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Desiderio ed emozione

Che differenza c'è tra emozione e desiderio? Quale direzione assumono rispetto al loro significato? Quale relazione hanno con la realtà?

desiderio emozione

Quando si parla di emozione e desiderio spesso questi termini possono essere utilizzati in maniera intercambiabile.

Se facciamo riferimento al concetto di “credenza” l’oggetto formale a cui essa si ispira è la verità, mentre nel caso dell’emozione è preferibile parlare di valutazione; sinteticamente si potrebbe dire che le credenze mirano alla verità, mentre le emozioni alla valutazione.

Proprio come le credenze, le emozioni hanno bisogno di essere giustificate, cioè, essere in accordo con la realtà. In particolare queste mirano a riflettere il significato o il significato dell’oggetto per il soggetto.

I desideri invece mirano ad alterare la realtà in modo da riuscire a trovare un accordo con il soggetto che li sta vivendo.

Così, mentre le emozioni (e le credenze) presentano una direzione mente-mondo, i desideri presentano invece una direzione opposta, ossia mondo-mente. Le emozioni quindi mirano la riflettere la realtà, i desideri ad alterarla.

Le emozioni, dal loro canto però, sembrano coinvolgere i desideri; facendo un esempio, se sono arrabbiato con John, sicuramente è perché desidero di essere trattato da lui con rispetto; se ho paura del serpente, sicuramente è perché desidero continuare a vivere.

Le emozioni sembrano anche dare luogo ad altri tipi di desideri, per esempio, discutere animatamente con John o uccidere il serpente con la sciabola.

Si noti, tuttavia, che il desiderio di primo tipo, ossia il desiderio implicato nelle emozioni, differisce dal desiderio di secondo tipo, ossia desideri derivanti dalle emozioni, in quanto sono più astratti, generali o latenti.

Mentre i desideri possono derivare dalle emozioni, in realtà non ne sono sempre e comunque la diretta conseguenza, in quanto sono disponibili in molte forme e sfumature, come ad esempio i sogni, gli impulsi, le compulsioni, le voglie, aspirazioni e via dicendo.

Propriamente parlando, il desiderio è un qualcosa che è improbabile da soddisfare; è un qualcosa che origina dal corpo, come ad esempio, il desiderio sessuale, qualcosa che ad un certo punto diventa urgente.

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Un impulso è un desiderio improvviso, che è particolarmente associato ad una particolare azione; una compulsione è invece un impulso a cui è difficile o impossibile resistere, come si manifesta nel disturbo ossessivo-compulsivo.

La brama è invece un desiderio forte e sostenuto, soprattutto per qualcosa di irraggiungibile o difficile da raggiungere. Esistono poi desideri che arrecano disagio e desideri accompagnati da tristezza o tenerezza.

Così, alcuni desideri sono puramente fisiologici o biologici, sebbene anche questi, anche se non ancora soddisfatti, danno origine alle emozioni.

La cosa importante in questa distinzione è cercare di capire cosa si è manifestato prima, se il desiderio o l’emozione, e a non razionalizzare i nostri desideri di base come si fa per le emozioni più nobili.

Naturalmente, a volte, un desiderio può dare origine ad un’emozione che dà luogo ad un altro, diverso desiderio, e così via.

I desideri che nascono ‘fuori’ dall’emozione e le emozioni che nascono dal desiderio possono e assumono una vita propria, quindi non bisogna operare operazioni mentali atti a classificare l’uno o l’altro come secondari.

Anche se questo sfugge spesso al nostro modo quotidiano di ragionare, molte delle nostre credenze e tutti i nostri desideri sono nati al di fuori dei nostri sentimenti; le persone che presentano una ferita al cervello che non hanno la capacità di emozionarsi, hanno difficoltà a decidere positivamente e distinguere i desideri perché mancano di una base per la scelta tra le diverse opzioni.

Volendo concludere, il filosofo David Hume ha sostenuto che non si può derivare un “dovrebbe” da un “è”, vale a dire, che non si può dedurre o giungere a conclusioni morali da fatti nudi, e, per estensione, che tutte le conclusioni morali originino dalle emozioni.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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