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Coltivare la curiosità dei dipendenti fa bene agli affari!

L’influenza di curiosità e creatività sulla prestazione di lavoro.


curiosità lavoroIn una nuova ricerca è emerso che quei datori di lavoro, che vorrebbero assumere persone in grado si pensare fuori dagli schemi e di risolvere i problemi difficili dovrebbero iniziare a cercare un particolare tratto di personalità: la curiosità.

Gli autori di questo studio, il Dott. Jay Hardy (Oregon State University), la Dott. essa Alisha Ness (University of Oklahoma) ed il Dott. Jensen Mecca (Shaker Consulting Group), hanno scoperto, infatti, che le persone con livelli elevati di curiosità hanno superato i loro coetanei nella risoluzione di un compito di problem solving creativo.


Curiosità, problem solving e creatività.

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Come spiegano il Dott. Hardy ed i suoi colleghi, ci sono due diversi tipi di curiosità: diversiva e specifica.

Gli individui, che si caratterizzano per un alto livello di curiosità diversiva, sono quelli interessati a tutte le nuove tipologie di informazioni.


La curiosità specifica, invece, è quel tratto, per il quale le persone si concentrano sulla ricerca delle informazioni utili a risolvere un problema particolare.

Il Dott. Hardy e colleghi sostengono che la prima categoria di individui dedica più tempo alla ricerca ed alla raccolta di informazioni, soprattutto durante le prime fasi del processo di problem solving creativo. Ciò è importante perché avere un’ampia base di informazioni proprio a questi stadi permette, poi, di affrontare i problemi difficili in maniera diversa e creativa.

È quello che accadde, ad esempio, a Steve Jobs durante la progettazione del computer Apple.
Mentre si prendeva una pausa dal college, Jobs intraprese un corso di calligrafia, rimanendone affascinato. Anni dopo, la sua conoscenza in questo campo influenzò il design estetico distintivo, che ha contribuito a creare i computer Apple e che ha permesso loro di distinguersi dalla concorrenza e di diventare, alla fine, una delle aziende più redditizie del mondo.
Niente di tutto questo aveva anche una piccola speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita”, aveva affermato Jobs circa il suo corso di calligrafia. “Ma dieci anni dopo, mentre stavamo progettando il primo computer Macintosh, mi è tornato tutto alla mente. E lo abbiamo trasformato nell’immagine del Mac”.


Lo studio ed i suoi risultati.

Per il loro studio, il Dott. Hardy ed i suoi colleghi hanno fatto completare, a 122 studenti universitari, una batteria di test di valutazione di alcuni tratti di personalità, come curiosità ed apertura all’esperienza.

I partecipanti hanno, poi, preso parte ad un compito di problem solving, progettato per imitare lo scenario di un posto di lavoro reale.
In questo scenario, i soggetti erano stati appena assunti a capo della pubblicità in una società.
In una email, il loro supervisore affidava a ciascuno il compito di sviluppare una strategia di marketing per aumentare le vendite tra i ragazzi dai 17 ai 29 anni d’età.

Ad essi fu, poi, fornito un pacchetto di materiali, che descrivevano la società ed i suoi problemi nel dettaglio.

Dopo la lettura di questo pacchetto, i soggetti dovevano sviluppare un nuovo piano di marketing, che includesse anche un elenco di possibili soluzioni per l’azienda.

Dei codificatori competenti hanno, quindi, valutato ogni piano di marketing per qualità ed originalità, in base ad una serie di scale validate.

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I risultati hanno mostrato che avere dei punteggi elevati per il tratto di curiosità diversiva era fortemente collegato ad una performance migliore nel compito di problem solving.

Questi individui, inoltre, hanno speso più tempo sul compito ed hanno sviluppato più idee durante le prime fasi della pianificazione.

Avere punteggi più alti nel tratto di curiosità specifica, invece, non ha predetto una performance creativa dell’individuo nel completare il suddetto incarico.

L’attuale studio contribuisce ad un crescente corpo di prove, che va a favore dell’utilità di una misurazione del tratto curiosità quando si selezionano nuovi dipendenti, in particolare per i lavori ricchi di novità e di complessità”, sostengono i ricercatori.

Tuttavia, gli studiosi avvertono che sono necessari ulteriori studi prima di applicare tali risultati anche al mondo reale.
Essi aggiungono che la ricerca futura dovrebbe includere anche una “valutazione ed una validazione continue delle misure, esistenti ed in via di sviluppo, della curiosità”, così come una valutazione di questo tratto di personalità in contesti più realistici.        
    
        

 

 

Fonte: PsychologicalScience.org

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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