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Burnout e cambiamento sociale

Il burnout è un fenomeno che può colpire chiunque, e nessuno di noi è immune ad esso, pertanto cercheremo di capire innanzitutto cosa sia e come possiamo prevenirlo.

burnout cambiamentoIn un momento di turbolenza sociale e politica come questa, si assiste sempre di più a proteste di vario genere.

La rabbia, la frustrazione, la delusione, divengono sentimenti sempre più accesi, ed è importante essere consapevoli del fatto che tutto ciò può avere un impatto notevole sulla nostra salute mentale.

A tal proposito, il burnout è un fenomeno che può colpire chiunque, e nessuno di noi è immune ad esso, pertanto cercheremo di capire innanzitutto cosa sia e come possiamo prevenirlo.

L'esperta Christina Maslach ha definito il burnout come una “sindrome da esaurimento emotivo, caratterizzata da depersonalizzazione e riduzione delle prestazioni personali che possono presentarsi in individui che lavorano con categorie di persone specifiche o all'interno di contesti specifici”.

In altre parole il burnout è una condizione che determina un esaurimento fisico mentale ed emotivo che, a sua volta, genera sentimenti di frustrazione, disillusione e cinismo.

Coloro che si trovano a lavorare in contesti in cui si promuove il cambiamento sociale, o in contesti ospedalieri in cui si è a contatto con pazienti gravemente ammalati, siano essi professionisti o volontari, sono particolarmente a rischio di burnout, poiché “versano” il proprio cuore e la propria anima nel loro lavoro, e si appellano ai propri ideali ed aspettative su come il mondo dovrebbe essere o funzionare.

In un primo momento possono godere del loro lavoro e sentirsi orgogliosi rispetto al coinvolgimento e al tempo che gli dedicano, ma quando i risultati sono limitai o emergono lotte di potere, o altre dinamiche di gruppo disfunzionali, si sentono abbandonati e iniziano a vivere il tutto come un qualcosa che non è più così attraente.

Ci si chiede pertanto, rispetto ad una condizione di burnout contestualizzata, in questo caso, al cambiamento sociale, cosa si potrebbe fare, nel lungo periodo, per superare le sfide intrinseche ed evitare così l'esaurimento?

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Innanzitutto, è bene dire da subito, che non esiste una ricetta standard, ma possiamo parlare di ciò che la Dottoressa Alessandra Pigni - psicologa e ricercatrice presso la University of Oxford, che attualmente si occupa di psicologia umanitaria nel Medio Oriente - chiama l'ABC della prevenzione del burnout: consapevolezza, confini e connessioni.

Secondo la Dottoressa all'interno di un contesto gruppale, si hanno maggiori probabilità di avere bisogno del supporto di coetanei che si preoccupano e perseguono gli obiettivi in egual misura, in quanto la prevenzione del burnout non è un qualcosa che deve avvenire in isolamento, ma piuttosto in una condizione di co-responsabilità.

Coloro che sono più a rischio di burnout sono ovviamente gli “idealisti impegnati”, ossia quelli che danno tutto e non dicono mai di no.

Quindi alcune caratteristiche di personalità come il perfezionismo e l'altruismo patologico rendono più inclini al burnout, ma bisogna considerare che tale sindrome non è semplicemente un problema del singolo individuo.

Piuttosto tende a fiorire nei gruppi e nelle organizzazioni in cui il lavoro eccessivo è abbinato a richieste irrealistiche, ricompense, risultati o apprezzamenti limitati.

Secondo la Dottoressa Pigni è bene imparare a far proprie queste tre componenti; innanzitutto, è importate essere consapevoli delle proprie esigenze, in quanto andare incontro al bornout verrà letto dagli altri come un tuo fallimento e non come una difficoltà.

Inoltre è importante prendere consapevolezza delle lotte di “potere” che si sviluppano all'interno del gruppo, in quanto spesso le dinamiche che insorgono come conseguenza di questo possono condurre le persone all'esaurimento, alla disillusione e al burnout.

Per quanto riguarda il secondo punto, è bene mantenere dei confini sani, ossia imparare a dire di no, ma con garbo.

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È fondamentale tenere a mente che si è umani e non dotati di superpoteri tali per cui si decide di donarsi incondizionatamente 24 ore su 24, perchè questo determina una maggiore probabilità di sviluppare il burnout.

All'inizio si può avvertire un senso di felicità nel donare tutto di sé, ma nel momento in cui non subentra un apprezzamento, un risultato positivo o un semplice “grazie”, le sensazioni mutano improvvisamente, fino a quando non si presenta la rabbia, la delusione e il cinismo.

È quindi importante imparare a dire di no e a stabilire dei confini all'interno del quale continuare a vivere la propria vita, dedicandosi del tempo.

Come terzo punto la “connessione” è un aspetto fondamentale, ed è intesa come un tenersi in contatto con la propria famiglia ed i propri amici, perchè proprio questi rappresentano uno spazio sano.

Spesso quando ci si butta a capofitto in qualcosa in cui si crede, si perdono di vista i sentimenti, le persone che regalano momenti di gioia e spensieratezza, e questo può, nel lungo periodo, sicuramente aumentare le probabilità di burnout, determinando così una crisi dalla quale non sempre è facile uscire.

Bisogna quindi rimanere ancorati e connessi non solo alle cose a cui diamo significato, ma anche a ciò che ci regala gioia.

Assicuratevi di sedervi intorno ad un tavolo per godervi un pasto, una risata, una conversazione, oppure ballate, cantate o giocate a ping pong.

Bisogna inoltre imparare ad avere tempo per il silenzio, per la natura e per le persone care, e soprattutto aspirare ad una trasformazione che non ci esaurisca emotivamente.

Il burnout non è un segno d'onore per mostrare agli altri quanto si può essere impegnati, perchè è giusto avere una vita oltre il lavoro e gli ideali, senza per questo sentirsi in colpa o provare vergogna.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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