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Fare esercizio fisico migliora davvero la nostra salute mentale?

Due studi a confronto analizzano gli effetti dell’attività fisica su quella cerebrale.


correre esercizio fisicoÈ possibile che l’esercizio fisico possa non essere una cosa così positiva per la funzionalità del nostro cervello?

Questa è la domanda che ha sollevato un esperimento, effettuato nel 2014, nel quale era emerso che più il topo faceva esercizio, peggiore diventava la sua memoria a lungo termine.

Viceversa, fino ad allora, la ricerca aveva dimostrato che essere in movimento è assolutamente importante per la salute cerebrale.

L’esercizio, infatti, aumenta il flusso sanguigno diretto al cervello, il che favorisce lo sviluppo di più vasi sanguigni e connessioni tra le cellule, rendendo, in generale, l’organo più sano. Ma il beneficio più grande, come suggerisce la maggior parte dei neuroscienziati, è che esso aumenta la neurogenesi (ovvero la nascita di nuove cellule cerebrali), in particolare nell’Ippocampo, quella regione del cervello importante per l’apprendimento e la memoria.
E studio dopo studio, si è dimostrato che esso, soprattutto per quanto riguarda le attività aerobiche, come la corsa, può duplicare o triplicare il numero di cellule nervose nell’Ippocampo e che queste nuove cellule si traducevano in capacità significativamente maggiori di acquisire nuove competenze.

Gli animali che corrono, in sostanza, sarebbero più brillanti di quelli che non lo fanno.

La maggior parte di questi studi, però, ha esaminato gli effetti dell’esercizio e della neurogenesi sull’apprendimento e sulla memoria a breve termine.
Ciò che gli studiosi non hanno considerato era se l’impatto delle cellule giovani e vigorose, che nascevano e si stabilivano con le conoscenze appena acquisite, potesse in qualche modo ostacolare o sopraffare i neuroni già presenti e che contengono i ricordi a lungo termine.
Se così fosse, anche se in esso c’era una gran quantità di nuovi neuroni appena nati, il cervello potrebbe essere meno capace di richiamare le cose che aveva appreso ed esperito in precedenza.


Lo studio del 2014.

Nello studio con i topi del 2014, si verificò proprio lo scenario appena descritto.

Durante la fase iniziale dell’esperimento, i topi impararono ad associare il fatto che in un’area della gabbia c’erano dei pericoli. Questo tipo di memoria si conserva a lungo negli animali perché è utile per la sopravvivenza.

Successivamente, a metà degli animali fu permesso di correre, mentre agli altri no.
I ricercatori iniettarono a tutti gli animali una sostanza chimica, che poteva marcare le cellule appena nate nel cervello.

Dopo alcune settimane, gli animali furono reintrodotti nella parte della gabbia che li aveva spaventati nella fase precedente.

Emerse, così, che quelli che non avevano fatto alcun tipo di esercizio mostravano di ricordarsi il posto, poiché risposero mostrando preoccupazione.
Viceversa, i topi a cui era stato permesso di correre non dimostrarono di ricordare l’associazione appresa nella fase iniziale.

Quindi, la memoria a lungo termine risultava essere maggiormente compromessa nel secondo gruppo di topi, rispetto a quelli sedentari, anche se nei loro cervelli si erano stabiliti più neuroni nuovi, rispetto a quanto accaduto per gli altri animali.

I ricercatori conclusero, così, che l’esercizio fisico sembrava aver cancellato i ricordi che si erano formati prima che gli animali cominciassero a correre.


Lo studio attuale.

Il Dr. Ashok Shetty, professore di Medicina molecolare e cellulare alla Texas A&M University, ed i suoi colleghi hanno avuto delle riserve nell’accettare questi risultati.
“Onestamente, non riuscivamo a credere che l’esercizio potesse essere dannosoper la memoria”, ha commentato il professore.

Così, i ricercatori decisero di replicare l’esperimento del 2014 in un nuovo studio, che è stato pubblicato su “The Journal of Neuroscience”, usando, però, dei gatti, poiché era stato dimostrato in precedenza che i loro cervelli sono più simili a quelli umani.
Essi usarono anche un compito iniziale diverso, nel quale chiedevano agli animali di apprendere come uscire da un labirinto d’acqua, capacità che coinvolge la memoria spaziale, molto durevole negli animali perché essi hanno bisogno di ricordarsi le strade di fuga.

I gatti impararono queste vie velocemente e, alla fine dell’addestramento, riuscivano a localizzare la piattaforma di fuga in pochi secondi.

In seguito a questa fase, ad alcuni dei gatti fu permesso di correre, mentre altri non fecero alcuna attività fisica.
A tutti fu iniettata una sostanza chimica che si lega ai nuovi neuroni, rendendoli semplici da identificare e quantificare.

Dopo un mese, gli animali ripeterono il test del labirinto d’acqua.

Diversamente dai topi, i gatti che avevano corso mostrarono una memoria a lungo termine eccellente anche in questa fase, localizzando la piattaforma di fuga con la stessa facilità con la quale ci riuscì il gruppo dei sedentari.

Sembrerebbe, quindi, che i ricordi a lungo termine dei primi non furono influenzati dall’arrivo dei nuovi neuroni, che erano circa il doppio, rispetto a quelli dell’altro gruppo.   

L’esercizio fisico, quindi, aveva permesso ai gatti “di sviluppare più neuroni senza destabilizzare il circuito della memoria esistente”, ha spiegato il Dr. Shetty.

Certo, come nota lo stesso studioso, né i gatti né i topi sono persone. Ed anche i test per valutare la memoria nei due studi erano diversi.
In più, potrebbe essere possibile che alcuni tipi di memoria a lungo termine vengano influenzati maggiormente dalla neurogenesi che si verifica dopo l’esercizio fisico, mentre altri lo sono meno.

Abbiamo bisogno di molti più studi da effettuare in specie diverse” per capire meglio i meccanismi attraverso i quali l’esercizio fisico influenza il cervello e la mente”, ha spiegato il Dr Shetty.

E conclude: “Ma, per ora, credo che le prove scientifiche disponibili suggeriscano che, a meno che non siate dei topi, l’esercizio fisico può essere assolutamente vantaggioso per la funzionalità del vostro cervello”.   
           

 

 

 

Fonte: TheNewYorkTimes.com

 

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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