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I bambini esposti, durante la gestazione, agli antidepressivi, diventano adolescenti depressi.

I ricercatori confermano l’associazione tra assunzione di SSRI in gravidanza e sviluppo della Depressione in adolescenza.

bambini adolescenti depressi

Uno studio, che verrà pubblicato a Maggio sul “Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (JAACAP)”, riporta che l’uso, da parte delle madri, di alcuni antidepressivi durante la gravidanza, può portare allo sviluppo, nei figli, della Depressione adolescenziale.

Usando i dati dal registro nazionale dalla Finlandia, i ricercatori hanno trovato, in particolare, che i bambini esposti agli Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) avevano più possibilità di avere una diagnosi di Depressione dopo i 12 anni d’età, raggiungendo un’incidenza cumulativa dell’8,2% dai 15 anni, mentre per i bambini esposti ad una malattia psichiatrica materna, ma non agli antidepressivi, l’incidenza era dell’1,9%.

Le percentuali delle diagnosi di Ansia, Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività (ADHD) non differivano in maniera significativa tra i due gruppi.

Gli studi sugli animali avevano già dimostrato che l’esposizione agli SSRI, durante il periodo di sviluppo cerebrale, può causare, nella prima adolescenza, comportamenti simili a quelli dovuti alla Depressione.
Questo è il primo studio che segue, invece, i bambini durante l’infanzia, per monitorare lo sviluppo dei disturbi depressivi, che, in genere, emergono con l’inizio della pubertà.

Poiché le percentuali delle prescrizioni di SSRI alle donne incinte, dalla loro introduzione avvenuta 30 anni fa, sono in aumento, tanto che, ad oggi, sono del 6% negli USA e del 4% in Finlandia, lo studio dei bambini che ne subiscono le conseguenze risulta particolarmente urgente.

Lo studio.

Per indagare se l’uso degli SSRI durante la gravidanza è associato con i disturbi psichiatrici dei figli, i ricercatori della Columbia University, del New York State Psychiatric Institute, del Sackler Institute for Developmental Psychobiology e della University of Turku and Helsinki in Finlandia, hanno esaminato le diagnosi psichiatriche, che comprendevano Depressione, Ansia, ASD e ADHD, nei bambini da 0 a 15 anni, figli di circa 16.000 madri che, tra il 1996 ed il 2010, avevano usato gli SSRI durante la gravidanza.

Poiché la malattia psichiatrica materna può influenzare il neurosviluppo dei figli, anche in assenza di SSRI, i primi confronti sono stati fatti tra il gruppo di bambini, le cui madri avevano assunto gli SSRI, e quello in cui esse avevano una diagnosi di disturbo psichiatrico, ma non avevano fatto uso di antidepressivi.

I risultati sono in linea con gli studi sui roditori, suggerendo che l’uso di SSRI durante la gravidanza aumenta il rischio di Depressione della prole”, ha detto il Dr. Heli Malm, primo autore dello studio. “Comunque, i soggetti meno giovani erano appena entrati nell’età in cui aumenta il rischio di Depressione, che sappiamo essere, tipicamente, dopo l’inizio della pubertà. Quindi, c’è bisogno di condurre, e con urgenza, ulteriori ricerche, per seguire questi bambini man mano che crescono.

Fino a quando non saranno confermati, questi risultati devono confrontarsi con le conseguenze avverse della Depressione materna non trattata. Infatti, mentre quelle donne che soffrono di una Depressione da lieve a moderata farebbero meglio a non assumere antidepressivi durante la gravidanza, la Depressione grave, quando non curata, può portare a conseguenze serie nella madre e può avere effetti avversi, diretti ed indiretti, sulla gravidanza, sul feto e sul bambino”.

Anche se potrebbe sembrare rassicurante il fatto che i risultati non mostrano un alto rischio di ASD ed ADHD per i bambini esposti agli effetti degli SSRI, potrebbero esserci anche altre conseguenze significative per questi soggetti.

Il Dr. Andre Sourander, coautore dello studio, ha aggiunto: “Ulteriori studi dovrebbero determinare se il feto in sviluppo sia particolarmente sensibile agli effetti degli SSRI nei diversi trimestri, se alcuni farmaci siano più sicuri di altri e se la psicoterapia possa essere utilizzata al meglio allo scopo di massimizzare i benefici per la madre, minimizzando il rischio a lungo termine per la salute del bambino”.

Fonte: Sciencedirect.com

 

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)



 

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