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Efrat Ginot e la neuropsicologia dell'inconscio

Cosa rende una persona ripetutamente incline a schemi comportamentali dannosi, apparentemente inconsapevoli come risultato del proprio passato? Dopo oltre 30 anni di pratica clinica e di supervisione, Efrat Ginot è convinta che la risposta risiede nella mente inconscia.

efrat ginot e la neuropsicologia dell inconscioI sistemi inconsci sono resistenti ai cambiamenti, e la resistenza è incorporata nel meccanismo del cervello/mente”, scrive Ginot.

Nonostante i progressi della ricerca sulla mente e sul comportamento, l'inconscio rimane una delle caratteristiche più elusive nel repertorio psicologico.

Molti scienziati psicologici lo considerano l'ombra del reale, anche se la ricerca dell'Università di Yale del 2008 suggerisce che l'inconscio non è così rigido e deliberato come si pensava una volta.

La scienza cognitiva contemporanea sostiene che la nostra mente inconscia elabora le informazioni attraverso mezzi subliminali, il che implica una mancanza di consapevolezza cosciente ed una gamma inferiore di sofisticazione.

Forse la nozione più influente per la comprensione occidentale dell'inconscio viene da Sigmund Freud.

Sebbene l'indagine di Freud su di essa sia provenuta da singoli studi su casi clinici ed era priva del rigore scientifico a cui siamo abituati oggi, rimane la base storica su cui si basano spesso le teorie della coscienza occidentali.

Il libro di Ginot, “The Neuropsychology of the Unconscious: Integrating Brain and Mind in Psychotherapy”, non rappresenta un'eccezione.

Nel pensiero di Ginot si raggiunge un certo equilibrio rispetto ad altri trattati che sposano la superiorità della neuroscienze e tutto ciò che è materiale su quelle sfumature qualitative ed intuitive richieste per un efficace intervento terapeutico.

Ginot mostra come, avere una più profonda comprensione della meccanica cerebrale possa migliorare il nostro lavoro con i clienti e soprattutto dell'inconscio in generale.

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La sua non è una discussione lineare, in quanto il suo obiettivo è far luce su un'arena altrimenti oscura rappresentata dalla dicotomia cervello/mente.

Il suo metodo di rivelazione non proviene da prove di laboratorio, ma da una rispettabile carriera in cui, attraverso le infinite sessioni cliniche, ha provato a descrivere come la mente umana lavora nei suoi vari ambienti.

Esiste un equilibrio molto delicato e mutevole tra il potere della ripetizione ed il desiderio genuino di cambiare”, scrive Ginot.

Ciò a cui si riferisce qui può essere correlato al “paradosso della plastica”. La neuroplasticità, come scrive in un recente articolo il ricercatore Norman Doidge, promuove flessibilità e cambiamento all'interno dei percorsi neuronali, dimostrando che il cervello rimane malleabile - nonostante la rigidità dei nostri comportamenti condizionati.

Infatti, a causa della nostra rigidità comportamentale, tendiamo a proiettare la nozione di inflessibilità sul cervello.

Tendiamo ad assumere che, come le nostre abitudini/schemi indesiderati, non sia in grado di cambiare.

Nonostante il nostro pensiero limitato, tuttavia, il cervello stesso, in quanto organo vivente, rimane flessibile e capace di cambiare, indipendentemente dal fatto che permettiamo o meno ai nostri comportamenti di sfruttare nuovi percorsi.

Tutto sembra molto fantascientifico, quasi al punto di immaginare la nostra vita come composta da molti Sè, controllata, a volte, dai modelli socioculturali da cui siamo condizionati, e altre volte da meccanismi cerebrali involontari.

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Sebbene Ginot calpesti leggermente il concetto di neuroplasticità, invoca tacitamente la sua presenza quando discute dell'influenza dell'inconscio e le tecniche che gli psicoterapeuti possono utilizzare per aiutare a riprogrammare i modelli comportamentali.

Il suo è quindi un libro importante perchè si concentra su come aiutare il cliente in termini pratici. Guarda come possiamo applicare le rivelazioni delle neuroscienze per migliorare le vite nella pratica clinica.

Quando parla di Sè narrativo e di inconscio lo intende in termini psicodinamici, ma i suoi esempi possono altrettanto facilmente servire come prova di plasticità e rigidità e forse una teoria della mente a più livelli.

Nonostante la brillantezza della ricerca di Ginot e dei suoi anni di rinomata pratica clinica, il suo libro non è molto “accessibile”.

Parte di una serie professionale di Norton, potrebbe non interessare il lettore laico a meno che quel lettore non sia dotato di una comprensione stellare dei concetti neuroscientifici e psicodinamici.

Ginot offre alcune spiegazioni sulla terminologia, ma lo stile di scrittura in sé è più simile a quello di un giornalista accademico che alla prosa fluida, vivace e di facile comprensione che si trova in altri autori di neuropsicologia come Antonio Damasio e V.S. Ramachadran.

Finchè un lettore non è intimidito o distratto dallo stile espositivo di Ginot, la sua opera rappresenta un libro che merita di essere utilizzato come guida per trasformare la teoria in pratica.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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