Pubblicità

Aspetti epistemologici e teorico-metodologici in Psicologia Clinica

Articolo a cura della Dottoressa Mariangela Gaudio

1. Il ‘fondamento’ della conoscenza e i criteri di demarcazione tra “senso comune” e “senso scientifico”

epistemologiaIl termine ‘epistemologia’, derivante dal greco ‘epistéme’, conoscenza, e ‘logos’, discorso, può essere definito come “la branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di problemi quali i fondamenti, i limiti, la natura e le condizioni di validità del sapere scientifico […]; è lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di opinione tipici delle costruzioni metafisiche e religiose, delle valutazioni etiche” (Enciclopedia Garzanti di filosofia, 1981).

Tale definizione consente di porre in evidenza come l’epistemologia concerne il discorso generale sulla conoscenza, in quanto si occupa del ‘fondamento’, ovvero dell’apparato conoscitivo utilizzato per fondare un discorso stabilendone i criteri di validità scientifica; con il termine ‘epistemologia’, dunque, si fa riferimento al discorso sul fondamento dell’atto conoscitivo, ossia all’orizzonte paradigmatico entro il quale si situa la conoscenza.

In tal senso, pertanto, si rileva come l’epistemologia non entra nel merito dei contenuti che vengono riferiti agli oggetti di conoscenza, bensì riguarda le modalità attraverso le quali essi vengono conosciuti1, consentendo di delineare i confini entro cui un atto conoscitivo può essere considerato scientifico.

Al fine di esplicitare quest’ultimo aspetto, si ritiene pertinente introdurre alcune considerazioni relative ai criteri di demarcazione tra due modalità di conoscenza distinte: il ‘senso comune’ ed il ‘senso scientifico’.

In tale direzione, con il termine ‘senso comune’ si intende “proposizioni di qualsiasi natura e tipologia che definiscono e sanciscono qual è la realtà; in questo senso, è la forza retorica dell’argomentazione che rende ‘reale’ ciò di cui si parla, configurandolo come ‘realtà di fatto’ […] Il ‘senso comune’ manifesta autoreferenzialità nella propria legittimazione, ovvero si auto-legittima a prescindere dal fondamento delle sue affermazioni e dall’esplicitazione delle categorie conoscitive messe in campo […] risulta organizzatore di stereotipi e pregiudizi ed è trasversale a ruoli e contesti” (Turchi G.P., Della Torre C., 2006).

A fronte della definizione testè esposta si evidenzia come un discorso di ‘senso comune’, avvalendosi della sua ‘autoreferenzialità’, non è sottoposto a criteri di fondatezza epistemologica, ovvero “ciò che viene affermato dal senso comune diviene immediatamente ‘reale’, non chiedendo pertanto l’esplicitazione dei presupposti dell’atto conoscitivo posto in essere” (ibidem). In virtù di ciò, quindi, un discorso di ‘senso comune’ non risulta passibile di confutazione attraverso un procedimento logico o empirico, bensì esso può essere smentito soltanto da un punto di vista dialettico, attraverso l’affermazione di una ‘realtà’ differente.

Nell’ambito del ‘senso comune’ il linguaggio utilizzato è quello ‘ordinario’, ossia un linguaggio i cui significati sono costruiti nell’interazione dei parlanti, attraverso cui si stabilisce qual è la ‘realtà’ ed il significato di ciò che si nomina nel momento stesso in cui lo si nomina.

Il linguaggio del ‘senso comune’, dunque, si compone di affermazioni che risultano non fondate a livello epistemologico né argomentate, contrariamente al linguaggio del ‘senso scientifico’ che, viceversa, può essere definito come “l’insieme di asserzioni che risultano fondate e argomentate, in cui cioè si definisce con rigorosità il significato attribuito ad ogni termine utilizzato, che risulta univoco e condiviso da tutti gli appartenenti alla disciplina scientifica che utilizza uno specifico linguaggio tecnico” (ibidem).

In tal senso, quindi, mentre il ‘senso comune’ si compone di affermazioni, il ‘senso scientifico’ utilizza asserzioni, il cui fondamento e le cui categorie conoscitive necessitano di essere esplicitate ed argomentate.

In virtù delle definizioni testé presentate, pertanto, emerge che “la demarcazione tra senso scientifico e senso comune risiede nella rigorosità dell’argomentazione, nella fondatezza epistemologica e nella rigorosità metodologica adottata”(Turchi G.P., Della Torre C., 2006).

Nell’ambito del ‘senso scientifico’, inoltre, è possibile distinguere diverse modalità di conoscenza, individuabili in base ai suffissi dei nomi che identificano le discipline che si rifanno a tali modalità, e differenziabili in base al linguaggio da esse utilizzato; a tal fine si rileva che mentre le scienze a suffisso ‘-ica’‘-nomos’ coniano un linguaggio proprio, estraneo a quello comunemente utilizzato nella comunità dei parlanti, quindi utilizzano un linguaggio tecnico, formalizzato, avente un valore simbolico convenzionalmente stabilito a priori, viceversa  le  scienze a suffisso  ‘-logos’ non coniano un linguaggio proprio, bensì utilizzano il linguaggio ordinario.

A fronte di quanto argomentato si ritiene pertinente evidenziare che, pur differenziandosi rispetto al linguaggio utilizzato, le tipologie di scienza sopra descritte (‘-ica’, ‘nomos’ e ‘logos’) condividono l’appartenenza ad un contesto scientifico.

In merito a ciò, al fine di operare una demarcazione tra un discorso di ‘senso scientifico’ ed un discorso di ‘senso comune’, l’epistemologia consente di delineare i criteri in virtù dei quali si rende possibile operare una distinzione tra le modalità di conoscenza scientifica e le affermazioni di senso comune; tali criteri di demarcazione sono stabiliti in relazione al tipo di scienza implicato ed al linguaggio (ordinario o formale) da essa utilizzato.

Nelle scienze ‘-ica’ e ‘-nomos’, in virtù del fatto che esse fanno riferimento ad oggetti di conoscenza rappresentati da ‘enti fattuali’ i quali, in quanto tali, risultano empiricamente rilevabili e quantificabili, i criteri di demarcazione sono rappresentati dall’individuazione dell’oggetto di conoscenza e dalla precisione delle misurazioni che su di esso si compiono.

In maniera differente, nell’ambito delle scienze a suffisso ‘-logos’, quindi nelle scienze discorsive, poichè gli oggetti di conoscenza non si collocano sul piano empirico-fattuale e quindi non esistono indipendentemente dal ‘discorso’ che li genera in quanto tali, i criteri di demarcazione sono specificati dal rigore dell’argomentazione e dall’adeguatezza epistemologica del discorso rispetto all’oggetto di indagine posto dalla disciplina.

A quest’ultima tipologia di scienza appartiene la psicologia che, in quanto logos sulla psiche, al fine di rispettare i criteri di rigorosità argomentativa e di fondazione epistemologica che sanciscono l’appartenza di tale disciplina all’ambito del contesto scientifico, e non a quello del ‘senso comune’, necessita di definire precisamente l’oggetto di indagine e il piano epistemologico entro cui esso si colloca.

In riferimento a quest’ultimo aspetto, il paragrafo seguente si dipana attraverso la trattzione delle differenti cornici epistemologiche, ovvero i “livelli di realismo” individuati dalla riflessione epistemologica contemporanea.

2. I livelli di realismo all'interno della riflessione epistemologica

Nell’ambito della psicologia clinica la riflessione epistemologica pone essenzialmente due grandi problematiche, ovvero come nasce e come si struttura la conoscenza, e quale rapporto esiste tra teoria e pratica all’interno di questa disciplina. 

In merito a ciò, si rende necessario considerare che in psicologia clinica ogni operazione conoscitiva colloca al centro della riflessione non solo l’oggetto di indagine, ma anche lo psicologo e i suoi assunti teorico-metodologici, in quanto le strategie conoscitive risultano necessariamente intersecate agli eventi osservati. In virtù di ciò, quindi, si evidenzia che “la riflessione epistemologica non è per lo psicologo un lusso da lasciare alla speculazione dotta o occasionale, dal momento che egli è comunque implicato in atti conoscitivi che lo rinviano a diverse configurazioni della realtà: a quelle del suo interlocutore e alle proprie in quanto ricercatore o clinico”(Salvini A., 1998).

In merito a quest’ultimo aspetto si ritiene rilevante mettere in luce che, come esposto in precedenza2, affinché una disciplina possa dirsi scientifica, è necessario che vi sia una riflessione epistemologica che consente di poter stabilire la fondatezza degli assunti teorici ai quali si fa riferimento e l’adeguatezza dell’argomentazione rispetto all’oggetto di indagine posto.Questa operazione di fondazione epistemologica consiste nell’inscrivere l’oggetto di indagine in una adeguata cornice conoscitiva prima che teorica, in quanto è in virtù della corretta collocazione dell’oggetto d’indagine entro il piano epistemologico a cui esso appartiene che si rende possibile operare una scelta adeguata in termini di modalità di conoscenza utilizzate e di prassi operative adottate.

In riferimento a quanto sopra delineato, attualmente la riflessione epistemologica consente di individuare tre “livelli di realismo”(Salvini A., 1998), i quali corrispondono a tre ‘concezioni di realtà’ implicanti differenti modalità di conoscenza, coerenti con quanto si assume essere ‘reale’3; in tal senso, quindi, a seconda del livello di realismo al quale si fa riferimento ne consegue un differente ‘modo di conoscere’ in quanto, in virtù della prospettiva epistemologica attraverso cui si procede ad indagare i fenomeni, consegue una diversa configurazione della realtà.

Al fine di esplicitare quanto sopra delineato, si procederà ora a fornire una definizione delle assunzioni epistemologiche su cui si basano i cosiddetti ‘livelli di realismo’, ovvero dei presupposti sui quali si basa la conoscenza scientifica.

I livelli di realismo individuati sono denominati “realismo monista”, “realismo ipotetico” e “realismo concettuale”.
A livello di “realismo monista” (ontologico, o‘ingenuo’) si assume che la realtà ‘c’è’ in quanto data a livello ontologico.

Entro tale livello di realismo l’oggetto di conoscenza viene individuato come ‘ente fattuale’, il quale esiste a prescindere dal conoscente e dalle categorie di conoscenza utilizzate, e l’obiettivo della conoscenza scientifica riguarda l’essenza dell’oggetto, la conoscenza della realtà ultima, con la quale la conoscenza stessa è perfettamente sovrapponibile. In virtù di ciò, l’osservazione è intesa come la ‘fotografia’ di una realtà esistente di per sè, indipendentemente dal processo di osservazione, in modo tale che vi è un rapporto di isomorfismo tra conoscenza e realtà.

Secondo la prospettiva del realismo monista, dunque, la realtà è indipendente dal soggetto che la conosce, e la concettualizzazione e l’elaborazione teorica seguono l’osservazione, in quanto la realtà è configurata come un dato certo, un dato a-priori, misurabile in maniera oggettiva, indipendente da chi compie la misurazione e soggetto alla legge di causa-effetto, come prescritto dal Paradigma Meccanicistico4.

Secondo tale Paradigma, infatti, le categorie concettuali dell’osservatore sono ininfluenti rispetto all’oggetto di osservazione, la cui realtà è univoca, non ambigua, misurabile, e gli esperimenti effettuati sugli enti sono riproducibili, a parità di condizioni, in qualsiasi momento e da chiunque. Il dato è considerato come cosa in sé, in esso coincidono la realtà e l’ente oggetto di studio, ed è certo lo statuto ontologico di tale ente. L’attenzione è rivolta al dato empirico e la ricerca scientifica è finalizzata a definire “un sistema di conoscenza che sia isomorfo alla realtà stessa”(Salvini A., 1998).

Il secondo livello di realismo individuato dalla riflessione epistemologica è il cosiddetto “realismo ipotetico”, in cui la realtà, pur essendo postulata come ontologicamente esistente, rimane inconoscibile direttamente.
Entro tale livello di realismo, dunque, viene ipotizzata l’esistenza di una realtà esterna e indipendente dall’osservatore, ma si assume che tale realtà possa essere conosciuta soltanto attraverso le categorie concettuali e teoriche utilizzate dall’osservatore stesso.

Secondo la prospettiva del realismo monista, quindi, sebbene ‘la realtà’ esista indipendentemente dalle teorie, l’accesso ad essa non è diretto, bensì risulta mediato dalle “mappe della ragione”(ibidem), ovvero dagli assunti paradigmatici, dalle teorie, dai metodi e dagli strumenti adottati dal ricercatore per ‘avvicinarsi’ a tale ‘realtà’; in tal senso, ne consegue che “ciò che è conoscibile è la mappa, cioè le teorie, mentre il territorio, cioè la ‘realtà in sè’, non si può conoscere”(ibidem).

In conseguenza di tali presupposti, pertanto, le teorie, ovvero la conoscenza, non possono essere isomorfe rispetto alla realtà, bensì il rapporto tra conoscenza e realtà è del tipo ‘come se’.

A fronte di quanto argomentato assume rilevanza mettere in luce che il realismo ipotetico, rientrando in una prospettiva epistemologica “pluralista”(ibidem), non dà per scontata l’esistenza di una realtà unica, data, univoca e accessibile all’osservatore che, separato da essa, la misura ed analizza senza pregiudizi di sorta. Al contrario, l’accesso al mondo non è mai diretto, bensì viene mediato da una pluralità di assunti paradigmatici, teorie, metodi e strumenti che influenzano l’accesso al reale, il quale dipende dalle scelte teoriche adottate dall’osservatore stesso, da cui non può prescindere (Salvini A., 1998).

Metaforicamente, quindi, “le teorie e i modelli adottati stanno alla realtà che tentano di descrivere e spiegare come una mappa geografica sta al territorio. La costruzione di una mappa fa si che il territorio perda il suo carattere di insieme incoerente di fenomeni o di cose, entrando nei domini della ragione. Tuttavia pur essendo postulata come realtà, il territorio rimane inaccessibile”(ibidem).

Infine, differentemente da quanto postulato dai livelli di realismo finora delineati, nel livello di “realismo concettuale” la realtà non è intesa come esistente ontologicamente, bensì si assume che essa è discorsivamente ‘costruita’ nell'atto stesso di conoscere, attraverso le categorie concettuali che il conoscente utilizza. Entro il livello di realismo concettuale, dunque, la realtà non viene configurata come esistente in quanto ‘dato’ ontologico, bensì come ‘costruita’ a partire dalle categorie di conoscenza che si utilizzano per descriverla in quanto tale.

Tale livello di realismo, pertanto, postula l’impossibilità di distinguere tra ‘conoscente’ e ‘conosciuto’, in quanto sono le modalità di conoscenza che stabiliscono il come e il cosa si conosce. In conseguenza di ciò, l’attenzione non è posta sui contenuti (il ‘conosciuto’), bensì sui processi di costruzione della realtà, ossia sulle modalità conoscitive messe in atto dall’individuo.

All’interno di tale posizione epistemologica, quindi, gli ‘oggetti’ di conoscenza sono dipendenti dai discorsi che li generano, in quanto la realtà non è data, bensì risulta costruita dalle categorie attraverso cui la si conosce in quanto tale.

In virtù di quanto testé delineato in merito agli assunti su cui si basa il realismo concettuale, assume ora rilevanza evidenziare la relazione di interdipendenza esistente tra il piano epistemologico entro cui si colloca l’oggetto di indagine di una disciplina ed il riferimento paradigmatico adottato dalla medesima.

A tal fine si rileva che, a fronte della collocazione della ‘realtà’ entro un piano epistemologico concettuale è necessario considerare che, affinché sia possibile ‘intervenire’ in maniera scientifica rispetto a tale realtà, si pone la necessità di inserire la teoria di riferimento entro una cornice paradigmatica coerente con il piano epistemologico implicato. Il riferimento ad un livello di realismo concettuale, infatti, poggiando su assunzioni epistemologiche ‘altre’ rispetto a quelle del realismo monista ed ipotetico, consente di abbandonare il Paradigma Meccanicistico per adottare un paradigma alternativo, definito Narrativistico. All’interno della posizione epistemologica entro la quale si situa il Paradigma Narrativistico viene sostenuta l’impossibilità di intendere la conoscenza come ‘specchio’ di una realtà di fatto, esterna all’atto conoscitivo stesso, ossia ci si allontana dalla definizione di teoria come ‘riproduzione fedele’ dell'oggetto di indagine, bensì si assume che la scienza è basata su “presupposti” (Bateson G., 1984), i quali guidano e costruiscono il pensiero scientifico. Entro la posizione gnoseologica del realismo concettuale, infatti, l'osservatore e il teorico vengono considerati ‘all’interno’ del sistema di conoscenza, in quanto si postula che le teorie scientifiche derivano e si generano in virtù dei presupposti conoscitivi dello scienziato; in conseguenza di ciò, l'attenzione non è posta su ciò che viene ‘conosciuto’, ovvero sui contenuti, viceversa è rivolta all'analisi delle modalità di conoscenza messe in atto dal ‘conoscitore’, ossia all'analisi dei processi di costruzione di ciò che viene considerato come reale.

Alla luce di quanto esposto relativamente alle assunzioni epistemologiche proprie di ciascun livello di realismo, nel paragrafo seguente si procederà a fornire una definizione del termine ‘paradigma’.

3. Paradigma, teoria e modello operativo

Nei paragrafi precedenti è stato evidenziato come una disciplina, al fine di produrre una conoscenza rientrante in una dimensione di ‘senso scientifico’ e non, viceversa, nell’alveo del ‘senso comune’, necessita di utilizzare modalità di conoscenza adeguate rispetto alle assunzioni conoscitive del piano epistemologico entro cui si colloca l’oggetto di indagine della disciplina stessa.

Sulla base di tale presupposto consegue che specifiche modalità di conoscenza risultano adeguate, e quindi scientificamente applicabili, rispetto a certi ambiti di indagine ed oggetti di conoscenza e non rispetto ad altri, in virtù della collocazione epistemologica degli stessi.

A fronte di quanto testé considerato, assume ora rilevanza fornire una definizione del termine ‘paradigma’.
Per ‘paradigma’ si intende un ‘modo di conoscere’, il quale fornisce le assunzioni, ovvero gli ‘elementi di cornice’, su cui si basa e si costruisce la conoscenza relativa all’oggetto di indagine e “viene definito attraverso concetti, legami tra concetti e teorie”(Turchi G.P., Ciardiello P., 2005).

Un paradigma si colloca entro un peculiare livello di realismo, e comporta una configurazione della realtà ed una definizione delle metodologie utilizzate per conoscerla; in virtù di ciò, scegliere di fare riferimento ad un paradigma piuttosto che ad un altro implica individuare un peculiare sistema di riferimento attraverso cui organizzare la conoscenza, ovvero “individuare un ‘mondo’ anziché un altro”(Turchi G.P., Ciardiello P., 2005)5.

In merito quanto sopra esposto, inoltre, si ritiene pertinente considerare che dall’utilizzo coerente degli assunti paradigmatici è possibile produrre diverse teorie, ognuna delle quali risulta caratterizzata da un proprio assunto teorico; per ‘teoria’ si intende “la formulazione sistematica degli assunti concettuali relativi ad una scienza, di per sé indiscutibili, legati tra loro da relazioni logiche, quantitative o di altro tipo”(Turchi G.P., Ciardiello P., 2005).

Quindi, mentre la teoria definisce il cosa si conosce, il paradigma specifica il come si conosce, in quanto si configura come una cornice conoscitiva che consente l’albergare al suo interno di differenti teorie, e delimita le modalità di conoscenza in virtù delle quali diviene poi possibile ‘operare’.

In relazione a quest’ultimo aspetto, assume rilevanza evidenziare come il livello operativo relativo ad un determinato ambito di indagine costituisce la diretta emanazione non soltanto degli assunti teorici, ma prima di tutto paradigmatici, su cui si basa e si ‘costruisce’ la conoscenza relativa all’oggetto di indagine stesso. In conseguenza di ciò si rileva che, al fine di disporre di prassi operative in grado di porre obiettivi perseguibili ed adottare strategie efficaci per raggiungerli, è necessario il riferimento ad una cornice paradigmatica epistemologicamente fondata rispetto all’oggetto di indagine, in quanto è all’interno di un preciso paradigma che nasce e si adagia il ‘modello operativo’.

Il ‘modello’ può essere definito come “un riferimento operativo che si basa su una precisa concezione teorica e si sostanzia in prassi operative, intese come insieme di operazioni di azioni concrete” (Turchi G.P., Ciardiello P., 2005).

E’ dunque sulla base del modello, formato da un insieme di assunti teorici e di prassi coerenti, che è possibile ‘intervenire’ nella realtà, “oggettiva o costruita che sia”(ibidem). Il modello, infatti, assolve in genere due funzioni, una ‘conoscitiva’, esplicitata dagli assunti teorici, ed una ‘operativa’, corrispondente alle prassi utilizzate6.

Sulla base delle definizioni testè esposte, pertanto, emerge che ciò che sancisce l’efficacia e la storicità di un modello è la corrispondenza tra teoria e operazioni, è ciò che stesso, “ovvero quanto le prassi operative sono in grado di dare ‘realtà’ all’assunto teorico e di divenirne l’enunciazione”(ibidem).

A fronte di quanto sopra delineato si rende ora rilevante considerare che un determinato modello si riferisce soltanto ad una certa classe di eventi, configurati attraverso le sue “categorie logico-concettuali e procedimenti formali di rappresentazione”(Salvini A., 1998), in quanto le specifiche modalità di conoscenza, rese disponibili dal paradigma ed adottate all’interno del modello, sono adeguate rispetto a certi oggetti di indagine e non altri, in virtù del piano epistemologico entro cui tali oggetti sono collocati; in tal senso, quindi, “se un modello (o una teoria) è adeguato a spiegare un certo problema, diverrà inutilizzabile su altri piani di realtà o per altri oggetti configurati entro altre categorizzazioni conoscitive”(ibidem). 

Sulla base di tale presupposto, si evidenzia la necessità di operare una valutazione relativa alla coerenza tra gli assunti teorici, ovvero le modalità di conoscenza proprie di un determinato modello, ed il piano epistemologico entro cui si colloca l’oggetto dell’indagine; si rende necessario interrogarsi, quindi, sulla fondatezza epistemologica e correttezza metodologica sottese all’applicazione delle categorie conoscitive di un determinato modello rispetto all’oggetto verso cui ci si propone di ‘intervenire’.

In conseguenza di quanto argomentato, inoltre, emerge che la rilevanza del modello (o della teoria) è generata dalla pertinenza o adeguatezza dello stesso rispetto ad una certa classe di eventi piuttosto che ad un’altra; viceversa, il trasferimento e l’utilizzo di conoscenze e riferimenti peculiari di una disciplina ad un’altra disciplina genera un “uso spurio” (ibidem) del concetto di modello7. A fronte di quanto testé argomentato, assume rilevanza mettere in luce che il processo di trasposizione di un modello pone la necessità di operare una riflessione epistemologica relativa sia all’adeguatezza ed alla pertinenza di determinati metodi o concetti rispetto al peculiare ambito conoscitivo considerato, sia alla possibilità di rispettare le implicazioni metodologiche delle categorie conoscitive mutuate.

In virtù di quanto sopra delineato, pertanto, emerge che, affinché la mutazione di categorie e modalità conoscitive da un ambito disciplinare ad un altro sia descrivibile come ‘operazione scientifica’, non è possibile eludere tale riflessione epistemologica.

 

Bibliografia

  • Bateson G. (1979)
    Mind and nature, tr.it. Mente e natura, Adelphi, Milano, 1984
  • Kuhn T.S. (1969)
    La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino, 1999
  • Turchi G.P., Ciardiello P. (2005)
    Reato e identità. Implicazioni epistemologiche ed operative,
    UpselDomeneghini Editore, Padova
  • Turchi G.P., Della Torre C. (2006)
    Psicologia della Salute. Dal modello bio-psicosociale al modello dialogico, Armando, Roma
  • Salvini A. (1988)
    Pluralismo teorico e pragmatismo conoscitivo: assunti meta-teorici in psicologia della personalità, in Fiora E., Pedrabissi I., Salvini A., Pluralismo teorico e pragmatismo conoscitivo in psicologia della personalità, Giuffrè Milano

 

NOTE

1. Conoscere un ‘oggetto di conoscenza’ equivale a generarlo, in quanto è attraverso la conoscenza che si configura la realtà: “il come si conosce stabilisce il cosa si conosce”(Salvini A., 1998).

2. Si rimanda al paragrafo 1.1.

3. Rispetto a quanto testé esposto assume rilevanza esplicitare che “si tratta di livelli di realismo e non di realtà, poiché identificano in che realtà situare la ricerca della conoscenza”(Salvini A., 1998).

4. Per la definizione di ‘Paradigma’ si rimanda al paragrafo 3.

5. Relativamente a tale aspetto, si ritiene pertinente considerare quanto argomentato da T.S. Kuhn in “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”(1969), secondo cui la scienza non progredisce secondo un andamento lineare, bensì attraverso ‘scarti’ tra paradigmi diversi.

6. Relativamente a quanto testé delineato si ritiene pertinente evidenziare che le due funzioni tendono a sovrapporsi nell’ambito delle ‘scienze sociali’ ed in psicologia clinica.

7. L’uso spurio di un modello consiste nella mutuazione di “analogie linguistiche, concettuali ed analogico-strutturali”(Salvini A.,1998) da un ambito disciplinare ad un altro ambito disciplinare.

 

 

Articolo a cura della Dottoressa Mariangela Gaudio - Psicologa Psicoterapeuta

 

 

 

  |   Letto: 1777 volte
Pin it


Potrebbero interessarti anche....

Copyright © 2018 Psicologi Italiani. Tutti i diritti riservati. Psiconline srl. - P.IVA 01925060699 - web design - web agency -

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Accedendo acconsenti all'utilizzo dei cookies in accordo con la politica e regolamentazione vigente in materia di cookies e privacy. - ULTERIORI INFORMAZIONI

Cookie e relative funzionalità

A seconda dei singoli obiettivi, si utilizzano cookie differenti.
Di seguito viene fornito un elenco dei tipi di cookie più diffusi e degli scopi per cui vengono utilizzati.

Cookie di sessione
I cookie di sessione vengono archiviati temporaneamente nella memoria del computer durante l'esplorazione di un sito, ad esempio, per tenere traccia della lingua scelta. I cookie di sessione rimangono memorizzati nel computer per un breve periodo di tempo. Vengono infatti eliminati non appena l'utente chiude il browser Web.

Cookie permanenti o traccianti
I cookie permanenti salvano un file sul computer per un lungo periodo di tempo. Questo tipo di cookie possiede una data di scadenza. I cookie permanenti consentono ai siti Web di ricordare informazioni e impostazioni alle successive visite degli utenti, rendendo così l'esplorazione più pratica e rapida, poiché, ad esempio, non è più necessario effettuare l'accesso.
Alla data di scadenza, il cookie viene automaticamente eliminato quando si effettua il primo accesso al sito Web che lo ha creato.

Cookie di prime parti
Questi cookie vengono impostati dai siti Web stessi (con dominio uguale a quello indicato nella barra degli indirizzi del browser) e possono essere letti solo da tali siti. Vengono comunemente utilizzati per archiviare informazioni quali le preferenze, da utilizzare alle successive visite al sito.

Cookie di terze parti
Questi cookie vengono impostati da domini diversi da quello indicato nella barra degli indirizzi del browser, ovvero da organizzazioni che non corrispondono ai proprietari dei siti Web.
I cookie utilizzati, ad esempio, per raccogliere informazioni a fini pubblicitari e di personalizzazione dei contenuti, oltre che per elaborare statistiche Web, possono essere "cookie di terze parti".
I cookie di terze parti consentono di ottenere sondaggi più completi delle abitudini di esplorazione degli utenti e si ritiene che siano più sensibili dal punto di vista dell'integrità. Per questo motivo, la maggior parte dei browser Web permette di modificare le impostazioni in modo che tali cookie non vengano accettati.

Di seguito un elenco dei servizi utilizzati sul sito Psicologi Italiani che impostano cookie di terze parti:

Google Analytics (Google)
Google Anayltics è un servizio di analisi web fornito da Google, Inc. ("Google") che utilizza dei "cookie" mediante i quali raccoglie Dati Personali dell'Utente che vengono trasmessi a, e depositati presso i server di Google negli Stati Uniti. Google utilizza queste informazioni allo scopo di tracciare e esaminare il vostro utilizzo del sito web, compilare report sulle attività del sito web per gli operatori del sito web e fornire altri servizi relativi alle attività del sito web e all'utilizzo di Internet. Google non associa l'indirizzo IP dell'utente a nessun altro dato posseduto da Google. L'eventuale rifiuto di utilizzare i cookies, selezionando l'impostazione appropriata sul vostro browser, può impedire di utilizzare tutte le funzionalità di questo sito web.

Social Widgets/Buttons
Servizi che consentono agli utenti di interagire con i social network direttamente all'interno di altri siti web.

Facebook social buttons/widgets (Facebook)
Servizio gestito da Facebook Inc. società che aderisce all'iniziativa Safe Harbor Privacy Policy Framework, garantendo un trattamento dei Dati Personali in linea con gli standard di sicurezza europei. Il servizio consente all'Utente di interagire con il social network tramite questo sito web. Facebook, grazie al click dell'Utente, acquisisce i dati relativi alla visita dello stesso sul Sito. Facebook non condivide alcuna informazione o dato in suo possesso con il Sito o il Titolare del Trattamento. Per maggiori informazioni sull'utilizzo dei Dati Personali da parte di Facebook Inc. si prega di consultare il seguente link: www.facebook.com/privacy/explanation.php

Twitter social buttons/widgets (Twitter)
Servizio gestito da Twitter, società che aderisce all'iniziativa Safe Harbor Privacy Policy Framework, garantendo un trattamento dei Dati Personali in linea con gli standard di sicurezza europei. Il servizio consente all'Utente di interagire con il social network tramite questo sito web. Twitter, grazie al click dell'Utente, acquisisce i dati relativi alla visita dello stesso sul Sito. Twitter non condivide alcuna informazione o dato in suo possesso con il Sito o il Titolare del Trattamento. Per maggiori informazioni sull'utilizzo dei Dati Personali da parte di Twitter si prega di consultare il seguente link: twitter.com/privacy

Gestione dei cookie

Poiché i cookie sono normali file di testo, è possibile accedervi utilizzando la maggior parte degli editor di testo o dei programmi di elaborazione testi. Per aprirli, è sufficiente fare clic su di essi. Di seguito è riportato un elenco di collegamenti che spiegano come visualizzare i cookie all'interno dei vari browser. Se il vostro browser non è presente, fate riferimento alle informazioni sui cookie fornite dal browser stesso. Se utilizzate un telefono cellulare, consultate il relativo manuale per reperire ulteriori informazioni.

Firefox
https://support.mozilla.org/en-US/kb/cookies-information-websites-store-on-your-computer

Chrome
https://support.google.com/chrome/bin/answer.py?hl=en&answer=95647&topic=14666&ctx=topic

Internet Explorer
http://windows.microsoft.com/en-US/internet-explorer/delete-manage-cookies

Safari
http://support.apple.com/kb/PH17191?viewlocale=it_IT

Disattivazione/attivazione o eliminazione dei cookie

I cookie possono essere limitati o bloccati mediante le impostazioni del browser.

Se preferite che i siti Web non memorizzino alcun cookie nel vostro computer, impostate il browser in modo da ricevere una notifica prima dell'archiviazione di ogni cookie. In alternativa, potete impostare il browser in modo che rifiuti tutti i cookie o solo i cookie di terze parti. Potete anche eliminare tutti i cookie già presenti nel sistema. È importante sottolineare che le impostazioni devono essere modificate separatamente in ogni browser e computer utilizzato.

Se impostate il blocco della memorizzazione dei cookie, Psicologi Italiani non può garantire un corretto funzionamento del sito Web. Alcune funzioni del sito potrebbero risultare non disponibili e potrebbe non essere più possibile visualizzare determinati siti Web. Inoltre, il blocco dei cookie non elimina la visualizzazione degli annunci pubblicitari. Semplicemente, questi non saranno più personalizzati in base ai vostri interessi e verranno riproposti con maggiore frequenza.

In ogni browser le impostazioni vengono modificate seguendo una diversa procedura. Se necessario, per definire impostazioni corrette utilizzate la funzione di Guida del browser.

Per disattivare i cookie su un telefono cellulare, consultate il relativo manuale per reperire ulteriori informazioni.

Informazioni più dettagliate relative ai cookie su Internet sono disponibili all'indirizzo http://www.aboutcookies.org/

Altri cookie/cookie imprevisti

Considerando il funzionamento di Internet e dei siti Web, non sempre siamo in grado di controllare i cookie che vengono memorizzati da terze parti attraverso il nostro sito Web. Questo vale soprattutto nei casi in cui la pagina Web contenga i cosiddetti elementi incorporati: testi, documenti, immagini o brevi filmati che sono archiviati altrove, ma vengono visualizzati nel o attraverso il nostro sito Web.
Di conseguenza, qualora nel sito Web venisse rilevato un cookie non imputabile ad uno dei servizi di terze parti elencato, vi preghiamo di comunicarcelo. In alternativa, potete contattare direttamente le terze parti interessate e chiedere informazioni sui cookie che inviano, a quali scopi, qual è la loro durata e come garantiscono la privacy degli utenti.