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Anoressia, bulimia e obesità: sintomi e significati

Anoressia bulimia e obesita sintomi e significatiL'elemento comune a tutti i disturbi del comportamento alimentare è l'utilizzo del cibo come un oggetto "speciale", capace di rappresentare simbolicamente gli oggetti più significativi sul piano affettivo-pulsionale (cioè, tutto ciò che è amato, desiderato, disprezzato, odiato, temuto ...) e quindi di sostituirsi ad essi; la funzione alimentare e le sue particolari alterazioni diventano allora l'espressione di un disagio che, manifestandosi in superficie come un problema di rapporto con il cibo, denuncia in realtà un disagio più profondo sul piano del rapporto con la realtà esterna ed in particolare con gli oggetti affettivamente significativi.

L’ANORESSIA

Come si manifesta
Il disturbo compare tipicamente (anche se non esclusivamente) nelle adolescenti e nelle giovani donne, e si caratterizza con:

  • rifiuto del cibo, la cui assunzione si riduce progressivamente nella quantità e nella qualità, e può arrivare fin quasi al digiuno
  • dimagrimento progressivo, che può arrivare all'estremo deperimento ed in casi estremi alla morte
  • intensa paura di acquistare peso
  • alterazione della propria immagine corporea, che viene tipicamente percepita come "sempre troppo grassa"
  • perdita del ciclo mestruale.

Quasi sempre, a questi sintomi caratteristici si associano l'iperattività, l'iperinvestimento della sfera intellettuale ed il rifiuto della sessualità e delle relazioni sentimentali coinvolgenti.
All’interno di un quadro di anoressia, possono manifestarsi episodi bulimici (come si vedrà più avanti).

Cause
La clinica ha mostrato nelle ragazze anoressiche, da una parte un forte vissuto di invasione/intrusione (come se il loro spazio interno fosse stato pesantemente e ripetutamente invaso, costretto a contenere "cose" di altri -in genere della madre-) e dall'altra un disperato tentativo di annullare il bisogno affettivo e la dipendenza, rappresentati dal corpo e dal cibo, che perciò vengono rifiutati, in un pericoloso quanto irrealistico "sogno di onnipotenza" del quale la malattia stessa costituisce, di per sé, la grande esaltazione (come se avessero ricevuto una sorta di perentorio "ordine" di non mostrarsi "bisognose" e dipendenti).
Si è molto parlato dei correnti modelli estetici di magrezza come possibile causa di anoressia, ma in realtà il disturbo si scatena solo quando esistono, all'interno della persona, le difficoltà psicologiche che attraverso il sintomo diventano evidenti: in questo senso si può pensare all'ideale della magrezza semplicemente come simbolo dell'onnipotente assenza di bisogni. In sostanza, la ragazza non diventa anoressica per aver seguìto in modo esasperato una dieta: al contrario, la ricerca esasperata della dieta è il segnale tipico dell’esordio di una anoressia.

Conseguenze
Laddove l'anoressia non venga curata, la persona va incontro, com'è noto, ad un deperimento organico che può anche arrivare alle estreme conseguenze, rendendola incapace di svolgere ogni normale attività a causa della debilitazione, e mettendone in pericolo la stessa sopravvivenza.
Anche quando l'equilibrio si stabilisce su livelli compatibili con la sopravvivenza e lo svolgimento di una attività di lavoro o di studio, la vita diventa comunque estremamente penosa e faticosa, dominata ossessivamente dal pensiero del cibo ed invasa dall’incessante calcolo delle calorie, che finiscono per condizionare tutte le scelte ed assorbire le poche forze disponibili, intralciando pesantemente la possibilità di una normale vita sociale e condizionando tutte le relazioni significative (l'Altro viene soprattutto temuto, e quindi controllato attraverso la manipolazione, proprio come vengono controllati la fame e l’assunzione di cibo).

Come si cura
E' indispensabile una psicoterapia che consenta alla persona di comprendere il senso profondo del suo disturbo e di affrontare le problematiche psicologiche ad esso sottostanti.
Considerato che la paziente anoressica si comporta tipicamente come se volesse annullare il corpo conservando solo mente e spirito, non ci si può aspettare che accetti in tempi rapidi di riprendere peso, ma è fondamentale che accetti la consulenza di un medico nutrizionista che, con la necessaria discrezione ed in stretto collegamento con lo psicoterapeuta, si assuma il compito di vigilare sui parametri fisiologici, prendendosi cura del corpo della paziente proprio come lo psicoterapeuta si prende cura della sua psiche.
Questo criterio è valido nei casi in cui il sottopeso è ancora a livelli accettabili; quando invece il deperimento fisico sia o diventi tale da far temere per la vita, è indispensabile che la persona accetti di alimentarsi in modo da uscire dalla condizione di rischio: è un vero e proprio “patto per la vita” tra paziente e terapeuta, che di norma viene vissuto dalla paziente come una forzatura, una penosa intrusione … tuttavia comprendere e accettare che la mente abita nel corpo e che non può vivere pienamente senza un corpo in grado di funzionare in modo sufficientemente efficace, è un passo fondamentale nel cammino verso la guarigione.


LA BULIMIA

Come si manifesta
Il disturbo può presentarsi come fase bulimica all'interno di un quadro di anoressia, oppure come sindrome a sé stante; anch'essa colpisce tipicamente (ma non esclusivamente) le adolescenti e le giovani donne ed è caratterizzata dal ricorso (più o meno frequente) alle abbuffate con successivo comportamento di eliminazione del cibo assunto o dei suoi effetti.
Una abbuffata è caratterizzata dal mangiare in un certo periodo di tempo (ad es. due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, avendo la sensazione di perdere il controllo su quanto sta accadendo; i successivi comportamenti compensatori, messi in atto per prevenire l'aumento di peso, sono soprattutto: il vomito autoindotto, l'abuso di lassativi o diuretici, il digiuno e l'esercizio fisico massiccio.
In alcuni casi (quelli più vicini all'anoressia) l'assunzione di cibo non è eccessiva, ma la presenza dei comportamenti di eliminazione segnala comunque la presenza del disturbo.
La bulimia è accompagnata da una penosa sensazione di impotenza e di perdita di controllo sulla propria istintualità, in particolare ovviamente sulla fame, sentita come enorme ed ingestibile.

Cause
Nel vissuto della ragazza bulimica, ritroviamo lo stesso senso di invasione/intrusione subìta (soprattutto nel rapporto con la madre) che si riscontra nell'anoressia e la difficoltà (strettamente legata alla paura di essere nuovamente invasa) di stabilire relazioni sentimentali e sessuali coinvolgenti e stabili; ma, mentre l'anoressica si difende tentando di "chiudere tutte le porte", la bulimica lo fa tentando di "espellere/rigettare" tutto ciò che è stata costretta ad "ingoiare" contro la sua volontà.
In particolare, nella bulimia troviamo un penoso ed insopportabile senso di vuoto (che con l'abbuffata si tenta di riempire), come se la madre fosse stata sentita incapace di svolgere appieno il proprio ruolo di "nutrice" e non avesse quindi permesso alla figlia di vivere adeguatamente la propria naturale dipendenza da lei; e così, la sintomatologia bulimica rappresenta il tentativo di affermare e contemporaneamente annullare (in quanto sentito come impossibile da soddisfare) il proprio bisogno di nutrimento e di dipendenza.

Conseguenze
Il rituale bulimico, caratterizzato dal bisogno imperioso di soddisfare l'esigenza di "riempirsi" ogni volta che essa si manifesta, e dall'altrettanto imperioso bisogno di "svuotarsi" dopo essersi riempiti, finisce per condizionare pesantemente l'organizzazione ed i ritmi di vita della persona, come pure la vita sociale e di relazione.
Dal punto di vista organico, si comprende facilmente come l'apparato digerente sia sottoposto ad una attività disfunzionale e stressante, che a lungo andare può produrre alterazioni nel suo funzionamento (esofagite, gastrite...), mentre i disordini alimentari possono produrre nel tempo alterazioni nell'equilibrio nutrizionale e metabolico.

Come si cura
E' indispensabile una psicoterapia che permetta al soggetto di comprendere il senso del suo disturbo ed affrontare le problematiche psicologiche ad esso sottostanti.
Di norma, la prescrizione dietetica non è utile (anzi, si rivela spesso controproducente), come pure il tentativo di bloccare il comportamento eliminatorio "dall'esterno", perché la persona non può abbandonare il suo "rituale", che ha la funzione importantissima di proteggerla dall'ansia e dal senso di vuoto, fino a quando non trova (attraverso la psicoterapia) un nuovo modo di affrontare il suo disagio: il sintomo potrà infatti cominciare a ridursi (per poi arrivare a scomparire) solo "dall'interno", quando cioè ci saranno nella persona le condizioni per farlo.
Tuttavia, laddove la persona lo accetti, è utile la presenza di un nutrizionista che periodicamente effettui una sorta di "monitoraggio" sulle condizioni fisiche, agendo in stretta collaborazione con lo psicoterapeuta.


L’OBESITA'

Come si manifesta
Com'è noto, il sovrappeso e l'obesità consistono in un aumento del peso corporeo oltre i parametri considerati clinicamente normali in relazione alla propria altezza, alla struttura ossea e muscolare, all'età e al sesso.
L'eccesso di peso non origina quasi mai da un problema organico, ma si presenta come un disturbo del comportamento alimentare, che consiste sostanzialmente nella tendenza ad assumere quantità di cibo che, essendo superiori a quelle di cui l'organismo avrebbe bisogno, producono nel tempo l'aumento ponderale: si può dire che in questo caso il comportamento alimentare risponde a stimoli cosiddetti "starter/di partenza" più esterni che interni (per es. la vista e l'odore del cibo piuttosto che non il vuoto allo stomaco) ed il segnale di "stop" collegato alla sensazione di sazietà tarda ad arrivare (o non è affatto percepito).
Considerato che la moda, i costumi sociali e la cultura in genere influenzano fortemente la nozione di "peso ideale", è sempre opportuno evitare l'autodiagnosi di obesità e sovrappeso, che va lasciata ad un nutrizionista.

Cause
Mangiare oltre le normali esigenze fisiologiche rappresenta una operazione cosiddetta di "commutazione" sul canale oro-alimentare di eccitazioni emozionali di origine diversa (ansia, depressione, rabbia) che per qualche ragione non possono essere risolte attraverso le loro vie specifiche: operazioni di questo genere fanno parte dell'esperienza comune, ma se si ricorre ad esse in modo massiccio e continuativo (e non occasionalmente e moderatamente) si costruisce la via per il sovrappeso e l'obesità.
In certi casi, poi, si avverte la sensazione che l'aumento ponderale, per quanto sgradito sul piano della coscienza, sia in qualche modo paradossalmente "desiderato" a livello inconscio (e quindi inconsciamente mantenuto dal soggetto) in quanto funzionale a bisogni profondi di varia natura: di sentirsi forti e stabili, isolati/protetti dalla barriera difensiva rappresentata dal grande corpo, tenuti al riparo dalla sessualità e dalle relazioni intime ...

Conseguenze
Se il sovrappeso lieve comporta conseguenze altrettanto lievi sulla vita intrapsichica, personale, affettiva e sociale, man mano che si scivola verso l'obesità grave gli effetti negativi diventano via via più numerosi e pesanti: svalutazione del Sé corporeo e caduta dell'autostima, senso di disagio e di vergogna nelle relazioni sociali ed affettive, senso di fallimento e di incapacità nel perseguire obiettivi ... mentre sul piano fisico, oltre al disagio di dover quotidianamente fare i conti con problemi ordinari (difficoltà nell'acquisto di capi di abbigliamento, perdita della speditezza e dell'agilità di movimento, affaticamento eccessivo rispetto al lavoro fisico compiuto...), compare lo spettro dei noti rischi organici, relativi soprattutto a malattie dismetaboliche e danni del sistema cardiocircolatorio e osseo. 

Come si cura
Quando i disordini alimentari che hanno portato al sovrappeso sono la diretta conseguenza di una particolare situazione contingente (periodo di intesa vita sociale centrata sulla tavola, vacanza in paesi con abitudini alimentari diverse e più ricche, repentina sospensione dell'attività fisica o del fumo, situazione ansiogena o deprimente ma transitoria.....), in un soggetto tendenzialmente normopeso, di solito è sufficiente una buona prescrizione dietetica per ritornare alla propria forma fisica; si raccomanda soltanto di rivolgersi ad un medico nutrizionista, capace di trovare la dieta adatta alle specifiche esigenze e ai gusti della persona, evitando il miraggio dei regimi che promettono risultati eccellenti in poco tempo: sono dannosi alla salute sia fisica che psicologica, perché i risultati, oltre ad essere ottenuti in modo non equilibrato, sono pure estremamente "volatili", nel senso che se vanno così velocemente come sono venuti.
Quando invece il sovrappeso o l'obesità si sono stabilizzati da tempo, e le diete (seppure prescritte da nutrizionisti esperti e ben adattate alla persona) non sono sostenibili o non danno risultati apprezzabili, occorre affiancare alla dietoterapia, secondo le specifiche esigenze del caso, o un trattamento psicofisiologico di sostegno (che lavori alla "riabilitazione" della funzione alimentare, per la creazione di un rapporto col cibo più sano e soddisfacente) o una psicoterapia (che fornisca alle emozioni e alle problematiche nascoste della persona uno spazio di ascolto, di elaborazione e di risoluzione).

 

 

articolo a cura della Dottoressa Loretta Sapora

 

 

 

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