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Guarire con gli animali

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Talvolta un animale di compagnia è l’unica presenza dal comportamento coerente all’interno della costellazione affettiva di un essere umano. In questo caso la relazione con l’animale può rappresentare per la persona il punto di partenza di un processo di “resilienza” che porti ad una maggiore consapevolezza di sé ed a rimodellare progressivamente il tipo di relazione affettiva che intrattiene con le figure significative. Come sostiene lo psicologo francese Jacques Lecomte (Guérir de son enfance, Odile Jacob Editeur), in accordo ai risultati di ricerche scientifiche e testimonianze individuali, figure di insegnanti, adulti empatici, a volte anche animali, possono guarire le ferite e aprire la speranza in un futuro luminoso.

 

Lecomte propone a fondamento della resilienza un modello triangolare composto da legame, legge e senso. Quando un soggetto empatico (tutore di resilienza) manifesta un legame positivo ed esercita delle regole strutturanti nei confronti di una persona ferita, consente a quest’ultima di ricostruire il senso della sua esistenza, di ritrovare un’identità mediata. Gli animali - i cani, in particolare - sono in grado di dare un amore incondizionato, durevole, fiducioso e privo di giudizi. Il rapporto tra l’essere umano ed il cane può diventare mutualmente benefico.

Seguiamo la storia di Elsa e del suo cane Bibi. Elsa è una scrittrice, una donna alla soglia dei cinquanta anni, dall’aspetto piacevole, lo sguardo attento ed intenso. Non ha mai conosciuto un affetto incondizionato. Per ottenere un minimo di attenzioni, anche dai genitori, doveva fare qualcosa per gli altri, essere sempre gentile, premurosa, disponibile, quasi anticipandone i bisogni. Ma le attenzioni che riceveva quasi invariabilmente erano incostanti, dettate dall’umore, dalle circostanze. Crescendo, Elsa è diventata una donna che “ama troppo”, senza osare chiedere qualcosa per sé. Ha inoltre grandi difficoltà ad “aver cura di se stessa”, come se rubasse qualcosa agli altri, come se in realtà lei non fosse degna di ricevere attenzioni. Dopo l’ennesima delusione amorosa con un uomo che “chiedeva troppo” senza darle quasi nulla in cambio, ha accolto in casa un cucciolo, di razza imprecisata, abbandonato al canile municipale. Bibi è piccolo, ansioso, terrorizzato, le si attacca subito con una devozione totale. Elsa lavora molto in casa, in modo piuttosto disorganizzato. Non ha orari fissi per il lavoro, per i pasti, il riposo, o per il tempo da dedicare agli svaghi. Bibi la osserva, ne controlla i movimenti, entra in sintonia con la donna, in qualche modo (dall’espressione del viso, dal tono della voce o dai movimenti rallentati) comprende quando lei è triste, depressa. Allora anche lui diventa mogio e sonnolento. Ma dura poco. Presto la incita al gioco. Le propone il “gioco del morso finto” che diventa una sorta di rituale privato tra i due: Bibi le prende in bocca una mano, fingendo di mordere e si butta a terra, a pancia in su, mugolando e mantenendo costantemente un rapporto visivo con la padrona. Elsa ha fatto capire al cagnolino che può andare sul terrazzo per i bisogni corporali. Ma Bibi usa il terrazzo come toilette per un breve periodo. Presto le fa comprendere con sibili insistenti - ai quali è impossibile resistere - che è il momento di uscire. Così Elsa è costretta a regolare i suoi orari di lavoro con quelli delle necessità corporali del cane e ad uscire ad intervalli regolari con qualsiasi tempo. A mano a mano l’accordatura affettiva diviene tale che ad Elsa basta uno sguardo per comprendere di cosa ha bisogno il cane.

Ogni tanto, nel pomeriggio, Elsa, in tuta e scarpe da ginnastica, lo porta a fare una passeggiata per puro svago, per annusare un po’ in giro, incontrare altri cani. In questo caso Bibi attende pazientemente che Elsa finisca di scrivere al computer, apparentemente addormentato sotto il tavolino del computer, in realtà in vigile attesa, scattando in piedi non appena sente la musichetta che indica lo spegnimento del computer; oppure aspetta che lei finisca di parlare al telefono, sonnecchiando nelle vicinanze, presentandosi immediatamente non appena ode quel “Ciao!” con il quale lei termina la conversazione; o osserva, immobile come una statua, che lei finisca di truccarsi, scattando verso la porta quando lei mette il rossetto, gesto finale della fase del trucco. Finalmente si esce per la passeggiata! I segnali che il cane ha imparato a memoria indicano che Elsa è pronta per uscire. Bibi si slancia nel corridoio verso la porta di ingresso, lanciando in aria per la felicità il pupazzo di pezza o il gomitolo di lana che giacciono per terra. Piano piano, Elsa scopre che uscire ad orari regolari e passeggiare per i giardini pubblici la fa stare meglio. Lavora anche in modo meno ansioso e più concentrato. Non c’è più spazio per la rimuginazione sulle esperienze negative del passato. Non c’è spazio per la depressione. Elsa e Bibi vivono immersi completamente nel “qui e ora”. Ma il mondo fuori di casa è anche pieno di insidie e pericoli. Bibi è un cane pieno di paure. Gatti, uomini di colore, persone vestite in modo strano o che gesticolano, o che urlano, rumori improvvisi, lo mettono in allarme. Lei cerca di rassicurarlo dicendogli “Non è niente”, ma lui abbaia e la tira per fuggire o per aggredire. Anche la notte, uscendo dalla cuccia posta sul terrazzo, Bibi abbaia a qualsiasi cosa in movimento. A questo punto Elsa deve imparare a gestire l’irruenza e l’insicurezza del cane, ad essere più assertiva, a diventare un vero capobranco. Il veterinario, pur affermando che Elsa “rispetta l’individualità del cane fino in fondo”, le consiglia di rivolgersi ad un educatore.kitties

 Così la donna si rende conto che, come la maggior parte delle persone depresse, risponde agli stimoli (in questo caso ai comportamenti del cane) o troppo velocemente ed ansiosamente, o troppo lentamente. In poche lezioni - Bibi apprende rapidamente - Elsa impara a comunicare con la “mente” del cane, a diventare un capobranco più affidabile e “sicuro”, in grado di affrontare anche le situazioni imprevedibili Per evitare l’abbaiare notturno, Elsa ha sistemato una brandina per il cane nella sua camera da letto, con grande gradimento di Bibi, che ha cominciato a “ritirarsi”, da solo, ad un certo orario e a dormire di filato per una notte intera. Elsa, a volte si attarda in televisione o al computer. Di tanto in tanto Bibi compare, controlla la situazione, la sveglia con un leggero colpo di muso se lei sta dormendo sul divano con la televisione accesa, sembra dirle: “Su, andiamo a dormire!”. La sveglia se lei mugula e si agita nel sonno, in preda a d incubi. Tuttavia, anche quando dorme, Bibi presta ascolto ad ogni rumore. Pure la faccenda dei pasti è da tenere sotto controllo. Elsa mangiucchia spesso, mentre fa una pausa per riflettere su quello che ha scritto o deve ancora scrivere. Ogni volta che la vede mangiare, Bibi corre a rovistare nella sua ciotola: è orario di pranzo? C’è qualcosa da mangiare anche per lui? Per regolare i pasti del cane, Elsa deve dare una regolata ai suoi, decidere cosa mangiare e bere nella giornata. E’ successo anche un fatto increscioso: una sera ha bevuto un bicchiere di vino di troppo, e subito dopo è uscita con il cane per l’ultimo giro, finendo a terra al primo strattone di Bibi.

 La donna ha imparato a sue spese che guidare il cane è come guidare una macchina: bisogna essere lucidi e con i riflessi pronti. Sono passati due anni dal primo incontro. Cane e padrona hanno imparato a regolarsi e a rassicurarsi a vicenda. Bibi è ormai un cane adulto, dall’aspetto vigoroso e dall’atteggiamento estremamente vigile. Le sue paure con il tempo si sono stemperate. Anche la sua andatura, allegra e fiduciosa, indica una maggiore sicurezza. Talvolta, di fronte ad un pericolo, interpella la padrona, guardandola negli occhi. Basta uno sguardo di Elsa o una impercettibile pressione delle mani attraverso il guinzaglio, per rassicurarlo. Anche la donna si sente più sicura e serena. Ha conosciuto il valore e la bellezza della reciprocità: prendendosi cura del cane, Elsa sta anche imparando a prendersi cura di se stessa.

Tratto da "LaStampa.it"

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