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Saperne di più su psicologia e psicoterapia

Come migliorare l'attrazione interpersonale

L’attrazione interpersonale è la capacità di risultare simpatici, essere apprezzati, piacere, essere desiderati come compagni di lavoro, amici, partner. Lo sviluppo delle relazioni interpersonali, di qualsiasi genere, è influenzato dall’attrazione tra le persone. Le persone che risultano ‘simpatiche’ hanno più facilità ad instaurare relazioni, e una volta che ciò si sia verificato è molto probabile che tali relazioni diventino profonde e durature. Inoltre l’attrazione influisce sull’obiettività dei giudizi interpersonali e del consenso sociale: la simpatia che una persona ispira influisce sui pareri che altri esprimono sul suo conto, sulla valutazione del suo operato, sulla decisione di condividerne i meno le idee e di imitarne i comportamenti.

Lo stress nei luoghi di lavoro

La maggior parte degli esseri umani sono impegnati per molte ore della loro vita in un’attività lavorativa e si possono immaginare le conseguenze dannose che un malessere generato in questo lungo periodo potrebbe creare sul loro stato di salute.

La recente definizione della Commissione Europea (1999) dello stress lavorativo “un insieme di reazioni emotive, cognitive, comportamentali e fisiologiche ad aspetti avversi e nocivi del contenuto del lavoro, dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro” considera da un lato le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, i cosiddetti stressor ambientali o fonti di stress (contenuto del lavoro, organizzazione, ambiente) e, dall’altro, la valutazione soggettiva di tali stressor quale mediatore delle reazioni psicofisiche individuali.

Quando si parla di stress infatti ci si riferisce a un fenomeno soggettivo, in quanto ogni persona reagisce a possibili stressor, situazioni percepite come potenzialmente stressanti, in maniera diversa a seconda della propria personalità e della propria storia di vita: mancata realizzazione, discriminazioni, problemi nel rapporto con i colleghi, fattori organizzativi e cosi via (Avallone & Paplomatas, 2005).

I disegni dei bambini come viaggio alla scoperta delle emozioni

progetti-di-psicologia-scuola-professione-esame-di-statoIl secondo capitolo del volume Progetti di Psicologia. Scuola, Professione, Esame di Stato è dedicato a un progetto di educazione alle emozioni nella scuola primaria, dal titolo “Viaggio alla scoperta delle emozioni.

Un percorso fatto di colori, musica e tanta fantasia!”. Proporre in una scuola elementare, o in una scuola dell’infanzia, un progetto rivolto all’educazione emotiva vuol dire utilizzare tanti materiali di facile consumo, quali fogli, tempere, colla, colori vari, cartelloni, forbici e pennelli.

Convertire gli eventi (la psicologia positiva)

Ricordate la famosa favola di Esopo (e Fedro) ‘La volpe e l’uva’?
Una volpe cerca di raggiungere dell’uva appesa a un’alta pergola, ma non ci riesce, allora andandosene dice: “non è ancora matura, non voglio mangiarla acerba”.

Come sappiamo, la morale di questa favola è che non potendo raggiungere l’obiettivo prefissato, lo si disprezza invece di ammettere i propri limiti e avere umiltà.
L’atteggiamento classico nei confronti della volpe è critico: è facile disprezzare qualcosa se non lo si può avere, bisognerebbe invece essere umili e ammettere che non si è riusciti ad ottenerlo.

Ora, recenti studi in psicologia (di cui sotto) mi portano a dire che la volpe possiede la capacità di essere felice, poiché accetta ciò che non può cambiare e, anzi, lo re-interpreta in modo da stare bene.
Spesso ci capita di incontrare persone che, non avendo ottenuto ciò che desideravano, anziché disperarsi, effettuano un cambiamento di prospettiva e affermano di non aver mai veramente voluto quella cosa o quella situazione.

LE TANTE FAMIGLIE DELL'ESSERE

FRANCAVILLA. Gli amici, la scuola, il lavoro. A volte ci passi tanto tempo, quasi più che in famiglia. Pensare, però, che poi alla fine anche in questi contesti tu possa davvero trovar "famiglia" ce ne passa. E' una provocazione o fors'anche un'analisi dotta quella che propone Cecilia Mariotto nel suo libro "Relazioni d'amore. Star bene con se stessi e con gli altri", 120 pagine, 16 euro, scritto per Edizioni Psiconline.  La cellula sociale per eccellenza nel libro della Mariotto acquista aggettivi che incuriosiscono.

La vecchiaia

vecchiaia

Non ci rendiamo conto di quale inestimabile tesoro perdiamo nel lasciare, molto spesso, gli anziani confinati nel silenzio e nel dimenticatoio. Di questo erano ben consapevoli molte popolazioni primitive che affidavano al “consiglio degli anziani” quelle decisioni che riguardavano fatti di estrema importanza per il futuro della comunità come le leggi, le guerre, la siccità, le problematiche religiose, la prevenzione di pericoli futuri.

Nel nostro mondo moderno, l’uomo viene identificato con il suo ruolo lavorativo (produttore) o visto come un potenziale consumatore e l’anziano depotenziato, il pensionato, è qualcuno che è uscito fuori del sistema produttivo e quindi fuori dal mondo che conta. Alla sua dimensione interiore, spirituale, arricchita dalle tante esperienze di vita, non viene data alcuna importanza.

La nostra cultura materialista è molto crudele e sprezzante verso gli anziani ed è emblematica la corsa disperata verso la “giovinezza” a tutti i costi, identificata con l’aspetto fisico. Così, come tanti moderni Dott. Faust, siamo pronti a barattare la nostra anima per scongiurare il male peggiore: la caducità della vita.

Second life

Con il suo corpo sinuoso, Zoe se ne va, tra le mura colorate della città.

Spesso, nel suo tempo libero passeggia insieme alle amiche e sculettando, mostra il suo fisico scolpito. Si reca al centro commerciale a fare shopping e intanto, risponde alle telefonate dei suoi numerosi ammiratori e, le due amiche più care, le tiene aggiornate su suoi amori ed intriganti aspetti della sua vita sentimentale.

Nella stagione mite, arriva in ufficio, con la sua spider decappottata, mentre in inverno, sfoggia la sua Jeep tutta cromata. Quando entra nel suo lussuoso ufficio, lascia cadere la sua cartellina in pelle sopra al divano e subito, collega l’auricolare al computer, entrando nell’etere.

Le Fobie

le fobieNel DSM-IV la fobia specifica è definita come la "paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole, provocata dalla presenza o dall'attesa di un oggetto o situazione specifici. Ancora, "è caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata dall'esposizione a un oggetto o una situazione temuti, che spesso determina condotte di evitamento".

Si intende, quindi, un timore irrazionale e incontrollabile per oggetti o siuazioni con cui gli altri si confrontano, invece, senza eccessivi tormenti psicologici. Il soggetto che soffre di fobia specifica, in genere, produce una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico che, in taluni casi, può assumere la forma di attacco di panico in quella particolare situazione.

IL VIAGGIO DELL'ANIMA IN UN LIBRO

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FRANCAVILLA AL MARE. Quando il tempo logora la tua anima, finisce che non capisci più neanche perché esisti.
E' in questo momento che arriva la spinta a rivolgersi altrove. Spesso capita che finisci sul lettino dello psicoanalista e lì ritrovi te stesso. In una sorta di specchio del profondo rivedi la tua vita. In quei momenti, però, se ci pensi, sei il riflesso di un'intera società. Diventi un uomo come tanti. Piero Priorini, psicoanalista di scuola junghiana, questo "qualcuno" lo ha ribattezzato Mario o Maria.

Le persone ansiose si spaventano meno

L’idea che chi è un tipo ansioso sia più facile a spaventarsi, sia più pauroso o ipersensibile, è comune – ed è anche comprensibile. Tuttavia, pare che dovremo ricrederci. Secondo un nuovo studio, infatti, le persone ansiose sono meno sensibili alle situazioni di reale minaccia, cosa che invece turba, o rende più vigili, le altre persone.

A fare chiarezza una volta per tutte sulla diversità dei processi cerebrali tra le persone ansiose e non-ansiose, è lo studio condotto dai ricercatori della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv (Israele) e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology.

I giovani e la dipendenza da videogiochi

Stiamo esagerando nel preoccuparci per tutte le persone che trascorrono ore e giorni davanti ad un monitor?
Forse no; quanto più la tecnologia progredisce e la società si modifica, tanto più agevoli saranno le nostre vite.
Ma se usata male talvolta la tecnologia può generare fenomeni aberranti.



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