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Saperne di più su psicologia e psicoterapia

Come mi separo?

In psicoanalisi si chiama “lavoro del lutto” quel processo psichico che riguarda l’elaborazione della perdita. Il lutto si riferisce non solo alla morte, ma è lo stato psicologico che concerne una perdita, significativa per il soggetto, di un oggetto reale (persone, animali, cose) o simbolica (immagine sociale, status simbol). Il modo in cui ognuno di noi effettua questa elaborazione, può variare attraverso linee abbastanza definite.

In chat è più facile…

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La CHAT è una nuova forma di comunicazione scritta, senza limiti temporali, spaziali e soprattutto GRATUITA. Una forma di comunicazione che semplifica le regole comunicative. Stiamo assistendo alla nascita di quella che possiamo definire neo-lingua.

Gli internauti discutono, si scambiano pareri, emozioni, scherzano, si arrabbiano, si innamorano, proprio come nella vita reale. Ad oggi si conta che un italiano su due sotto i 40 anni possieda un profilo virtuale, una virtual life a volte completamente differente dalla vita reale. Stiamo assistendo ad una nuova idea di socialità, alla formazionione di tribù, microgruppi. Stiamo assistendo ad un processo di “disindividualizzazione” della comunicazione. Il sentimento di appartenenza che permea l’anima di queste nuove tribù si avvale dello sviluppo tecnologico. Gruppi di persone che condividono una stessa matrice comunicativa: il ciberspazio. Si consolidano così gruppi dotati di configurazioni e obiettivi diversi (sportivi, amicali, religiosi, sessuali). Le sostanziali differenze tra queste nuove forme di comunicazione e i vecchi metodi comunicativi appaiono evidenti.

Tra regole e carezze. Comunicare con gli adolescenti di oggi - Intervista al Dott. Alessandro Costantini

Costantini

Incontriamo il Dott. Alessandro Costantini in occasione dell'uscita del suo libro: "Tra regole e carezze - Comunicare con gli adolescenti di oggi", pubblicato da Carocci Editore.

Il Dott. Costantini collabora da ormai diverso tempo con Psiconline mettendo a disposizione dei nostri visitatori la sua competenza e la sua professionalità ed è con piacere che ci accingiamo a parlare con lui direttamente della sua ultima fatica personale e professionale così da poterne comprendere meglio il significato e le motivazioni di base.

Psiconline:
La prima domanda è d'obbligo, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Dott. Costantini:
Una considerazione semplice. Frequentando con il mio lavoro, un certo numero di educatori, insegnanti, genitori, ho ricevuto continue richieste sui temi che vengono proposti nel testo. Molti di loro si chiedono come mai è sempre più difficile comunicare con gli studenti….i figli….con i giovani in generale….oppure riscontrano con sempre maggiore frequenza l'aumento di una certa aggressività giovanile…fenomeno riscontrabile fin dalle elementari….verso la quale non sanno far fronte…alcuni poi non si capacitano della inefficacia di alcuni loro comportamenti educativi…e si interrogano su quali siano gli atteggiamenti che possono funzionare…infine c'è l'esigenza di molti di conoscere delle modalità e delle tecniche da utilizzare concretamente….che siano veramente incisive nel modificare in positivo la relazione con studenti e figli.

Dipendenti da altri

Articolo a cura della Dottoressa Giuseppina Malasisi

dipendenza-da-altriLa consapevolezza di bisogni ed interessi e la fiducia nelle proprie capacità costituiscono due elementi fondamentali per la realizzazione di sé, quindi per raggiungere un senso di benessere e di soddisfazione.

Alcuni modi di pensare, di sentire e di fare possono ostacolare l’autorealizzazione, ciò si verifica nelle persone estremamente dipendenti dagli altri, in quanto non sono in grado di portare avanti progetti individuali, di prendere delle iniziative su questioni importanti della propria vita e tutta la loro energia viene investita su una relazione significativa, magari con i genitori o con il coniuge, che cercano di mantenere a tutti i costi, anche a prezzo di umiliazioni e sacrifici personali.

L’amore difficile ovvero la sindrome della “principessa-triste”

L’amore in questo consiste
che due solitudini si proteggono
e si toccano e si accolgono l’un l’altra.
Rainer Maria  Rilke

Nella pratica clinica, si incontrano spesso giovani donne che hanno difficoltà nelle relazioni d’amore. Sono ragazze che pur avendo occasionali relazioni con l’altro sesso, non riescono a concedersi la possibilità di un incontro importante o che allontano nel tempo l’esperienza sessuale, anche dopo i trent’anni.

L’amore è eterno finché dura

Articolo a cura della Dottoressa Patrizia Raminghi

coppia-divisaEcco un vecchio adagio usato per il titolo di un film di Carlo Verdone, dove si racconta la crisi di una coppia e la conseguente perdita del desiderio. Con ironia e drammaticità il film tocca un tema scottante, algico: la nascita e la fine di un amore. Uno dei misteri (forse il mistero) della vita.

Quando l’amore finisce, inizia la ricerca incessante dei perché, il continuo frugare, iniziano le sensazioni d’insoddisfazione e l’infelicità nella relazioni. Sono sempre più frequenti le coppie che si rivolgono a psicoterapeuti e sessuologi per comprendere come mai dopo anni d’amore si ritrovano privi di stimoli e d’interesse, angosciati da un’incomprensione reciproca, e naufraghi di loro stessi. Il venir meno dei ruoli tradizionali di moglie e marito o di partner in un rapporto, introduce nel percorso di coppia dosi sempre crescenti d’incertezza. Altre volte è la perdita della funzione del desiderio nei confronti del partner, o un disagio diffuso, di cui non si riesce a trovare una spiegazione, che solleva il dubbio se il rapporto possa avere un futuro oppure no. (Baldaro, 1992)

La solitudine: sofferenza e possibilità

essere soli

“La solitudine fa maturare l'originalità, la bellezza strana e inquietante, la poesia. Ma genera anche il contrario, lo sproporzionato, l'assurdo e l'illecito”.
Thomas Mann, 1912.

La solitudine dunque, come risorsa, come bisogno di ritrovare noi stessi, la nostra emotività, il nostro lato più artistico, ma anche al contempo, solitudine come fuga e distacco dalla realtà e dalle difficoltà.

Esiste dunque una solitudine sana, positiva e che va ricercata ed un’altra legata invece ad un condizione di profondo malessere, oggi purtroppo sempre più diffusa ad ogni fascia di età.
Bambini che hanno sempre più difficoltà a socializzare e giocare insieme, vittime del consumismo, dei giochi elettronici, cellulari ed altro. 
Adulti chiusi nel loro isolamento ed egoismo ed anziani sempre più soli. 

I dati ci confermano che è un fenomeno in continuo aumento. E’ una condizione umana che genera profonda sofferenza e si accompagna spesso a stati d’animo depressivi e di disperazione.

Come i giovani vivono la masturbazione

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Da pochi anni abbiamo superato la soglia del duemila, spesse volte ci domandiamo se la nostra cultura, il nostro modo di pensare, di svolgere una relazione e di interagire fra persone, sono abbastanza maturi, evoluti tanto da affrontare con dignità e serenità qualsiasi tipo di problema sociale, morale umano. Dopo un’attenta riflessione e verifica fatta con l’aiuto di molti adolescenti, devo dedurre che molta strada dobbiamo ancora percorrerla per arrivare a traguardi e obiettivi soddisfacenti che possano permetterci di rapportarsi e confrontarsi con altre culture occidentali in particolare quelle dell’Europa settentrionale e orientale. 

Noi italiani siamo apprezzati in tutto il mondo per la nostra operosità e creatività, ma quando dobbiamo affrontare argomenti culturali che affrontano temi, problematiche riguardanti la corporeità e la sessualità in particolare, affiorano i nostri limiti. Questo perché?

Probabilmente perché divulghiamo questo insegnamento e queste conoscenze ricche di tabù e paure dovuti alla nostra cultura dedita alla censura più ortodossa facendo divenire insormontabili le più elementari nozioni riguardanti l’uomo, il suo corpo, la sua sessualità.

La sindrome di Peter Pan

Il disturbo di cui parlo nasce dalla rimozione nella società attuale di tutti o molti dei riti di passaggio dall’età infantile-adolescenziale a quella adulta, declinati in maniera diversa secondo i tempi e le culture, ma in passato presenti in tutti i sistemi sociali. Tali riti segnavano simbolicamente l’assunzione di responsabilità inerenti ai nuovi ruoli di accudimento di se stessi e degli altri, propri dello status di adulto.

Il vuoto provocato dalla loro rimozione viene riempito da nuovi riti, a dimensione personale e collettiva, che transitano e si riciclano con rapido ricambio attraverso i mass-media e le attuali forme di comunicazione (pubblicità, spettacolo, internet, etc.), che, invece di attivare un cambiamento evolutivo della persona, dilatano e idealizzano il modello del giovane-bambino, anche perché, dal momento che questo rappresenta un ‘personaggio’ non risolto e/o in fieri, viene individuato dal mercato come l’utente più attivo, dal quale parte una domanda che sempre si rinnova e propone richieste diverse che incentivano una produzione di rapido smaltimento.

Giovani aggressivi e violenti?

Articolo a cura del Dott. Alessandro Costantini


giovani violentiGli episodi di maleducazione, intemperanze, prepotenze, bullismo a scuola, o addirittura di vandalismo, delinquenza, criminalità, sono in costante aumento e presenti non solo sulle pagine dei giornali, ma riscontrabili da tutti noi nella vita quotidiana. In particolare desta preoccupazione l’aggressività dei giovani e dei giovanissimi, in quanto rappresentano il futuro della società. Il fenomeno acuisce la percezione di insicurezza dei cittadini e non accenna a ridursi.

In Inghilterra, ad esempio, il fenomeno delle baby-gang (col coinvolgimento di bambini anche sotto i 10 anni) è un problema di sicurezza pubblica che il governo riconosce secondo solo al terrorismo. Dobbiamo aspettarci una situazione simile anche da noi tra qualche anno? C’è da dire che la trasgressione, la sfida alle regole sociali, la difficoltà di rapporti con gli adulti, hanno sempre contraddistinto i comportamenti dei giovani, ma la tendenza di oggi alle prepotenze e alla violenza gratuita e irrazionale, è decisamente più intensa, diffusa e allarmante di un tempo, e coinvolge tutte le classi sociali.

L'eiaculazione precoce e la sessualità di coppia

L’eiaculazione precoce è stata definita come una disfunzione sessuale maschile caratterizzata da un’eiaculazione che avviene sempre o quasi sempre prima o entro un minuto dalla penetrazione vaginale e come l’incapacità a ritardare l’eiaculazione in tutte o quasi tutte le penetrazioni vaginali con conseguenze personali negative come stress, frustrazione e/o l’evitamento dell’intimità sessuale.

Attualmente questa disfunzione colpisce circa il 30% degli uomini di tutte le età determinando un impatto negativo sulla qualità di vita che, secondo alcuni Autori, può essere considerato più forte rispetto a quello della disfunzione erettile.

In presenza di questo sintomo si possono riscontrare conseguenze negative anche nella sessualità della partner così come nella qualità della relazione.



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