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Anoressia maschile

anoressia maschileBellezza fa rima con magrezza, ma non con salute. Nel tentativo di raggiungere l’ideale estetico proposto con insistenza dai media, infatti, il controllo del peso è diventato una vera ossessione per le donne. Numerosi studi hanno dimostrato che questo atteggiamento è un fattore di rischio per i disturbi dell’alimentazione, primo tra tutti l’anoressia nervosa.

Ma cosa succede negli uomini? Da tempo si sa che questo tipo di malattia interessa anche i maschi. Già nel 1689 Richard Morton descrisse alcuni casi di anoressia nervosa; due secoli dopo, diversi autori osservarono che questo disturbo può presentarsi anche nel sesso forte. Tuttavia, tale consapevolezza si sta affermando solo negli ultimi anni.

La diagnosi di anoressia nervosa nei maschi è ancora problematica: i medici, spesso, non si aspettano di trovarsi di fronte un uomo anoressico e associano i sintomi del paziente ad altre patologie. Inoltre, i criteri diagnostici dell’anoressia sono stati finora incentrati sulla donna; basti pensare che uno dei più importanti sintomi della malattia è considerata l’alterazione del ciclo mestruale. Molti casi di anoressia maschile, quindi, non sono riconosciuti come tali; l’incidenza di questa malattia, pertanto, è ancora molto sottostimata. Tuttavia solo negli Stati Uniti si calcola che, su 9 milioni di persone che soffrono di disturbi alimentari, circa 1 milione siano di sesso maschile.

Più specificamente, il 5-10 % dei pazienti che soffrono di Anoressia Nervosa sarebbero maschi, come pure maschi sarebbero il 10-15% dei pazienti affetti da Bulimia Nervosa.

I casi maschili sono spesso sottovalutati e/o diagnosticati in ritardo . Questo anche perché un maschio che a tavola si abbuffa è accettato socialmente (a differenza di quanto accade per le femmine) e quindi all'inizio non si considera il suo un possibile problema.

Tutto questo fa si che in media quando un maschio che soffre di disturbi alimentari arriva in terapia siano trascorsi circa 7 anni dall'esordio del problema, mentre per le donne il tempo medio di latenza è soltanto di circa 4 anni.

Nonostante ciò i disturbi alimentari nei maschi sono una realtà epidemiologica in aumento.

Pare che l'età di esordio dei disturbi alimentari maschili sia da collocarsi intorno all'adolescenza nel momento in cui gli individui si pongono di fronte al problema di come strutturare la propria identità di adulti.

L’immagine del corpo è un importante predittore dei DCA nei maschi. Wertheim et al trovarono che il desiderio di essere magri è un importante predittore dei comportamenti di perdita del peso ancor più delle variabili psicologiche e di quelle familiari sia negli uomini che nelle donne adolescenti.

Kearney-Cooke trovarono che la maggior parte degli uomini con DCA riferiscono reazione negative nei confronti dei loro coetanei. Essi sostengono di avere avuto meno possibilità di entrare nella squadra sportiva e riferiscono di essere stati spesso presi in giro per il loro corpo nel periodo in cui essi provavano vergogna della loro fisicità.

Ginnasti, atleti, body builders, ballerini, nuotatori sono alcuni delle professioni più vulnerabili ai DCA, poiché il loro lavoro necessita di forti restrizioni.

Yates confrontò un gruppo di maratoneti con un gruppo di maschi anoressici e trovò similitudini socioculturali e caratteristiche di personalità simili. I maratoneti mostravano una bizzarra preoccupazione per il cibo e anche quando essi raggiungevano una massa corporea del 95% con solo 5% di grasso nel corpo, continuavano ad essere insoddisfatti.

E’ importante tuttavia considerare che il dimagrimento funzionale di certi atleti è differente dai soggetti che soffrono di DCA poiché non vi è presenza di psicopatologia.

Un altro importante fattore da considerare, è l’influenza dei mass-media sull’immagine del corpo, che viene continuamente trasmessa a uomini e donne di tutte le età.

L’immagine mediatica del maschio ideale non è incentrata sulla magrezza come succede nelle donne; ma punta soprattutto sulla forma fisica e ai muscoli a tutti i costi. Non sorprende, quindi, che la principale causa di perdita di peso nei maschi anoressici sia l’eccesso di esercizio fisico.

Nemeroff, e al. suggerisce che gli uomini possono ricevere dai media messaggi che riguardano la dieta e gli ideali di mascolinità e informazioni riguardanti la chirurgia plastica. DiDomenico e Andersen trovarono che i giornali indirizzati principalmente alle donne includevano articoli e avvertimenti su come aiutare a perdere peso ( per es. diete, conteggio delle calorie) mentre quelli indirizzati agli uomini davano molto minor spazio ai problemi delle diete mentre davano maggior spazio a consigli sulle tecniche di allenamento e di sviluppo della massa muscolare ( per es. fitness, body building e tonificazione dei muscoli)
L’eziologia dell’anoressia maschile è poco chiara ma Crisp and Burns ipotizzarono che essa sia correlata a problemi nell’identità di genere in una personalità premorbosa per cui il maschio desidera essere più grande e più forte rispetto alle donne che preferiscono essere minute.

Herzog trovò che i pazienti anoressici maschi sperimentano isolamento sessuale, inattività sessuale e conflitti omosessuali. Egli ipotizza che le pressioni culturali e l’omosessualità maschile possono essere fattori di rischio per sviluppare DCA.
L’omosessualità sembra essere fattore determinante: quasi il 50% dei soggetti anoressici dichiara, infatti, di essere incerto circa la propria identità sessuale.

È inquietante notare che molti di questi pazienti affermano di sentirsi meglio una volta che il digiuno prolungato li ha debilitati a tal punto da annullarne le pulsioni sessuali: la malattia, quindi, diventa un modo per risolvere dolorosi conflitti interiori legati alla sessualità.

Gli uomini anoressici mostrano un considerevole grado di ansietà che riguardano le attività sessuali.

Fichter and Daser confrontarono maschi e femmine che soffrivano di anoressia e trovarono che i maschi mostravano più ansia sessuale delle femmine. Gli autori notarono che l’80% dei maschi nel loro studio erano cresciuti in famiglie che consideravano il sesso come un tabù.

Gli uomini con DCA sono profondamente differenti dalle donne con DCA in termini di esperienze sessuali in uno studio condotto da Herzog et al . Negli uomini con DCA era significativamente meno probabili relazioni sessuali morbose rispetto alle donne.
I maschi bulimici, tuttavia, appaiono più attivi sessualmente dei maschi anoressici.

Quando un maschio contrae una Anoressia o una Bulimia, i fattori predisponenti e scatenanti di tipo familiare e psicologico sono simili a quelli dei disturbi alimentari femminili.

Anche in questo caso sono presenti sentimenti di bassa autostima, scarsa consapevolezza agli stimoli corporei, ansia di accettazione sociale, disturbi dell'umore, incapacità ad affrontare le emozioni ed i problemi personali, problematiche nei rapporti familiari.

Molti anoressici presentano tratti ossessivi e di perfezionismo e Vandereycken and Van den Broucke notarono un’alta incidenza di tratti schizoidi ( 30%) ossessivi ( 29%), passivi/dipendenti (15%) e antisociali (18%). Un confronto con le donne anoressiche mostra un’alta percentuale di immaturità ( 30% contro 4%) tratti isterici/istrionici ( 25% contro 4%) e tratti antisociali ( 18% contro 1%) ma un uguale numero di tratti schizoidi ( 28%)

Il tipico uomo anoressico è un soggetto depresso, ipersensibile, con forti sensi di colpa e scarsa autostima. L’ambiente familiare nel quale egli cresce ha un ruolo centrale nello sviluppo della malattia. Un padre poco presente e una madre dominante e iperprotettiva sono quasi una costante nella vita degli anoressici. La figura paterna, in particolare, è spesso caratterizzata da atteggiamenti culturali di mascolinità molto stereotipata (per esempio l’eccessiva indulgenza sul consumo di alcolici).

Kearney-Cooke trovarono che gli uomini con DCA tendono ad essere introversi e chiusi sia con la madre che con il padre. Questi autori conclusero che “nella loro cultura valori quali l’aggressione fisica, la competizione, l’essere atletici e l’indipendenza sono considerati desiderabili nei ragazzi, mentre la dipendenza, la passività, l’inibizione dell’aggressione fisica, l’essere minuti sono più appropriate per le ragazze. I ragazzi che successivamente svilupperanno i DCA non risultano essere conformi alle aspettative per la mascolinità, essi sono più dipendenti, passivi, e non atletici, tratti che possono portare a sentimenti di isolamento e disprezzo per il corpo.”

Hall analizzando la storia familiare di un gruppo di 9 pazienti anoressici, notò che questa attenzione spasmodica verso il corpo era causata dall’essere stati sovrappeso o obesi, ed essere stati per questo derisi( 2 su 9) identificarsi con un membro della famiglia magro ( 2 su 9) avere curato l’acne attraverso una dieta ferrea ( 2 su 9) e avere paura di morire di cancro ( 1 su 9)
Le persone a rischio possono condurre anche una esistenza normale, senza sviluppare disturbi. Ma, in presenza di un evento scatenante, possono sviluppare un Disturbo del Comportamento Alimentare. I fattori che scatenano i DCA rientrano spesso nelle normali crisi del ciclo di vita che ogni individuo deve affrontare, ma che, per le persone a rischio, possono essere affrontate solo con grande difficoltà e sovente con lo sviluppo di sintomi.

Tra i fattori scatenanti troviamo: fallimenti relazionali, cambiamenti del ruolo sociale e lavorativo, perdite affettive, malattie personali o di un familiare, etc.

Il trattamento dell’anoressia maschile, così come in quella femminile, deve procedere per obiettivi intermedi, in relazione alla fase sintomatologica e al grado di insight.

Ziesat and Ferguson utilizzano un approccio multidisciplinare che include la terapia cognitiva e la psicoterapia dinamica. Un'altra forma di psicoterapia che ha dato ottimi risultati con questi tipi di pazienti è stata quella familiare.

Per quanto riguarda la prognosi può essere negativa per: comportamenti violenti durante l’infanzia, assenza nell’adolescenza di fantasie e comportamento sessuale, lunga durata della malattia e forte perdita di perso durante la malattia.


Bibliografia
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 Dottoressa Maria Concetta Cirrincione, psicologa

 

 

 

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