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Demenza e cancro: due facce della stessa medaglia?

Nell'articolo pubblicato nella rivista “Lancet” si è osservato che sia la demenza che la maggior parte dei tumori sembrerebbero generarsi a partire da alcuni fallimenti del corpo e del cervello di apprendere e rigenerarsi.

demenza cancro medagliaSecondo recenti ricerche, la demenza e il cancro hanno molte cose in comune.

Due terzi dei tumori sembrano essere il risultato di mutazioni casuali;e anche i due terzi de casi di demenza sembrano fondamentalmente casuali.

Le implicazioni di questa strana convergenza sono ampie; in primo luogo, per le malattie con trattamenti difficili o inefficaci, la prevenzione rimane la strategia più economica ed efficace.

In secondo luogo, sia la demenza che la maggior parte dei tumori rappresentano dei fallimenti del corpo di apprendere e rigenerarsi.

In terzo luogo, questo fallimento di apprendimento rappresenta un punto perfetto per intersecare l'intelligenza biologica e l'intelligenza artificiale, sia per comprendere queste malattie mortali che per curarle.

Quarto, se due dei più grandi “assassini”, la demenza e il cancro, nel mondo, derivano da cause di solito al di fuori del controllo individuale, l'idea che “la gente dovrebbe pagare direttamente per la propria assistenza sanitaria, condanna a morte una parte considerevole della popolazione”.

Lo studio pubblicato sulla rivista “The Lancet” ha scoperto nove fattori curabili o correggibili prominenti nel causare la demenza.

Nei primi quattro rientrano, la perdita dell'udito (9%), non aver completato l'istruzione secondaria (8%), il fumo (5%), e non riuscire ad ottenere un trattamento precoce per la depressione (4%), tutti aspetti che evidenziano l'importanza dell'intelligenza biologica innata alla progressione della demenza.

In primo luogo, la perdita dell'udito durante la mezza età; di solito la maggior parte delle persone non pensa che tale aspetto possa essere ricollegabile ad una futura demenza.

Forse si sottovaluta l'idea che l'udito, al pari di altri sensi, come la vista e il tatto, sia fondamentale per il funzionamento personale e la sopravvivenza.

L'udito infatti non presenta il pulsante “off”, sentiamo 24 ore al giorno, finchè non iniziamo a perderlo, sì lentamente, ma progressivamente.

A tal proposito, la sordità parziale rappresenta una particolare difficoltà per il cervello, in quanto gran parte delle informazioni necessarie alla sopravvivenza avviene attraverso i feedback continui provenienti dal sistema uditivo.

Se alcune parti vengono distrutte, il cervello sembra a volte sostituire le informazioni con il proprio software “fabbricato”, quello che conosciamo come “acufenia”, ossia squillo o ronzio nelle orecchie.

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Il ronzio, se costante, complica la maggior parte dei processi di apprendimento del cervello, aumentando ulteriormente il rischio della depressione.

Successivamente, vi è il mancato completamente dell'istruzione secondaria; ciò è postulato come fattore che aumenta il rischio di demenza diminuendo la “riserva cognitiva” - un modo educato di dire che più il cervello apprende, meglio e più sopravvive.

Alcuni di questi rischi per la demenza sono in crescita, e si pensa che si verifichino come conseguenze di comportamenti rischiosi che diventano meno probabili se i livelli di istruzione fossero superiori.

Ciò significa, metaforicamente parlando, che è come se la salute fosse appresa.

Il fumo, in tal senso, sembra invece un'attività che ha poco a che vedere con l'apprendimento del cervello ma, provocando l'aterosclerosi, incluso l' “indurimento” delle arterie cerebrali e cardiache, la capacità di apprendimento diminuisce.

Quarta nell'elenco, la depressione, può essere concettualizzata come un “declino” da parte del corpo e del cervello rispetto alle funzioni di apprendimento e adattamento.

Dal punto di vista cognitivo, si osserva una diminuzione del Quoziente intellettivo nei soggetti affetti da depressione.

Quello che però non è stato considerato molto è come la depressione diminuisca l'apprendimento biologico, aiutando così a spiegare la capacità della depressione di esacerbare la malattia sistemica.

Rispetto al cancro, il lavoro svolto da Johns Hopkins e altri, sostiene che più spesso vengono suddivise le cellule staminali, più mutazioni si ottengono.

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Il risultato di questo è purtroppo triste, in quanto significa avere più tumori. In termini più semplici, più mutazioni generano più errori.

Tuttavia, gli errori biologici si verificano costantemente; ciò che accade con tumori clinicamente importanti è che il sistema immunitario non riesce a riconoscerli come cellule estranee, oppure non riesce a bloccarle o ucciderle in modo efficace.

Questi, potrebbero essere definiti come “problemi di apprendimento”, proprio come gli errori rigenerati nelle cellule staminali che determinano un problema di apprendimento quando non vengono corretti.

La demenza e il cancro sembrerebbero pertanto due facce della stessa medaglia.

Sono entrambe due malattie che spaventano le persone; quello che è impressionante è che circa il 35-40% di quel carico sembra essere prevenibile o parzialmente evitabile grazie agli studi che sono stati effettuati fino ad ora.

Ci si chiede quindi quali sono gli elementi “casuali” che causano la demenza ed il cancro?

Per rispondere a questa domanda, la convergenza dell'intelligenza biologica e di quella artificiale, potrebbe aiutare a sciogliere alcuni quesiti.

L'intelligenza artificiale è da sempre dominata da sistemi basati su una logica che aderisce facilmente ai processi binari della scienza informatica.

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Molti ricercatori hanno provato ad utilizzarla per comprendere l'intelligenza biologica, strutturando modelli che somigliano alle reti neurali e schemi simili.

Purtroppo, tali tentativi non riescono però a ricoprire la complessità e la funzionalità caratterizzante l'intelligenza biologica; quest'ultima infatti opera in molti sistemi interattivi.

Molti dei flussi di informazioni di questi sistemi, anche per aree attivamente studiate, come quella immunitaria, rimangono sconosciuti.

Allo stesso modo, rimane sconosciuta la modalità attraverso cui i diversi sistemi di informazioni biologica interagiscono tra di loro.

A ciò si aggiunge la ridondanza e la multivalenza dei sistemi intelligenti biologicamente complessi, e diventa chiaro che l'Intelligenza artificiale deve prima divenire in grado di generare funzioni semplici per poi passare a sistemi più complessi.

Tuttavia esistono dei modi per arrivarci; per capire come funziona una neoplasia, possono essere necessarie interazioni tra migliaia di variabili che operano in tempo reale; per comprendere la demenza, bisognerebbe invece capire come si “muove” il cervello durante l'apprendimento e come fa a garantirlo costantemente.

Fino a quando ciò non risulterà possibile, la prevenzione di questi due grandi “flagelli” umani resterà la modalità più efficace di intervenire.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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