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Emozioni e linguaggio del corpo

I risultati di alcuni studi sembrano indicare che i movimenti del corpo possono trasmettere emozioni come rabbia, paura, tristezza e amore anche per individui appartenenti a culture diverse.

emozioni linguaggio corpoNonostante tutta l’importanza che mettiamo nelle parole, sia pronunciate che scritte, gran parte della comunicazione avviene attraverso il linguaggio del corpo.

Secondo una ricerca pionieristica del Dottor Albert Mehrabian, solo il 7% del significato che deriva dalla comunicazione umana si riferisce alle parole pronunciate;un ulteriore 38% proviene dal tono di voce, mentre circa il doppio, il 55% proviene dal linguaggio del corpo.

 

Anche se questi risultati rimangono controversi, non si discute che le espressioni facciali, i gesti fisici, la postura del corpo e anche i nostri schemi di respirazione possono fornire una sorprendente serie di informazioni da interpretare.

I ricercatori hanno da tempo identificato che alcuni tipi di movimento del corpo e alcune espressioni facciali possono trasmettere informazioni sulle emozioni che si stanno sperimentando in quel determinato momento.

Anche quando i movimenti fisici riescono a trasmettere informazioni minime, i soggetti che partecipano a ricerche di questo tipo sono in grado di interpretare stati emotivi basati esclusivamente sul linguaggio del corpo.

I ricercatori si sono chiesti se tali segnali emotivi sono modellati da culture diverse o sono universali a tutti gli esseri umani?

Un nuovo articolo di ricerca pubblicato nella rivista “Emotion” cerca di rispondere a questa domanda attraverso un ambizioso studio interculturale.

Thalia Wheatley del Dartmouth college, insieme ai suoi collaboratori, si sono recati a Ratanakiri, in Cambogia, per studiare i membri di una tribù di Kreung.

Questi rappresentano uno dei gruppi indigeni che vivono nell’altopiano della Cambogia, in un luogo isolato dal monto esterno.

Con l’aiuto di alcuni rappresentanti del governo cambogiano e delle autorità locali che hanno fatto da interpreti, i ricercatori hanno raccolto una serie di video ritraenti un maschio Kreung a cui è stato chiesto di mostrare diverse emozioni come rabbia, paura, disgusto, tristezza e felicità.

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Il soggetto in questione era un esperto performer della danza tradizionale nella comunità di Kreung e aveva una notevole esperienza nell’esibirsi in pubblico.

Rispetto alle diverse emozioni, al partecipante veniva presentato uno scenario specifico e gli si chiedeva di rappresentare un determinato personaggio.

Gli scenari includevano:

  • Sono molto arrabbiato perché mi hanno rubato in casa” (rabbia);
  • Questa zuppa è andata a male; devo vomitare” (disgusto);
  • Sono molto spaventato, perché nella foresta si aggirano delle tigri!” (paura);
  • “Sono felice di poter condividere la mia storia con altre persone” (felicità);
  • Mi sento triste da quanto mio figlio è andato via di casa” (tristezza).

Questi video furono successivamente utilizzati in uno studio che includeva 28 studenti o dipendenti della Dartmouth, di cui 13 erano donne con un’età media di circa 22 anni; questi sono stati invitati a giudicare il tipo di emozione che il video rimandava.

I video sono stati visualizzati in ordine causale senza alcun suono o altri suggerimenti verbali, e riprodotti a ciclo continuo.

Nel primo studio, tutti i partecipanti avevano la possibilità di assegnare una delle cinque “etichette” emotive, e potevano visualizzare ogni video con attenzione prima di fare una scelta.

I risultati hanno mostrato un tasso di successo dell’80%, che era molto superiore a quello che era stato previsto per il caso singolo.

Delle emozioni studiate, i partecipanti sono stati più precisi nella valutazione della rabbia, disgusto e tristezza.

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In un altro studio sono stati preparati un set di video con una donna americana che mostrava le tre emozioni positive (felicità, amore e orgoglio) e tre emozioni negative (rabbia, paura, tristezza) utilizzando solo il linguaggio del corpo.

L’efficacia di questi video è stata testata utilizzando 34 partecipanti reclutati tramite il Mechanical Turk di Amazon.

Inoltre, per ridurre al minimo i segnali visivi che sarebbero stati ricevuti, i video sono stati convertiti in display conteneneti 14 punti-luce corrispondenti alle principali articolazioni del corpo, nonché del tronco e della testa.

I video furono poi presentati a 25 individui di Kreung (undici dei quali erano femmine); poiché nella loro usanza, non viene documentata formalmente l’età, non c’era modo di distinguere tra adulti e adolescenti che hanno partecipato.

A tutti i partecipanti sono stati presentati i video e un traduttore ha consentito la spiegazione dell’esperimento e cosa avrebbero dovuto fare.

Invece di ricevere delle etichette emotive specifiche come nel primo esperimento, i partecipanti di Kreung sono stati invitati a descrivere le emozioni con le proprie parole.

I risultati hanno mostrato che i partecipanti di Kreung sono stati abbastanza precisi nell’indovinare le emozioni presentate.

Il tasso di accuratezza totale era del 62%, anche se la loro precisione nel rilevare emozioni specifiche, come la rabbia e la felicità, era molto più alta.

Erano anche ragionevolmente accurati nel rilevare la tristezza e, in misura minore, la paura.

Per l’emozioni come l’amore e l’orgoglio però, i partecipanti del Kreung hanno fatto molto peggio e spesso mis-identificato questi video come esempi di felicità.

Nel complesso, non ci è stata alcuna differenza significativa tra gli indigeni e gli americani nel rilevare emozioni come la rabbia, la felicità, la tristezza o la paura, anche se i partecipanti americani hanno fatto molto meglio nel rilevare l’amore e l’orgoglio.

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In un terzo studio, 16 partecipanti della tribù di Kreung avevano la possibilità di scegliere una parola, tra cinque della loro lingua, per identificare le emozioni. Questo scopo era quello di rendere lo studio simile al primo.

Come per lo studio precedente, i partecipanti hanno rilevato rabbia, disgusto e felicità con facilità, anche se la loro performance circa la tristezza e la paura era molto più bassa.

Pertanto, cosa suggeriscono questi risultati? Mentre i partecipanti di Kreung e quelli americani non mostravano alcuna differenza significativa nel rilevare emozioni, c’erano comunque delle limitazioni a questo tipo di ricerca considerando le differenze nel modo in cui la ricerca è stata condotta.

Ad esempio, i Kreung furono intervistati direttamente, mentre i partecipanti americani avevano partecipato alla procedura online senza interagire con i ricercatori.

Tuttavia, i risultati di questi studi sembrano indicare che i movimenti del corpo possono trasmettere emozioni come rabbia, paura, tristezza e amore anche per individui appartenenti a culture diverse.

La Wheatley ed i suoi colleghi sono stati così in grado di dimostrare che i segnali emotivi possono essere universali poiché riflettono i bisogni e le esigenze umane fondamentali che tutti gli esseri umani condividono.

Mentre il mondo diventa sempre più caotico e fragoroso, studi come questo probabilmente diventeranno sempre più rari nel tempo.

Ciò può anche significare che gli scontri culturali diventeranno più comuni, qualcosa che si sta già osservando in diversi paesi.

Ulteriori informazioni su come la biologia di base ed i fattori sociali modellano il modo in cui comunichiamo possono però divenire vitali per aiutare a comprendere meglio noi stessi.

Tratto dalla rivista “Emotion”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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