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È scientifico: sotto stress non impariamo niente!

Gli effetti delle situazioni stressanti sulle nostre capacità percettive e di apprendimento.


stress sensiLo stress è parte della nostra vita di tutti i giorni.

È ormai risaputo che alcuni individui riescono ad affrontare anche le situazioni più difficili in modo più o meno adattivo, facendo leva sulle proprie risorse interne e/o esterne.

Dall’altra parte, però, ci sono persone che possono essere sopraffatte dalle circostanze che si trovano di fronte.

Ma che cosa succede al livello dei nostri sensi?

Training vs cortisolo.

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Se ci esercitiamo, siamo in grado di affinare i nostri sensi, in modo da migliorare la nostra performance percettiva.

Il cortisolo, l’ormone dello stress, invece, blocca completamente questa importante capacità.

I neuroscienziati della Ruhr University Bochum (RUB) hanno spiegato meglio questo meccanismo sul giornale “Psychoneuroendocrinology”.

Studi precedenti hanno già dimostrato che lo stress può impedire il recupero dei ricordi. Ma ora abbiamo scoperto che ha anche un effetto importante sulla nostra percezione e sull’apprendimento percettivo”, ha spiegato il Dott. Hubert Dinse, uno degli autori dello studio.


L’esperimento sul senso del tatto.

Nel loro studio, i ricercatori hanno studiato come il senso del tatto dei partecipanti potesse essere cambiato, dopo una fase di addestramento.

Pertanto, a metà di loro è stata somministrata una dose media di cortisolo, l’ormone dello stress, mentre l’altra metà ha ricevuto una soluzione placebo.

Per rendere il training equiparabile tra tutti i partecipanti, i ricercatori hanno impiegato l’approccio della stimolazione passiva delle dita, poiché studi precedenti e diversi approcci terapeutici avevano già dimostrato che questo metodo porta ad un miglioramento dell’acuità tattile.

La prestazione tattile è stata valutata, nello specifico, utilizzando la cosiddetta “soglia di discriminazione tra due punti”, un marcatore che indica quanto devono essere distanti due elementi, affinchè vengano percepiti come due sensazioni distinte (più sono vicini, migliore è il senso del tatto).


I risultati dello studio.

Come previsto, il gruppo a cui è stato somministrato il placebo ha migliorato la sua acuità tattile di circa il 15%.

Al contrario, il cortisolo, dato all’altro gruppo, ha arrestato, quasi completamente, il miglioramento indotto dalla stimolazione.

Il Dr Oliver T. Wolf ha spiegato:
I nostri dati mostrano che una singola dose di cortisolo non solo distrugge le funzioni della memoria nell’Ippocampo, ma ha anche un effetto importante sulla plasticità delle aree sensoriali del cervello”.

Insomma, il cortisolo blocca le connessioni sinaptiche.

Di fatti, già in studi precedenti, condotti a livello cellulare, i neuroscienziati avevano dimostrato che il cortisolo sopprime il rafforzamento delle connessioni sinaptiche, e, quindi, la plasticità del cervello, ovvero la sua capacità di imparare.

Questo gruppo, guidato dal Dott. Hubert Dinse, suggerisce, pertanto, che quanto da loro osservato potrebbe essere spiegato proprio dal fatto che c’è questa soppressione, indotta dal cortisolo, della plasticità sinaptica.


Gli effetti sui trattamenti clinici.

I risultati dello studio potrebbero anche influenzare i trattamenti clinici esistenti.

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I corticosteroidi, tra cui c’è anche il cortisolo, sono utilizzati, spesso, nel trattamento di malattie immunologiche e neurologiche.

Tuttavia, gli effetti sull’apprendimento percettivo, osservati in questo studio, possono contrastare il lavoro effettuato tramite la riabilitazione, il quale si basa proprio su questi meccanismi, inibiti dall’azione dell’ormone.

Insomma, è necessario scoprire quali sono gli effetti che il trattamento clinico con queste sostanze ha sui meccanismi di apprendimento nel cervello.

Non solo. Dopo aver compreso pienamente qual è l’azione del cortisolo (e sostanze affini), si potrebbe cercare il modo di invertire questo suo effetto sul cervello.

Oppure…
È possibile conciliare questi due sistemi contrastanti?

Ci sono sostanze che possono garantire l’apprendimento, senza arrestare l’azione del cortisolo?

Si può agire con altre tecniche terapeutiche, per garantire la salute psicofisica ed il recupero del soggetto con deficit neurologico?

A quali altre aree cliniche si può estendere questa scoperta?

Alla scienza l’ardua sentenza!

 

 

 

Fonte: Ruhr Universitaet Bochum

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

 

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