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Disfunzioni sessuali post-SSRI

Esattamente in data 11 giugno 2019, l'European Medicines Agency (EMA) ha formalmente dichiarato di riconoscere la disfunzione sessuale post-SSRI (Post-SSRI Sexual Dysfunction, PSSD) come una condizione medica che può sussistere successivamente alla sospensione degli antidepressivi SSRI e SNRI.

disfunzioni sessuali post ssriDopo una lunga revisione sull'argomento, il Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (Pharmacovigilance Risk Assessment Committee) ha stabilito che la “disfunzione sessuale, che è nota per il trattamento con SSRI e SNRI, che di solito si risolve dopo l'interruzione del trattamento, può essere di lunga durata in alcuni pazienti, anche dopo l'interruzione del trattamento”.

La condizione recentemente riconosciuta è “caratterizzata dal fatto che i pazienti continuano a presentare effetti collaterali sessuali dopo la sospensione dei farmaci”, hanno dichiarato alcuni ricercatori di un caso di studio notato all'inizio di quest'anno, con sintomi che “principalmente consistono in ipo-anestesia (marcato torpore) dell'area genitale, perdita di libido e disfunzione erettile”.

In aggiunta a tali dati, una revisione recente della letteratura ha descritto la condizione come “debilitante” e sottostimata, con “sintomi comuni di PSSD, tra cui l'anestesia genitale”, così come l'incapacità di provare eccitazione o raggiungere l'orgasmo, “orgasmo leggero o debole, diminuzione del desiderio sessuale, disfunzione erettile ed eiaculazione precoce”.

Il riconoscimento formale della condizione è una vittoria per le molte migliaia di pazienti che, dalla fine degli anni '90 hanno partecipato a diversi studi, in seguito agli effetti collaterali riferiti da pazienti provenienti da tutto il mondo.

Uno studio del 2001, su un campione di 1.022 pazienti ambulatoriali ha riportato “un'incidenza della disfunzione sessuale con gli SSRI: la venlafaxina (Effexor) alta, dal 58% al 73%, rispetto ai bloccanti della serotonina-2 (5-HT2)”.

Citalopram (Celexa) è risultato avere la più alta incidenza al 72,7%, con paroxetina (Paxil) secondo al 70,7%, ma fluoxetina (Prozac), sertralina (Zoloft), e fluvoxamina (Luvox) hanno prodotto tutti risultati nell'intervallo 58-62%, molto più alto rispetto alle cifre ufficiali.

La condizione, all'epoca, era nota come “Disfunzione sessuale indotta da antidepressivi”. Lo stesso studio ha rilevato che “gli uomini avevano una più alta frequenza di disfunzione sessuale (62,4%) rispetto alle donne (56,9%)” dopo la sospensione, anche se le donne avevano una maggiore gravità. Circa il 40% delle pazienti mostrava una bassa tolleranza della propria disfunzione sessuale”.

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Quattro pazienti su dieci, successivamente alla sospensione del trattamento, manifestavano gli effetti collaterali sessuali definendoli “intollerabili”. Questo aspetto ha un profondo impatto sulle relazioni, sul benessere individuale, sulla salute sessuale e, più in generale sulla salute pubblica, se viene considerato il numero enorme di prescrizioni effettuate in tutto il mondo.

Secondo i ricercatori alla base di tale condizione le ipotesi da considerare sono molte: interazioni dopamina-serotonina, neurotossicità della serotonina e downregulation del recettore 1A-idrossitripamina 5.

L'ultimo problema, trattato dal Dottor Christopher Lane nel suo libro “Shyness: how normal behavior became a sickness”, evidenzia che per molti pazienti che hanno assunto SSRI per ansia e depressione, “i recettori 5-HT1A non sono malleabili come altri tipi. Né sono resilienti nel ritornare anche mesi dopo la sospensione ai livelli pre-farmaco”.

Nel maggio 2018, il Dottor David Healy nel Regno Unito, ha presentato una petizione per gli avvertimenti sulle disfunzioni sessuali post-SSRI e disturbo dell'eccitazione genitale persistente al momento della prescrizione, suggerendo a medici e psichiatri di prestare attenzione e informare meglio i pazienti sul rischio di tali effetti avversi, non solo durante il trattamento ma anche successivamente.

Tra i firmatari della petizione, la maggioranza era costituita da autori peer-reviewed della letteratura medica sull'argomento. Inoltre, la petizione è servita da revisione aggiornata della letteratura medica su entrambi i disturbi, a sua volta pubblicata sull'International Journal of Risk and Safety in Medicine.

Il messaggio generale dei medici è che tali situazioni si verificano in una minoranza di persone e che questi problemi sessuali sono a brevissimo termine. Un altro argomento era che le persone depresse tendono a perdere il loro desiderio sessuale in ogni caso – ma nei dati sui trial sui farmaci a cui ho avuto accesso, anche i volontari sani che assumono il farmaco hanno riportato problemi con il loro desiderio sessuale”, ha riferito il Dottor Healy al Daily Mail seguendo la decisione dell'EMA

Sappiamo che il blocco delle correnti di sodio tipiche degli SSRI può causare intorpidimento genitale. Non sappiamo perché gli effetti diventano duraturi in alcuni. A volte si dice che è il lor disturbo dell'umore che ritorna, ma, se si recupera dalla depressione, il tuo desiderio e la capacità di tornare all'orgasmo dovrebbe nuovamente normalizzarsi. Tuttavia, dopo aver assunto SSRI, questo non sempre si verifica”.

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Molti pazienti hanno riferito di non essere stati spesso creduti dai loro medici o prescrittori, ricevendo invece raccomandazioni per un dosaggio maggiore o un SSRI differente”, prosegue il Dottor Healy

Una donna ha scritto su un blog, in seguito alle recenti notizie, il seguente post:

Sono una donna di 30 anni con PSSD dopo aver sospeso il trattamento con citalopram da 4 anni. Non c'era niente di più traumatico nella mia vita che perdere la sessualità. Il mio corpo non reagisce più a nessuna stimolazione sessuale, non posso più provare eccitazione e piacere”.

L'annuncio dell'EMA arriva appena due settimane dopo che il Royal College of Psychiatrists ha affermato che avrebbe rafforzato le sue linee guida per riconoscere che gli effetti collaterali sessuali da antidepressivo possono essere “gravi” e durare per settimane, persino mesi.

Una risposta alla sentenza Europea è prevista anche dalla Food and Drug Administration statunitense, che ha ricevuto tutte le suddette informazioni correlate dagli stessi dati utilizzati in fase di valutazione da parte dell'EMA.

L'agenzia federale ha indicato finora che “nessuna decisione era stata ancora presa” e che la sua revisione era “ancora in corso”. Data la profondità, la portata e il potere statistico della ricerca, sarebbe notevole se l'agenzia raggiungesse una conclusione diversa dalla sua controparte europea.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

 

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