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Cultura e neuroscienze

I risultati nel campo delle neuroscienze culturali hanno delineato i modi possibili di come gli script culturali che impariamo durante l'infanzia, nonché le pratiche culturali che osserviamo negli adulti influenzano il nostro cervello.

cultura cervelloLa cultura è stata definita da Kitayama & Park come “un'amalgama d valori, significati, convenzioni e artefatti che costituiscono la realtà sociale quotidiana”.

Come sistema di significati e credenze condivise, la cultura fornisce un quadro di riferimento per le nostre norme comportamentali e affettive.

Innumerevoli studi di psicologia culturale hanno esaminato l'effetto della cultura su tutti gli aspetti del nostro comportamento, cognizione ed emozione, delineando sia le differenze che le similitudini nelle diverse popolazioni.

Più recentemente, i risultati nel campo delle neuroscienze culturali hanno delineato i modi possibili di come gli script culturali che impariamo durante l'infanzia, nonché le pratiche culturali che osserviamo negli adulti influenzano il nostro cervello.

Come campo interdisciplinare della ricerca, le neuroscienze culturali indagano il rapporto tra la cultura e il cervello, e in particolare, i modi in cui la cultura “viene costruita dalla mente, nonchè le  vie cerebrali sottostanti”.

Secondo i risultati prodotti in questo campo, il meccanismo ha a che fare con la plasticità del cervello: con tale termine si fa riferimento alla capacità del cervello di adattarsi in maniera duratura nel promuovere script comportamentali di tipo culturale.

La capacità del nostro cervello di subire cambiamenti strutturali attraverso lo svolgimento di attività quotidiane ricorrenti è stata ben documentata dalla letteratura; ad esempio i tassisti presentano un ippocampo più esteso, in quanto coinvolto nei processi di memoria spaziale, oppure si è osservata una maggiore densità corticale nella corteccia motoria dei giocolieri.

Analogamente, al fine di elaborare le diverse funzioni culturali con più scioltezza, la cultura sembrerebbe permeare il nostro cervello mediante un accumulo di tali esperienze.

Numerosi studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno dimostrato come il background culturale sia in grado di influenzare l'attività neurale durante le varie funzioni cognitive.

Per esempio, durante attività e compiti che necessitavano di funzioni quali la percezione visiva, l'attenzione, l'elaborazione aritmetica e l'auto-riflessione, si è osservata una differenza cerebrale nell'attività di partecipanti appartenenti a culture diverse quali Asia e aOccidente.

Uno dei tratti ampiamenti studiati per interpretare le differenze cross-culturali nel comportamento, cognizione ed emozione è il cosiddetto “self-construal”.

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Questo si riferisco al modo in cui percepiamo e comprendiamo noi stessi; la cultura occidentale promuove un Self-construal indipendente, in cui il Sè è visto come un'entità autonoma separata e la cui enfasi è posta sull'indipendenza del Sè e la sua unicità.

La cultura Asiatica, d'altra parte, favorisce un self-construal interdipendente, promuovendo una visione del Sè come relazionale, armonico e interconnesso con gli altri.

Recenti studi di neuroscienze culturali hanno cercato di evidenziare l'interazione tra il self-construal, la cultura e il cervello.

In particolare, la ricerca ha suggerito che il self-construale media le differenze nell'attività cerebrale attraverso le diverse culture, attivando un quadro di riferimento per i vari processi neurali coinvolti nella cognizione ed emozione.

In altra parole, poiché il Sè si forma nel contesto degli script e delle pratiche culturali, l'impegnarsi in compiti che riflettono i valori del self-construal indipendenti o interdipendenti, produce delle connessioni neurali che sono “culturalmente modellate”.

Questa progettazione neurale è, secondo i ricercatori, il fondamento della costruzione culturale del Sè.

Un modo in cui i ricercatori hanno studiato l'influenza dei valori culturali sui processi neurocognitivi, è stato quello di sollecitare i partecipanti verso costrutti indipendenti e interdipendenti, esaminando come il cervello reagiva alla varie situazioni proposte.

La sollecitazione veniva effettuata, per esempio, chiedendo ai partecipanti di leggere delle storie contenenti diversi pronomi (“noi o ci” per gli interdipendenti, e “io o me” per gli indipendenti), e chiedevano loro di pensare quanto fossero simili o diversi rispetto agli altri.

I risultati hanno dimostrato varie differenze nell'attività neurale dopo le sollecitazioni per costrutti indipendenti e interdipendenti.

La cultura sembra anche influenzare il modo in cui il Sè è rappresentato nel nostro cervello; in un esperimento, i partecipanti, cinesi e occidentali, sono stati invitati a riflettere su loro stessi, le loro madri, o una persona pubblica.

I dati provenienti dalla risonanza hanno mostrato un'attivazione delle stesse aree cerebrali (Corteccia prefrontale mediale) quando entrambi i gruppi pensavano a sé stessi.

Tuttavia, a differenza dei partecipanti occidentali, la stessa area cerebrale si attivava nei partecipanti  cinesi quando pensavano alle loro madri.

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 Questi risultati suggeriscono che i partecipanti cinesi (self-construal interdipendente) utilizzano la stessa zona cerebrale per rappresentare sia il sé che le loro madri, contrariamento a quelli occidentali che la utilizzano esclusivamente per l'auto-rappresentazione.

Recenti ricerche neuroscientifiche sottolineano come la cultura modella la nostra anatomia funzionale, polarizza il nostro cervello, influisce sulla attività neurale, e influenza persino il modo in cui rappresentiamo il sé e gli altri nel nostro cervello.

Sia in virtù di un'attività quotidiana costante, così come una predisposizione genetica, quando i neuroni stabiliscono connessioni inerenti determinati script per un periodo prolungato, i percorsi cerebrali vengono rinforzati, al fine di consentire un'esecuzione più uniforme delle attività culturali e di “facilitare un adattamento culturale e biologico”.

Così, come alcuni ricercatori hanno suggerito, la nostra approvazione rispetto a particolari valori culturali può lasciare una maggiore impronta sul nostro cervello nonchè sui nostri comportamenti.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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