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Disordini autoimmuni e psicosi post-partum

I ricercatori dell’American Journal of Psychiatry segnalano la presenza di un’eventuale causa autoimmune nell’eziologia della psicosi post-partum.

psicosi post partumLa psicosi post-partum è una condizione psichiatrica grave che si manifesta nelle donne successivamente al parto; è relativamente rara, e dalle recenti statistiche sembrerebbe manifestarsi nello 0,1% della popolazione femminile, ossia una su mille.

A pochi giorni, o poche settimane dalla nascita del bambino, le donne che sviluppano questa condizione mostrano un misto di sintomi psicotici, maniacali e cognitivi, inclusi degli stati confusionali.

Questa condizioni è molto diversa da disordini più comuni, come la depressione post-partum, con la quale ha però in comune il fatto di verificarsi alcune settimane o mesi dopo la nascita.

Le donne con un precedente episodio di psicosi post-partum presentono un maggior rischio, di circa il 30%, di sviluppare un altro episodio psicotico a seguito di una successiva gravidanza.

La letteratura ha evidenziato che esiste una relazione tra la psicosi post-partum e la presenza di un disturbo bipolare; rispetto a ciò, si è osservato che le donne che sviluppano la psicosi post-partum hanno una precedente storia di disturbo bipolare, mentre altre presentano una storia familiare di tale disturbo.

Il trattamento della psicosi post-partum di solito comporta l’uso di farmaci antipsicotici, litio e benzodiazepine. Le donne che si sottopongono ad un trattamento adeguato spesso guariscono completamente.

Coloro che non presentano una storia precedente di disturbo bipolare o altre malattie psicotiche non collegate alla gravidanza, di solito vanno incontro ad una remissione totale dei sintomi, attraverso la terapia farmacologica.

Un articolo recentemente pubblicato sull’American Journal of Psychiatry da Veerle e Bergink, aggiunge elementi interessanti alla nostra conoscenza di questa condizione complessa e spaventosa allo stesso tempo.

Questi ricercatori segnalano la possibilità della presenza di una causa specifica della psicosi post-partum, che potrebbe essere responsabile per circa il 4% dei casi.

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Il gruppo di Berking ha infatti studiato 96 donne con psicosi post-partum: 21 di queste donne avevano una storia di disturbo bipolare o di un altro disturbo psicotico non correlato alle precedenti gravidanze; 13 presentavano una storia di psicosi post-partum, e le restanti 62 non presentava una storia psichiatrica precedente.

In questo studio, i ricercatori hanno voluto indagare l’eventuale presenza di un encefalopatia autoimmune; per una chiarezza espositiva con il termine encefalopatia si fa riferimento ad un gruppo di malattie che alterano la strutture e/o le funzioni del cervello.

Alcune encefalopatie sono congenite, ossia presenti fin dalla nascita e rimangono immutate per l’intera esistenza; altre sono invece acquisite, cioè insorgono nel corso della vita, e possono subire dei peggioramenti.

Più nello specifico, questo gruppo di disturbi si verifica quando il corpo produce anticorpi come costituenti delle cellule cerebrali.

Le encefalopatie possono causare una serie di sintomi neurologici psichiatrici, tra cui la psicosi e gli stati confusionali.

I pazienti con encefalopatie autoimmuni mostrano anticorpi contro antigeni della superficie delle cellule neuronali.

Gli anticorpi sono diretti contro i recettori del glutammato (N-metil diaspartato, NMDA), i recettori GABA e i canali del potassio voltaggio-dipendenti.

I campioni di sangue delle 96 donne con psicosi post-partum sono stati sottoposti ad un screening volto a valutare la presenza dell’encefalopatia autoimmune.

Dai risultati è emerso che 4 di 96 pazienti sono risultate positive; due di queste 4 donne avevano sviluppato anticorpi per il recettore NMDA, mentre le altre due presentavano anticorpi che intaccavano altre componenti delle cellule cerebrali, ma l’esatto bersaglio di questi non è stato identificato.

Le storie cliniche di queste 4 donne non erano diverse rispetto al quadro clinico delle restanti 92 donne con psicosi post-partum; tre delle quattro non presentava una precedente storia psichiatrica, mentre l’ultima aveva già esperito un episodio di psicosi post-partum.

Le 4 donne erano state sottoposte al trattamento psichiatrico e farmacologico di cui sopra. È interessante notare che le 2 pazienti con anticorpi per i recettori NMDA erano altamente sensibili ai disturbi del movimento, come effetto collaterale dei farmaci antipsicotici.

Circa il 70% delle persone con psicosi associata all’encefalite che produce anticorpi per il recettori NMDA non correlata alla psicosi post-partum, presenta disturbi del movimento.

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Un aspetto notevole di questo studio è che tutte e quattro le donne hanno risposto ai farmaci psichiatrici; le persone solitamente affette da encefalite autoimmune assumono terapie anti-immunologiche aggressive, tra cui steroidi ad alto dosaggio e altri trattamenti immunosoppressori.

Sorgono pertanto molte domande: gli anticorpi identificati nelle quattro donne erano causalmente correlate alle loro malattie psichiatriche o erano riscontri accidentali? Perché queste 4 pazienti migliorano senza l’uso di farmaci immunosoppressori? Perché le 2 donne con encefalite producente anticorpi per il recettore NMDA non hanno altri sintomi che sono comuni a questo disturbo, come convulsioni o disturbi del movimento? Sarebbero le persone con un anticorpo “tipico” per il recettore NMDA a rispondere al litio e benzodiazepine?

Rispondere a queste domande risulta chiaramente complesso, ma nel corso del tempo, è probabile che verranno indagate e scoperte le “concause” di alcune malattie come la psicosi post-partum, il disturbo bipolare e la schizofrenia.

Probabilmente le varie “concause” hanno la capacità di interrompere o influenzare meccanismi specifici dei sistemi cerebrali.

Il modello di perturbazione del sistema cerebrale può infatti determinare sintomi che portano a diagnosi descrittive come psicosi post-partum, disturbo bipolare o la schizofrenia.

La possibilità di individuare cause più specifiche potrebbe così determinare lo strutturarsi di trattamenti più mirati e preventivi.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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