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Il cervello “traumatizzato”

Il trauma può alterare il cervello in molti modi, me i tre cambiamenti più importanti sembrano verificarsi nella corteccia prefrontale, corteccia cingolata anteriore e amigdala.

cervello traumatizzato psicologiSecondo studi recenti, circa il 50% della popolazione sperimenta, ad un certo punto della loro vita, un evento traumatico.

Mentre le reazioni al trauma possono variare ampiamente, e non tutti sviluppano disturbi post-traumatici, il trauma può modificare il cervello attraverso diverse vie e modalità.

Avere una maggiore consapevolezza dei cambiamenti che possono verificarsi, consente di cercare preventivamente un trattamento con l'obiettivo di affrontare i sintomi e apprendere modalità che consentano anche al cervello di innescare meccanismi di recupero.

Inoltre, sapere cosa sta succedente può essere immensamente utile per aiutare una persona a rendersi conto di non essere diventato pazzo, irrimediabilmente danneggiato o una cattiva persona.

Si può infatti pensare al cervello traumatizzato come un cervello che funziona in modo diverso come conseguenza degli eventi traumatici.

E proprio perchè il cervello cambia in funzione delle esperienze passate, automaticamente può modificarsi in risposta alle esperienze future.

In altre parole, essendo il cervello “plastico” lo si può modificare.

Tre sono le aree da conoscere. Il trauma può alterare il funzionamento cerebrale in molti modi, me i tre cambiamenti più importanti sembrano verificarsi nelle seguenti aree:

  • corteccia prefrontale, conosciuta anche come “sede del pensiero”;
  • corteccia cingolate anteriore, nota come “centro di regolazione delle emozioni”;
  • amigdala, conosciuta anche come “sede della paura”.

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La corteccia prefrontale è localizzata nella parte superiore delle testa, esattamente dietro la fronte; è responsabile di abilità tra cui il pensiero razionale, il problem-solving, la personalità, la pianificazione, l'empatia e la consapevolezza di sè stessi e degli altri.

Quanto questa zona del cervello funziona correttamente, si è in grado di pensare in modo chiaro, di prendere delle giuste decisioni e di comprendere quanto avviene a noi e nel mondo circostante.

La corteccia cingolata anteriore, si trova invece, vicino la corteccia prefrontale, ma in una zona più profonda del cervello.

Questa zona è responsabile, in parte, nella regolazione delle emozioni e, idealmente, svolge un ruolo fondamentale nelle “relazioni sinaptiche” con la corteccia prefrontale.

Anche in questo caso, qualora funziona correttamente, si è in grado di gestire i pensieri e le emozioni difficili senza venirne totalmente sopraffatti.

Infine, l'amigdala, una piccola struttura del nostro cervello, aiuta a gestire la paura.

Questa zona subcorticale opera al di fuori della nostra consapevolezza o controllo diretto, ed il suo compito primario è quello di ricevere tutte le informazioni in entrata – tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, odoriamo e assaporiamo - consentendo così di rispondere ad una domanda fondamentale: “é una minaccia?”.

Quando questa zona è attivata, si avverte un senso di paura, reattività e aumento della vigilanza.

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Pertanto, cosa succede in un cervello traumatizzato?

Innanzitutto la corteccia prefrontale è inattiva o tende a funzionare molto meno rispetto ad un soggetto non traumatizzato; lo stesso avviene per la corteccia cingolata anteriore mentre, al contrario, l'amigdala è super-attivata.

I suddetti stati indicano che spesso un cervello traumatizzato è appesantito, traducendosi in un'attivazione delle aree primitive, compreso il centro della paura, ed una disattivazione delle aree superiore del cervello, meglio conosciute come aree corticali.

In altre parole, dal punto di vista neurobiologico, il soggetto tende a sperimentare stress cronico, vigilanza, paura e irritazione, difficoltà nel sentirsi al sicuro, difficoltà nel gestire le emozioni, e difficoltà a dormire.

Questi sintomi sono infatti il risultato di un'iperattivazione dell'amigdala. Allo stesso tempo, gli individui che hanno subito un trauma possono notare difficoltà a concentrarsi e prestare attenzione, non riuscendo così ad elaborare dei pensieri chiave.

Ciò non sorprende in quanto è dovuto ad una diminuzione dell'attività prefrontale.

In ultimo, i sopravvissuti ad un trauma si lamentano talvolta dell'incapacità nel gestire le proprie emozioni. Ad esempio, se qualcuno decide di far loro uno scherzo, possono reagire con un aumento della frequenza cardiaca che rimane costante per un periodo maggiore rispetto ad un soggetto “sano”, e avere un tempo maggiore nel riuscire a lasciare andare quel tipo di fastidio.

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Anche quando vogliono calmarsi o sentirsi meglio, non ci riescono. Questo non è altro che il risultato di una minore attività da parte della corteccia cingolata anteriore.

Da un punto di vista terapeutico, modificare i propri comportamenti e, conseguentemente, questi pattern cerebrali, richiede un grande sforzo e tempo. Il miglior percorso per raggiungere questo obiettivo è la psicoterapia.

Rispetto a quest'ultima, la Dottoressa Jennifer Sweeton, psicologa e Direttrice del Workings of Well-Being Center, Kansas City, suggerisce di recarsi da uno psicologo che sia specializzato nella gestione del trauma e disturbo da stress-post traumatico, in quanto utilizza metodi basati sull'evidenza che possono promuovere cambiamenti cerebrali attraverso un lavoro che coinvolge sia il corpo che la mente.

A tal proposito, l'utilizzo di tecniche basate sul corpo o sulla mente, può aiutare il paziente a disattivare il centro della paura.

Questo è un primo passo indispensabile per la guarigione!

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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