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Cyberbullismo: il ruolo della famiglia

Nel contesto familiare, i genitori possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione del cyberbullismo. Vediamo in che modo!

cyberbullismo famiglia psicologiaQuando si parla di Cyberbullismo si fa riferimento all'utilizzo di comunicazioni elettroniche, uso di mezzi tecnologici, per intimidire o molestare un soggetto.

È caratterizzato dall'invio di messaggi di posta elettronica, post in cui si umilia anche pubblicamente la vittima, foto che divengono oggetto di scherno e diffusione di informazioni personali imbarazzanti.

Lo psicologo Dan Olweus, un pioniere nella ricerca del bullismo, sostiene che il cyberbullismo sia un fenomeno sopravvalutato, argomentando che, è molto meno comune del tradizionale bullismo in persona.

In un sondaggio basato su un grande campione statunitense di oltre 400.000 studenti, circa il 17% dei bambini ha riferito di essere stato vittima di bullismo verbale, e circa il 4% di essere invece vittima di cyberbullismo.

Olweus inoltre sottolinea che vi è una sovrapposizione tra il cyberbullismo ed il bullismo tradizionale: l'88% dei bambini che sono stati oggetto di cyberbullismo sono stati anche vittime di una qualche forma di bullismo.

Tuttavia, questo significa che più di uno su dieci che sono vittima di cyberbullismo non esperiscono forme di bullismo.

Dal punto di vista clinico, la Dottoressa Eileen Kennedy-Moore, psicologa e autrice di diversi libri sul tema, si trova in profondo disaccordo con la visione di Olweus sul cyberbullismo, poiché tale fenomeno è divenuto così pubblico e diffuso da poter essere considerato devastante.

Una ragazza adolescente presa in cura dalla Dottoressa, che prenderà il nome di fantasia di “Jennifer”, si sentiva devastata quando scoprì che un gruppo di ragazzi aveva creato una pagina Facebook intitolata “We Hate Jennifer”, nella quale erano presenti non solo molti seguaci ma anche “like” ai post che venivano pubblicati al suo interno.

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I bambini spesso sanno che non possono sfuggire al cyberbullismo, poiché li segue fino a dentro casa, anche nelle loro camere da letto.

Il bullismo tradizionale si verifica di solito per strada o a scuola, ma il cyberbullismo è invece presente in qualsiasi momento, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana.

Il conflitto faccia a faccia è indubbiamente un'attività comune tra i bambini ma, uno studio del 2015 sull'attività digitale di bambini di 13 anni, ha rilevato che il 42% di essi riferiva di aver avuto aleno un diverbio, litigio o discussione online con qualcuno.

La maggior parte di questo “dramma digitale” coinvolge le persone che fanno parte della vita quotidiana dei bambini.

Il cyberbullismo è più di un semplice conflitto digitale; è una scelta consapevole e deliberata della presa di mira di una persona, che è difficile o impossibile per i bambini da gestire da soli.

Essere il bersaglio di qualcuno, nelle pratiche di cyberbullismo, ha ripercussioni gravi sul piano di salute fisica e mentale, in quanto il bambino può sviluppare depressione, ansia, abuso di sostanze, problemi scolastici fino ad arrivare al suicidio.

Uno degli aspetti più sconvolgenti del cyberbullismo è che spesso è anonimo o fatto da persone che usano false identità. Questo crea nei ragazzi un senso di ansia e angoscia che li spinge a chiedersi di continuo chi li attacca e soprattutto perchè.

L'anonimato rende pertanto il “gioco” più divertente per chi lo mette in pratica, perchè tira fuori il peggio delle persone e li protegge da un'attività che magari, faccia a faccia, non sarebbero mai stati di agire.

Alcuni adulti non possono resistere alla tentazione di trattare male gli altri quando la loro identità è nascosta.

Nel contesto adolescenziale, questo diviene ancora più pericoloso, in quanto i ragazzi non solo sono più impulsivi, ma anche meno esperti nella comprensione delle conseguenze delle proprie azioni.

I ragazzi che si impegnano in attività di cyberbullismo non vedono immediatamente l'impatto delle loro azioni, evitando così di riconoscere quanto il loro comportamento sia dannoso.

Indirettamente il cyberbullismo li isola dal senso di colpa; essi possono così concentrarsi esclusivamente su quelle attività che conferiscono un senso di potenza, ma che non consente di affrontare l'afflizione imposta alla sua vittima.

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Nel contesto familiare, i genitori possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione del cyberbullismo; innanzitutto possono insegnare quali sono le regole da rispettare su Internet.

Allo stesso modo di come si comunicano le regole di comportamento sociale, è bene educare i ragazzi su come comportarsi correttamente online, fornendo delle linee guida chiare su ciò che è o non è accettabile nella comunicazione elettronica.

Ad esempio:

  • Non è corretto trasmettere un messaggio ricevuto da una persona ad altri amici, a meno che non sia il mittente a farne richiesta esplicita.
  • Non è corretto assumere identità false o di qualcun'altro, perchè è un comportamento ingannevole.
  • Non è corretto esprimere commenti su altre persone con disprezzo, perchè quei commenti vivranno per sempre in rete, diffondendosi come un “cancro”.

Allo stesso modo, è importante insegnare ai bambini come navigare in rete in sicurezza, evitando siti anonimi, non rivelando password o informazioni personali.

Gli psicologi raccomandano vivamente di aspettare la scuola superiore per lasciare che i bambini abbiano dei profili sui social media.

Questo è supportato dal fatto che i bambini, se non monitorati in rete, possono ritrovarsi in una varietà di situazioni difficili da gestire e che li espongono ad un pubblico eccessivamente vasto e variegato per una corretta gestione delle informazioni, foto, post con cui entrano a contatto.

È bene impostare degli orari per l'accesso alla rete, e soprattutto per l'utilizzo di strumenti teconologici; la letteratura ha infatti osservato che la maggior parte delle attività di cyberbullismo si verificano di notte, e con molta meno frequenza durante il giorno.

Monitorare l'attività digitale dei propri figli è quindi importante, soprattutto quando iniziano ad utilizzare chat o social media.

Secondo un rapporto del 2016, il 61% dei genitori verifica quali siano i siti visitati dal proprio figlio, il 60% controlla il profilo dei social media ed il 48% esamina anche le telefonate effettuate ed i messaggi.

Gli adolescenti più giovani ed impulsivi hanno bisogno di una sorveglianza più stretta.

Anche se i genitori sono convinti di avere dei figli “perfetti” che non farebbero mai determinate cose, è bene sempre ricordarsi che la fase pre e adolescenziale è caratterizzata da processi di aggregazione e appartenenza al gruppo dei pari, il quale esercita un'influenza che sfugge al controllo genitoriale.

Nonostante i suddetti accorgimenti, è bene comunque ricordarsi che i ragazzi, volendo, possono aggirare le regole. Pertanto, è fondamentale associare a tali comportamenti di monitoraggio, anche conversazioni che consentono ai ragazzi di esaminare alcuni quesiti, immaginare le prospettive di altri, pensare alle conseguenze e pianificare la gestione di situazioni difficili.

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Questi sono tutti elementi di vitale importanza per combattere e prevenire il cyberbullismo.

La ricerca sull'educazione e la prevenzione afferma che i ragazzi imparano meglio quando sono attivamente coinvolti nel pensare e praticare competenze importantai anziché ascoltare passivamente una conferenza.

Inoltre, ci vuole più di una conversazione per aiutare i bambini a cogliere veramente i concetti importanti.

È bene quindi aiutare il bambino a pensare ponendo domande come: “cosa faresti se...?, come ti sentiresti se...? perchè pensi che qualcuno potrebbe farlo? Cosa potrebbe succedere?”, e così via.

Altro aspetto da non trascurare è quello di incoraggiare i bambini a stabilire relazioni positive di persona; i bambini che hanno amicizie sane e buone relazioni con i loro genitori sono meno inclini a essere coinvolti nel cyberbullismo.

Quindi, praticare attività divertenti con il proprio figlio e organizzare anche delle attività per riunirsi con gli amici può essere un modo funzionale per combattere il cyberbullismo.

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

Bibliografia

Olweus, D. (2012). Cyberbullying: An overrated phenomenon? European Journal of Developmental Psychology, 1-19

Kowalski, R. M., Giumetti, G. W., Schroeder, A. N., & Lattanner, M. R. (2014). Bullying in the digital age: A critical review and meta-analysis of cyberbullying research among youth. Psychological Bulletin, 140, 1073-1137.

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