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Coppia e “legame di fantasia”

Molte lotte che affrontiamo nelle nostre attuali relazioni interpersonali nascono da una difesa fondamentale formatasi nell’infanzia e conosciuta come “legame di fantasia”.

coppia legame di fantasiaSpesso ci si chiede perché si è persa la “scintilla” tra te e il partner, o perché non si riesce a smettere di preoccuparsi dei propri figli; si potrebbe restare sorpresi nel sapere che ciò che è alla radice di queste dinamiche frustranti è un legame di fantasia.

Come sottolineato dalla teoria del Dottor Robert Firestone, il legame di fantasia descrive un’illusione di fusione che originariamente formiamo con il nostro genitore o con il custode primario.

Questa fantasia di essere un tutt’uno con il nostro genitore funge da difesa, aiutando ad alleviare l’ansia e il dolore emotivo in momenti di disagio.

Tuttavia, mentre cresciamo, questo sistema di difesa limita molto la nostra capacità di perseguire o accettare l’amore e la connessione reale.

Divenire consapevoli di questa difesa può quindi cambiare la vita; all’interno del presente articolo verrà pertanto approfondito tale aspetto, per comprendere il modo in cui tale legame si forma, continua a limitarci nelle nostre vite e come possiamo adottare delle misure per liberarsi dagli elementi distruttivi presenti nelle nostre attuali relazioni.

Come si sviluppa il legame di fantasia?

Innanzitutto, è bene dire che è un meccanismo di difesa primitivo che abbiamo sviluppato nella prima infanzia come modalità atta a mantenere un’illusione di salvezza e di sicurezza in quei momenti in cui abbiamo sperimentato la travolgente frustrazione, il male o anche il terrore.

I neonati hanno una naturale capacità di confortarsi ricorrendo a delle immagini o ricordi di esperienze passate per alleviare l’ansia di essere temporaneamente separati dalle loro madri.

La fantasia aiuta a ridurre così i sentimenti di fame e frustrazione; l’illusione di connessione del bambino compensa o sostituisce le inadeguatezze nell’ambiente precoce.

Nel tentativo di affrontare il dolore emotivo e di ripristinare una sensazione di conforto, i neonati si fondono con il loro custode primario (spesso la madre) nella loro immaginazione, credendo magicamente di essere fusi con quella persona.

Questa fantasia di essere connessi ad un altro può dare al bambino l’illusione di sicurezza, anche l’immortalità, che poi è quella che lo aiuta a far fronte a realizzazioni e paure esistenziali.

Psicologi in evidenza
Dottoressa Tiziana Casazza
Via Giambellino, 26 - MILANO
Cell: 347 7917019
Dottoressa Sara Ruiba
Via Cortevecchia, 59 - FERRARA
Cell.: 338 2315061

All’interno del presente lavoro, il termine “legame di fantasia” descrive sia l’originale connessione immaginaria formata durante l’infanzia e gli sforzi ripetitivi di un adulto nel continuare a creare questi tipi di connessioni nelle relazioni interpersonali.

Questo tipo di legame viene infatti esteso a partire dai nostri genitori, sino ai partner romantici ed ai figli.

Nella nostra ricerca di un senso di sicurezza, possiamo formare una connessione di fantasia verso fratelli e altri parenti, la propria nazione, la religione, il lavoro, la squadra del cuore, il partito politico o sociale e così via.

Le persone si affidano perciò ai propri genitori per la sopravvivenza e, a volte, l’abbandono o l’ostilità di un genitore potrebbe avere un effetto sentito come terrificante, e spesso anche pericoloso per la vita del bambino.

Parte della formazione del legame di fantasie coinvolge bambini piccoli i quali apprendono tali modalità dal genitore, nel senso che si identificano con e internalizzano i modi con cui il genitore lo ha cresciuto e trattato.

Possono cercare di preservare un’immagine idealizzata del genitore, iniziando però a criticare sé stessi dall’interno.

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Mentre crescono, sostengono una connessione, spesso inconscia e interna, con il genitore nei seguenti modi:

  • Idealizzare i propri genitori e la famiglia: cioè “i miei genitori erano fantastici; c’era solo qualcosa di sbagliano in me”.
  • Mantenendo un’immagine negativa di sé stessi: molte persone sviluppano una “voce interiore critica”, un processo di pensiero negativo che, come un genitore interno, effettua critiche e commenti negativi.
  • Proiettare le qualità ed i comportamenti parentali negativi sugli altri: senza rendercene conto, spesso possiamo proiettare le qualità dei nostri genitori sulle persone con cui stabiliamo una relazione intima.
  • Ricreare una dinamica familiare negativa nelle relazioni adulte: le persone possono scegliere di avvicinarsi ad un altro o ad altri che gli ricordano eventi del passato; oppure, possono distorcere e persino provocare la persona vicina con l’obiettivo di ricreare una vecchia dinamica familiare, anche se negativa.
  • Ripercorrere la vita dei propri genitori piuttosto che vivere la propria: molte persone trovano difficile differenziarsi e vivere la loro vita. Continuano ad ascoltare la “voce” all’interno delle loro teste che non rappresentano sempre il loro vero punto di vista.
  • Mantenimento delle difese psicologiche adattive adottate da bambini ma che limitano la loro vita da adulti: come una specie di “regressione”, il mantenere le difese infantili spesso limitano gli individui nella loro vita da adulti e soprattutto nelle relazioni interpersonali. Ad esempio, l’aver ricevuto una punizione o l’aggrapparsi al genitore per ottenere supporto, rappresentano degli schemi che vengono riproposti nei loro rapporti adulti e che, anziché avvicinare le persone, in realtà, generano una distanza.

Come ha scritto il Dottor Firestone “la maggior parte delle persone ha timori circa l’intimità e sono autoprotettivi, e allo stesso tempo sono terrorizzati di restare soli. La loro soluzione al dilemma emotivo è quindi quella di formare un legame di fantasia”.

Psicologi in evidenza
Dottoressa Claudia Rampi
Viale Alessandro Volta, 89 - NOVARA
Cell: 349 3624879
Dottoressa Cristina Bergia
Viale dei Mille, 1 - FIRENZE
Cell.: 339 7067867

Questo legame sostituisce la sostanza di un rapporto amorevole con la sensazione di essere un’unità. Mantiene le persone ad una comoda distanza emotiva, pur mantenendo un senso di unità con il loro partner che permetto loro di conferirgli un senso, spesso falso, di sicurezza.

Quindi, quali interazioni tra una coppia rappresentano la differenza tra l’amore reale e un legame di fantasia?

Mentre si osservano queste dinamiche, è bene ricordarsi che il legame di fantasia si dispiega lungo un continuum, e la maggior parte di noi rientra da una qualche parte nello spettro delle nostre relazioni.

Identificare che tu o il partner abbia alcuni di questi comportamenti non significa farsi prendere dal panico e buttare via la relazione, ma piuttosto rendersi conto del grado e dei limiti che sono presenti nella relazione.

Tra gli elementi che consentono di operare una differenziazione tra l’amore reale ed un legame di fantasia si trova: l’essere non difensivi ma aperti, rispettare l’indipendenza dell’altro, esprimere affetto fisico e vivere la sessualità, accettare il partner per quello che è, ed impegnarsi in comportamenti non controllanti.

Tra i segni e sintomi che invece possono far pensare ad un legame di fantasia si trovano: un minor contatto oculare, rottura dei processi comunicativi, meno dimostrazioni di affetto, perdita dell’indipendenza, utilizzare la routine come simbolo di vicinanza, ricorrere a risposte convenzionali come sostituti della vicinanza reale.

Secondo il Dottor Firestone, rispetto alla presenza di un legame di fantasia, in primo luogo, gli individui possono riconoscere i sentimenti di rabbia ed ostilità, nonché di tutti gli atteggiamenti critici che hanno verso sè stessi ed il loro partner.

Certamente, il legame di fantasia è un concetto complesso, con molteplici sfaccettature da capire.

Tuttavia, la ricerca di questa comprensione si rende fondamentale, perché può davvero cambiare la vita di una persona e il modo in cui si rapportano ai propri cari.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

 

Coppia e “legame di fantasia”

Molte lotte che affrontiamo nelle nostre attuali relazioni interpersonali nascono da una difesa fondamentale formatasi nell’infanzia e conosciuta come “legame di fantasia”.

Spesso ci si chiede perché si è persa la “scintilla” tra te e il partner, o perché non si riesce a smettere di preoccuparsi dei propri figli; si potrebbe restare sorpresi nel sapere che ciò che è alla radice di queste dinamiche frustranti è un legame di fantasia.

Come sottolineato dalla teoria del Dottor Robert Firestone, il legame di fantasia descrive un’illusione di fusione che originariamente formiamo con il nostro genitore o con il custode primario.

Questa fantasia di essere un tutt’uno con il nostro genitore funge da difesa, aiutando ad alleviare l’ansia e il dolore emotivo in momenti di disagio.

Tuttavia, mentre cresciamo, questo sistema di difesa limita molto la nostra capacità di perseguire o accettare l’amore e la connessione reale.

Divenire consapevoli di questa difesa può quindi cambiare la vita; all’interno del presente articolo verrà pertanto approfondito tale aspetto, per comprendere il modo in cui tale legame si forma, continua a limitarci nelle nostre vite e come possiamo adottare delle misure per liberarsi dagli elementi distruttivi presenti nelle nostre attuali relazioni.

Come si sviluppa il legame di fantasia?

Innanzitutto, è bene dire che è un meccanismo di difesa primitivo che abbiamo sviluppato nella prima infanzia come modalità atta a mantenere un’illusione di salvezza e di sicurezza in quei momenti in cui abbiamo sperimentato la travolgente frustrazione, il male o anche il terrore.

I neonati hanno una naturale capacità di confortarsi ricorrendo a delle immagini o ricordi di esperienze passate per alleviare l’ansia di essere temporaneamente separati dalle loro madri.

La fantasia aiuta a ridurre così i sentimenti di fame e frustrazione; l’illusione di connessione del bambino compensa o sostituisce le inadeguatezze nell’ambiente precoce.

Nel tentativo di affrontare il dolore emotivo e di ripristinare una sensazione di conforto, i neonati si fondono con il loro custode primario (spesso la madre) nella loro immaginazione, credendo magicamente di essere fusi con quella persona.

Questa fantasia di essere connessi ad un altro può dare al bambino l’illusione di sicurezza, anche l’immortalità, che poi è quella che lo aiuta a far fronte a realizzazioni e paure esistenziali.

All’interno del presente lavoro, il termine “legame di fantasia” descrive sia l’originale connessione immaginaria formata durante l’infanzia e gli sforzi ripetitivi di un adulto nel continuare a creare questi tipi di connessioni nelle relazioni interpersonali.

Questo tipo di legame viene infatti esteso a partire dai nostri genitori, sino ai partner romantici ed ai figli.

Nella nostra ricerca di un senso di sicurezza, possiamo formare una connessione di fantasia verso fratelli e altri parenti, la propria nazione, la religione, il lavoro, la squadra del cuore, il partito politico o sociale e così via.

Le persone si affidano perciò ai propri genitori per la sopravvivenza e, a volte, l’abbandono o l’ostilità di un genitore potrebbe avere un effetto sentito come terrificante, e spesso anche pericoloso per la vita del bambino.

Parte della formazione del legame di fantasie coinvolge bambini piccoli i quali apprendono tali modalità dal genitore, nel senso che si identificano con e internalizzano i modi con cui il genitore lo ha cresciuto e trattato.

Possono cercare di preservare un’immagine idealizzata del genitore, iniziando però a criticare sé stessi dall’interno.

Mentre crescono, sostengono una connessione, spesso inconscia e interna, con il genitore nei seguenti modi:

idealizzare i propri genitori e la famiglia: cioè “i miei genitori erano fantastici; c’era solo qualcosa di sbagliano in me”.

Mantenendo un’immagine negativa di sé stessi: molte persone sviluppano una “voce interiore critica”, un processo di pensiero negativo che, come un genitore interno, effettua critiche e commenti negativi.

Proiettare le qualità ed i comportamenti parentali negativi sugli altri: senza rendercene conto, spesso possiamo proiettare le qualità dei nostri genitori sulle persone con cui stabiliamo una relazione intima.

Ricreare una dinamica familiare negativa nelle relazioni adulte: le persone possono scegliere di avvicinarsi ad un altro o ad altri che gli ricordano eventi del passato; oppure, possono distorcere e persino provocare la persona vicina con l’obiettivo di ricreare una vecchia dinamica familiare, anche se negativa.

Ripercorrere la vita dei propri genitori piuttosto che vivere la propria: molte persone trovano difficile differenziarsi e vivere la loro vita. Continuano ad ascoltare la “voce” all’interno delle loro teste che non rappresentano sempre il loro vero punto di vista.

Mantenimento delle difese psicologiche adattive adottate da bambini ma che limitano la loro vita da adulti: come una specie di “regressione”, il mantenere le difese infantili spesso limitano gli individui nella loro vita da adulti e soprattutto nelle relazioni interpersonali. Ad esempio, l’aver ricevuto una punizione o l’aggrapparsi al genitore per ottenere supporto, rappresentano degli schemi che vengono riproposti nei loro rapporti adulti e che, anziché avvicinare le persone, in realtà, generano una distanza.

Come ha scritto il Dottor Firestone “la maggior parte delle persone ha timori circa l’intimità e sono autoprotettivi, e allo stesso tempo sono terrorizzati di restare soli. La loro soluzione al dilemma emotivo è quindi quella di formare un legame di fantasia”.

Questo legame sostituisce la sostanza di un rapporto amorevole con la sensazione di essere un’unità. Mantiene le persone ad una comoda distanza emotiva, pur mantenendo un senso di unità con il loro partner che permetto loro di conferirgli un senso, spesso falso, di sicurezza.

Quindi, quali interazioni tra una coppia rappresentano la differenza tra l’amore reale e un legame di fantasia?

Mentre si osservano queste dinamiche, è bene ricordarsi che il legame di fantasia si dispiega lungo un continuum, e la maggior parte di noi rientra da una qualche parte nello spettro delle nostre relazioni.

Identificare che tu o il partner abbia alcuni di questi comportamenti non significa farsi prendere dal panico e buttare via la relazione, ma piuttosto rendersi conto del grado e dei limiti che sono presenti nella relazione.

Tra gli elementi che consentono di operare una differenziazione tra l’amore reale ed un legame di fantasia si trova: l’essere non difensivi ma aperti, rispettare l’indipendenza dell’altro, esprimere affetto fisico e vivere la sessualità, accettare il partner per quello che è, ed impegnarsi in comportamenti non controllanti.

Tra i segni e sintomi che invece possono far pensare ad un legame di fantasia si trovano: un minor contatto oculare, rottura dei processi comunicativi, meno dimostrazioni di affetto, perdita dell’indipendenza, utilizzare la routine come simbolo di vicinanza, ricorrere a risposte convenzionali come sostituti della vicinanza reale.

Secondo il Dottor Firestone, rispetto alla presenza di un legame di fantasia, in primo luogo, gli individui possono riconoscere i sentimenti di rabbia ed ostilità, nonché di tutti gli atteggiamenti critici che hanno verso sè stessi ed il loro partner.

Certamente, il legame di fantasia è un concetto complesso, con molteplici sfaccettature da capire.

Tuttavia, la ricerca di questa comprensione si rende fondamentale, perché può davvero cambiare la vita di una persona e il modo in cui si rapportano ai propri cari.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

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