutti i criteri che sono stati presi in considerazione dal manuale diagnostico americano per definire tale disturbo, cercando di integrare la descrizione del puro sintomo con alcune considerazioni qualitative.

Veniamo all’analisi dei criteri diagnostici e cerchiamo di capire perché sono necessari (per capire, non solo per classificare).

Il primo criterio è “il rifiuto di mantenere il peso corporeo normale minimo”.

Esiste un apparecchio, simile a quello per l’elettrocardiogramma, che serve per calcolare l’indice di massa corporea, che è il rapporto tra il peso e l’altezza. Il BMI, stabilisce il rapporto tra le masse di acqua, muscoli, ossa e grasso che costituiscono il nostro corpo.

"Nel nome del figlio". Le valenze trasformative della Consulenza Tecnica d’Ufficio nei casi di separazione genitoriale.

Articolo a cura della Dott.ssa Antonella Luppino

Sono le idee e le passioni dell’uomo e non la meccanicadelle leggi che mandano avanti le faccende umane.E’ sempre in fondo alle anime che si troval’impronta dei fatti che si produrranno all’esterno.Alexis de Tocqueville, 1857

Il focus del presente lavoro riguarda l’ambito della psicologia giuridica civile che si occupa dell’affidamento dei figli nei casi di separazione e divorzio.

Nello specifico, ci si riferirà alle situazioni in cui il giudice nomina un consulente tecnico d’ufficio, figura ausiliare che può assistere il magistrato nell’acquisire le conoscenze necessarie per valutare la situazione presa in esame.
Si proporrà una riflessione sui contesti coinvolti nel lavoro peritale, focalizzando l’attenzione sul versante interattivo-relazionale dello stesso, considerando “il
sistema peritale quale spazio plurisistemico, vale a dire come luogo di incontro tra soggetti e sistemi di oggetti” (Cigoli et al., 1988), ricercando il gioco relazionale che fra questi si attiva, nel passaggio dal contesto privato-familiare a quello pubblico-istituzionale, dal contesto giuridico a quello psicologico che si auspica trovino delle strade da percorrere per definire qualcosa in comune, qualcosa di comunicabile che permetta loro di parlarsi, di comprendersi, di agire in termini trasformativi.

Alessitimia (o Alexitemia)

Questo termine deriva dal greco e significa mancanza di parole per le emozioni (a = mancanza, léxis = parola, thymόs = emozione ). Esso viene utilizzato per indicare una incapacità nell’identificazione e nell’espressione dei sentimenti, propri ed altrui.

L’alessitimia riguarda un tratto stabile di personalità e gli individui che ne sono affetti  sono particolarmente soggetti a sviluppare disturbi e malattie somatiche.  Tendenzialmente la persona che somatizza tende a non riconoscere  e a non esprimere verbalmente le emozioni, quindi gli alessitimici hanno la difficoltà di concentrare le emozioni a livello viscerale,  confondendosi con esse, ed esprimendone un disagio emotivo attraverso un “linguaggio somatico”.

Il Disturbo da Stress Post Traumatico

Il Disturbo da Stress Post Traumatico è stato inserito ufficialmente nel DSM nel 1980, ma già nella letteratura del Novecento gli sono stati attribuiti nomi diversi, come nevrosi da guerra, cuore del soldato o shock post-traumatico, proprio per indicare una patologia che insorge in maniera acuta dopo l'esposizione ad eventi gravi ed estremamente stressanti che mettono a repentaglio la propria o altrui integrità. Mentre nei primi anni '80 si faceva per lo più riferimento alle conseguenze psicologiche vissute da persone con esperienze di guerra, da diversi anni vengono considerate molte altre situazioni come potenziali cause per lo sviluppo del PTSD, mantenendo nel DSM il riferimento alla gravità oggettiva della situazione (Fullerton e Ursano 2001).

Caratteristica principale dei soggetti con tale disturbo è la risposta che ne consegue che prevede un aumento considerevole del livello di ansia, l'evitamento degli stimoli che in qualche modo sono associati al trauma e una diminuzione significativa della reattività emozionale. Ovviamente l'evento causa del trauma e del conseguente disturbo deve essere stato fonte di paura intensa, orrore e senso di impotenza. 

Attacco di Panico

L’attacco di panico o la manifestazione di una crisi d’ansia acuta è una condizione che si presenta in assenza di stimoli stressanti realistici, così da far sperimentare all’individuo un’intensa ansia associata a sintomi somatici  come ad esempio tachicardia, sudorazione, sensazione di asfissia, e sintomi psichici come derealizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire.

L’attacco di panico è sempre vissuto in modo drammatico, soprattutto il primo, che rimane in memoria in modo indelebile con la sensazione di essere in grave pericolo ed associarlo ad un infarto cardiaco. Il panico è strettamente collegato alla regolazione e al contenimento delle proprie emozioni.

Psicosi

Il termine Psicosi è stato introdotto nel 1845 da von Feuchtersleben con il significato di "malattia mentale o follia".

E' un disturbo psichiatrico e descrive gravi affezioni mentali, caratterizzate da un difetto dell’autocritica e da un distacco della realtà.

La psicosi è molto comune e il suo esordio può avvenire nell’adolescenza e nella precoce età adulta ed è quasi sempre il risultato di fattori organici, psicologici e costituzionali.

Tavole Test I.Co.S. (Indice del Confine di Sè)

test-icosTavole Test I.Co.S. (Indice del Confine di Sè) - Loretta Sapora
2012 - Edizioni Psiconline - 7 tavole - 26 euro

“La membrana è la prima invenzione della vita, sia sul piano biologico che sul piano psichico”.

In sintonia con la sopracitata considerazione di Didier Anzieu, Loretta Sapora ha elaborato l'I.CO.S., test semiproiettivo per l'analisi del Confine del Sé, che si concentra sul rapporto tra mondo interno e realtà extrapsichica.

Perché? Perché “ci si può risparmiare lo studio dei contenitori quando il contenitore contiene adeguatamente, e consacrarsi allora all'analisi dei contenuti; ma quando il contenitore contiene male o addirittura funziona al contrario è necessario procedere a un lavoro analitico sul contenitore stesso”, come dice ancora Anzieu.

Il lavoro dell'autrice, allora, parte direttamente dall'esperienza clinica per arrivare a elaborare il primo strumento psicodiagnostico che studia le caratteristiche del confine della struttura psichica.

I concetti chiave dell'analisi riguardano l'irrigidimento difensivo e la penetrabilità, legati alla possibilità di distinguere il Sé dal Non-Sé.

Nevrosi

Le nevrosi rappresentano un gruppo di disturbi che coinvolgono la sfera comportamentale, affettivo-emotivo e psicosomatica dell’individuo in assenza di una patologia di origine organica. Il disturbo assume diversi significati a seconda dell’approccio utilizzato.

Secondo l’ottica psicodinamica il carattere nevrotico si determina per una fissazione della libido a una fase di sviluppo pregenitale. Le nevrosi possono essere intese come il tentativo dell’inconscio del paziente di risanare, attraverso la malattia, l’equilibrio intrapsichico instabile.

Secondo l’ottica psicoanalitica l’ansia nevrotica non è altro che un conflitto irrisolto tra le pulsioni istintuali primarie dell’Es e le motivazioni del Super-Io, e l’Io è incapace di bilanciare queste tendenze opposte.

Lo stress nei luoghi di lavoro

La maggior parte degli esseri umani sono impegnati per molte ore della loro vita in un’attività lavorativa e si possono immaginare le conseguenze dannose che un malessere generato in questo lungo periodo potrebbe creare sul loro stato di salute.

La recente definizione della Commissione Europea (1999) dello stress lavorativo “un insieme di reazioni emotive, cognitive, comportamentali e fisiologiche ad aspetti avversi e nocivi del contenuto del lavoro, dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro” considera da un lato le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, i cosiddetti stressor ambientali o fonti di stress (contenuto del lavoro, organizzazione, ambiente) e, dall’altro, la valutazione soggettiva di tali stressor quale mediatore delle reazioni psicofisiche individuali.

Quando si parla di stress infatti ci si riferisce a un fenomeno soggettivo, in quanto ogni persona reagisce a possibili stressor, situazioni percepite come potenzialmente stressanti, in maniera diversa a seconda della propria personalità e della propria storia di vita: mancata realizzazione, discriminazioni, problemi nel rapporto con i colleghi, fattori organizzativi e cosi via (Avallone & Paplomatas, 2005).



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